17 febbraio 2005
Cosenza. Municipi molto accoglienti
L'incontro di Cosenza sui rifugiati
di Christian Tucci (*)Se un bel gruppo di amministrazioni comuna li si riunisce, a Cosenza lo scorso 22 gennaio, per discutere di rifugiati, evidentemente la questione non è astratta, ma è arrivata alle porta di casa. L'incontro era promosso dall'associazione «La Kasbah» in collaborazione con il comune di Cosenza e con l'Università della Calabria e vi si discuteva degli sconvolgimenti politici e delle diffuse violazioni dei diritti umani in diverse parti del mondo, che hanno appunto causato, nell'ultimo decennio, un notevole aumento delle richieste di asilo in Europa.
Il fatto è che il diritto all'asilo politico è espressamente riconosciuto dall'articolo 14 della Dichiarazione dei diritti fondamentali dell'uomo del 1948, che sancisce l'obbligo degli stati di «garantire agli esuli forme di protezione ed assistenza», e inoltre in Italia questo diritto è garantito dalla Costituzione [articolo 10]. Ma, come è noto, è evidente, anche dagli interventi normativi che recentemente hanno disciplinato la materia, la tendenza a smantellare i diritti fondamentali dei rifugiati.
Il decreto di attuazione della Bossi-Fini in materia di diritto di asilo, pubblicato lo scorso 23 dicembre, di fatto, nega ogni tutela ai
richiedenti asilo in Italia. L'adozione di una procedura semplificata, il trattenimento dei richiedenti asilo nei centri di identificazione, la negazione del diritto di difesa attraverso la previsione di un diritto di ricorso non sospensivo, comportano la cancellazione del diritto di asilo.
All'incontro cosentino hanno partecipato diverse amministrazioni meridionali [Agrigento, Badolato, Cosenza, Crotone, Grottaglie, Isola Capo Rizzuto, Manfredonia, Matera, San Pietro Vernotico, Trepuzzi] che fanno parte del sistema nazionale di protezione dei richiedenti asilo e rifugiati, ex-Pna [Programma nazionale asilo]. I comuni hanno lanciato la proposta di un coordinamento, chiamato «Città dell'asilo», che promuova un modello di accoglienza solidale, in opposizione alla politiche governative . La rete dei comuni, attraverso un documento ufficiale, ha anche deciso di proporre all'Anci, una serie di proposte che garantiscano le misure minime di protezione dei richiedenti asilo e rifugiati.
Obiettivo del coordinamento sarà favorire lo scambio di informazioni ed esperienze tra università, enti locali, associazioni e quanti si impegnano quotidianamente a tutela dei rifugiati. Va in questa direzione l'impegno dell'Università della Calabria per il riconoscimento dei titoli di studio dei richiedenti asilo; un modo concreto per rendere effettivo il diritto alla formazione universitaria. Ada Cavazzani, docente di sociologia a Cosenza, ha messo l'accento «sulle politiche governative inadeguate, che costringono le amministrazioni locali a sperimentare forme 'creative' d'accoglienza dei rifugiati». «La formazione degli operatori che si occupano dei richiedenti - ha detto Cavazzani - deve rispondere ai bisogni dei rifugiati ospitati nelle varie strutture». L'Università della Calabria ha fatto un primo passo, offrendo accoglienza alle persone che intendono proseguire gli studi lasciati incompiuti nel paese d'origine.Salvare i rifugiati dalle questure
Non tutto fila liscio, però: la presentazione delle domande d'iscrizione, ad esempio, deve passare al vaglio del consolato del paese di riferimento, e spesso si perde nei vicoli ciechi della burocrazia. L'università intende aggirare l'ostacolo proponendo l'autoertificazione del titolo di studio - da sottoporre al consiglio d'amministrazione - per permettere agli esuli una maggiore facilità d'iscrizione.
Franco Piperno, assessore del comune di Cosenza, ha raccontato gli interventi dell'amministrazione a favore dei migranti: il diritto di voto consultivo [a livello comunale e circoscrizionale], il riconoscimento di luoghi di culto e di aggregazione, e, infine, la concessione della cittadinanza onoraria ai rifugiati presenti sul territorio municipale, «per ribadire l'orgoglio di ospitare delle persone che hanno lottato per le proprie idee nella nostra città».
Piperno ha proposto una giornata di mobilitazione contro il Cpt di Crotone, per «manifestare la nostra indignazione verso le pratiche di espulsione che non tutelano il diritto di accoglienza garantito dall'art.14 della Dichiarazione universale dei diritti umani e per evitare il rischio che tali pratiche appaiano agli occhi dei cittadini come normale e legittima prassi».
Alessandro Gordano, dell'associazione culturale multietnica «La Kasbah», che gestisce la Casa dei migranti, ha mostrato i limiti tecnici e politici dei progetti d'accoglienza, a partire dal rapporto con le questure: «Soltanto il decentramento amministrativo delle pratiche eviterebbe perdite di tempo ed attese odiose e interminabili per i migranti», ha detto Giordano. «La legge, inoltre, vieta l'inserimento lavorativo prima dell'ottenimento dello status di rifugiato, impedendo qualsiasi progetto di autonomia personale». Su questo tema, il comune di Ancona ha lanciato una provocazione interessante, aprendo le liste di collocamento a tutti i rifugiati. Gordano, infine, ha parlato della «vergogna delle strutture di detenzione per rifugiati [Cpa], istituite dalla recente modifica della Bossi-Fini, che impediscono il coinvolgimento attivo dei rifugiati nei progetti d'accoglienza».
Su un punto, operatori, amministratori e associazioni hanno deciso di dare battaglia: il governo ha partorito una legge inesistente, che nega qualsiasi tutela e speranza ai rifugiati.*Associazione culturale multietnica «La Kasbah»