24 febbraio 2005

Le trentacinque giornate. Milano da togliere il fiato
di G.S.

Tira proprio una cattiva aria a Milano. Il primo dell'anno, nonostante il traffico fosse ridotto per le ferie, le polveri velenose hanno
superato in via Juvara, nel cuore della città, 200 microgrammi per metro cubo contro un limite di 50. È iniziato così, il 2005, anno in cui sono entrate in vigore le nuove regole dell'Unione europea sull'emissione di polveri sottili, nel comune di Milano.
Il capoluogo lombardo si è giocato tutti i trentacinque giorni di superamento dei limiti concessi dalla normativa. La Commissione
europea ha scelto la tolleranza zero contro le polveri sottili. «Abbiamo l'intenzione e l'obbligo di garantire il rispetto di questi limiti», hanno spiegato dall'Ue. Le possibilità che l'Italia possa chiedere ed ottenere una deroga straordinaria per far fronte agli attuali problemi di varie città che hanno già superato il bonus-inquinamento garantito dalla direttiva sono nulle: «Per il momento nulla dimostra che l'Italia sia in una posizione che gli permetta di derogare alla direttiva», ha affermato il commissario europeo all'ambiente, Stavros Dimas.
E così, il 14 febbraio scorso, proprio due giorni prima dell'entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, il consiglio comunale meneghino si è trovato ad affrontare la spinosa questione del traffico. A sorpresa, assenti molti consiglieri della maggioranza di destra che sostiene il sindaco Gabriele Albertini, il consiglio ha approvato una mozione del centrosinistra che chiede la chiusura del centro storico alle automobili e prende atto dello «scarso impegno messo in atto dal sindaco e dalla giunta nell'attuazione di politiche di sviluppo della mobilità sostenibile». Il giorno dopo, Albertini ha esclamato: «Il centro non lo chiudo, se volete cercatevi un altro sindaco». Poi, ha sostenuto che «gli sforzi, il profondere di risorse ed energie di Milano per arginare lo smog sono inutili se non si capisce che questo problema riguarda tutta la pianura padana. Servono risposte a tutto campo: interventi legislativi, tecnici, fiscali».La città, la sua amministrazione comunale, è veramente impotente di fronte all'avvelenamento dell'aria e alle morti di caldo e di cancro? «In parte è vero che la pianura padana, e le sue caratteristiche metereologiche complicano la situazione - spiega Andrea Poggio, presidente di Legambiente Lombardia - Insomma, noi non abbiamo il 'ponentino', il vento che c'è a Roma e che porta via lo smog. Semmai, però, questo è un motivo per prendere la questione di petto». «Milano soffre il suo hinterland - prosegue Poggio - La città ha un milione e 500 mila abitanti, ma di giorno entrano 3 milioni e 800 mila persone dai centri circostanti». E per arrivare in città, si utilizza l'automobile. Non ci sono alternative.
Le autostrade arrivano proprio all'inizio dell'area metropolitana [la nuova Milano-Brescia si ferma a nord di Milano, come la strada
pedemontana] e la tangenziale gira attorno alla città. «Non si investono soldi per la città», spiega Poggio. Albertini è l'unico sindaco d'Italia che è anche commissario straordinario per il traffico. Ciò, ha spiegato il presidente del consiglio nel suo decreto di proroga della nomina fino alla fine del 2005, per «assicurare il completamento delle iniziative già intraprese», cioè alcune opere di prolungamento della metropolitana e il misterioso «vigile elettronico».
Tuttavia, questo strano animale amministrativo, metà sindaco e metà commissario straordinario, non è riuscito a fare approvare il piano urbano del traffico, per contrasti nella maggioranza che lo sostiene. «Negli ultimi quattro anni il bollino blu, la sostituzione di alcuni mezzi inquinanti e il controllo dei riscaldamenti domestici hanno in parte alleviato la situazione - afferma Poggio - Ma non è
abbastanza. E l'emergenza di questi giorni era ampiamente prevista, il fatto che gli amministratori locali si facciano vederesorpresi è ridicolo». Nei giorni scorsi, un'anticipazione di un rapporto Sidria [Studi italiani sui disturbi respiratori nell'infanzia e l'ambiente] che verrà diffuso a maggio ha rivelato un dato inquietante: un bambino che vive in una zona dove il traffico è continuo, ha il sessanta per cento di possibilità in più di ammalarsi rispetto a un suo coetaneo che abita in una zona a bassa circolazione. Inoltre, dall'Istituto dei tumori fanno saperi che le polveri a Milano provocano ogni anno 6100 bronchiti acute e oltre 5500 attacchi di asma in più tra i bambini.
Mario Agostinelli è stato segretario della Cgil lombarda. Poi è tornato a lavorare all'Enea, dove ha elaborato uno studio sulla mobilità sostenibile che prevede la riconversione di parte dell'Alfa di Arese per sperimentare il combustibile a idrogeno [Carta 2004 n. 43]. Adesso si candida alle regionali come capolista indipendente di Rifondazione comunista. «Albertini sbaglia quando afferma che l'inquinamento dell'aria a Milano dipende dalla pianura padana - spiega Agostinelli - Ciò potrebbe essere vero se parliamo di anidride carbonica. Ma stiamo discutendo di poveri sottili, che sono strettamente connesse al traffico cittadino e ai combustibili fossili che alimentano i motori». L'analisi dell'Enea, ridisegna la mobilità della città attraverso l'utilizzo di bio-combustibili, metano e idrogeno. «Per i veicoli leggeri, questi combustibili si possono già usare - continua Agostinelli - Al momento necessitano di rifornimenti continui, ma in città, si può creare una rete di distribuitori di idrogeno. Non è vero che la città non può affrontare questo problema, come dice Albertini. Al contrario, la città è il luogo privilegiato per evitare che circolino auto inquinanti. Gli amministratori non devono fare i vigili. Devono fare un progetto a medio-lungo termine che sviluppi le nuove tecnologie, razionalizzi il trasporto su ferro creando piazzole dove si scambiano le merci [essenziali in un momento in cui la logistica e il 'just in time' la fanno da padrone] e porti all'abbandono dei combustibili fossili. I passaggi graduali da fare sono il metano, i bio-combustibili e l'idrogeno prodotto da fonti rinnovabili. La soluzione a questo problema è il tema più rilevante del secolo appena iniziato. Ne sono sicuro».