La giusta causa
Stesso lavoro, stessi diritti
Perchè votare sìAppello del Comitato promotore del referendum
Articolo 18, un referendum di tutti
Vi ricordate lo Statuto dei lavoratori?
Il quesito referendario
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Lo Statuto dei lavoratori tra passato e futuro
di Leonello Tronti
linkswww.lagiustacausa.it www.lagiustacausa.it/lazio/ Comitato per le libertà e i diritti sociali
Il dibattito Referendum sull'articolo 18: SI o NO?
Un dossier per chiarire i dubbi
e andare oltre la propaganda,
Ricercatori ISTAT - 23.5.2003Le ragioni economiche del referendum,
di Emiliano Brancaccio - 9.5.2003Docenti e lavoratori dell'Università La Sapienza
per il Sì al referendum sull'art. 18 - 27.5.2003Appello dal mondo dellassociazionismo
per il SI al referendum del 15 giugno - 22.5.2003Un sė sulla strada delle riforme,
di Guglielmo Epifani - 23.5.2003Vicini al referendum sull'art. 18 dello Statuto dei lavoratori,
Magistratura DemocraticaIl referendum sull'art. 18
e la legge delega sul mercato del lavoro, di Michele Di Schiena - 22.5.20037 sì per rispondere a 7 bugie La posta in gioco? Elevata, di Andrea Fumagalli 11.5.2003 Tra sì e no: evidenti contraddizioni, scambio epistolare fra
Emiliano Brancaccio (Comitato per il sì) e Pietro Ichino
(giuslavorista sostenitore del no)Nessuna divergenza fra la proposta di legge della Cgil e il referendum, di Giovanni Naccari e Piergiovanni Alleva - 14.5.2003 Diario postumo di un flessibile, di Luciano Gallino 20.2.2003 Il referendum 'estensivo' dell'art. 18, di Michele Di Schiena 14.5.2003 Ma c'è qualcuno che si sfila dalla battaglia: il dibattito nel mondo Cgil
VOTA SÍ perché i diritti non abbiano confini
VOTA SÍ perché il lavoratore non sia una merce
VOTA SÍ perché la dignità non abbia un prezzo
VOTA SÍ perché la legge sia uguale per tutti
Vota sì al referendum contro il licenziamento arbitrario, per la libertà e la dignità nel lavoro, per una società più giusta, per una migliore convivenza civile.
La libertà di licenziamento è un tratto di barbarie sociale, perché fonda i rapporti sociali sull'arbitrio e nega i principi costituzionali di difesa dei soggetti più deboli e ha ricadute sostanziali su diritti fondamentali quali la libertà di pensiero, di espressione, di adesione a partiti politici, a formazioni sindacali, su ogni altra forma di tutela e su ogni altro diritto di fonte contrattuale e legale.Oggi la tutela da questo arbitrio, garantita dall'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, riguarda solo una minoranza di lavoratrici e lavoratori dipendenti - il 95% delle imprese e il 64 % dei lavoratori ne sono privi - e questo determina una condizione evidente di disparità e di ingiustizia. Mentre le diverse fasi della produzione vengono distribuite in varie parti del mondo, considerato quale centro produttivo globale, emergono differenze di trattamento, di condizioni di lavoro e frammentazioni dei diritti dei lavoratori.
Da una parte quindi produzione senza confini e, dall'altra, diritti confinati.
Non si difende un diritto se lo si lascia a pochi, così come un diritto o è universale o non è.Per questo la vittoria del SÍ, che estende l'articolo 18 a tutte e a tutti, riguarda dignità, sicurezza sul posto di lavoro e libertà dei lavoratori, rende effettiva la nostra Costituzione, dà corpo alla Carta europea dei diritti fondamentali, incide sulla Costituzione europea.
ARTICOLO 18
PER I DIRITTI, PER UNA SOCIETÀ PIÙ GIUSTANella primavera del 2003 i cittadini italiani saranno chiamati ad esprimersi su una questione che non riguarda solo libertà e dignità nel lavoro, ma che caratterizza e definisce modi e qualità della convivenza civile.
Questo è un successo per chi crede che la libertà di licenziamento senza giusta causa sia un tratto di vera barbarie sociale, perché fonda i rapporti sociali sullarbitrio e nega i principi costituzionali di difesa dei soggetti più deboli. Oggi la tutela da questo arbitrio riguarda solo una minoranza di lavoratrici e lavoratori dipendenti il 95% delle imprese e il 64% dei lavoratori ne sono privi e questo determina una condizione evidente di disparità e di ingiustizia. Estendere larticolo 18 vuol dire rendere effettive la nostra Costituzione e larticolo 30 della Carta europea dei diritti fondamentali su una questione che tocca dignità, sicurezza sul posto di lavoro e libertà dei lavoratori.
La libertà incontrollata di licenziamento ha ricadute sostanziali su diritti fondamentali: la libertà di pensiero, di espressione, di adesione a partiti politici, a formazioni sindacali, su ogni altra forma di tutela e su ogni altro diritto di fonte contrattuale e legale.
Nonostante le straordinarie mobilitazioni contro lattacco allarticolo 18, per i diritti, per la giustizia che hanno segnato il 2002, il Governo non ha abbandonato i suoi obiettivi: già in questo mese il Parlamento discuterà le deleghe della Legge 848 e 848 bis che attaccano il mercato del lavoro e larticolo 18.
Il referendum, in questo quadro politico, è lunico strumento possibile per difendere ed estendere i diritti e anche per sostenere concretamente una proposta di legge che estenda tutele e diritti di tutti i lavoratori, contrastando la precarietà, la piaga del lavoro nero, la perdita di competitività, larretratezza del nostro sistema produttivo.
Con questo spirito abbiamo proposto il referendum: poniamo una questione di merito e non di schieramento.
La battaglia per il SI è una battaglia per la giustizia, per la civiltà. Su questo merito chiediamo un giudizio.
Il comitato nazionale per il Si e la campagna che insieme faremo per costituire comitati per il SI diffusi nel paese saranno occasione di un confronto generale, e insieme articolato sul territorio e nei luoghi di lavoro, affrontato con spirito unitario e di confronto aperto, con tutti e tra tutti, senza barriere ideologiche, senza steccati di schieramento, senza logiche di primazia: occasione vera per far crescere e diffondere nel nostro paese una cultura di giustizia sociale.
Con questo spirito, aprendo la campagna per il SI al referendum sullarticolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, ci rivolgiamo a tutti i soggetti politici e sociali mobilitati per la difesa e lestensione dei diritti nel lavoro e nella società, alle associazioni, a lavoratrici e lavoratori, alle personalità del mondo della cultura, della giustizia, dellimpegno sociale e civile, ai cittadini per costruire una società fondata sulla giustizia e non sullarbitrio.
IL COMITATO PROMOTORE NAZIONALE
ARTICOLO 18, UN REFERENDUM DI TUTTI
PER I DIRITTI, PER UNA SOCIETÀ PIÙ GIUSTA, PER LA PACE
Il 15 giugno 2003 voteremo per estendere larticolo 18 a tutte e a tutti, voteremo cioè per libertà e dignità nel lavoro, per una società più giusta, per una migliore convivenza civile.Oggi la tutela dal licenziamento arbitrario riguarda solo una minoranza di lavoratrici e lavoratori dipendenti e questo determina disparità e ingiustizia. Intanto il Governo ha approvato la legge delega che azzera il diritto del lavoro, rende stabile la precarietà, cancella il ruolo di rappresentanza e tutela del sindacato.
La vittoria del SI è lunico strumento per rispondere a questo attacco, per affermare che i diritti e democrazia nel lavoro sono diritti e democrazia nella società.
Cè un nesso tra neoliberismo e guerra preventiva: la dequalificazione sociale del lavoro, la flessibilità, la riduzione dei diritti sociali sono le gambe su cui camminano la globalizzazione del mercato e il controllo delle risorse.
La libertà di licenziamento è un tratto di barbarie, perché fonda i rapporti sociali sullarbitrio e nega i principi costituzionali di difesa dei soggetti più deboli e ha ricadute sostanziali su diritti fondamentali quali la libertà di pensiero, di espressione, di adesione a partiti politici, a formazioni sindacali, su ogni forma di tutela e su ogni diritto contrattuale e legale.
La guerra preventiva è laffermazione planetaria del diritto del più forte, ferisce la cultura dellEuropea uscita dalla seconda guerra mondiale, straccia la nostra Costituzione, ha bisogno per affermarsi di eliminare il diritto internazionale, la volontà dei popoli e le forme con le quali essa si manifesta.
Il referendum sullarticolo 18 è un referendum per i diritti e la giustizia sociale: estendere larticolo 18 vuol dire fermare la precarizzazione di questo ultimo decennio, porre al centro la questione del lavoro intrecciando diritti e tutele con qualità e sviluppo, rendere effettiva la nostra Costituzione, fondare le relazioni sociali e politiche sui diritti e perciò sulla pace.
SI al referendum sullarticolo 18
SI ai diritti, SI alla pace
Il 15 giugno VOTA SI
SÌ PERCHÉ I DIRITTI NON ABBIANO CONFINI
SÌ PERCHÉ IL LAVORATORE NON SIA UNA MERCE
SÌ PERCHÉ LA DIGNITÀ NON ABBIA UN PREZZO
SÌ PERCHÉ LA LEGGE SIA UGUALE PER TUTTI
COMITATO NAZIONALE PER IL SIVittorio Agnoletto, Stefano Albani, Pietro Alò, Carlo Amirante, Gianni Battaglia, Riccardo Bellofiore, Tom Benetollo, Piero Bernocchi, Fausto Bertinotti, Angelo Bonelli, Giacinto Botti, Antonio Bove, Emiliano Brancaccio, Paolo Brutti, Paolo Cagna Ninchi, Franco Calamida, Loris Campetti, Giuseppe Cantillo, Bruno Cartosio, Federica Cattaneo, Nicola Cipolla, Pasquale Colella, Robero Cortese, Giorgio Cremaschi, Sergio Cusani, Guido D'Agostino, José Luis Del Roio, Angelo Demarco, Maria Pia Esposti, Massimo Fabiani, Daniele Farina, Gianni Ferrara, Paolo Ferrero, Mario Fezzi, Raffaele Fiengo, Massimo Florio, Dario Fo, Andrea Fumagalli, Galapagos, Giorgio Gardiol, Alfonso Gianni, Giulio Girardi, Augusto Graziani, Pierluciano Guardigli, Carlo Guglielmi, Leo Gullotta, Fiorino Iantorno, Domenico Iervolino, Pierpaolo Leonardi, Gaetano Liguori, Tino Magni, Fabio Marcelli, Citto Maselli, Giorgio Mele, Lidia Menapace, Maria Grazia Meriggi, Paola Modica Agnello, Emilio Molinari, Giulio Moretti, Isidoro Mortellaro, Moni Ovadia, Gilberto Pagani, Andrea Panaccione, Pier Luigi Panici, Mery Paradisi, Luigia Pasi, Gianpaolo Patta, Alfonso Pecoraro Scanio, Fulvio Perini, Luciano Pettinari, Gabriele Polo, Giuseppe Prestipino, Guglielmo Ragozzino, Franca Rame, Francesca Re David, Alfio Riboni, Vittorio Rieser, Gianni Rinaldini, Ugo Riscigno, Armando Romeo, Rossano Rossi, Angela Ruggieri, Franco Russo, Paolo Sabatini, Amerigo Sallusti, Cesare Salvi, Luigi Saraceni, Elisa Savi, Gianpaolo Silvestri, Guglielmo Simoneschi, Ugo Spagnoli, Aurelio Speranza, Giancarlo Toppi, Giuseppe Tortora, Aldo Tortorella, Luciano Vasapollo, Bruno Veneziani, Roberto Veneziani, Ugo Verzeletti, Massimo Villone
Sede: via Tolero 9, Roma Tel. 06.8600664 Fax 06.86202013
Portavoce - Paolo Cagna Ninchi c.so di P.ta Ticinese 48, 20123 Milano Tel-fax. 02.58101910 - 339.1170311
Sede legale - avv. Piero Panici - via Otranto 18, 00192 Roma - Tel. 06.3722785 Fax 06.37514608
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