2 dicembre 2004

Potenza. La Total sbarca in Val Camastra


Poco più di un anno fa, alla fine della grande manifestazione contro il deposito di scorie nucleari, Filippo Bubbico aveva detto, dal palco, davanti a centomila persone che «dopo Scanzano nulla sarà più come prima in questa regione». Lo stesso Filippo Bubbico, il 19 novembre, alle 02,40 di notte, ha concluso un accordo con la multinazionale petrolifera francese TotalFina-Elf.
L’oggetto sono i giacimenti di petrolio trovati nel sottosuolo della val Camastra, nella zona Tempa Rossa, e dell’alto Sauro. L’accordo non è stato discusso in consiglio regionale, e meno che mai reso noto ai cittadini. Solo le proteste immediate delle associazioni ecologiste e di Rifondazione e Verdi hanno obbligato il governatore a inserire nell’ordine del giorno del consiglio regionale di martedì 23 novembre una «comunicazione» sull’accordo. La comunicazione, tuttavia è slittata [per l’accesa discussione su un’altra vicenda ad alto impatto ambientale, la centrale di Pisticci]. Tempo di manovra guadagnato per tutta l’ampia coalizione che si oppone alle nuove trivelle e ai nuovi pozzi di petrolio. La Total [come anche la Esso] da molti anni è in trattativa con il governo ombra della Basilicata, l’Eni, per avere una fetta dei giacimenti lucani. Non è tanto una questione di quantità di petrolio da estrarre, quanto soprattutto giochi di alleanze e «concessioni» incrociate tra le compagnie petrolifere. A spese dei lucani. Le royalties promesse dalla Total sono una miseria e servirebbero solo a coprire i guasti ambientali causati dai giacimenti e dall’oleodotto che servirebbe a trasportare il petrolio. Quale sia il prezzo di un barile lo sanno bene gli abitanti della Val d’Agri, colonia petrolifera dell’Eni.
Come racconta Sos Lucania [www.soslucania.org] già la fase delle esplorazioni geologiche, iniziate in val Camastra nel 1999, è stata segnata da molte irregolarità: prospezioni con le microcariche iniziate prima dell’autorizzazione della prefettura e del ministero dell’industria, ingressi abusivi nei terreni privati, danni alle falde acquifere, ai boschi e ai pascoli. E tutto questo solo nella fase di ricerca del petrolio. Con il gioco delle società nelle scatole cinesi e con i subappalti alle ditte specializzate nelle prospezioni petrolifere, l’Eni ha evitato di dover rispondere alle richieste di chiarimento arrivate dalla prefettura di Potenza, come anche dalle associazioni ecologiste che non si sono mai lasciate abbagliare dal miraggio del Texas d’Italia. Quella che quindici anni fa era un’opposizione quasi di testimonianza, però, oggi è diventata senso comune tra la stragrande maggioranza delle organizzazioni sociali lucane.
Resistono alcune aree del sindacato, anche della Cgil, che credono ancora allo «sviluppo» novecentesco, e naturalmente i partiti del centrosinistra, tranne i Verdi che, con Rifondazione, hanno contestato l’accordo Bubbico-Total e si preparano [salvo ripensamenti a sorpresa] a votare «no» in consiglio regionale. La notizia dell’accordo è arrivata proprio nei giorni delle celebrazioni dell’anniversario di Scanzano. Opportunamente, si potrebbe dire. È servito a togliere all’anniversario ogni sapore di commemorazione, di glorioso requiem per i movimenti sociali lucani.
Nelle prime riunioni informali, le idee si sono già messe in movimento. Il consiglio regionale del 23 novembre è già stato «presidiato» dai rappresentanti delle organizzazioni ecologiste lucane, che protestavano all’esterno del palazzo consiliare. Giacomo Schettini, segretario regionale di Rifondazione, ha proposto una carovana a Tempa Rossa, purché senza automobili. E si parla già di un campeggio, in primavera, nella val Camastra, per presidiare il territorio. «Un barile/due barili/due barili/tre barili...» cantano intanto i TerraGnora [terra nera], gruppo materano che sta preparando la colonna sonora della nuova protesta lucana, al ritmo della chitarra battente, dello scacciapensieri e delle «cupacupa». Bubbico a Scanzano, aveva detto bene. Ma è l’unico ad esserselo dimenticato.