3 aprile 2003
Quadraro '44, un nido di vespe
di Sandro MediciSessant'anni fa Roma finiva lì. La città aveva faticosamente raggiunto l'Acquedotto Felice, ma oltre Porta Furba non si spingeva. Tranne che per quel borgo di case e casette che si erano precariamente appoggiate le une sulle altre sotto il dirupo del Mandrione.
Ecco, quello era il Quadraro e lì finiva Roma. E com'era prevedibile chi andava a vivere lì era gente di frontiera: lavoratori marginali, artigiani minimi, immigrati e fuggitivi, indesiderati e rintanati, tutti tenuti insieme da un promiscuo calore sociale e da un sistema di mutua sopravvivenza.
All'alba del 17 aprile del 1944 una guarnigione di Ss, guidata da Kappler in persona, assediò il quartiere per poi espugnarlo e portarsi via un migliaio di uomini, tra i venti e i cinquant'anni. Destinazione, la cadente Germania, bisognosa di schiavi da impiegare nelle fabbriche e nelle città, per produrre armi e scavare trincee. E non fu certo un caso se il comando d'occupazione tedesco scelse di rastrellare proprio il Quadraro. Non solo lì vivevano i più indifesi, ma tutti sapevano che nel quartiere si nascondevano i partigiani di città; e l'ordine di Kappler fu: "Andiamo a schiacciare quel nido di vespe". I nazisti, malgrado il massacro delle Fosse Ardeatine, non si erano ancora vendicati abbastanza dell'attentato di Via Rasella. Fu insomma una rappresaglia, più sociale che militare, ma pur sempre un feroce atto di guerra politica.
Oggi il Quadraro non è più in fondo alla città. Anzi, paradossalmente, è il margine più interno di un grande territorio urbano che ormai si spinge fin sotto i Colli Albani. È il "centro storico" del X Municipio. Come tale, va salvaguardato e valorizzato. Perché tutti abbiamo bisogno di un ancoraggio nel passato, di un riferimento nella memoria. Anche la città ha questa esigenza, perfino laddove si allontana fino a sembrare qualcos'altro, o smarrisce il suo carattere di aggregato urbano, spezzettata e amorfa, polverizzata e spappolata. Quartieri edificati negli ultimi decenni, come Cinecittà est, Torrevecchia, Talenti, Magliana, cosa sono? Analoghi ad altri quartieri di altre città e pertanto desiderosi di connotarsi, di definirsi: per distinguersi, per differenziarsi. Per darsi un'identità.
È un'esigenza fisiologica e anche necessaria. Che però va costruita intorno a valori e contenuti positivi, per comporre una comunità sociale includente. Esattamente all'opposto di chi allestisce un'appartenenza in contrapposizione a quella vicina: noi siamo perché siamo contro di voi, che anzi ci fate pure un po' schifo e quindi non fatevi neanche vedere. Al contrario, le nostre periferie hanno bisogno di sentirsi città ideale, di rappresentarsi in un'identità culturale e sociale forte e serena: in grado di accogliere e non respingere. Solo chi è sicuro di sé, della sua storia e del suo presente è capace di confrontarsi con chiunque, anche con il più lontano, il più diverso.
Noi del X Municipio avvertiamo molto questa necessità. E tutte le nostre iniziative cercano di creare un clima culturale riconoscibile, tale da offrire occasioni di incontro sociale, tale da trasmettere una serenità solidale: appunto, un senso di appartenenza collettiva al proprio territorio. E l'anniversario del rastrellamento del Quadraro è il fulcro di questo nostro tentativo. Non solo una ricorrenza storica da celebrare, ma anche un'opportunità culturale da sviluppare.
E' la nostra radice più profonda, che ancora germoglia e ogni aprile fiorisce.
E' la festa popolare del X Municipio.