27 febbraio 2003

Vecchie strategie enuove mappe della destra radicale
inchiesta di Guido Caldiron

Il tentato assalto al centro sociale Forte Prenestino, compiuto alla vigilia
della manifestazione contro la guerra del 15 febbraio, ha rilanciato a Roma
l¹allarme per il ritorno dello squadrismo fascista. Quella compiuta contro
la storica occupazione del quartiere di Centocelle non è infatti che
l¹ultima di una lunga serie di violenze accadute nella capitale: dalle
provocazioni contro sedi e circoli di sinistra e delle associazioni
partigiane, fino al gravissimo ferimento -l¹aggredito è stato a lungo in
coma- di un giovane marocchino da parte di un gruppo di neofascisti della
tifoseria laziale.
Dietro a questa serie di atti gravissimi si intravede il riorganizzarsi dei
gruppi della destra radicale, le cui attività e i cui militanti disegnano
sulla mappa della città una serie di cerchi concentrici dai contorni non
sempre facilmente definibili. Da questo punto di vista, cercare di indagare
la situazione della destra radicale romana, la ripresa del suo attivismo sia
sul piano organizzativo che su quello violento, significa indicare uno
scenario che potrebbe conoscere uno sviluppo più ampio e un¹articolazione
estesa anche ad altre realtà, sia metropolitane che regionali.

Fascisti e istituzioni

La prima considerazione, che pùo forse apparire ovvia ma che non per questo
può essere evitata, riguarda le condizioni più generali in cui questo
risveglio del neofascismo si va ad inserire. Con l¹eccezione, significativa,
del comune e di molti municipi della città, la destra è presente nel
territorio romano, guidando in particolare le istituzioni della Provincia e
della Regione, oltre ad alcune ex circoscrizioni. Si tratta di una notazione
importante, dato che alla testa dei due organismi maggiori si trovano non
solo degli esponenti di Alleanza nazionale, ma due personaggi il cui profilo
radicale non sfugge a nessuno. Non solo perché l¹attuale presidente della
Regione Lazio Francesco Storace ha iniziato la sua carriera politica negli
anni settanta come segretario della storica sezione missina di Acca
Larentia; o perché Silvano Moffa, che guida per An la Provincia, è stato in
passato uno dei più stretti collaboratori di Pino Rauti -già fondatore di
Ordine Nuovo e passato per le inchieste giudiziare sulla «Strategie della
tensione»- all¹interno dell¹Msi. È l¹attitudine odierna dei due e il modo
stesso in cui gestiscono le istituzioni locali a definirne ancora con
evidenza il profilo politico. Storace sta cercando di fare della Regione una
sorta di modello per la ristrutturazione in termini familistici del welfare
che la destra insegue anche a livello nazionale.
Questi temi incrociano idee e parole d¹ordine di gruppi come Forza Nuova e
il Centro culturale Lepanto di Roberto de Mattei, formazioni con le quali An
ha condiviso a Roma nell¹estate del 2000 la battaglia contro il World Pride.
Lo stesso Storace era tra gli esponenti del Polo che nel 1999 hanno accolto
all¹aeroporto di Fiumicino Massimo Morsello -tra i fondatori di Forza Nuova
dopo un passato nei Nuclei Armati Rivoluzionari- al suo ritorno in Italia
dopo la lunga latitanza a Londra.
Moffa, dal canto suo, ha cercato di creare un vero laboratorio culturale per
la destra, organizzando incontri e convegni sul revisionismo piuttosto che
sull¹identità italiana, utilizzando come partner della Provincia gruppi
neofascisti come l¹Associazionze culturale Raido, che si ispira alle teorie
tradizionali del filosofo Julius Evola. Inutile forse aggiungere che sia
Storace che Moffa appartengono alla componente di An della destra sociale,
la cui rivista Area, è diretta da Marcello de Angelis, già tra i capi di
Terza Posizione e cantante del gruppo rock dei «270bis», elemento di
contatto tra il partito di Fini e i gruppi rimasti fuori dalla «svolta» di
Fiuggi. Per concludere questo quadro bisogna ricordare come l¹attuale
responsabile di An della capitale sia Vincenzo Piso, anche lui ex Terza
Posizione e Ordine Nuovo, considerato uno degli esponenti di primo piano
della cosiddetta Legione, la struttura più alta e semiclandestina di Tp.
Ma ciò che si segnala all¹attenzione della città è il riemergere, in forme
nuove rispetto al passato, dei gruppi radicali. Se solo un paio di anni fa
l¹orizzonte sembrava dominato dall¹iperattivismo manageriale di Forza Nuova,
oggi la situazione appare in rapida trasfprmazione. Il gruppo guidato da
Roberto Fiore appare sempre più come una sorta di emanazione giovanile e
estremista della Casa delle Libertà, si veda in proposito la manifestazione
organizzata all¹inizio di novembre insieme all¹eurodeputato della Lega,
Mario Borghezio.
Le altre sigle della destra estrema non sembrano godere di migliore salute.
Né la Fiamma Tricolore di Rauti né il Fronte Nazionale di Tilgher, né il
gruppo di Rinascita Nazionale, che pubblica l¹omonimo quotidiano, sembrano
in grado di attrarre grandi energie militanti. Tra risse e tentativi di
coordinamento, alcuni anche recentissimi, questi gruppi sembrano destinati a
rappresentare solo le vecchie fratture in cui il neofascismo italiano si
divide ormai da più di trent¹anni.

Le «nuove» aggregazioni

Le novità devono essere ricercate nel ritorno di una sigla che era già
apparsa all¹inizio degli anni ¹90, quella di Base Autonoma, che era servita
originariamente come etichetta sotto la quale si era aggregato il network
neofascista guidato dal romano Movimento Politico, sciolto nel 1993 in base
al decreto Mancino. Ebbene, prima con una manifestazione convocata il 28
ottobre nell¹anniversario della marcia su Roma e quindi con un corteo
«contro la globalizzazione e l¹occupazione americana», annunciata per il
primo di marzo, il nome di Base Autonoma è tornato a farsi notare nella
capitale. Alla sua direzione troviamo alcuni nomi del vecchio MP, come
Maurizio Boccacci e Giuliano Castellino, quest¹ultimo anche indagato per
l¹attentato al cinema Nuovo Olimpia [dove si proiettava il film su Adolf
Heichman] del 1999. Apparentemente, il ritorno della sigla di Base Autonoma
sembrerebbe tradurre il tentativo di contenere, sul livello militante, la
possibile fuga di giovani da Forza Nuova, la cui vicinanza al Polo appare
sempre più sospetta agli ambienti del neofascismo più irriducibile.
L¹altra esperienza che contribuisce a modificare il quadro romano
dell¹estrema destra è quella di Casa Montag, che si autodefinisce come
centro sociale di destra. Si tratta di un¹occupazione sorta sulla via
Tiberina, all¹altezza di Fiano romano, a metà luglio dello scorso anno. Nel
giro di pochi mesi, il gruppo di occupanti ha organizzato una serie di
iniziative che ne definiscono con chiarezza il profilo politico: incontri
con Gabriele Adinolfi, già tra i capi di TP, presentazione di testi
dell¹editoria neofascista, concerti di gruppi del circuito del «Rock
identitario», come Aurora e Zeta Zero Alfa. Pur raccogliendo, per ammissione
degli stessi protagonisti, un numero di partecipanti mai superiore al
centinaio di persone, Casa Montag si segnala come una sorta di esperienza
pilota a cui guarda con attenzione l¹intero radicalismo nero della città.
Infine la possibile mappa, sebbene necessariamente incompleta, del
neofascismo romano, sarebbe quasi senza senso se non tenesse conto dei
gruppi che operano allo stadio Olimpico. Se l¹estensione anche alla curva
sud dell¹egemonia dei gruppi di destra non è più una novità, le strategie
del neofascismo sugli spalti non conoscono oggi alcun arresto. Se tra i
laziali l¹egemonia degli Irriducibili appare messa in discussione dalla
Banda Noantri, apparentemente vicina a Base Autonoma, tra i tifosi romanisti
oltre i Boys, schierati a destra, stanno emergendo sigle la cui appartenenza
politica appare assolutamente prioritaria rispetto alla cultura ultrà:
Ultras romani, Fronte romano, per esempio. Ma è soprattutto il caso del
gruppo Tradizione e Distinzione, che si rifà esplicitamente alla lezione
evoliana importata, chissà poi perché, allo stadio.