Riordino della ricerca: riforma o paralisi ?

Roberto Pallavicini*

9.2.2003 - il manifesto

La recente approvazione da parte del Consiglio dei ministri dei decreti legislativi di riordino del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), dell'Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e dell'Agenzia spaziale italiana (Asi) pone alcuni inquietanti interrogativi. Innanzitutto per il modo come si è giunti all'elaborazione degli schemi di decreto e, in secondo luogo, per il loro contenuto. I decreti approvati «in prima lettura» sono il risultato di un processo durato molti mesi che il ministero ha condotto in grande segretezza, senza coinvolgere la comunità scientifica e gli organi degli enti, anzi senza neppure informarli di quanto si stava facendo. E' ormai noto che il delicato compito di riformare istituzioni che sono l'asse portante della ricerca scientifica nel nostro paese è stato affidato ad una società di consulenza aziendale, priva di conoscenza diretta del mondo della ricerca e di come questa operi abitualmente in un contesto internazionale altamente competitivo. Quel che è venuto fuori è all'altezza delle premesse.

Qualche esempio può servire a focalizzare la questione, limitandoci al caso dell'Inaf, riguardante specificatamente le ricerche nel campo dell'astronomia e dell'astrofisica. L'Inaf, nato dalla fusione dei dodici osservatori astronomici pubblici esistenti in Italia, è un ente di recentissima istituzione che da poco più di un anno ha cominciato a funzionare a regime, dopo una complessa fase di avvio ancora non del tutto terminata. Nonostante questo, l'Inaf viene ora sottoposto ad una nuova radicale ristrutturazione incorporandovi anche tre istituti di astrofisica provenienti dal Cnr. L'accorpamento ha una sua giustificazione scientifica ed è certamente condivisibile, ma pone problemi complessi che lo schema di decreto in gran parte ignora o sottovaluta. Non è chiaro come questo accorpamento, unito ad una maggiore centralizzazione e burocratizzazione dell'ente, possa essere fatto a costo zero o, al più, confidando su ipotetiche future economie di scala, secondo un modello che sta diventando ormai una prassi nel nostro paese.

Se il decreto del ministro Moratti è molto vago su come gestire la complessa fase di fusione di enti diversi, e su come reperire le necessarie risorse, è invece estremamente chiaro e dettagliato nel precisare la composizione e i criteri di nomina dei vertici dell'Inaf. Di fatto è introdotto uno stretto controllo politico a tutti i livelli. L'attuale consiglio direttivo, a maggioranza elettiva, è sostituito da un consiglio di amministrazione di quattro membri più il presidente, tutti di nomina ministeriale. Per essi non è neppure richiesto, eccetto che per il presidente, che siano esperti nel campo specifico dell'astronomia e dell'astrofisica. In nessun sistema politico, ed in nessuna parte del mondo, il controllo governativo e burocratico della ricerca ha prodotto risultati che fossero in qualche modo positivi.

Il progetto di riordino è portato avanti in concomitanza ad una forte riduzione dei finanziamenti per i progetti di ricerca e per le spese di funzionamento. Già per il 2003 sono stati operati tagli consistenti e altri più pesanti tagli sono previsti per il 2004 ed il 2005. Se non interverrà una netta inversione di tendenza, l'Inaf dovrà chiudere già dal 2004 il telescopio nazionale Galileo a La Palma nelle isole Canarie e dovrà abbandonare imprese internazionali come il grande telescopio binoculare (Lbt) in costruzione in Arizona, progetti in cui l'Italia ha già investito decine di miliardi, oltre che molti anni di lavoro di ricercatori e tecnici. Tutto questo mentre perdura il blocco delle assunzioni e si assiste anche ad una rapida diminuzione dei finanziamenti Asi per le ricerche astrofisiche dallo spazio. Con l'attuale tendenza rischiamo di diventare una nazione di terza classe in Europa.

Alla luce di questo, che possibilità ha la riforma Moratti di raggiungere quegli obiettivi di potenziamento della ricerca, di maggior efficienza e di miglior utilizzo delle risorse che dovrebbero essere le motivazioni della riforma stessa? Un'analisi tecnica del decreto, su cui non è possibile addentrarci, mostra chiaramente che il modello adottato, ricalcato su quello previsto per un ente multidisciplinare come il Cnr, è totalmente inadeguato per l'Inaf che si occupa di un'unica disciplina scientifica. Assieme ai complessi problemi di accorpamento di enti diversi, al taglio dei finanziamenti e al blocco delle assunzioni, il decreto di riordino rischia seriamente di paralizzare la ricerca astrofisica in Italia per i prossimi due o tre anni. E occorrerà poi almeno un decennio per riparare ai danni fatti da improvvidi «riformatori».

* Osservatorio astronomico di Palermo