5 maggio 2005

Uno scempio si aggira per l'Italia
di Paolo Berdini

Da anni si svolge un duro braccio di ferro - di cui abbiamo dato conto in queste pagine - per scongiurare la realizzazione del tratto toscano dell'autostrada tirrenica.
Si tratta di un'opera inutile che dovrebbe collegare Livorno con Civitavecchia, cui i comitati e le associazioni ambientaliste oppongono il progetto di trasformazione dell'attuale pericolosissima via Aurelia in una superstrada a due corsie protette per parte. Un intelligente tentativo di migliorare l'esistente in termini di efficienza e sicurezza senza sconvolgere l'ambiente e l'equilibrio del territorio. A questo fronte di lotta, nel dicembre 2003, la regione Lazio di Storace ha aggiunto la proposta di completamento autostradale tra Roma -dove termina il tratto nord- e Formia, ai confini con la Campania. Poco tempo prima la Regione Lazio si era dotata di una società per azioni a maggioranza pubblica, l'Arcea.
Arcea è di proprietà per il 51% della Regione Lazio; per il 34 per cento della società Autostrade spa; per il 5 per cento del Monte dei Paschi di Siena e per una quota apparentemente marginale [10 per cento] da un Consorzio di operatori e -come si usa dire oggi- di immobiliaristi. Di fatto, questo gruppo economico è sia espressione del potere politico che governava [?] la Regione Lazio sia espressione dei grandi poteri che si contendono il futuro del sistema Italia: all'interno del consorzio compare la Vianini [gruppo Caltagirone] e le cooperative emiliane.
I recenti risultati delle elezioni regionali nel Lazio hanno ribaltato la maggioranza che aveva perseguito il progetto di realizzazione di questo tratto autostradale, ma purtroppo non c'è ancora spazio per un ragionevole ottimismo. Per tre motivi. In primo luogo perché sono sempre più gli interessi economici dei gruppi dominanti ad imporre i propri disegni, a prescindere dal colore delle amministrazioni di governo. In secondo luogo perché il Lazio sarà governato da una compagine governativa formata pressochè dalle stesse forze politiche che perseguono da anni la realizzazione dell'autostrada tirrenica nord. Ma, soprattutto, perché il governo Berlusconi sarà ancora in carica per un altro lungo anno, e quindi dobbiamo aspettarci di tutto: dalla vendita delle spiagge di Tremonti alla nuova geniale autostrada di Marcello Pera.
Già, perché il puntuto presidente del senato oltre ad essere un fiero esponente della lotta contro il relativismo culturale, ha il suo collegio elettorale a Lucca. Qualche mese fa è stata istituita la Soprintendenza di Stato per quello splendido territorio: una buona notizia, se non fosse che, a causa dei tagli economici alle strutture statali operate dal governo, ne sono state contestualmente cancellate due!
E poi il regalo più grande: una bella autostrada, di non si sa quante corsie, che dovrebbe collegare Lucca con Modena.La coerente conclusione della realizzazione dell'autostrada tirrenica: dal Brennero, legioni di turisti teutonici scenderanno direttamente verso le rive tirreniche nel frattempo vendute dall'inventore della finanza creativa.
A poca distanza ci sono già le due autostrade che scavalcano l'appennino tra La Spezia e Parma e tra Prato e Bologna, dove - come noto - verrà creata una nuova autostrada parallela. Evidentemente non soddisfatti, i cultori di una concezione dell'ambiente arretrata quanto il loro atteggiamento culturale verso i paesi esterni al piccolo recinto europeo, vorrebbero dunque devastare uno dei tratti appenninici più incontaminati, creando viadotti, super strade e gallerie, che depaupereranno in modo irreversibile le risorse ambientali ad iniziare dall'acqua. Ma anche qui, per fortuna, sono nati comitati che, insieme agli altri sorti per combattere i due tratti autostradali tirrenici, si oppongono a questo nuovo scempio ambientale voluto dalla Casa delle libertà.