12 giugno 2003

Occuparsi. Al Tufello
Nuove occupazioni di case a Roma

di E.V.


"Cerchi casa? Sei matto, occupala!". Negli ultimi tempi, dalle parti dell’università di Roma, a San Lorenzo, ci si può imbattere in uno di questi curiosi annunci che fanno la parodia a quelli delle agenzie immobiliari. La firma è "Action", strambo acronimo che sta per "Agenzia comunitaria diritti". Ed è, forse, la più importante campagna sociale dei Disobbedienti romani.
Action ha conquistato le cronache cittadine [e non solo] per una serie impressionante di occupazioni, soprattutto abitative: ben otto, negli ultimi mesi. Alcune temporanee, a carattere simbolico e di denuncia della drammatica situazione cittadina; altre, invece, più stabili, in cui si fa sempre più concreta la possibilità di un esito positivo. L’ultima della serie si è presentata con un tocco di auto-ironia: "Astra la victoria!", si legge sul manifesto di benvenuto all’entrata della palazzina di viale Jonio 209, nel popolare quartiere del Tufello, Roma est.
È l’ex cinema Astra, di cui è proprietario il produttore cinematografico De Laurentis. Il locale è stato abbandonato circa dieci anni fa, nel mezzo di costosi lavori di ristrutturazione che l’avrebbero trasformato in una moderna multisala. Ma l'immobile comprende anche undici grandi appartamenti e una manciata di locali destinati a servizi e attività commerciali. Un vero gioiello, strappato all’incuria e alla speculazione da decine di studenti, migranti, famiglie, single che hanno deciso di non essere più spettatori, nella "città globale".

Case per cittadini globali

Da circa un mese, un cuore nuovo batte in questo pezzo di città, che, tra i lotti popolari anni quaranta, i bar e gli angoli più nascosti, mantiene ancora viva una memoria ribelle. Fin dalle origini, durante il fascismo, gli insediamenti abitativi accolsero un gran numero di espulsi dal centro storico a causa delle politiche urbanistiche del regime fascista. Nacque così una esperienza sociale e politica di decenni: dall’insediamento dei partiti storici della sinistra, ai movimenti e gruppi degli anni settanta, attivi soprattutto sulle autoriduzioni, sui sevizi sociali e sulla casa, fino alla storia recente degli spazi autogestiti. Un esempio: nella zona che va dal Tufello alla Nomentana si possono contare sei esperienze iscrivibili alla storia ricca e complessa dei centri sociali romani.
La storia di Action prova a raccontarcela Fabrizio Nizi, che da anni si dà da fare nelle battaglie per il diritto alla casa: "Erano da poco nate le ‘tute bianche’, movimento che provava a ripensare il conflitto sociale nell’epoca della globalizzazione – racconta Fabrizio – Ci interessava declinare il tema, troppo spesso evocato genericamente, del reddito di cittadinanza in differenti soluzioni concrete: i servizi, il lavoro, la casa. Ci accorgemmo presto che, sul tema della casa, avevamo una maggiore capacità di iniziativa e di conflitto".
Due sono le innovazioni, a confronto con le occupazioni "storiche" dei sessanta e settanta: l’idea che il diritto alla casa va compreso in un quadro universale di diritti di cittadinanza, e la dimensione locale, nella forma della comunità aperta e solidale, come sperimentazione di una nuova idea di spazio pubblico.
Continua Fabrizio: "Si trattava di ripartire dagli ‘invisibili’, cioè dai soggetti sociali più colpiti dai meccanismi del mercato, e per noi questo significò una rivoluzione culturale. Abbandonammo definitivamente ogni tentazione ‘sindacalista’, o politicista, di rappresentanza, e assumemmo il significato innovativo, prima di tutto sul piano umano ed esistenziale, della sfida: la casa come primo dei diritti che misurano la dignità di ogni persona".
Così, si va oltre i confini ormai stretti delle componenti più giovanili e ci si misura con intelocutori sociali più ampi, ma anche più difficili: prima nasce il Dac [Diritto alla casa] e in poco tempo, grazie allo sportello informativo sulla casa a San Lorenzo, centinaia di persone entrano in rapporto con il movimento. Si arriva alla prima, tangibile vittoria: dopo tre anni di lotte, e diverse occupazioni, il comune di Roma acquista un immobile abbandonato, di proprietà dell’Aeronautica militare, a Cinecittà, e lo assegna a sessanta nuclei familiari, cifra destinata a raddoppiare quando sarà terminata la ristrutturazione completa del palazzo. Spiega Fabrizio: "Quella vicenda ci ha segnato, abbiamo davvero cominciato a ragionare sul concetto di comunità, ampia, aperta, che oltrepassi i confini tradizionali, sia a proposito di composizione sociale che di organizzazione. Il ‘senza casa’ non era più un individuo legato ad un’istanza specifica e separata da altre e a cui qualche ‘rappresentanza’ doveva fornire una soluzione, ma un soggetto leso in uno dei suoi diritti, e in un contesto di relazione territoriale e sociale. Action prova a sviluppare questo ragionamento, questa esperienza, inserendo la battaglia del diritto alla casa dentro la cornice dell’universo dei diritti di cittadinanza, ritessendo i legami delle comunità locali".

Una magia: la cartolarizzazione

A un certo punto, Action si è trovata naturalmente a fare i conti con una parola magica, cara al ministro Tremonti quanto all’ex premier D’Alema, [padre poco nobile della legge]: cartolarizzazione. "Da circa cinque anni – spiega Fabrizio - c’è un’evoluzione significativa delle politiche di privatizzazione e svendita dei beni pubblici: con il pretesto di fare cassa e di contrastare il deficit pubblico, si è proceduto alla trasformazione in credito, e quindi in denaro, dei patrimoni degli immobili pubblici, soprattutto degli enti previdenziali [Inpdap, Inail]".
Fino ad ora, questo processo ha interessato circa 120 mila unità immobiliari, 90 mila delle quali appartamenti di abitazione. E la gran parte del patrimonio a rischio cartolarizzazione si trova a Roma [circa l’80 per cento] e a Milano.


"Dietro l’estetica fredda dei numeri – dice Fabrizio- si sta muovendo un’operazione gigantesca di saccheggio dei beni pubblici, che porta la firma delle più grandi società finanziarie multinazionali: Morgan Stanley, Carlyle, Banca Intesa, Banca di Roma e tante altre. Ecco perché lottare per il diritto alla casa, ora vuol dire lottare per la difesa dei beni comuni in generale, come l’acqua e la terra".
Ora il governo Berlusconi si appresta ad accelerare la svendita, avviando la cartolarizzazione sia del patrimonio statale restante [Poste, ministero della difesa, demanio pubblico] che di quello privato. Fabrizio descrive così gli effetti sociali di questo processo: "Si calcola che circa il 20 per cento degli attuali inquilini, quelli che non potranno acquistare gli appartamenti, saranno lentamente ma inesorabilmente cacciati dalle loro case attraverso l’aumento periodico dei canoni d’affitto; si calcola che gli aumenti saranno in media del trenta per cento. Inoltre, la nuova legge riduce drasticamente il termine di proroga del contratto d'affito per l'inquilino che decide di non acquistare
l'appartamento.Una vera e propria guerra sociale combattuta con le armi della finanza: questa è la posta in gioco, ossia le politiche economiche appaltate direttamente ai meccanismi del profitto e della rendita privata".
In questo scenario drammatico vi sono piccole ma diffuse resistenze, che cinvolgono i nuovi cittadini metropolitani: migranti, studenti, precari e singoli stufi di pesare sulle spalle della famiglia.
Dice Fabrizio: "Da alcuni mesi, abbiamo promosso la costituzione di consulte municipali, composte da associazioni, comitati di quartiere e istituzioni locali, che sperimentano forme nuove di partecipazione e di soluzione al problema abitativo, sia pubblico che privato. Le forme le troveremo insieme alla società civile, incalzando le amministrazioni più prossime ai cittadini ad una assunzione di responsabilità". Alcuni segnali già esistono: l’occupazione di via dei Reti, a San Lorenzo, è andata a buon fine grazie ad un accordo tra occupanti, proprietario e comune, che prevede, oltre ad un canone concordato, un contributo del comune [in base al reddito familiare] in grado di abbattere ulteriormente i costi dell’affitto.
Torniamo all’ex cinema Astra. Si è fatta sera e due assemblee affollate si dividono lo spazio delle riunioni: da una parte si discute del destino degli appartamenti, dall’altra decine di associazioni provano ad immaginare come utilizzare le sale del cinema per aprire spazi sociali e culturali per il quartiere. Appese alle pareti, comunicazioni interne scritte in più lingue: assemblee pubbliche, incontri con comitati, feste di finanziamento e riunioni con il municipio locale. Il bene comune è al lavoro.