22 maggio 2003

Ieri bastoggie domani

di G.S.


A Bastogi non ci si arriva per caso. Bisogna proprio andarla a cercare, la banlieu in quelle sei palazzine: oltre il salotto della Balduina, in fondo al formicolio di via Boccea. Appena ci si arriva le abitazioni sembrano in mano ai bambini e nelle strade dominano scooter smarmittati. Tutti quanti salutano con familiarità complice Albino, che qui fa l'operatore sociale. Altri operatori, quelli con le telecamere di Rai Tre, hanno cambiato le sorti di questo quartiere, arroccato su una collinetta verde e costruito nella prima metà degli anni ottanta per farci un residence, con piscina, campi da tennis e centro commerciale. Oggi non c'è più neanche un supermercato ed ha chiuso persino il bar: ma i campetti ospitano la polisportiva che Albino, Roberto e gli altri operatori che lavorano a Bastogi hanno messo su da quattro anni, quando il loro "progetto Boomerang" ha ricevuto i finanziamenti della legge 285 sulla cooperazione sociale ed il sostegno ai minori. "È un lavoro difficile -ci racconta Albino con la calma olimpica che lo contraddistingue- che richiede pazienza e continuità. Adesso, oltre alla polisportiva, abbiamo messo su una serigrafia per le magliette ed un centro di aggregazione giovanile". Sulla t-shirt che indossa c'è scritta una frase di Herman Hesse che sembra la didascalia della sua storia, qui a Bastogi: "Cercare l'impossibile permette all'uomo di realizzare il possibile". Queste magliette "made in Bastogi" hanno anche un logo: è "iranozoi", un simpatico animaletto a metà tra il ranocchio [l'animale che, una volta baciato, diventa principe] e lo spermatozoo [simbolo di fertilità].
Una sorta di "Grande Fratello" della strada è entrato nelle vite dei ragazzi di Bastogi, per qualche mese. Ne sono scaturite le otto puntate di "Residence Bastogi", cui ha fatto seguito l'invasione di cronisti in cerca di scoop e sociologia spicciola. Ed infatti, insieme ai "politici", i "giornalisti" sono le categorie di cui diffidare: "Hanno fatto vedere il peggio di Bastogi", dicono quasi tutti. Qualcun altro, invece, prova a guardare da un altro punto di vista: "Adesso, almeno, si parla di noi. Prima stavamo solo sui trafiletti della cronaca nera. Oppure si fa del vittimismo, si parla dei 'poveri cristi 'di Bastogi ostaggi dei cattivi. Invece vorremo che si parli delle cose buone che, nonostante tutto, nascono qui. Di solito non se ne parla, oppure vengono trattate come un aspetto di colore nella descrizione dell'inferno di Bastogi. Non è così".
Per tanti, vedersi in televisione è stato una sorta di trauma, uno sguardo esterno sulle proprie vite che ha creato sgomento e confusione, a questi potrebbe seguire la voglia di uscire dal ghetto, se solo gli stereotipi venissero superati. "Non ne possiamo più delle descrizioni di Bastogi solo in negativo", è la premessa che fa Fernanda, uno dei rappresentanti di palazzina eletti dagli inquilini in attesa di assegnazione. I "comitati di palazzina" sono un primo, importante strumento di democrazia e rivendicazione che gli inquilini di Bastogi si sono dati, "soprattutto -ci tengono a precisare- gli assegnatari", cioé coloro che vogliono rimanere qui.
Venuto meno il progetto del residence, dal 1990 le palazzine furono occupate da famiglie di senza casa. Poi il comune riscattò le case e le destinò all'assistenza alloggiativa di nuclei familiari sfrattati o sprovvisti di domicilio adeguato. Vituccia abita qui dall'inizio, fa parte di coloro che furono parcheggiati qui dal comune. È una dei tanti in "emergenza abitativa": in attesa di regolarizzazione vuole pagare la pigione come in tutte le case popolari. E non vuole essere "deportata" nelle nuove case popolari, a Santa Palomba o ad Acilia: "Voglio rimanere qui, in centro -dice-. Altrimenti finisco isolata, dove non c'é niente: sembra un carcere. Inoltre se dovessi finire lì sarei costretta a lavorare solo per pagarmi la benzina…".
Qualche settimana fa Don Crispino, il parroco della parrocchia di Montespaccato, ha denunciato dal pulpito nel bel mezzo della sua omelia domenicale che "'quelli di Bastogi' hanno rubato quattro capre". E indicano verso fuori, quasi ad intendere "sono stati i rom, non 'quelli di Bastogi'", "loro qui si comportano come se fossero al campo, ma qui siamo in appartamento". Ma anche dire "i rom" significa generalizzare: alcuni di essi sono stanziali [" i 'camminanti siciliani' ed i 'napoletani'"], altri arrivano dai Balcani e fanno parte dell'ultima generazione di arrivi, quella della guerra in Jugoslavia e della fuga disperata dalla povertà, altri hanno "acquistato" la casa da italiani senza scrupoli. "Non si fa niente per evitare che la situazione peggiori sempre di più, nessuno si avvicina perche Bastogi e 'na pnetola d'acqua bollente, e quando l'acqua bollente schizza non si sa da che parte va", sentenzia combattiva Fernanda.
Nonostante le innegabili difficoltà di convivenza, Roberto, Albino e gli altri cercano organizzare il doposcuola per tutti, in concerto con le scuole del circondario: "Anche se non è previsto dal nostro progetto ci muoviamo anche in questo campo. Cerchiamo di fare da ponte tra la scuola ed il territorio, anche organizzando dei seminari sulla cultura Rom per gli insegnanti", spiega Roberto.
Bastogi è una sintesi di due grandi questioni sociali aperte a Roma, quella della casa e quella dei rom, che vengono scaricati qui in fuga dai campi..
La soluzione che invocano a più voci le nostre interlocutrici è la stessa dichiarazione di intenti che ha espresso il comune a più riprese: alleggerire la popolazione e trasformare Bastogi da un parcheggio di nuclei in emergenza abitativa, occupanti abusivi e sfrattati dai campi rom in un vero complesso di edilizia residenziale pubblica. "Prima di assegnare gli alloggi si potrebbero allargare gli appartamenti esistenti, in modo da renderli più confortevoli e contemporaneamente diminuire il numero delle famiglie, operazione che sta comportando notevoli difficoltà -fanno sapere dall'ufficio delle politiche abitative del comune-.
La popolazione, invece, attualmente si differenzia in assegnatari [circa 320 famiglie] in attesa di un alloggio pubblico ed occupanti abusivi [ottanta famiglie] che abitano spazi di 29 metri quadri ricavati dagli androni nei pianterreni: in tutto circa duemila persone, in prevalenza giovani coppie, con la presenza di trecento minori e un centinaio di anziani". Nel frattempo si verificano casi di "vendite" abusive di appartamenti [per lasciare il posto ad un altro si chiedono circa diecimila euro, qui la chiamano "la buonuscita"]. Questo mercato sotterraneo potrebbe essere placato dalla certezza dell'assegnazione.
Il bersaglio principale si chiama Vincenzo Fratta, è il presidente di Alleanza nazionale del municipio XVIII ["non viene neanche a raccogliere la spazzatura", denuncia Fernanda, pare che l'area sia considerata non di competenza dell'Ama, ed i cassonetti sono tutti all'esterno del perimetro del residence]. Ma ne hanno anche per Walter Veltroni, "Il sindaco deve venire qui, mentre si comporta come se Bastogi non esistesse", affermano. E magari, aggiunge qualcun altro col sorriso sotto i baffi, "insieme a Furio Camillo". "Furio Camillo" è Furio Colombo, direttore dell'Unità, che di recente ha dedicato una pagina a Bastogi.
Ma l'episodio più raccapricciante non riguarda direttamente gli abitanti di Bastogi. Riguarda la miseria e l'orrore della speculazione del disagio sociale da parte delle destre. Qualche anno fa quelli di Alleanza nazionale portarono alcuni dei bimbi di Bastogi alle colonie estive. "Dopo pochi giorni -racconta- fummo costrette ad andarceli a riprendere: quelle colonie estive gratuite in realtà erano i campi paramilitari di Forza nuova ed i bambini venivano sottoposti ad addestramento militare ed umiliazioni". Tanto più che alcuni dei bambini che venivano da qui erano di colore: si sentirono dire che si meritavano di essere "appesi ad un'albero". E quelli di Bastogi finirono di nuovo sui giornali.