La ricerca al servizio del governoAppello degli scienziati al Presidente della repubblica
12.2.2003
In questi giorni si stanno moltiplicando le iniziative di protesta di ricercatori e scienziati sulla 'riforma' del settore proposta dalla ministra Moratti. Un progetto che pone una grave ipoteca su un settore strategico, mettendone definitivamente a rischio gli spazi svincolati da interessi privati e dagli indirizzi del governo.Già nel dicembre scorso un episodio molto grave ha segnato un passaggio in questo senso: la consueta presentazione del rapporto annuale dell'Isfol (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori) è stata annullata all'ultimo momento senza una seria motivazione e probabilmente non verrà più fatta in futuro: cosa è accaduto? Il ministero del Welfare ha
ritirato tutte le copie del rapporto che sono con tutta probabilità state distrutte.
Abbiamo sentito l'opinione di una ricercatrice che collabora con l'Istituto Isfol.
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Intervista ad una ricercatrice dell'Istituto Isfolaltremappe: La presentazione del rapporto annuale dell'Isfol in dicembre è improvvisamente saltata e non si parla di nuove date per questo appuntamento ormai consolidato dell'Istituto: cosa è successo quest'anno da provocare addirittura l'annullamento di un appuntamento per il quale si raccolgono ricercatori e studiosi da tutta Italia?
r: Il sintetico comunicato ufficiale dell'Istituto recita che l'appuntamento annuale previsto per dicembre (e organizzato da diversi mesi prima) è stato rinviato a data da destinarsi (ma sarà mai fissata?) per 'l'impossibilità da parte del ministro del Welfare, On. Maroni, a partecipare alla presentazione del rapporto'… È realmente così?....
Le fonti ufficiose, infatti, gridano a forte voce che il rinvio della presentazione del rapporto sarebbe in realtà dovuto al fatto che il Ministro non avrebbe gradito talune parti dello stesso (in particolare alcune considerazioni sulla Legge Bossi/Fini) chiedendo ai ricercatori una parziale riscrittura. La diffusione del rapporto sarebbe stata scomoda e sconveniente al punto tale da giustificare un ritiro immediato di tutte le copie stampate e pronte per essere consegnate a chiunque avesse desiderato prenderne visione. Considerando che la stampa del rapporto e l'organizzazione dell'evento comportano un impiego di lavoro e di risorse umane e finanziarie di milioni di euro è forse lecito affermare che qualcosa di poco chiaro si stia verificando nell'andamento dell'Ente….altremappe: Cosa è l'Isfol e come lavora?
r: L'ISFOL, Istituto per lo Sviluppo della FOrmazione professionale dei Lavoratori, e' una Istituzione di diritto pubblico, un ente di ricerca, che opera in collaborazione con il Ministero del Lavoro, altre Amministrazioni dello Stato e le regioni per lo sviluppo della formazione professionale.
Scopi istituzionali dell'ISFOL sono:
- la promozione di ricerche e studi sulle innovazioni e sulle professionalita' richieste dalla dinamica della domanda e offerta di lavoro;
- l'assistenza tecnica in materia di programmazione e progettazione formativa;
- la sperimentazione didattica e la realizzazione di programmi multimediali;
- la documentazione sulle politiche dell'impiego e le metodologie di formazione e orientamento dei lavoratori.
Questo per come è stato fino ad oggi l'Istituto…..altremappe: Come è cambiato, se è cambiato, in questi anni il lavoro dell'Istituto? Si è mai sentita, direttamente o indirettamente, una pressione in termini di spinta a modellare i dati e le analisi in particolari direzioni?
r: Il più autorevole istituto di ricerca sulla formazione e il lavoro del nostro paese, che è un supporto indispensabile del ministero del Lavoro e le Regioni per l'attivazione dei Fondi comunitari, è da mesi, anzi da oltre un anno, commissariato e in vana attesa di un nuovo Statuto.
Regioni e Parti Sociali, che hanno concorso da sempre a determinare i programmi e le attività dell'ISFOL, sono stati nel frattempo esclusi da ogni confronto di merito.
Il commissariamento è stato prorogato senza che il ministro del Lavoro, cui compete la responsabilità di varare lo Statuto, abbia rese note le sue posizioni circa l'assetto dell'Istituto, le sue finalità costitutive, la composizione del Consiglio di Amministrazione e degli altri organi.
Inoltre la proposta governativa di legge delega sul lavoro, in esame al Parlamento, prevede che si dia corso per decreto al riordino e alla ridefinizione delle funzioni dell'ISFOL trasformandolo in agenzia tecnica strumentale di Governo, Regioni e enti locali per il perseguimento delle finalità proprie delle politiche attive del lavoro.
Viene meno, nella proposta, ogni riferimento ai compiti di ricerca dell'Istituto e al suo collegamento con il settore della formazione.
Le forti preoccupazioni sulle sorti dell'ISFOL sono state manifestate più volte dai sindacati FFR CGIL, CISL, UIL, che hanno cercato di avere notizie e di mettere fine allo stato di incertezza e ai rischi concreti di uno stravolgimento della natura dell'ISFOL.Non appare difficile capire quanto nell'ultimo anno l'attività dell'Istituto sia stata ritardata e resa difficile da tale situazione e come l'annullamento dell'evento più importante dell'anno possa essere inquadrato in un disegno più ampio e più complesso, e indubbiamente molto più pericoloso.
altremappe: Qual'è il futuro dell'Istituto, in un momento in cui anche nei confronti di altri istituti di ricerca vi sono forti spinte a tagliare i finanziamenti, a ristrutturare e introdurre finanziamenti di privati, a condizionare di conseguenza lo spettro di temi affrontati nella produzione di dati e il livello di approfondimento?
r: Mi sembra di intuire che la politica di gestione dell'Isfol nasconda altri obiettivi….. C'è forse la volontà di 'affondare' l'Istituto quale ente di ricerca autonomo?.... O forse, più probabilmente, c'è l'ambizione ad indirizzare l'attività dell'Ente verso materie e contenuti più 'cari' a chi lo gestisce?.....
Il governo parla di 'propositi costruttivi' per una migliore conduzione e gestione delle attività, ma il tutto sembra piuttosto nascondere un forte interesse verso le cospicue risorse finanziarie che l'Isfol si trova ad amministrare per la Commissione Europea.E poi non dobbiamo dimenticare che l'Isfol si occupa di analisi e ricerca di politiche del lavoro….. È opportuno, anzi necessario, interrogarsi su questa evoluzione che sta investendo tutti gli enti di ricerca e, come tale, anche l'Isfol, che pian piano vedono perdere la loro autonomia per essere assoggettati e messi al servizio di politiche economiche e di libero mercato.
10.2.2003
11.02.2003
Appello al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio CiampiIllustre Presidente,
gli scienziati e i ricercatori italiani non possono tacere. Gli scienziati e i ricercatori italiani non possono assistere senza reagire alla destrutturazione del sistema della ricerca nel nostro Paese. I decreti di riforma passati in "prima lettura" nel Consiglio dei Ministri dello scorso 31 gennaio sono una minaccia non solo perché mettono una seria ipoteca sulla capacità produttiva della ricerca pubblica, ma più in generale perché animati da un atteggiamento ideologico nei confronti del sapere e della conoscenza che è contro il sapere e la conoscenza.
Ridurre drasticamente l'autonomia scientifica del lavoro di ricerca, introdurre una strutturazione rigida e fortemente gerarchica, privilegiare la direzione politica rispetto al merito scientifico, significa di fatto non avere chiari quali sono realmente i principi che governano in tutto il mondo evoluto un'efficace ed efficiente attività di ricerca.
L'idea che un modello aziendalistico (antiquato oltretutto perché ignora il valore della rete e delle autonomie) possa essere trasferito all'organizzazione della ricerca scientifica, tradisce grave estraneità e incompetenza da parte degli estensori di questi decreti (che sembra ormai accertato siano stati formulati con la consulenza di una società esperta nella ristrutturazione di aziende in crisi).
Non è quindi un caso che la comunità scientifica non sia stata coinvolta in questo processo di riordino: non si sono interpellati gli organismi interni agli enti che si vogliono riformare, non si è avviato un chiaro e trasparente dibattito. Non si sono neppure attese le risultanze del Parlamento, che pure aveva deciso di avviare un'indagine conoscitiva sullo stato della ricerca in Italia.
Un'altra gravissima preoccupazione che questi decreti sollecitano è il fatto che essi sono pervasi dall'idea che sia possibile avere ricadute applicative immediate e dirette programmandole dall'alto. Emerge infatti con chiarezza la spinta verso la ricerca applicata a scapito di quella di base o fondamentale che viene o abbandonata o fortemente limitata ad alcune aree ritenute più promettenti. E' questa un'altra idea in assoluta controtendenza con l'esperienza di chi fa ricerca e con le impostazioni che vengono anche dagli altri Paesi: non esiste ricerca applicata seria e davvero innovativa senza una ricerca di base vasta e profonda; le più interessanti scoperte o invenzioni non sono programmabili e spesso producono straordinari effetti ed eccezionali ricadute sulla società solo molto tempo dopo (basti pensare alla "rivoluzione elettronica" o alla scoperta del DNA di cui quest'anno si celebrano i 50 anni).
Gli scienziati e i ricercatori di questo Paese hanno nel proprio bagaglio culturale e nelle tradizioni l'idea del cambiamento e dell'adeguamento alle evoluzioni sociali, naturali e culturali. Non sono avversi alle riforme, anzi le invocano, sperando che queste li sostengano più efficacemente nel lavoro che svolgono con passione. Sono però fortemente contrari ad uno stravolgimento dei principi alla base del lavoro di ricerca che produrrebbe non un sistema differente ma semplicemente una messa in stallo di uno dei settori strategici del Paese.
La cultura, la ricerca, i saperi non li si governa attraverso il comando politico.
Per queste ragioni gli scienziati e i ricercatori italiani non possono tacere; per queste ragioni gli scienziati e i ricercatori italiani che sottoscrivono questo appello si rivolgono per la seconda volta in poche settimane al proprio Presidente, al Capo dello Stato.
Per queste ragioni il 12 febbraio prossimo scienziati e ricercatori italiani si troveranno a dover dare pubblica manifestazione del loro dissenso davanti al Parlamento della nostra Repubblica, riconsegnando simbolicamente i propri strumenti di lavoro.L'Osservatorio sulla ricerca,
Giorgio Bernardi, Carlo Bernardini, Giovanni Bignami, Marcello Buiatti, Giorgio Careri, Cristiano Castelfranchi, Maria Luisa Dalla Chiara, Tullio De Mauro, Giuseppe Galasso, Paul Ginsborg, Carlo Ginzburg, Margherita Hack, Paolo Sylos Labini, Franco Pacini, Giorgio Parisi, Paolo Prodi, Adriano Prosperi, Tullio Regge, Giorgio Salvini, Antonio Tabucchi, Giuliano Toraldo di Francia.11.2.2003