24 febbraio 2005

Biciclette e autobus ibridi. Ferrara si muove senza fretta
di E.V.

Visto da Ferrara, il protocollo di Kyoto sembra quasi una lista generica di buone intenzioni «ecologiche». Da queste parti, le politiche sul
risparmio energetico, sulla tutela ambientale e sulla mobilità sono diventate stile di vita quotidiano, consumo consapevole e buona
amministrazione. Basta andare in giro per la città e osservare le migliaia di biciclette in perenne movimento, che, da sole,
rappresentano il 25 per cento della mobilità totale.
Alessandro Baratti è assessore all'ambiente, energia, mobilità, trasporti, viabilità e piste ciclabili, oltre ad essere il presidente del
coordinamento nazionale Agenda 21 Italia [il programma dell'Onu sullo «sviluppo sostenibile» delle città, promosso all'inizio degli anni novanta].
«Il Protocollo ha un grande valore politico e simbolico - spiega Baratti - In realtà, per quanto riguarda il nostro paese, ci sono molte regioni che ancora devono varare i piani energetici regionali, che fanno riferimento ad una legge nazionale approvata nel 1990. Questo per dire, che già esistevano strumenti normativi in grado di 'aiutare' le amministrazioni nelle politiche di risparmio energetico e di tutela ambientale».

Piste ciclabili e caldaie a metano

Ferrara si trova al centro del bacino padano, un'area geografica a rischio sia dal punto di vista delle risorse idriche che della
concentrazione di inquinanti atmosferici. «Per queste ragioni - continua Baratti - il nostro comune è stato, da sempre, 'costretto' a misurarsi con il problema della gestione delle risorse energetiche. L'amministrazione ha lavorato principalmente attorno a due filoni: il primo è l'uso 'civile' del riscaldamento: il 90 per cento delle caldaie private sono alimentate dal metano; il resto, 4 mila metri cubi di abitazioni, funzionano grazie al tele riscaldamento. In questo sistema, il calore sprigionato dagli inceneritori di rifiuti riscalda l'acqua che, attraverso, un sistema di conduzioni, giunge alle abitazioni della città. Il secondo settore di intervento riguarda la mobilità: abbiamo allargato la zona di protezione del centro storico, raddoppiando l'estensione della zona a traffico limitato; inoltre, abbiamo messo un pedaggio per scoraggiare ulteriormente l'ingresso nelle zone centrali della città. In secondo luogo, abbiamo avviato un piano ciclabile che collega il centro storico alla periferia attraverso una serie di piste radiali lunghe circa 5 chilometri. Nel piano del traffico cittadino, abbiamo inserito un capitolo specifico che si chiama Biciclam».
Negli ultimi anni, il parco mezzi dell'azienda di trasporto municipale è stato rinnovato completamente, introducendo veicoli «ibridi» che vanno sia a metano che ad elettricità. «In questi veicoli - continua l'assessore - una microturbina a metano carica le batterie del mezzo, e queste, a loro volta, alimentano anche l'aria condizionata e il riscaldamento. Inoltre, proprio in questi giorni, il comune, a partire da un progetto presentato da un imprenditore locale, ha messo a punto un sistema di filtri che abbatte fino al 99 per cento l'emissione delle polveri sottili dei bus più vecchi».

Il trasporto pubblico smantellato

Si tratta, dunque, di un sistema integrato di mobilità, che valorizza il trasporto a bassissimo impatto ambientale ed energetico. Un
modello del genere è immaginabile in una grande città? «È difficile pensare a un modello universale - risponde Baratti - Sicuramente esiste una specificità italiana, che rende il nostro paese arretrato rispetto a tutte le altre esperienze europee, e non solo. Spesso si è detto che la presenza di una grande industria dell'auto, di per sé, ha influito negativamente sulle politiche pubbliche di trasporto. È un ragionamento che non regge se guardiamo agli altri paesi del nostro continente, dove accanto ad una grande industria automobilistica si è affermato un 'primato' del diritto alla mobilità, inteso come bene pubblico. Il nostro ritardo è pauroso, se ci confrontiamo con la qualità e la quantità degli altri sistemi di trasporto pubblico europei: metropolitane, autobus, tranvie. Ma lo scarto si misura su un'idea complessiva di mobilità: solo in Italia, ad esempio, l'uso della bicicletta viene associato esclusivamente alle città di piccole e medie dimensioni; in Europa, non è mai stato così».
Negli ultimi anni, la tutela della salute e dell'ambiente, almeno formalmente, ha conquistato il primo posto nell'agenda politica di
tantissime amministrazioni cittadine, spesso a prescindere dal loro colore politico. Una consapevolezza diffusa che si scontra conun
sistema nazionale di mobilità, sia privata che commerciale, centrato sul trasporto su gomma.
«Nel nostro paese - continua Baratti - abbiamo una media di circa settecento auto ogni mille abitanti; nel resto d'Europa, la media
scende attorno a cinquecento. Lo scarto nasce alla fine degli anni sessanta: i governi di allora indirizzarono il sistema produttivo italiano verso una crescita senza qualità del trasporto privato, smantellando un sistema di mobilità pubblica [filobus e tranvie] ereditato dal dopoguerra. In altri paesi, come la Germania e l'Austria, si sceglieva la direzione opposta, ammodernando e sviluppando i mezzi di trasporto 'sostenibili' e a basso consumo energetico. Anche la nostra regione, che vanta una grande tradizione di civiltà e di diritti, per molti anni ha privilegiato i bilanci finanziari delle aziende di trasporto pubblico al posto della qualità del servizio. A pochi interessava se quel bus transitava ogni dieci o venti minuti: in fin dei conti, pensava qualcuno, questi mezzi vengono utilizzati da un'utenza 'debole', poco 'produttiva': anziani, studenti, e, ora, immigrati. Ma una nuova consapevolezza si sta affermando - conclude l'assessore - Le direttive europee, i trattati internazionali, ma soprattutto la sensibilità dei cittadini stanno imponendo, faticosamente, il tema del diritto ad una vita meno forsennata. Il contributo della nostra città è sotto gli occhi di tutti».