9 dicembre 2004

Pisa. Progetto finestre, una 'autocasa' dello studente
Reportage e foto di Dario Orlandi e Serena Wiedenstritt

Una bicicletta rossa si infila nel portone di via San Lorenzo 26. Pisa, domenica sera di novembre, quando inizia a fare freddo davvero. Sopra il portone sventolano due bandiere rosse. Nel corridoio che porta al giardino-cortile della casa, le pareti sono tappezzate di giornali: una vecchia Repubblica ingiallita dell’aprile '93 [«Vergogna, Craxi assolto»], tutto quello che si dice e non si fa sull’emergenza casa in Toscana, le cronache degli ultimi assalti di Forza nuova. I ragazzi e le ragazze del San Lorenzo, sono quasi tutti lì, vicino alla stufa. Mentre la città di Pisa si divide fra pisani e studenti fuorisede, che piombano stanchi come pendolari alla stazione centrale e trascinano i trolley lungo i marciapiedi, qui è casa. Sulla stufa c’è l’acqua per il the, intorno ai tavoli si gioca a dama o a carte, una chitarra e un libro da leggere, la legna per ricaricare la stufa. Le note della chitarra a tratti si perdono, colpa di seghetto e trapano: «Di là stanno riparando la porta della cucina. C’è sempre qualcosa da sistemare e ne approfittiamo nel fine settimana», spiega Massimiliano «il nonno». Del resto, una casa rimessa a posto in un mese e venti giorni – dopo cinque anni di abbandono - dà il suo bel da fare. Eppure, ci sono già le stanze, le camere, la cucina, i bagni, la sala computer, quella per le proiezioni e le assemblee. E poi ci sono tutti i progetti. Ma andiamo con ordine: «Noi siamo qui per il progetto Finestre – dice Massimiliano – e non solo per non pagare un affitto assurdo, come sono costretti a fare tutti gli altri. Il nostro obbiettivo è dimostrare che l’auto-recupero è possibile, che esistono soluzioni all’emergenza casa alternative alle politiche speculative degli affitti. Non si pùo accettare che camere e miniappartamenti vengano affittati a prezzi da strozzini, quando ci sono centinaia di metri quadri liberi. Qui, prima, c’era la sede del Cnr e l’immobile era di proprietà di un ordine religioso; cinque anni fa, la scuola superiore Sant’ Anna di Pisa lo compra, il Cnr si trasferisce e lo spazio rimane disabitato. Siamo partiti con una breve occupazione simbolica, a primavera, per dare inizio al progetto ‘Finestre, come prendere casa senza passare dalla porta degli affitti’. E pensare che l’affitto concordato, qui a Pisa, esiste già, peccato che lo applicano in sette affittuari, sette di numero: gli altri sono in nero o comunque a prezzi insostenibili. Il primo di ottobre perciò abbiamo occupato».

Casa occupata e arredata

Al pian terreno, cucina e bar; al primo piano, le camere, quasi tutte soppalcate. Doppie e triple con la rete e il materasso, qualcuna già arredata: quella di Mike è la meglio sistemata, con il libro aperto sul tavolo, muta da sub e pinne appese ai tubi innocenti del soppalco, la libreria di saggi, testi universitari e narrativa, tanta politica, per terra il parquet che non è quello dell’Ikea. In quasi tutte le stanze ci sono già i libri – sono quasi tutti studenti, qui - in una c’è anche la X-Box, stazione per videogiochi; che come attrazione fa concorrenza alla stufa. Al secondo piano dormono le compagne. Un paio di stanze mansardate: il salottino, dove andranno gli armadi, è già dipinto di giallo e lilla, ma bisogna ancora finire di metterci le mani. Già ben schierati, invece, gli «utensili» da ragazza: specchi, il beauty case, il maialino di peluche rosa sul cuscino. In via San Lorenzo 26 ci abitano Massimiliano e sua sorella Giuliana, Mike e Said, insieme ad un’altra quarantina di persone, un’altra quarantina di progetti. Sistemata [o quasi] la parte abitativa, si pensa agli spazi sociali: una camera oscura, la foresteria per gli immigrati e per i pendolari, un asilo popolare. Continua Massimilano: «L’ amministrazione parla di privatizzare gli asili? E noi facciamo un asilo popolare. Magari non subito, forse a primavera, quando potremo sfruttare anche il giardino, dove alcuni bimbi del quartiere hanno già fatto la festa di compleanno; una ragazza che vive qui ha già lavorato con i bambini, un’altra ha già fatto un laboratorio di teatro. E allora perché non usare queste competenze per la città, per i vicini? Con lo stesso principio abbiamo tirato su il San Lorenzo: ormai siamo diventati tutti un po’ elettricisti, idraulici e muratori. Abbiamo riparato gli intonaci, imbiancato, ripristinato gli scarichi e allestito tutti gli spazi per vivere, ora stiamo cercando di far funzionare il riscaldamento. Questo per quanto riguarda i lavori comuni. Le stanze, poi, ognuno le cura secondo il proprio gusto e tempo». A primavera faranno anche l’orto, perché in cucina si cucina davvero, turni di due persone ai fornelli a pranzo e due a cena, una spesa settimanale di 15 euro a testa, e la domenica, festa grande: ci si può imbattere anche in un cacciucco della miglior tradizione livornese. Se poi c’è da festeggiare un compleanno, lo chef si inventa anche il tiramisù. Una volta al mese - per migliorare i rapporti con il vicinato - c’è la festa-evento per autofinanziarsi, bar aperto a tutti, musica e prezzi popolari. Tutto bene, quindi: una casa trovata, uno spazio recuperato. Un modello che funziona? «Casa ritrovata sì, ma non vuole essere solo quello – dice Massimilano - Stiamo prendendo contatti con il Dsu [l’Azienda per il diritto allo studio universitario] perché questi posti diventino di Pisa, degli studenti della città. Se prima c’erano solo 1.100 posti letto, adesso ne abbiamo 1.150. Vorremmo proporre al Dsu di inserire i nostro alloggi tra quelli disponibili per gli studenti che ne hanno bisogno, ridefinendo, però, i criteri con cui questi posti sono assegnati».

Disobbedienti e An alternati

Domenica sera, come il mercoledì, è il momento dell’assemblea, tutti intorno ad un tavolo, anzi intorno alla stufa, a discutere di problemi e organizzazione, di soluzioni e progetti. «Il problema più imminente è che il Sant’Anna si sta muovendo – racconta ancora Massimilano - Sembra che voglia iniziare a fare lavori qui, al San Lorenzo. Sono voci, ma basterebbe che si inventassero di cambiare tre infissi per aprire un cantiere, chiudere lo spazio e magari lasciarlo vuoto per altri cinque anni. Perché una cosa è certa: i soldi per costruire lo studentato, come era nel progetto, non ci sono. Inoltre, sappiamo che, da queste parti, ci sono altri locali di proprietà della scuola. Se proprio vogliono fare dei lavori, che recuperino uno spazio vuoto, e non quello in cui cinquanta studenti hanno trovato casa e una vita a prezzi sostenibili». E il contesto pisano, le associazioni? «Il nostro tentativo – conclude Massimiliano - sta riscuotendo grande attenzione perché è uno dei primi spazi socio-abitativi nato da e destinato a studenti. Inoltre, la nostra idea di interagire con le istituzioni universitarie pisane mette questa occupazione in una luce nuova, più moderna e aperta. Stiamo pensando ad una manifestazione unitaria delle reti di movimento di Pisa, per rilanciare il comune problema degli spazi e della svendita del patrimonio pubblico». Tra le vicende più singolari, si ricorda quella di Rebeldia, lo spazio autogestito dei Disobbedienti, gli stessi che organizzarono due anni fa il «Trainstopping» contro la guerra. L'edificio è dell’Università di Pisa che, dopo averlo concesso per quattro mesi, ora rinnova la concessione di settimana in settimana. Nel frattempo – di notte – può accadere che «ignoti» cambino le serrature. Sul destino dello spazio incombe adesso un’ipotesi kafkiana, avanzata in senato accademico: alla richiesta di utilizzo della struttura da parte dei giovani di An, si è risposto con una surreale proposta di «par condicio delle autogestioni», secondo la quale lo spazio potrebbe essere affidato un giorno ai giovani Disobbedienti, un altro ad An, poi Disobbedienti poi An, e così via, in un simpatico balletto. Un po’ come le targhe pari e dispari per non inquinare. Ci si domanda già se sul retro del manifesto del Che non sia nascosto un duce, per facilitare le operazioni di maquillage. Ma a chi toccheranno i giorni pari?