Ma perchè questa guerra?

24.2.2003 - Gran Bretagna. Che cosa spinge davvero gli Stati Uniti a perseguire con grande determinazione la via bellica contro l'Iraq e soprattutto come potra' una guerra avere conseguenze dirette sull'industria petrolifera o modificare gli equilibri geopolitici in campo energetico?
Uno studio pubblicato in questi giorni dall'Oxford Institute of Energy Studies e ripreso interamente dal ''Middle Est Economic Survey'' ha trattato nello specifico questi temi ponendo l'accento sul fatto che se una guerra si fara' non sara' solo per il petrolio bensi' per sancire il ruolo di superpotenza degli Stati Uniti nel mondo, in particolare nei confronti della Russia, Cina, Europa e Giappone. La disponibilita' di ampie riserve da parte dell'Iraq e la possibilita', per le compagnie petrolifere Usa e inglesi, di avere un canale privilegiato per lo sfruttamento di queste ingenti risorse dal nuovo governo post-Saddam rappresentano una conseguenza di questa politica Usa non l'obiettivo primario, secondo lo studio riportato.

Le implicazioni per il mercato del petrolio di una eventuale guerra in Iraq saranno diverse a seconda dell'orizzonte temporale. Nel breve periodo, infatti, prevarranno gli effetti negativi derivanti dalla indisponibilita' dei circa 2 milioni di barili/giorno estratti da Baghdad.
Tra i fattori critici per il mercato petrolifero vanno considerati anche gli effetti derivanti dalla ridotta produzione di greggio in Venezuela, attualmente a 1.5 milioni di barli/giorno, oltre alla contrazione della produzione in Nigeria legata agli scioperi annunciati dai lavoratori del settore petrolifero. Non appare probabile, inoltre, l'avvio di un embargo petrolifero agli Stati Uniti da parte dei Paesi produttori come ipotizzato da alcuni osservatori.

Nel medio periodo, invece, le conseguenze di una guerra all'Iraq saranno legate a due fattori: da un lato la ricostruzione delle infrastrutture minime per ristabilire il normale flusso di petrolio prodotto e dall'altro l'avvio dei negoziati con le principali compagnie petrolifere mondiali per siglare gli accordi di joint venture per lo sfruttamento delle enormi potenzialita' presenti nel sottosuolo iracheno.

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