9 dicembre 2004
Roma. Quando i rifiuti assediano il parco
di Linda Luca
Una delle più grandi discariche del Lazio è all’interno del Parco regionale dell’Inviolata, un pezzo di campagna romana tra i Colli Cornicolani e i Monti di Tivoli, in Provincia di Roma. La discarica già da tempo ha superato la capacità di raccolta suscitando proteste per le conseguenze sulla salute degli abitanti e sull’ambiente. Il territorio è oppresso da molte attività nocive; un elenco lungo e inquietante, che va dalla discarica da mille tonnellate al giorno, attiva dal 1977, alla cementeria Unicem [in grado di produrre fino a 6 mila tonnellate di cemento al giorno]; dal sito industriale della Pirelli, inaugurato nel 1945, all’impianto di trattamento chimico di acque tossiche Sibilla, che minaccia le falde acquifere. E ancora: l’industria Chimeco [già posta sotto sequestro nel 1992 per aver versato liquami chimici nella rete fognaria], le cave di travertino e gli innumerevoli impianti chimici sottoposti a procedimenti giudiziari.
L’Osservatorio Epidemiologico regionale ha svolto nel 1997 un’indagine sulle cause di morte dei cittadini di Guidonia, Montecelio, Mentana e Tivoli, collegandole esplicitamente alle attività industriali presenti nel parco.
Negli ultimi tempi, l’associazione «Amici dell’Inviolata» sta promuovendo una serie di iniziative per difendere il Parco e la salute dei cittadini. Spiega Alfredo Pinsone: «L’indagine ha segnalato che i decessi per tumori sono più numerosi fra la popolazione che abita nei pressi dell’impianto Unicem, mentre le morti per altre patologie risultano superiori alla media regionale. Cinquanta medici di base della zona hanno denunciato l’aumento sensibile di tumori, leucemie e malattie professionali». Per quanto riguarda la discarica, si era annunciata la sua chiusura al completamento del quarto invaso. «Invece, - continua Alfredo - la Regione ha dato l’autorizzazione per riempire un quinto invaso: dove prima c ’erano quattro colline di rifiuti, adesso c’è un'unica grossa collina. Come in molte altre discariche, avvengono scarichi non autorizzati e incontrollati, probabilmente, di sostanze tossiche». Quello dei rifiuti resta il problema più preoccupante e riguarda l’intera area provinciale: «A Guidonia la situazione è grave come nelle altre discariche provinciali - racconta Elio Romano, responsabile regionale per l’ambiente di Rifondazione comunista - La discarica di Albano doveva chiudere al terzo invaso, ed invece siamo arrivati al sesto; le discariche di Bracciano, Colleferro e Civitavecchia sono esaurite da tempo.
D'altronde, da Acerra sono partite almeno 200 mila tonnellate di rifiuti e non si sa dove sono state smistate». L’attuale gestione dei rifiuti e il vigente piano regionale dei rifiuti si sono rivelati fallimentari, portando al perdurare dello «stato di emergenza» e del conseguente commissariamento. Gli inceneritori, da molti indicati come soluzione all’emergenza, mettono a rischio l’idea di «gestione» dei rifiuti, concetto fortemente affermato con il decreto Ronchi. Continua Romano: «C’è un binomio malevolo che bisogna demolire: rifiuti/inceneritore. La soluzione all’aumento dei rifiuti non è bruciarli. I rifiuti sono materia da riciclare: bruciare è il consumo estremo, e nocivo, di risorse che in gran parte andrebbero invece recuperate. Il decreto Ronchi aveva posto l’obiettivo di raggiungere, entro il 2005, il 35 per cento di raccolta differenziata per i rifiuti urbani. Un traguardo fallito, che sarebbe stato possibile addirittura superare».
Recentemente, si è costituita la Rete regionale dei rifiuti; ne fanno parte diverse forze sociali, politiche e culturali del Lazio che intendono proporre un’efficace politica di gestione dei rifiuti. «Fino ad ora – conclude Romano - hanno aderito alla Rete Medicina democratica, Cgil, Uil, Cobas, Codacons, Arci e le principali associazioni ambientaliste. È stato redatta anche una ‘Piattaforma unitaria per la gestione dei rifiuti nel Lazio’, che sancisce la necessità di prevenire la produzione dei rifiuti, individuando alcune azioni concrete per sviluppare informazione e consapevolezza ambientale».