11 novembre 2004

La Rete del Nuovo Municipio e il programma dell'autogoverno

Spostamenti significativi di consensi si sono verificati già alle elezioni europee, sebbene non molto evidenti e chiari [anche per assenza di visibilità/consistenza di linee di una Europa dei movimenti e del municipalismo per l’Europa]. Ma spostamenti fondamentali e radicali invece si sono realizzati nelle amministrative: importanti alcuni casi emergenti [Bergamo, Padova, Bari; Bologna e Firenze con differenti modalità; Province di Milano, di Ascoli e molte altre situazioni]. Ma, soprattutto, si è manifestato un tessuto diffuso di governi locali «democratici» ad ogni livello del locale. Ma qual è il senso della trasformazione in atto? Accanto ad una modesta «difesa» del centrosinistra «istituzionale e nazionale», si registra una affermazione netta della cosiddetta «sinistra radicale»; non tanto significativa per lo spostamento numerico dei voti ai partiti in sé [il molto sottolineato15 per cento], quanto piuttosto perché è espressione di una «sinistra sociale» e «locale». Indica cioè la rilevanza dei processi di ricostruzione della cittadinanza, che si fondano su un nuovo ruolo dei movimenti sociali: l’attivazione di reti sociali, la partecipazione e le relazioni tra società locale sperimentante e istituzioni. Sono processi che mettono in discussione la delega ma interferiscono «anche» nella rappresentanza e nel voto. Si tratta in realtà di espressioni sociali connesse con i temi fondamentali del municipalismo [nuova democrazia partecipativa e valorizzazione autosostenibile del locale, del territorio fisico e sociale] che emergono in evidenza, e incidono nella stessa questione del potere senza assumerla come ambito diretto: una «neopolitica» [si è detto] oltre «il politico»: espressione di nuove forme «in corso» della democrazia a base locale, che hanno al centro la partecipazione e la formazione di un nuovo «spazio pubblico»; ma, allo stesso tempo, modificazioni «antropologiche» di stili e finalità di vita, processi di solidarietà e di responsabilizzazione, di nuova interpretazione - e trattamento in tal senso - dei bisogni, dei servizi, dello stesso concetto di welfare e delle politiche dei beni pubblici; forme di consumo e di processi di produzione che cominciano a sperimentare percorsi di sviluppo locale e di alternative alla dominanza delle reti globali del mercato unico.

1.2 Il processo attivo del municipalismo
Le trasformazioni in corso riguardano, comunque, un processo vivente in atto, la «realtà operante» di un progetto possibile; assai più fondato delle faticose ed «astratte»ricerche, nelle politiche nazionali, di formule di schieramento e di programma per una alternativa di governo al berlusconismo ed alla nuova destra. È nel territorio che si assiste all’emergere di un programma alternativo [per parti, e da sviluppare, ovviamente], di soggettività [da connettere, certo] e di modificazioni in atto delle forme di governo e di rappresentanza. L’alternativa programmatica e di alleanze di cui tanto si discute c’è già, nel senso che è in marcia; e si muove nello spazio sociale e municipale, diffuso, molteplice anche se non coeso. Ma coeso [nel senso di unificato] non vuol essere; è un multiverso che va letto e strutturato dall’interno, nell’esperienza: si tratta del territorio delle differenze, è un processo locale e di rete in grado di agire strutturalmente sul «generale» e lo «strategico». Di fatto, e sempre più programmaticamente, di fronte alla crisi finanziaria ed al disperato furto verso il bilancio nazionale delle risorse locali, il welfare municipale regge le politiche sociali contando sulle proprie forze [e contro le scelte nazionali e spesso regionali]; inoltre, nelle azioni sociali nello spazio municipale si esprimono le controtendenze alla liquidazione della gestione pubblica dei servizi e per la valorizzazione e l’uso sociale di beni pubblici, ad iniziare dall’acqua, e dalla gestione dei rifiuti. Di fronte alla crisi economica ed alla precarizzazione del lavoro si manifestano iniziative territoriali di altro sviluppo per la valorizzazione delle produzioni locali, per l’inclusione in nuovi processi produttivi, per una nuova agricoltura, per il trattamento autosostenibile dei cicli della stessa produzione industriale. Di fronte all’imbarbarimento delle leggi sull’immigrazione ed alle timide controproposte dell’opposizione, sono i comuni ed i movimenti sociali ad assumere il carico dell’accoglienza e dell’offerta di cittadinanza, in particolare nella espressione del diritto di voto sperimentato e statuito localmente, e attaccato dalle politiche di governo. Di fronte alla politica di guerra del governo ed alle mediazioni «riformiste» nazionali, nello spazio tra movimento e municipalità si praticano le iniziative per la pace e la cooperazione internazionale, i mille incroci intermunicipali con i paesi del «terzo mondo». E per una economia non bellica, cioè non fondata sulla espropriazione e lo sfruttamento delle risorse mondiali, ma sullo scambio equo delle diverse risorse territoriali. E così si potrebbe continuare su molte altre pratiche e linee di politiche locali di grande rilevanza generale.

1.3 Il ruolo del Nuovo Municipio
In questo quadro quindi «il municipio» assume un ruolo fondamentale già di fatto e ancora più in una prospettiva. Radicare ed estendere ciò che in parte già si sperimenta localmente è la proposta della Associazione Rete del Nuovo Municipio [Arnm]; comunicando senso e direzione di programma ma partendo da questi caratteri fondativi in atto. Si tratta appunto di una proposta generale «alla politica», ma condotta nella forma dei laboratori territoriali e della loro connessione in iniziative di riflessione e comunicazione allargata: forum, confronti, seminari tra soggetti politici sociali e culturali. Si propone una doppia dimensione del ruolo della Rete: estensione, strutturazione e strumentazione dei laboratori territoriali [e dei Nodi d’area]; e impegno alla «comunicazione di senso» del progetto implicito. Cercando di dare messaggi che indichino anche «come si fa», proposte operanti, risposte/soluzioni alle questioni in campo. Pare essenziale, questo nuovo ruolo dell’Arnm: il Nuovo Municipio era percepito, sino ad ora, come una costellazione di esperienze interessanti ma «isolabili» dal «discorso generale» della politica, e come una suggestione generica.

2.1 Il federalismo municipale: l’autogoverno e la Rete
È questo forse il principale nodo della proposta della Arnm, che riguarda la Rete stessa [la sua pratica e teoria] e il complesso dei suoi interlocutori, confinati in un processo povero di proposte chiare, radicali, alternative allo stato di cose presente. Che la pratica municipale invece pone, ma che la politica nazionale non considera terreno di contraddizione fondamentale. Il cosiddetto «federalismo» in corso di definizione coinvolge il patto fondativo, costituente della convivenza civile [la stessa Costituzione]; ed esprime tutta la deriva statalista e neo-centralista della «devolution» regionale [in realtà il fantasma fedele, nelle regioni dei governatori, della mancata secessione in piccoli stati] e del presidenzialismo [premierato forte] a livello nazionale. A questo, il Nuovo Municipio contrappone innanzi tutto il federalismo reale in atto nei territori e nelle istituzione concrete dei comuni, e pone la questione generale di un riconoscimento, di una statuizione ulteriore, del municipalismo, dell’autogoverno dal basso, come struttura fondante della democrazia: un «nuovo paradigma della democrazia», il governo articolato per territori e temi territoriali, cha ha radici storiche più profonde e prospettive di futuro più forti e legittime rispetto al nazionalismo imperante per tre secoli ed alla sua debolezza attuale nella globalizzazione. La prospettiva del municipalismo [federato, in reti] non solo si collega alle vertenze in corso per la difesa della finanza comunale e della autonomia municipale normativa e gestionale dei servizi, del wellfare [già di fatto a base municipale e intermunicipale / consortile], ma costituisce una proposta su temi centrali e discriminanti: la sovranità municipale e sociale, sul territorio, e nell’autogoverno delle politiche; il governo locale antigerarchico e di rete; la ricostruzione della cittadinanza; la creazione di economie di valorizzazione territoriale.

2.2 La sovranità nell’autogoverno e sul territorio
La sovranità municipale è intesa più in generale come diritto di sperimentazione di pratiche di autogoverno sulle varie politiche: dei beni pubblici, delle relazioni sociali, della formazione del capitale sociale, della gestione delle nuove economie. Utilizzando tutti gli spazi di legge e generando ciò che potrà essere nuova norma, a partire dalle azioni di ‘empowerment’ delle pratiche sociali che si esprimono in autonomia o anche nelle esperienze di «contromunicipio». La sovranità sul territorio si pone in particolare, per il Nuovo Municipio, come conoscenza, consapevolezza istituzionale e sociale, del patrimonio territoriale e come competenza e responsabilità della sua difesa e valorizzazione autosostenibile. Quando, invece si assiste ad un crescente consumo del territorio impiegato come risorsa nei processi espansivi ed in particolare, in questa fase, nella insensata infrastrutturazione: senza alcun riconoscimento del suo valore non negoziabile. Nel rapporto tra municipi e movimenti si manifesta l’unica resistenza, l’ unico riconoscimento della posta in gioco e l’unica denuncia della sottrazione mercantile, «per trenta monete», di un bene pubblico di cui è titolare il territorio sociale stesso. Questa inalienabilità del più essenziale dei beni pubblici è la base della sovranità territoriale, che deve essere riconosciuta anche formalmente al soggetto territoriale sociale e istituzionale di base; a partire dalla estensione delle pratiche di governo locale che decidano secondo una «razionalità orientata al territorio».

2.3 Il governo locale antigerarchico in rete
La dimensione «verticale» della relazione istituzione locale / soggetti sociali che si esprime nella pratica partecipativa, corrisponde anche, nella esperienza municipalista, ad una dimensione «orizzontale» antigerarchica nel governo del territorio ampio e dei sistemi territoriali. La molteplice attività in atto di reti intermunicipali mette in discussione ora, più sistematicamente, il potere sovraordinatore di Regioni e Province ; ed anzi propone un nuovo ruolo di «co-pianificazione» che si fondi su azioni di sostegno, generalizzazione, servizio, definizione di quadri e strumenti per le politiche nascenti dal municipalismo federato. Le nuove amministrazioni provinciali debbono divenire campo di verifica ed estesa attuazione di questo approccio. E il messaggio si deve estendere alle prospettive di ristrutturazione del ruolo delle Regioni [con riferimento alle prossime scadenze di rinnovo delle amministrazioni regionali e al generale dibattito sul federalismo].

2.4 Cittadinanza
Ancora il nodo centrale della democrazia partecipativa, il «nuovo paradigma della democrazia» nel cuore della proposta della Rete, costituisce la via principale alla ricostruzione della cittadinanza. La formazione dello spazio pubblico, la cessione di potere delegato, la cooperazione sociale nella gestione di beni pubblici e servizi pubblici sono la precondizione per rendere la cittadinanza formale diritto effettivo esercitabile. Proprio perché si dà questa pratica e prospettiva, la dimensione municipale diviene il terreno di sperimentazione di processi ulteriori di inclusione e di conquista di nuova cittadinanza. Innanzitutto, nella politica della immigrazione e nei confronti delle diverse culture. Le città, i municipi [nell’area mediterranea, in particolare] sono da sempre il campo del multiculturalismo, dello scambio interetnico; e anche ora, come si è visto, nel locale si manifestano le prime importanti esperienze in tal senso. Che vanno estese, difendendo il diritto a statuire e normare nelle autonomie questo accesso alla cittadinanza «delle diversità». Perché le città assumano ruolo riconosciuto di presa in carico non burocratica e poliziesca di questo fronte civile. Un discorso analogo va fatto su altri diritti civili [pure qui altre esperienze in corso, che in parte coinvolgono anche alcune Regioni]. La dimensione economica della cittadinanza riguarda inoltre il «reddito di cittadinanza», che appare sempre più come un passaggio necessario per una liberazione del tempo, per un riposta organica alla flessibilizzazione e precarizzazione del lavoro, e per una gestione pubblica e cooperativa dei servizi e della cooperazione nella «economia civica». Questa non appare una politica gestibile in termini universalistici, piuttosto comporta articolazioni territoriali, culturali, strutturali nei diversi contesti locali; e richiede cooperazione e partecipazione concreta dei soggetti nel processo solidaristico.

2.5 Nuove economie di valorizzazione territoriale
Una nuova democrazia partecipativa si realizza quando si possono mettere in discussione sostanziale le scelte di sviluppo dominati e dirette «da altrove»; il Nuovo Municipio nasce nel cuore dei movimenti e delle culture che cercano alternative [plurime] al mercato e al pensiero unico del neoliberismo; e sostiene i diritti di espressione autonoma e connesse a rete delle diverse economie e forme di civiltà, fondati sulle differenze, sui caratteri dei territori, sulle diversità dei luoghi. Si rifiutano quindi gli imperativi delle economia liberista e si riconosce inoltre la fine della città fabbrica, della organizzazione fordista della produzione, del territotiro e dello stato sociale. Si propone di andare oltre la difesa disperata a tutti i costi della fabbrica, dell’ultimo «posto di lavoro» nella industria in crisi; soprattutto, di rifiutare i tentativi di riproduzione del modello di sviluppo industrialista nelle aree «sottosviluppate» [questo sono stati, spesso, i «patti territoriali»]. In particolare, per il sud, come attuazione delle pratiche [e teorie] di un nuovo «pensiero meridiano». Nello stesso sindacato si manifestano posizioni «non lavoriste», nella medesima direzione di quel rifiuto; posizioni che contemporaneamente rifiutano la precarizzazione del lavoro e ricercano la attivazione dei capitali sociali produttivi territoriali. Si affacciano nei territori numerose esperienze di nuove economie fondate sui caratteri del patrimonio territoriale locale. Le esperienze in corso, a volte solo embrionali, stanno tuttavia «uscendo dalle nicchie», per assumere ulteriore estensione, e il significato di un progetto capillare di rilevanza generale: politiche della produzione e del lavoro che si fondano sul «valore aggiunto territoriale»; su un nuovo ciclo della valorizzazione territoriale. Essenziale il ruolo di politiche «non industriali». In particolare, il rilancio di una nuova agricoltura fondata sulle produzioni caratterizzate territorialmente, che incorporano il valore delle differenze qualitative dei luoghi di origine [Denominazione comunale, Prezzo sorgente, Tracciabilità del prodotto]; e il ruolo delle commercializzazioni alternative, del rapporto diretto tra produzione locale e consumo sociale [Gruppi di Acquisto e Reti e Distretti di Economie Solidali, altre forme cooperative]. Ma si danno anche indirizzi e interventi locali per una neo-industria che comporta una relazione col territorio; processi di produzione integrati ed ecocompatibili, fondati sulla riproduzione delle «risorse locali» e sul trattamento autosostenibile dei cicli della stessa produzione [energia, riciclaggio delle materie seconde]. Il ruolo dei municipi e delle reti municipali assume una grande importanza nel sostegno delle reti sociali di produzione e consumo; nella sperimentazione in atto e nella ulteriore indicazione di una proposta generale fondata sul locale. Ma anche e soprattutto nel costruire il rapporto tra produzione e gestione sociale / municipale dei beni pubblici [acqua e energia, innanzitutto] e tra produzione e welfare municipale.

Proposta dei temi per l’assemblea
3.1 Questi temi, fondamentali e prioritari nel programma della Rete nell’ attuale contesto, sono proposti alla discussione dell’assemblea aperta, riconducendoli a tre aggregati che corrispondono al lavoro di tre commissioni tematiche che hanno sviluppato e raccolto altri contributi e sui cui riferiscono in sintesi i tre relatori responsabili [che sono non a caso amministratori e operatori diretti su queste questioni]: federalismo municipale, reti di governo locale e sovranità sul territorio , sui diritti di cittadinanza, verso nuove economie di valorizzazione territoriale.

3.2 Dall’assemblea al progetto tematico
Oltre la discussione in assemblea, si propone che queste tematiche fondamentali divengano programma operante nel prossimo periodo della vita della Rete, per nutrire l’elaborazione e le proposte di azione nei laboratori e nei Nodi della Rete, e per comunicare e interferire con il contesto sociale e politico, mediante seminari, gruppi di lavoro, confronti ed azioni o campagne coordinate. Questa nota programmatica propone però anche che, proprio sui temi prioritari si definiscano l’organizzazione interna e gli incarichi direttivi o esecutivi dell’Associazione; indicazioni di persone [e delle relative strutture] per assumere responsabilità sugli stessi temi e sulle iniziative emergenti. A fianco di questi temi, si tratterà di definire altre responsabilità relative a quelle strutture di supporto tecnico o operativo / strumentale che sono state proposte nei recenti Direttivi della Rete [e dalla Presidenza in particolare]: sulle pratiche partecipative, per la informazione / schedatura di altre buone pratiche, per l’aiuto tecnico alla certificazione su rilevanti operazioni [DeCo, Impronta ecologica, ecc] ed alla attuazione dei programmi europei.
a cura di Giorgio Ferraresi, coordinatore della commissione sul programma