5 maggio 2005

Gay, indipendentisti, zapatisti
Gli strani candidati di Sassari
di Antonio Canu

A Sassari, cinque anni di amministrazioni del centrodestra hanno lasciato la città stremata. Nanni Campus, chirurgo plastico e sindaco post fascista [molto poco post], e Franco Masala, il presidente forzista della provincia, erano stati nominati cinque anni fa «Cavalieri della libertà» durante una grottesca cerimonia pubblica officiata da Silvio Berlusconi in persona.
Il Cavaliere era arrivato nella centralissima Piazza d'Italia in tenuta casual, grazie a un rapido blitz dalla sua reggia di Porto Rotondo. In prima fila, quella sera, c'erano ragazzi e ragazze bellissimi e vocianti. Forniti da qualche agenzia di modelli, sparirono alla fine della serata. I sassaresi però abboccarono. E il risultato sono stati cinque anni di immobilismo nei quali il centrodestra, squassato da guerre intestine, ha solo dato esecuzione ad opere e progetti, peraltro a volte discutibili, deliberati dalle precedenti giunte di centrosinistra, lasciando in eredità agli abitanti una città triste e grigia e un territorio in abbandono.

Il Movimento omosessuale sardo

Unica nota positiva, la vittoria che, in questa tornata elettorale, sembrava offerta al centrosinistra su un piatto d'argento. E invece no. Mentre il centrodestra nominava rapidamente e senza discussioni i suoi candidati [a sindaco Sergio Milia, avvocato e consigliere regionale di lungo corso, rappresentante dei potentati familiari che da sempre spadroneggiano in città, e a presidente della Provincia Stefano Poddighe, capetto locale dell'Associazione industriali], il centrosinistra si dibatteva in un mese di spingi-spingi con ex socialisti ed ex democristiani, padroni dello schieramento. Le liti hanno fatto perdere il vantaggio potenziale concesso dal malgoverno di centrodestra. Il risultato: una imprenditrice della Margherita, Alessandra Giudici, come candidata presidente della Provincia. Per il candidato sindaco, anche se la scelta è maturata tutta dentro le stanze delle segreterie e senza il coinvolgimento della società civile organizzata, le cose sono andate decisamente meglio.
Il candidato è il diessino Gianfranco Ganau, stimato medico «in prima linea», cioè responsabile del servizio 118, con una storia politica che dal movimento studentesco è approdata all'Arci, di cui è stato presidente provinciale. Ganau ha un programma forse un po' generalista, ma rispettabile. Fuori dal consolidato schema centrodestra-centrosinistra è il candidato presidente della Provincia di Indipendentzia Repubrica de Sardigna, Gavino Sale [vedi l'intervista]. Sale è il leader indiscusso di un partito indipendentista dalle caratteristiche innovative e lontano da impulsi nazionalisti, che negli ultimi anni ha aperto un dialogo avanzato con i movimenti.
Tra i candidati a sindaco, il partito di Sale appoggia infatti la candidatura di Massimo Mele, presidente del Movimento omosessuale sardo. Oltre che da Irs, Mele è sostenuto da una lista civica, Liberiamo Sassari, espressione di parte del movimento e appoggiata oltre che dal Mos, dal sindacato dei pastori Kuiles, dal circolo Arci Noir e dall'associazione politico-culturale Su Sotziu de sos Sardos. L'inedita alleanza tra movimenti antagonisti, pastori e omossessuali si legge nei punti chiave del programma: identità, partecipazione, diritti di cittadinanza, diritto all'autodeterminazione sia dell'individuo nelle scelte sessuali che di un popolo, quello sardo, nella sua terra, recupero e riconversione post industriale del territorio, con il rilancio di una nuova pastorizia e una nuova agricoltura. Purtroppo, i meccanismi elettorali rendono difficile l'entrata in consiglio comunale anche del solo candidato sindaco, anche se ottiene una forte affermazione personale. Ma il caso di Nichi Vendola è un felice precedente.

La diessina del Nuovo Municipio

Chi invece ha ottime possibilità di riuscita è l'altra «candidata sostenibile» in queste comunali sassaresi. Si chiama Dolores Lai, è l'unica rappresentante politica sarda che aderisce, da due anni, alla Rete del Nuovo Municipio, e ed è un raro esempio di «diessina zapatista». Per candidarsi alle comunali ha rinunciato ad un collegio «blindato», nel quale cinque anni fa era stata eletta, giovanissima, consigliera provinciale. Nel mezzo c'è stata oltre che la partecipazione attiva alle iniziative della Rete del Nuovo Municipio, della quale ha sposato intenti e programmi: si è laureata con una tesi sulla democrazia partecipativa e il neomunicipalismo intitolata alla zapatista: «Comandare obbedendo».
Nel 2003 e nel 2004 Dolores è stata nel Kurdistan turco come osservatrice internazionale al Newroz e alle elezioni amministrative e in Palestina, come volontaria, per lavorare con i bambini dei campi profughi. Il programma in nove punti con cui Dolores si presenta, nonostante sia in lista con i Ds, ha al primo posto, ovviamente, autogoverno delle comunità locali e bilancio partecipativo. Poi, gestione pubblica dei beni comuni, sviluppo delle energie rinnovabili e chiusura dei cicli dei rifiuti, welfare municipale, diritti di cittadinanza per i migranti e disobbedienza amministrativa alla Bossi-Fini, politiche di genere e diritti delle donne. L'asse programmatico tra questi due candidati potrebbe aprire le finestre del consiglio comunale di Sassari all'aria serena della stagione del neomunicipalismo ed alla primavera del pensiero meridiano.