Scoprire l'Iran
Reportage di altremappe dalla Repubblica Islamica
"In Iran la società è anni luce più avanti della politica". Firouzeh sorride e parla con dolcezza, mentre continua a preparare il tè e i dolci della festa del No Ruz, il capodanno persiano.
Capelli corti e nerissimi, come i suoi occhi, risponde divertita alle mille domande sul suo paese visto da lei, dai suoi 32 anni, da una prospettiva che contempla il velo per le donne e un irrefrenabile desiderio di libertà.
Si può scoprire l'Iran attraverso gli occhi delle donne, un mondo di paradossi e contraddizioni che si svela molto diverso dall'immagine ingessata che il regime islamico vorrebbe perpetuare.
Camminando per le strade di Teheran sembra di incontrare solo giovani, ragazze e ragazzi che si muovono in gruppi, sottobraccio, disinvolti e sorridenti, che si incontrano nei parchi a parlare e a prendere il sole, in jeans e maglietta i ragazzi, camicie lunghe ed ampie sui pantaloni per le ragazze che indossano foulard annodati trascuratamente attorno alla testa.
Sono loro la maggioranza in questo strano paese che sembra a cavallo fra due mondi, fra un potere che si esercita attraverso divieti e imposizioni e una società che corre avanti impaziente, che viola sistematicamente i divieti e più o meno silenziosamente cerca di sottrarsi alle regole dure della Repubblica Islamica.Elezioni boicottate
Dopo la decisione del Consiglio dei Guardiani della rivoluzione, i 'custodi' dell'integrità dell'islam, di escludere 2.500 candidati riformisti dalle elezioni politiche del 20 febbraio scorso, con la motivazione di scarsa aderenza ai principi islamici, la reazione è stata il boicottaggio quasi generalizzato. Meno del 50% i votanti nell'intero paese, con punte minime del 15% a Teheran. Una delusione ampia e diffusa, che oscilla fra la stanchezza per il regime e la sensazione di tradimento da parte degli stessi riformatori di Khatami che, salito al potere nel 1997 e rieletto nel 2001 , aveva preannunciato molte riforme liberali. Il braccio di ferro continuo con il Consiglio dei Guardiani ha reso Khatami sempre più timido e la sua popolarità è precipitata in modo vertiginoso. Sfiducia e disinteresse per la politica, ma anche per la religione: nella Repubblica Islamica dell'Iran non si sentono mai i muezzin richiamare i fedeli dagli altoparlanti dei minareti e le moschee sono spesso semivuote.
Il risultato elettorale, insomma, ha solo accentuato uno scollamento profondo fra la politica e la giovane società iraniana, un divario che sta producendo risposte diverse e nuove speranze.
Una società che si trasforma
La prima, grande questione è il disinteresse per la politica di tanti giovani che leggono poco e seguono solo i programmi di varietà trasmessi dalle reti televisive internazionali, che ascoltano esclusivamente le radio straniere (Bbc, Voice of America, Radio Israel) e, per reazione alla propaganda ufficiale, hanno un'ammirazione incondizionata per gli Stati Uniti, considerati come la patria delle libertà, della cultura e dell'abbondanza. Allarmanti, poi, le notizie sull'uso crescente di droghe, eroina soprattutto, importata a bassissimo costo dal vicino Afghanistan. Un'emergenza che ha portato addirittura il governo integralista a un'ammissione implicita del problema, con la distribuzione gratuita di siringhe ai tossicodipendenti.
Ma, accanto ai disinteressati sta crescendo anche una parte di collettività che inizia a sentirsi 'società civile', che riconosce l'urgenza di autorganizzarsi e lo fa attraverso la formazione di centinaia di Organizzazioni non governative che si occupano di questioni femminili, di volontariato, di diritti civili e dei bambini, e soprattutto tentano di coordinarsi fra di loro. E il terremoto che nel dicembre scorso ha distrutto Bam, nell'estremo sud-est del paese, è stata l'occasione per dimostrare come questo attivismo extrastatale fosse capace di mobilitare centinaia di giovani intorno al volontariato, distribuendo cibo e aiuti spesso in polemica con i corrotti funzionari statali.
E' un mondo di nuovo impegno sociale e civile, che si intreccia alle rivendicazioni politiche dello 'zoccolo duro' dell'opposizione, quello degli studenti universitari organizzati nell'Associazione degli studenti islamici, che raccoglie più di 2 milioni e mezzo di membri.
La stessa che ha organizzato e gestito le contestazioni del 1999, contro la violenta repressione della protesta studentesca, e che continua ad organizzare nuove mobilitazioni ad ogni anniversario. Nel luglio scorso 8.000 studenti sono stati arrestati in quell'occasione e in molti hanno denunciato violenze e torture da parte della polizia. La maggior parte di loro ora è fuori, sta affrontando i processi che sono seguiti alle contestazioni contro il regime e alla rivendicazione di un referendum popolare sul potere teocratico. Ma, anche fra gli studenti inizia a serpeggiare un'insoddisfazione crescente verso la leadership riformista. Khatami è stato criticato per la sua passività e all'università sono stati scanditi slogan che ne chiedevano le dimissioni.
D'altra parte le ragioni di insofferenza non mancano. Il tasso di disoccupazione - ufficialmente al 3,4%, al 20% secondo stime indipendenti - non si è ridotto durante il primo mandato di Khatami, e lo stesso è successo per il tasso di inflazione (al 17%). Rais Dana, un economista critico allievo a Londra del premio nobel Amartya Senn, dichiara che più del 30% della popolazione sopravvive al di sotto della linea di povertà assoluta. I laureati delle università più prestigiose si rassegnano ad accettare posti subalterni e sognano di emigrare: l'anno scorso, secondo le cifre ufficiali, più di 200mila persone appartenenti alle classi medie hanno lasciato definitivamente il paese per andare a raggiungere gli altri 6 milioni di iraniani emigrati negli ultimi 25 anni.
Opposizioni e diritti civili
" Il problema in Iran è l'assoluta incertezza del diritto. Il giudice ha una discrezionalità totale nel decidere sulla sorte di un imputato: può accettare o rifiutare il suo difensore e può impedirgli di incontrarlo per tutta la fase istruttoria del procedimento." Abdalfattah Soltani è un noto avvocato, collega del premio nobel per la pace Shirine Ebadi: ha conosciuto anche lui il carcere per aver denunciato, nella sua arringa in tribunale, la violazione dei diritti di un suo difeso e i maltrattamenti da lui subiti durante la detenzione. La Costituzione iraniana formalmente garantisce la libertà di espressione, una libertà che è però fortemente condizionata al rispetto delle leggi islamiche. Può accadere, quindi, che leggi emanate dal potente Consiglio dei Guardiani correggano il diritto istituzionale ed impongano regolamenti che hanno valore solo perché indicano una linea, vaga e imprecisa, di rigore religioso. Difendere gli imputati in queste condizioni diventa un percorso ad ostacoli molto complesso: in più, solo quattro anni fa è entrata in vigore una legge che dà al giudice la possibilità di vietare al difensore di incontrare i propri assistiti prima del giudizio. Nessuno è testimone, dunque, di quello che accade durante e dopo l'arresto. Si può rimanere mesi in isolamento, senza comunicare con nessuno all'esterno e soprattutto senza poter denunciare le intimidazioni e le percosse subite. Sono regole che naturalmente trovano una frequentissima applicazione soprattutto per i reati politici: giornalisti, avvocati, professori universitari, intellettuali, dirigenti studenteschi, editori, membri del clero, uomini politici sono i più colpiti. Accusati, a seconda dei casi, di attività, scritti o discorsi giudicati sediziosi, alcuni sono stati condannati a lunghe pene detentive dopo processi pubblici o a porte chiuse. È il caso, ad esempio, di tre giornalisti del Partito Nazionale Religioso, in carcere da 9 mesi, solo per articoli scritti o discorsi pronunciati e accusati, per questo, di 'attentato alla sicurezza nazionale'. In questo clima è impossibile anche solo valutare il numero dei detenuti politici nel paese: chiunque esprima la minima opposizione può essere arrestato, durante le manifestazioni, o dopo in casa o al lavoro, senza spiegazioni e senza che le famiglie ne siano informate. E, insieme alla repressione, va avanti anche l'intimidazione: sono decine le pubblicazioni chiuse negli ultimi mesi. L'attività di controllo e di prevenzione continua del regime, colpisce tutte le testate che hanno il coraggio di mettere in discussione i principi che i Guardiani hanno imposto come capisaldi dell'islamismo di stato. Succede ai giornali che affrontano il tabù della separazione fra religione e stato, o a quelli che affermano che il velo per le donne non è un obbligo islamico, o che -in nome dell'islam stesso- chiedono l'abolizione della pena di morte. Ma ciò che è sorprendente, in questo clima, è la capacità di rinascere di molte di queste voci soppresse: giornali chiusi che dopo alcuni mesi riaprono con altri nomi, ma con gli stessi redattori; associazioni che vengono sciolte e dopo poco si riformano con gli stessi obiettivi. Si ha la percezione di un fermento civile e culturale che la gabbia teologica non sembra riuscire più a tenere a freno.
Il vento nuovo delle donneMa il fenomeno sociale del momento è senza dubbio il protagonismo delle donne che, insieme ai più giovani, sono l'elemento più attivo della società. Decine le associazioni di donne e le riviste femminili che, mentre si battono per l'abolizione di leggi che le discriminano, sono un potente elemento di innovazione per tutta la società. La scolarizzazione generale promossa dalla rivoluzione dopo il '79, ha quasi abolito l'analfabetismo e favorito una coscienza nuova dei ruoli e delle potenzialità. Negli ultimi anni la percentuale di ragazze che superano i severi esami di ammissione alle università pubbliche è salito fino al 67%: la repubblica islamica ha promosso l'entrata di una massa di donne nella vita pubblica e culturale di questo paese ed ora i conservatori guardano preoccupati alle conseguenze sociali di questa evoluzione.
Se gli obiettivi dell'attivismo femminile sono, infatti, l'abolizione dell'obbligo del velo o della legge del 'prezzo del sangue' -secondo la quale il risarcimento per una donna in caso di incidente vale la metà di quello di un uomo-, senza dubbio queste battaglie sono leve che spingono nella direzione dell'affermazione di diritti democratici, di modernizzazione della religione e di consolidamento della società civile che valgono ormai per tutti.
Aprile 2004
altremappe