23 settembre 2004

Bassolino s'è fermato ad Acerra
di G.S.

Paul Connet insegna chimica generale e chimica dell'ambiente alla St. Laurence University di New York. È un luminare nel settore, quello del trattameto dei rifuti solidi, ma è anche una «bandiera» per le lotte agli inceneritori di tutto il mondo. Ad un mese esatto dal tentativo della Fibe [l’azienda controllata da Cesare Romiti, che gestisce il business dello smaltimento dei rifiuti in Campania] di costruire manu militari il termovalorizzatore di Acerra, il professor Connet è venuto in Campania, a spiegare ai pasdaran dell’incenerimento [la triade Bassolino-Catenacci-Berlusconi] la differenza fra controllare l'inceneritore in un giorno e quello che effettivamente l’impianto sprigionerà in un anno.
«Installare un inceneritore in un luogo come Acerra [e nei suoi dintorni], dove si produce cibo è pericolosissimo, perché la diossina che sprigiona si accumula proprio nei cibi, afferma il professore statunitense: «Si tratta di un pericolo per le comunità che abitanonei pressi dell’impianto e anche per chi è lontano, ma mangia ciò che è prodotto in quei luoghi». Il ministro dell’ambiente Altero Matteoli ha risposto a distanza, ri spolverando la cantilena sugli inceneritori che «rappresentano il futuro per lo smaltimento dei rifiuti, sono indispensabili, in particolare in Campania, per la crisi che si è venuta a creare negli ultimi tempi».


Nelle stesse ore, mentre il movimento di lotta e la comunità acerrana continuavano la mobilitazione occupando per il sesto giorno la linea ferroviaria che collega la cittadina al capoluogo, la maggioranza di centrosinistra alla Regione accusava i colpi dell’intransigenza di Bassolino sul Piano regionale dei rifiuti.
Così, il comitato regionale di Rifondazione comunista ha deciso, dopo una lunga e tormentata riunione, di far uscire Vincenzo Aita, assessore all’agricoltura, dalla giunta. L’assessore regionale del Prc ha obbedito senza troppa convinzione: la priorità, ha affermato, è «costruire una proposta complessiva, da sottoporre al presidente della giunta e alle altre forze politiche della maggioranza, e non limitarsi ad un secco 'si o no' sulla questione del termovalorizzatore di Acerra. La decisione di uscire dalla giunta porta ad una chiusura totale e non produce alcun beneficio nè dal punto di vista sociale [sviluppo del movimento di lotta di Acerra] nè da quello politico [soluzione della crisi della maggioranza]». In precedenza, il consiglio regionale aveva bocciato un ordine del giorno dei Verdi e una mozione dei Comunisti italiani che chiedevano la sospensione dei lavori di costruzione dell’inceneritore di contrada Pantano. Bassolino aveva cercato di salvare la faccia parlando comunque di «dialogo con i cittadini di Acerra» e invitando il sindaco Espedito Marletta a nominare i tecnici che avrebbero preso parte, in nome dell’amministrazione comunale, alla valutazione di impatto ambientale.

Una crisi tutta politica

La crisi aperta da Rifondazione è tutta politica e non numerica, visto chegià da qualche mese i consiglieri regionali del Prc erano passati ai Comunisti italiani. «Ma la nostra decisione ha un significato politico molto forte - spiega Peppe De Cristofaro, segretario napoletano di Rifondazione - Perché la nostra alleanza con Bassolino durava da undici anni. Noi siamo fermi sulle nostre posizioni ma aperti al confronto . Vogliamo aprire una discussione ampia per arggiungere un equilibrio più avanzato sulla questione del Piano regionale dei rifiuti. Ma per arrivare a questa nuova sintesi era necessaria una rottura. Questa maggioranza è entrata in rotta di collisione con intere comunità prima che con noi. E proprio noi, che ci rifacciamo alla democrazia partecipativa e citiamo i l modello di Porto Alegre nei nostri documenti, non potevamo sopportarlo. Questa è una rottura che non avviene tra i partiti, magari per un assessorato in più. Stiamo parlando di una crisi avvenuta già da tempo tra il centrosinistra e lacuni pezzi di società. Noi ne prendia mo atto».
Subito dopo Rifondazione, anche i Verdi hanno comunicato di voler uscire dalla maggioranza. «I Verdi non parteciperanno più ad alcuna riunione della maggioranza di centrosinistra che governa la Regione Campania», ha annunciato il presidente regionale dei Verdi Alberto Patruno. Che ha poi reso noto il contenuto di una lettera inviata dalla capogruppo consiliare dei Verdi, Gabriella Cundari, ai capigruppo di maggioranza.
Nella lettera si sottolinea come le vicende legate al problema dei rifiuti ed il caso Acerra «sono la prova della distanza che si è creata tra le diverse componenti della coalizione. Ci eravamo sospesi dalla maggioranza già due anni fa, proprio per la questione rifiuti. Ci limitavamo a votare i singoli provvedimenti di volta in volta, nel rispetto del programma elettorale sottoscritto prima delle elezioni».

Come a Brescia

A complicare le cose, per il governatore della Campania, che non riesce a nascondere il fatto di sentirsi già parte di un futuro governo di centrosinistra [cosa che ha innescato l’immediata caccia al candidato, perfino Mastella e De Mita sono in prima fila] , ci si è messa anche l’Unione europea. La commissione ha infatti ammonito il governo per la mancata valutazione di impatto ambientale sull’ampliamento dell’inceneritore di Brescia, la cui costruzione è andata avanti in mancanza assoluta di un pronunciamento della commissione di impatto ambientale.
È una situazione, quella di Brescia, che assomiglia molto a quella di Acerra, dove i lavori per la costruzione dell’impianto sono iniziati senza che sull’impatto ambientale sia stata detta l’ultima parola.
Bruxelles, insomma, ha ricordato all’Italia di dover obbligatoriamente procedere, prima di rilasciare qualsiasi autorizzazione per l’incenerimento dei rifiuti, alla valutazione dell’impatto degli impianti con l’ambiente circostante. Invita inoltre a darne la massima pubblicità ai cittadini, altrimenti «ha l’obbligo di risarcire tutti i danni causati dalla mancata valutazione». Un altro colpo alla rigidità della maggioranza regionale sul Piano rifiuti.