19 giugno 2003
Under the Sky
Arriva Murdoch, lo squalo
di E.V.Arrivando all'altezza degli uffici di Sky Italia, sulla via Salaria, oltre l'aeroporto dell'Urbe, un'autostrada rumorosa, non si può non notare un vecchio manifesto pubblicitario della ex Stream, la «Tv delle grandi passioni» [il calcio]. La tv satellitare e a pagamento, nuova frontiera televisiva. Ma quel cartellone racconta una storia che non c'è più, o, meglio, che è stata travolta dai vorticosi processi economici e finanziari del mondo della comunicazione.
Da poche settimane è nata Sky Italia, dalla fusione di Telepiù e Stream. A capo dell'operazione, Rupert Murdoch, il re [o squalo, dipende dai punti di vista] globale del «virtuale», già proprietario del cinquanta per cento di Stream. Che il clima all'interno dell'azienda sia cambiato in fretta è facilmente verificabile: il nostro incontro con i delegati sindacali si tiene tra mille precauzioni, alla larga da occhi e orecchie indiscreti. È l'effetto più evidente della «lettera d'intenti» della neo-direzione, che disegna i contorni di una pesantissima ristrutturazione industriale. Entro la fine di giugno, la società dovrebbe presentare il vero e proprio piano industriale; nel frattempo, i 580 lavoratori degli stabilimenti di via Salaria hanno proclamato lo stato di agitazione permanente.
«Con queste premesse, la nostra città, Roma, rischia di perdere un sito produttivo ad alta tecnologia e una ricchezza professionale straordinaria»: comincia così Fabio, uno dei tre delegati che ha deciso raccontare questa storia, precisando subito che parleranno solo per conto delle Rappresentanze sindacali unitarie, a sottolineare che i lavoratori sono assolutamente concordi. Continua Fabio: «Il piano aziendale provocherà il sostanziale smantellamento della sede romana, a cui verrà affidata una funzione del tutto marginale, di semplice supporto del nuovo sito, collocato a Milano.
Inoltre, gli incentivi per i trasferimenti di sede non solo saranno economicamente insufficienti, ma soprattutto saranno offerti a una minoranza degli addetti. Insomma, un ridimensionamento produttivo e occupazionale che si farà sentire pesantemente anche nell'indotto». L'indotto è, per esempio, la società di «call center» Atesia, a Cinecittà, periferia sud della città.Previsioni sindacali parlano di un taglio del personale pari alla metà dei circa 700 lavoratori [tutti «a partita Iva»], e la conseguente ridislocazione dell'attività a Cagliari e Milano. Un vero e proprio dramma sociale, che esaspererà la condizione di precarietà e incertezza che è, da tempo, il pane quotidiano dei dipendenti ex Stream: il 20 per cento ha contratti a tempo determinato, un altro 10 per cento sopravvive tra le sabbie mobili dei co.co.co., dei contratti interinali e delle «consulenze». Oltretutto, questa è una tendenza che nell'ultimo periodo sembra accelerare, con la collocazione di personale precario in ruoli produttivi fondamentali: logistica, ufficio legale, messa in onda, amministrazione. «Non vogliamo trasformare questa vicenda in una battaglia tra poveri - racconta Fabio - non intendiamo contrapporre i diritti di una comunità territoriale a quelli di un'altra zona del paese. Sicuramente, è un fatto molto negativo per Roma, un impoverimento che coinvolge le produzioni innovative e di valore sociale: è il caso dell'aeroporto di Fiumicino, della sede del secondo canale Rai e, ora, di un importante polo tecnologico multimediale come il nostro».
Dal globale a via Salaria
Ma questa storia parla anche delle strategie di concentrazione che ormai attraversano le nazioni e i continenti, ancor più pericolose perché riguardano un settore, quello della comunicazione, determinante per gli equilibri democratici di ogni comunità. La stessa scalata di Murdoch è avvenuta sotto pesanti ombre speculative che hanno accompagnato i passaggi più importanti della fusione societaria. «Negli ultimi tempi - spiega Maurizio, un altro delegato Rsu - il profilo aziendale delle due ex concorrenti, Telepiù e Stream, si era sempre più caratterizzato per un cronico deficit economico, giustificato, soprattutto, con due ragioni all'apparenza plausibili: la prima riguardava il durissimo regime concorrenziale che, in una situazione di nicchia di consumo [600 mila abbonati per Stream, poco più di un milione per Telepiù], spingeva le società ad accumulare debiti pur di conquistare spazi di mercato; la seconda dipendeva dal ruolo giocato dalla cosiddetta pirateria casalinga, e cioè l'enorme diffusione, sia per quantità che per sapienza tecnologica, delle pratiche di elusione dei dispositivi di controllo delle tv a pagamento, e che, si dice, avrebbero causato perdite per decine di miliardi di vecchie lire».
Dalla pancia dell'impero Murdoch qualche nota stonata si è avvertita: una di queste raccontava di strane manovre di «favoreggiamento tecnologico», per diffondere le aree di hakeraggio, di «pirateria», con l'obiettivo di colpire sia il patrimonio economico delle società da acquistare, sia per allargare il bacino d'utenza dei potenziali futuri utenti, cioè abbonati, del servizio. Ora, la nuova società ha annunciato l'adozione di un sistema anti-pirateria, chiamato Nds e in uso nell'esercito israeliano, definito dagli esperti del settore «all'avanguardia e con le massime garanzie di inviolabilità».
Il particolare inquietante è che questo dispositivo di controllo era già pubblico, e disponibile, due anni fa. Da questi accenni si intuisce la complessità della vicenda, in cui la vita e il lavoro di centinaia di persone sono solo le risultanti finali di processi economici, politici e finanziari di natura globale. Sul come opporsi, qualche idea i lavoratori ce l'hanno: «Siamo consapevoli che la nostra è una storia comune a molte altre aziende ristrutturate, spezzettate e ridislocate a seconda delle convenienze del mercato: la globalizzazione che entra dall'ingresso principale», ride amaro Maurizio, e conclude: «Di fronte a tutto questo, è fondamentale l'impegno delle comunità locali e delle amministrazioni, che assumano pienamente il ruolo di salvaguardia delle funzioni produttive territoriali. Per queste ragioni, fin da subito, abbiamo ritenuto prioritaria l'interlocuzione con comune, provincia e regione.Davanti ad un mercato che si fa sempre più aggressivo ed è indifferente ad ogni mediazione tradizionale, occorre avere una visione solidale dello sviluppo, che tuteli i diritti di cittadinanza». Per ora la battaglia ha portato una piccola vittoria: la proroga fino a settembre della maggior parte dei contratti a tempo determinato. Un segnale incoraggiante, in attesa dello squalo.
SchedaRupert Murdoch, è nato nel 1931 a Melbourne, in Australia. Dopo gli studi, parte per l'Inghilterra e per due anni lavora al quotidiano londinese Daily Express. Tornato in terra natia, il giovane Rupert porta un'oscura testata di provincia ereditata dal padre al successo nazionale.
Nel 1969, con l'acquisto dei quotidiani Gutter press [che, tradotto, significa «stampa fognatura»] ed il Sun. Grazie a nudi in copertina, pettegolezzi e altre amenità raggiunge un successo enorme: già alla fine degli anni settanta entrambi vendono attorno ai quattro milioni di copie.
I due giornali, inoltre, forniscono appoggio al neoliberismo dal pugno di ferro della Thatcher. Nel 1985, invece, sceglie Reagan e diventa cittadino americano.
Il suo gruppo continua a crescere ed ingloba tantissimi colossi della comunicazione e dell¹entertainment. Fino a controllare, attraverso la News Corporation, il più grosso gruppo editoriale, di libri e multimedia al mondo, la Harper Collins. E poi la 20th Century Fox, Fox News Network e televisoni e giornali in tutto il mondo in molte lingue, compreso l'arabo. Tra i giornali, oltre al Times ed il Sun, possiede News of the World, Sunday Time in Gran Bretagna, ed il New York Post, il secondo giornale newyorchese. Poi l'impero di Murdoch é arrivato alla tv satellitare, con BSkyB, e l'asiatica Star Tv, con qui sta conquistando anche il mercato cinese. Il primo settembre dello scorso anno è stato annunciato l'accordo che ha definito il passaggio della prima pay-tv italiana dalla multinazionale francese Vivendi al gruppo del magnate australiano, con una partecipazione di Telecom.
L'acquisizione ha sancito la fusione tra i due concorrenti nel mercato delle pay tv, Telepiù e Stream, ed ha ridefinito il panorama televisivo italiano: Sky Italia, la nuova pay-tv non avrà più rivali nell'offerta a pagamento, sia digitale che satellitare. E così anche su scala planetaria: Murdoch resta l'unico operatore attivo in tutto il mondo, dopo la scomparsa di Kirch, la ritirata di Messier e di Vivendi, la crisi di altre grandi multinazionali dell'entertainment, come America On Line-Time Warner.