3 marzo 2005

Toscana a prova di partecipazione
di E.V.

Il 14 febbraio scorso, a Firenze, una grande assemblea dei movimenti e delle associazioni toscane, promossa dalla Rete del Nuovo Municipio, ha deciso di intervenire direttamente nella politica e ha elaborato una proposta di «programma partecipato» da sottoporre ai candidati delle prossime elezioni regionali. La Toscana, a tutt'oggi, rischia di essere l'unica regione in cui Ulivo e sinistra radicale si presentano divise. Motivo della contesa, l'assegnazione [e soprattutto la distribuzione], dei seggi legati al premio di maggioranza. Insomma, una prosaica vicenda di poltrone. L'appuntamento promosso dalla società civile toscana ha rimescolato le carte in vista delle elezioni. È impossibile fare l'elenco di tutte le realtà che hanno aderito all'iniziativa: si va dalle amministrazioni locali alle associazioni ambientaliste, dai comitati contro la privatizzazione dell'acqua ai migranti, passando per sindacati, comunità cristiane di base, social forum e molto altro. Dopo una lunga e intensa discussione, sono stati elaborati otto punti programmatici che raccolgono i temi e le esperienze più avanzate di movimento e di governo partecipato.
Il primo punto sottolinea la necessità di una «costruzione sociale del programma», a partire dalla critica radicale delle forme tradizionali della rappresentanza. «Il metodo, prima di tutto - si legge nel documento - deve distinguere la sinistra dalla destra: occorre integrare la democrazia delegata, ormai insufficiente, con pratiche di democrazia diretta o partecipativa che facciano sentire realmente protagonisti delle decisioni i cittadini, le città e i territori della Toscana».
Il federalismo municipale riconosce nei comuni «l'anello fondamentale che lega la democrazia dei cittadini alla democrazia del territorio. Un processo opposto a quello che porta a nuovi staterelli centralistici regionali, prodotti dalla riproduzione locale dei meccanismi decisionali dello stato centrale». Il governo locale disegna una regione promotrice di diritti riconosciuti direttamente dalle leggi regionali e dagli statuti comunali.
Norme che devono promuovere «forme di protagonismo delle comunità locali a partire dalle grandi questioni dello sviluppo autosostenibile, del governo del territorio, della pace, della gestione dei beni comuni». Per queste ragioni, l'appello critica duramente le scelte di privatizzazione dei beni e dei servizi pubblici fatte nell'ultimo decennio in Toscana, che hanno provocato proteste e mobilitazioni diffuse. I processi di esternalizzazione hanno allontanato le gestioni dai territori e indebolito il ruolo di programmazione dei comuni, espropriando le assemblee elettive del ruolo di indirizzo e controllo. Nel documento si chiede esplicitamente ai candidati di «aderire alla proposta di legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato della regione Toscana».
Un passaggio fondamentale riguarda il tema dei diritti dei migranti, per i quali si chiede il «riconoscimento dei diritti di cittadinanza, indipendentemente dalla condizione giuridica: accesso ai beni materiali e simbolici, diritto di voto, diritto alla casa, alle prestazioni sociali, diritto allo studio». Ambiente e e pace, nuovo welfare, nuove economie e stili di vita: sono questi i temi che concludono il documento.
«La Toscana delle Toscane - conclude l'appello - può realizzare benessere diffuso superando una malintesa idea di modernizzazione, e valorizzando, invece, i patrimoni locali, ambientali, storici, urbani, paesistici. La nostra regione deve essere in prima fila nelle grandi battaglie per la pace nel mondo e, coerentemente, adottare politiche che contribuiscano a disinnescare le cause della guerra: politiche di cooperazione internazionale e di diplomazia municipale».
La palla, ora, passa ai candidati del centro sinistra, ancora indaffarati nella querelle «Unione sì, Unione no». Ma questa, purtropo, è un'altra storia.