15 maggio 2003
Svegliarsi povero a Roma
di G.S.
La realtà, cruda e spietata, entra allimprovviso nella campagna elettorale e rompe i mondi virtuali di Silvano Moffa ed Enrico Gasbarra. I due pretendenti al trono di palazzo Valentini, sede della provincia, infatti, si sono incontrati per la prima volta l8 maggio, per discutere di disagio sociale e povertà a Roma, in occasione della presentazione delle anticipazioni dellannuale rapporto della Caritas, ancora in preparazione. Anche da questo assaggio, il rapporto offre uno sguardo prezioso della città, dei suoi mutamenti, delle sue mappe sociali. Descrivendoci una città che, come le realtà urbane di tutti i paesi occidentali, invecchia progressivamente: a Roma la percentuale di popolazione anziana supera quella nazionale [18,1 per cento su 17,4 per cento]. Un fenomeno dovuto in parte al calo della mortalità, dallaltra al calo della fecondità: «Oggi spiega il rapporto - nascono mediamente 1,2 figli per donna, molto al di sotto del valore richiesto per la garanzia della sostituzione delle generazioni [2,1]».
In una società che invecchia e che si caratterizza per una presenza massiccia di donne, che vivono più a lungo degli uomini corrispondono bisogni socio-assistenziali numerosi e variegati, «cui occorre rispondere adeguatamente, per supplire al cedimento delle reti di aiuto primarie che inizia a far capolino nello scenario evolutivo del fenomeno». Parallelamente, Roma si spopola a vantaggio dei comuni dellhinterland.
Il rapporto paragona il numero degli abitanti censiti nel 1991 e nel 2001: mentre a Roma gli abitanti scendono da poco meno di 2.800.000 a 2.475.000, il resto della provincia sale a 1.120.000, guadagnando 135 mila abitanti. Una popolazione che diminuisce e che invecchia, quindi. Lossigeno arriva dai cittadini migranti, di cui a lato vediamo la distribuzione nei municipi. Il confronto tra i due grafici, fra laltro, denota un interessante fenomeno: il concentramento del maggior numero di migranti in uno dei municipi [il primo] in cui è più elevata la percentuale di anziani [il 21,7 per cento].
In questo contesto, il rapporto passa a descrivere la situazione economica dei cittadini romani. Alla domanda relativa alla percezione delle condizioni di vita della famiglia, il sei per cento delle 1.163.000 famiglie risponde di tirare avanti «con molte difficoltà». «Si stimano in circa 70 mila le famiglie in tali condizioni. Se poi a questo dato si aggiungono i nuclei che hanno risposto di tirare avanti «con difficoltà», si arriva ad una percentuale cumulata del 14,8 per cento, ossia a 170 mila famiglie.
Inoltre, oltre il 40 per cento delle famiglie che hanno dichiarato di vivere con «molta difficoltà» aggiungono di aver notato un notevole peggioramento della propria situazione economica nel corso dellultimo anno. La situazione economica prosegue il rapporto - è considerata un problema da unalta percentuale delle famiglie del campione [36 per cento]; altri problemi come la condizione di salute, la presenza di anziani, malati o invalidi da accudire emergono ma in seconda battuta. Il fattore economico sembra quindi rivestire un ruolo molto importante nella percezione della propria condizione e qualità di vita dalla popolazione romana.
Un fenomeno inedito si diffonde tra le famiglie apparentemente «normali»: lindebitamento. «Numerose famiglie spiega il rapporto della Caritas - chiedono agli organismi di competenza contributi per rate arretrate di mutui, per importi in media di 150 milioni. Si tratta di persone che rischiano di perdere la loro prima abitazione. Inoltre, le richieste dei lavoratori dipendenti da enti pubblici presentano una situazione di busta paga estremamente indebolita a causa di trattenute per cessione del quinto dello stipendio o per acquisti rateali».
«Le ragioni dellindebitamento sono variegate - chiarisce il Rapporto - dalla perdita temporanea del lavoro alla malattia, alle spese per cerimonie [comunioni, matrimoni], per gioco, per maldestra gestione del budget familiare». Non sono solo nuclei monoreddito: «Queste situazioni sono molto più diffuse di quanto si possa immaginare».
Si passa poi a descrivere le «povertà invisibili». Si tratta per lo più di anziani costretti a vivere con la sola pensione sociale e che, se pagano laffitto di casa, rischiano di non mangiare, di persone nella fascia 50-55 anni, con famiglia, e che «non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese», uomini e donne che hanno perso il lavoro o che non sono coperte da tutela e che al massimo possono ricevere dei sussidi straordinari. In alcuni municipi la concessione del sussidio è alternativa alla autorizzazione al buono pasto nelle mense sociali. «Si tratta di unutenza che, anche allapparenza esteriore, cerca disperatamente di conservare intatta la sua dignità, ma che costituisce lespressione più allarmante di come per molte persone sia dietro langolo la possibilità di finire oltre «quella soglia» che sancisce la diversità; di come sia facile, oggi, «svegliarsi povero a Roma»., si legge nel rapporto.
Gli uomini e le donne che vivono in strada sono circa 2 mila, mentre 3-4 mila vivono in alloggi precari o ricoveri di fortuna. Il punto di osservazione privilegiato è lostello gestito dalla Caritas, la cui utenza «è costituita prevalentemente da persone adulte, italiane, residenti e non, senza fissa dimora, molto frequentemente con problemi di alcolismo, o disturbi psichiatrici». Tuttavia, «sempre più spesso si affacciano allostello persone con processi di esclusione recenti, causati dallimprovvisa perdita del lavoro e della casa, con pregresse cause di separazione e divorzio».
«Si tratta - conclude la Caritas - di persone che avevano una 'loro vita' che, per eventi improvvisi, si è scompaginata, sgretolata, in cui gli affetti più cari sono venuti a mancare o si sono interrotti, lasciando al vuoto ununica alternativa: la strada». Gli uomini sono più del doppio delle donne, soprattutto nella fascia di età 36-55.
«Luomo manifesta una fragilità che lo espone più facilmente a soccombere ai processi di marginalizzazione che si innestano a fronte di eventi imprevisti . Numerosi anche i giovani tra i 18 ed i 35 anni, che approdano nella capitale con la speranza di trovare un lavoro, ma spesso finiscono a fare la vita di strada».