17 febbraio 2005

La casa a Roma nel mirino dell'Onu
di E.V.

Quando si parla di «ispezione Onu», il pensiero di tutti corre, inevitabilmente, alle vicende irachene, e, in particolare, alla sceneggiata sulle «armi di distruzione di massa». Ma se scopriamo che il paese oggetto di un'indagine Onu è l'Italia e non qualche «stato canaglia», la notizia diventa clamorosa. In questo caso, non parliamo di guerra e petrolio ma di violazioni di diritti sociali sanciti da trattati internazionali. Dal 15 al 19 febbraio, una delegazione delle Nazioni unite sarà in Italia per verificare il rispetto da parte del nostro governo del diritto alla casa, sancito dall'articolo 11 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, sottoscritto dal nostro paese nel 1966, e ratificato con la legge 881 del 25 ottobre 1977.
Per quattro giorni, una delegazione internazionale incontrerà gli amministratori locali, le associazioni di inquilini, i comitati di migranti e di rifugiati politici, i movimenti di lotta per la casa e le reti di studenti e precari. Sotto osservazione, le migliaia di sfratti, gli affitti inaccessibili, la vendita del patrimonio degli enti, le discriminazioni nei confronti dei cittadini migranti. Insomma, una vera e propria emergenza sociale.
La delegazione Onu, ovviamente, avrebbe voluto incontrare anche i rappresentanti del governo italiano, il vero «obiettivo» della visita. Nel momento in cui scriviamo, non si hanno conferme dell'incontro. Certamente, si registra un certo «nervosismo» dalle parti di palazzo Chigi: Silvio Berlusconi non vuole essere ricordato come il premier del primo governo occidentale finito sotto inchiesta da parte dell'Onu, per violazione di Patti internazionali.
Mercoledì 16 è stata la giornata delle iniziative dei movimenti di lotta per la casa che, in vista di questo appuntamento, si sono
coordinati in una rete comune. Nella mattina e nel primo pomeriggio, la delegazione Onu ha fatto tappa in diverse occupazioni di case e ha incontrato gli inquilini di complessi edilizi sotto sfratto o in odore di cartolarizzazione. Nella delegazione era presente anche Bernard Birsinger, il sindaco di Bobigny, banlieu francese che si è dichiarata «libera dagli sfratti». Birsinger ha stretto un gemellaggio con il presidente del municipio di Roma tre: un pezzo di città, a ridosso della stazione Termini, colpito dalla speculazione immobiliare.
Nel pomeriggio, un corteo di alcune migliaia di persone ha attraversato il centro, dal Colosseo [dove è stato esposto un enorme
striscione: «Reddito per tutti guerra per nessuno»] fino in piazza del Campidoglio, sede dell'incontro pubblico con la delegazione
internazionale.
«Il mancato riconoscimento del diritto alla casa porta con sé un insieme di discriminazioni sociali - si legge in un comunicato del
Coordinamento dei comitati - Lo stesso Patto del 1966 prevede un ampio spettro di diritti: salari adeguati, formazione e istruzione
pubblica, servizi sociali fondamentali. La situazione abitativa romana, come quella nazionale, è drammatica - continua il
Coordinamento - i movimenti stanno conducendo assieme un'importante battaglia sulle politiche abitative, promuovendo una delibera comunale, ancora in discussione in consiglio, che riconosce il diritto a un canone solidale, nuovi investimenti di edilizia pubblica e una tariffa sociale a tutela dei redditi più bassi. Alla delegazione dell'Onu - conclude il Coordinamento - abbiamo ricordato che, in questi anni, sono state le nostre lotte, dai picchetti anti-sfratto alle occupazioni, a 'salvaguardare' concretamente un diritto riconosciuto dai trattati internazionali ma violato dai singoli governi».