3 maggio 2003

La provincia di nessun posto

di E. V.

Che non fosse una scadenza in grado di scaldare il cuore dei cittadini di Roma e provincia, lo si era capito da un pò di tempo. Solo il faccione da ragazzo della porta accanto di Enrico Gasbarra, tempestivamente sfoggiato per le vie della città [con relativa coda polemica sull'uso spregiudicato della bandiera arcobaleno], ha ricordato agli abitanti di città e provincia che il 25 maggio si terrà un appuntamento elettorale: il rinnovo del consiglio provinciale, dopo quattro anni di giunta Moffa, centro-destra.
Una recente indagine d'opinione, svolta da Ares 2000 su un campione rappresentativo di romani, ha dimostrato che "il 60 per cento di quelli che oggi dichiarano di andare a votare per le provinciali, lo faranno sulla scorta di orientamenti politici molto generali o lo faranno 'contro'". L'inchiesta mostra "una scarsa conoscenza e un diffuso scetticismo sul ruolo e le funzioni della Provincia, percepita spesso come serbatoio burocratico clientelare, a cui non è estranea l'assenza di un'informazione semplice, articolata e persuasiva, che sappia andare oltre lo slogan accattivante". Infine, circa il 45 per cento degli intervistati "ritiene poco o per nulla importante la prossima consultazione". Un panorama desolante, che delinea un'idea dell'istituzione provinciale assolutamente distante dalla vita delle persone, e sostanzialmente inutile.
Ma è davvero così?

Il presidente e i suoi camerati

Sicuramente, in confronto al ruolo e alle funzioni delle altre amministrazioni locali, quella provinciale ha un'evidente debolezza di identità: incapace di offrire la prossimità del municipio, oscurata dal prestigio del comune, risulta inconsistente anche dal punto di vista economico, se confrontata con la Regione. Detto questo, rimane centrale per il ruolo di coordinamento dei circa '20 comuni della provincia e per il vasto ventaglio di competenze in tema di protezione civile, viabilità, trasporti, pianificazione ambientale e scolastica, agricoltura, turismo, servizi sociali, politiche per l'occupazione giovanile, beni culturali. Il tutto, per un bilancio di circa 450 milioni di euro. Rivisitando le "avventure" di Moffa e compagni [cioè camerati] in questi quattro anni, riusciremo a capiremo meglio la posta in gioco della partita elettorale.
Tiziana Biolghini è la candidata dei Ds nel terzo collegio e ha alle spalle già due "consiliature"; il suo è un occhio privilegiato per comprendere stile e cultura politica della destra romana. In una seduta di bilancio di tre anni fa, fu aggredita fisicamente dai consiglieri di An, "infastiditi" dalla dialettica democratica e dai regolamenti. Risultato: un collare medico per sessanta giorni e un procedimento penale in corso contro gli autori dell'aggressione.
"La totale mancanza di cultura democratica e una pratica clientelare-affaristica da basso impero: sono queste - racconta Tiziana - le tristi eredità 'politiche' della giunta Moffa. Decine di migliaia di euro regalati ad associazioni o cooperative in affidamento diretto, senza bando pubblico, solo perché vicine, collaterali o addirittura interne alle forze politiche della maggioranza. In alcuni casi - continua la consigliera - si è trattato di progetti inquietanti anche dal punto di vista politico e culturale; fra questi, il convegno sulla figura di Tolkien [finanziato direttamente con ben 150 mila euro] che si è tenuto nello stesso luogo in cui, dieci anni prima, aveva la sede Meridiano Zero, gruppo neonazista sciolto in base al decreto Mancino".
Un atteggiamento che si riscontrò anche nella vicenda della rassegna teatrale sulla Resistenza, ospitata lo scorso anno al teatro Vascello e osteggiata da una squadraccia fascista. Era il 22 aprile del 2002, la compagnia del "Teatro civile contro la guerra" metteva in scena lo spettacolo "Mai morti", il racconto, fatto da un nostalgico della Decima Mas, delle atrocità del regime fascista. Davanti al teatro si presentarono una trentina di fascisti di Azione giovani [la formazione giovanile di An] della sezione di Monteverde, capitanati da Luca Silvestri [il ras di zona], dalla consigliera provinciale Barbara Saltamartini e dal deputato Alberto Arrighi.
Con caschi e spranghe cercarono di impedire l'entrata degli spettatori nel teatro, insultando e minacciando i presenti, con il consueto contorno di saluti romani, canzoni del ventennio e slogan fascisti. L'azione fu "rivendicata" il 25 aprile proprio dal presidente della provincia di Roma, Silvano Moffa, con la motivazione che gli squadristi "volevano soltanto protestare contro un brutto spettacolo".

Lo stile Moffa

Per capire lo stile dell¹ex sindaco di Colleferro, un solo dato: la destra ha aumentato le spese di rappresentanza a discrezione del presidente del 1400 per cento, da un miliardo di vecchie lire a 28 miliardi. Per non parlare delle politiche cosiddette sociali della sua giunta: "Nell'ultimo anno - continua Tiziana - la destra ha deciso il definanziamento di cinque 'case delle arti e del gioco', luoghi di promozione sociale e culturale, al cui interno erano presenti anche gli sportelli di autoaiuto familiare".
"Questi fatti non sono episodi isolati, ma descrivono il senso della cultura politica della destra romana - afferma la consigliera -Nel corso della legislatura la giunta ha finanziato incontri e dibattiti di chiaro impianto revisionista, sui temi della Resistenza e del fascismo, promuovendo e finanziando pubblicazioni di cui poi non si è più avuto traccia". Una strategia lobbistica che ha destinato importanti risorse economiche a favore dei soli municipi romani in mano alla destra: "Un vero e proprio atto di discriminazione politica - spiega Tiziana - in spregio ad ogni regola democratica, che aveva come obiettivo la costruzione di un fronte cittadino ostile alla giunta Veltroni".

Tutti in Giappone

Ma non mancano anche episodi che rimandano all'immaginario più miserevole tipico degli anni ottanta. Fu una vicenda che finì su tutti i giornali la scorsa estate, in occasione dei mondiali di calcio nippo-coreani. Ebbene, proprio come ai tempi d¹oro dello yuppismo socialista, l'amministrazione provinciale pensò di regalare una bella gita premio in estremo oriente ad una nutrita manciata di consiglieri e consorti, con la motivazione ufficiale di "promuovere le produzioni eno-gastronomiche del nostro territorio".
Restano agli annali del giornalismo di colore le performance di consiglieri e assessori provinciali intenti a declamare le qualità superiori del pecorino romano, davanti agli sbigottiti reporter orientali. "La coalizione di centrosinistra dovrà porsi un obiettivo fondamentale - conclude Tiziana -riguadagnare la fiducia di chi si sente escluso dalle politiche clientelari ed egoistiche di questa destra; restituire centralità ai diritti sociali e di cittadinanza, in particolar modo nei riguardi dei soggetti più deboli. In questo quadro, la scelta pacifista dovrà assumere, nel nostro progetto, una valenza conseguente e non strumentale".
E c'è qualcuno che, proprio nel tempo delle guerre infinite e permanenti, ha preso sul serio queste intenzioni e ha deciso di sottoporre ai due candidati una serie di quesiti in grado di misurare l'effettiva volontà pacifista. Sono gli attivisti della Rete Lilliput di Roma, che riaffermano il loro impegno non violento "attraverso la ferma opposizione alla guerra e al commercio delle armi, ma soprattutto attraverso la proposizione di percorsi di formazione e di impegno per un'economia più giusta e un ambiente più vivibile". Per queste ragioni, da circa due settimane, hanno posto pubblicamente sette domande in tema di commercio d¹armi, territori da smilitarizzare, sostegno alle politiche solidali, commercio equo, finanza etica, sviluppo sostenibile e partecipazione democratica. Ad oggi, nessuno dei due candidati ha avuto il coraggio di prendere una posizione pubblica.

La partecipazione in campo

Un'altra novità che prova a smuovere le acque paludate della politica istituzionale viene dalla candidatura, come indipendente nella lista di Rifondazione per il quarto collegio, di Rossella Marchini, architetto e attiva nella Rete per il Piano regolatore partecipato, da anni impegnata nel movimento dei movimenti.
"Siamo al punto più basso di fiducia degli ultimi anni tra società civile e partiti, tra movimenti e sistema 'democratico' - racconta Rossella -Ma non è un tipo di sfiducia che sfocia nel qualunquismo, bensì la disillusione di chi ha imparato a contare sulle proprie forze e su quelle dei movimenti. Il modo in cui il sistema dei partiti ha vissuto la guerra all'Iraq è altamente indicativo: mentre le piazze dicevano no alla guerra senza se e senza ma, il parlamento votava l¹appoggio a Bush e, dopo la presa di Baghdad, anche la stragrande maggioranza del centrosinistra si è allineato alla scelta di inviare i militari italiani in Iraq".
È così che è nata la scelta di una candidatura indipendente, che viene dal percorso sperimentato in questi ultimi anni a Roma, da parte di alcune esperienze sociali e politiche come quella dei Disobbedienti, sia in consiglio comunale che in alcuni municipi.
"Non c'è in questo progetto nessuna idea di 'rappresentare' qualcuno, bensì quella di essere sponda, megafono e servizio per la società civile - spiega Rossella -. L¹orizzonte è quello dello sviluppo dei meccanismi della partecipazione diretta e della gestione del territorio e delle sue risorse da parte di chi ci abita e ci lavora".
In questo tentativo di ampliamento della democrazia dal basso, occorre ridefinire il ruolo delle istituzioni rappresentative, gli organi elettivi delle amministrazioni locali: "Bisogna riaprire spazi di conflitto e partecipazione quotidiani nei nostri territori - dice Rossella -. Quello a cui assistiamo ogni giorno, il massacro dei luoghi fisici e sociali, l1emarginazione, la solitudine, altro non è che l'affermazione di un mondo sottomesso alle regole del mercato, che è disposto a tutto per andare avanti, persino alla guerra".
Come declinare però questa riflessione generale dentro i meccanismi concreti, e spesso burocratici, di un1amministrazione pubblica? "I compiti che la legge assegna alla Provincia sono quelli di programmazione e coordinamento di servizi importanti per la vita dei cittadini - risponde Rossella -. Finora l'amministrazione provinciale è stata vissuta come un ente astratto, delocalizzato, virtuale. La nuova definizione del territorio della provincia dovrà aprire un processo che superi ogni rapporto competitivo fra le comunità, rinunci a rafforzare le frontiere geografiche al suo interno, esaltando il valore delle singole comunità riconoscibili, in un rapporto solidale e aperto".

Una mappa collettiva

In questo senso, l¹esperienza della Rete per il Piano regolatore partecipato ha rappresentato un fatto importante, per chi prova a sperimentare nuove forme di democrazia partecipata: "La battaglia sul Piano regolatore - racconta Rossella - ha prodotto, anche indipendentemente dal nostro agire, eventi, azioni e riflessioni sull¹abitare, da cui sono nati sia emendamenti assai significativi alle regole del Piano, che una nuova stagione di occupazioni di case sfitte. Insomma, la nostra lotta ha evocato la nascita di una nuova 'religione civile', che intende rimettere in discussione la qualità della nostra democrazia".
Chissà se e come questi temi entreranno nella discussione politica e programmatica della coalizione di centrosinistra che cerca di tornare al governo della Provincia.
Per ora, vivono nel lavoro di chi intende porre il problema della rappresentanza e della democrazia, e chiede, conclude Rossella, "di possedere le trasformazioni che produce. Mi piacerebbe partecipare, promuovendola, ad una grande assemblea, dove dare inizio ad un lavoro collettivo: disegnare la grande mappa della geografia umana che abita il territorio della provincia, a partire dal mio collegio. Riuscire a rendere visibile il paradosso di ogni cartografo: produrre una mappa alla scala 1 a 1 dove chi è nel luogo segnato nella mappa inizia a raccontare del mondo che vorrebbe. Del resto, il vostro giornale non si interessa di carte e narrazioni?".