Questa è Gaza
Tutto d'un tratto, una telefonata o un boato richiamano l'attenzione allora tu esci tendi l'orecchio, guardi dal balcone. La tv ti da le notizie su quello che sta succedendo a pochi chilometri di distanza; vedi i lampi, senti gli spari e le esplosioni. Una sensazione di impotenza di invade il corpo, non si può fare nulla se non ascoltare e poi, vinti dalla stanchezza, andare a letto. Gli spari, il rumore dei cingolati sull'asfalto, le esplosioni, gli elicotteri da guerra, tutto questo è reale. Tutti questi rumori sono molto più atroci di qualsiasi imitazione cinematografica in dolby suroound. Ogni rumore ti fa sobbalzare e anche la centrifuga della lavatrice tutto d'un tratto ti fa paura. Le immagini che vedi alla tv sono quelle mosse e sbiadite di una diretta. Gli spari che la tv ritrasmette sono quelli reali a pochi chilometri da dove sei e allora rabbrividisci. Non è paura, o meglio non lo è ancora, è qualche cosa che assomiglia all'angoscia. Chiami e sei chiamato da amici che hanno un punto di vista più rumorosa e vicino alla battaglia. Questa è Gaza e la zona attaccata in questa notte di novembre è quella dove si trova una base della "sicurezza preventiva" palestinese, quelli che solcano le strade sono 30 tank israeliani e nel cielo ci sono elicotteri da guerra apaci. Gli spari provengono da queste armi sofisticate e dalla flebile resistenza palestinese, tutto unito in un assordante ronzio e crepitio che sa di morte. I botti sono il segnale che delle esplosioni stanno abbattendo delle case. Se non riesci a dormire un buon libro inganna l'attesa fra un botto e l'altro. I rumori più potenti ti spingono ancora sul balcone, vedi il fumo e i segni rossi dei proiettili traccianti che solcano il cielo. Penso a quante volte ho sentito questi rumori sinistri e al fatto che molte volte il fingere indifferenza è una buona arma contro la frustrazione da impotenza. Mandi giù il boccone amaro poi ringrazi il cielo di non essere in mezzo a quell'inferno, ma una parte di te vorrebbe quasi imitare il giovane cinese che con una borsa di nylon in mano riuscì a fermare una colonna di carri armati diretti a piazza Thien Ammen nella Cina del 1989. Fingi indifferenza, smorzi i rimorsi dell'anima, saluti tutti e vai a dormire. Buona notte, domani un'altra giornata nella Striscia.
Fabrizio Bellini18.11.02
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