17 febbraio 2005

Prove di urbanistica 'creativa' a Mentana (Roma)
di Paolo Berdini

La storia è questa: un terreno agricolo viene destinato a edificazione dall'amministrazione comunale. Lo stesso giorno, non appena incassata la variante, la proprietà vende allo stesso comune una parte di quel terreno facendoselo pagare per il valore edificabile.
Insomma, la proprietà aveva un bene il cui valore era di 10 euro al metro quadrato, il comune lo valorizza con una variante urbanistica e lo acquista a 100 euro al metro quadrato. In una sola giornata si è beneficiato di una rivalutazione del 900 per cento!
Molti di voi penseranno che siamo di fronte a una truffa. In realtà siamo di fronte a uno degli esempi della «nuova» urbanistica
contrattata. La vicenda parte da Mentana, un comune della prima cintura metropolitana romana, e dunque investito dalle dinamiche della capitale: in dieci anni il comune è passato da 14.440 abitanti a 16.200, con un incremento del 13 per cento.
A noi viene da pensare alle tante vite costrette a lunghe ore di pendolarismo per andare a lavorare a Roma. La speculazione edilizia e le amministrazioni «amiche» devono avere invece fiutato il grande affare. Una società immobiliare proprietaria di 16 ettari di terreno agricolo [un campo di calcio misura circa un ettaro] propone al comune uno dei tanti programmi dell'urbanistica neoliberista in cui, in cambio della possibilità di realizzare circa 120 mila metri cubi [1.500 nuovi abitanti], avrebbe realizzato una serie di opere nell'esclusivo interesse dei cittadini.
Siamo vicini a una zona abusiva che si chiama «Casali di Mentana»: la proprietà, presa da un irrefrenabile slancio sociale, afferma di impegnarsi alla cessione di oltre 6.660 metri quadrati di terreno per realizzare i servizi pubblici mancanti. Il prezzo per la cessione di questo terreno è riportato nei documenti che accompagnano la proposta e che il comune di Mentana ha approvato nei giorni delle trascorse feste natalizie: 98 euro al metro quadrato, e cioè il valore di un terreno edificabile. Il comune aveva il dovere di acquisire il terreno al prezzo agricolo, 10 euro al metro, appunto, perché quella era la destinazione reale dell'area. Invece con una mano valorizza e con l'altra regala 652.680 euro alla speculazione edilizia!
Ma non finisce qui. La proprietà, evidentemente insoddisfatta del proprio senso civico, fa un'altra proposta: decide di cedere al comune sette ettari di terreno su cui affiorano i resti dell'antica città di Nomentum. Per il suo valore storico-testimoniale, il terreno è vincolato dalla Soprintendenza archeologica: il suo valore di mercato non è dunque superiore a 5 euro al metro quadrato. Perché stare a spaccare il capello, si saranno chiesti gli amministratori di Mentana? Diamo ai proprietari 15 euro al metro quadrato e non se ne parli più. In questo caso la valorizzazione è stata «solo» di tre volte, ma se la moltiplichiamo per l'estensione del terreno, i privati incassano circa due miliardi delle vecchie lire.
Altro che regalo alla popolazione. I privati guadagnano subito tre miliardi delle vecchie lire e otterranno poi i proventi della costruzione di un quartiere di 15 mila abitanti. Le proteste dell'opposizione non hanno fermato la scandalosa proposta: siamo da tempo entrati in una fase in cui la legittimazione democratica viene scambiata per l'arbitrio, infischiandosene delle regole. E proprio in questi giorni la camera dei deputati sta discutendo la riforma del governo del territorio voluta da Forza Italia, alla cui base c'è proprio la filosofia che l'omologa amministrazione comunale di Mentana ha applicato al caso specifico: privare le amministrazioni pubbliche degli strumenti per governare il territorio e lasciare campo libero alla peggiore speculazione fondiaria. La chiamano modernità.