La situazione dei refusenik in carcere

di Sveva Haertter

Prosegue la carcerazione dei 5 giovani soldati israeliani che hanno rifiutato di combattere per l'esercito di Israele. Dallo scorso sabato 31 gennaio, giorno in cui due di loro hanno compiuto 20 anni e una festa è stata organizzata davanti al carcere militare di Athlit, ogni venerdì alle 14.00 si svolgerà un sit in a Tel Aviv per la liberazione dei prigionieri. Quello che segue è un aggiornamento sulla loro situazione attuale.

Noam Bahat, Adam Maor, Haggai Matar, Matan Kaminer e Shimri Tzameret sono nel carcere militare n. 6 dal 7 gennaio, dove Haggai e Shimri hanno appena compiuto 20 anni.
Poco dopo la carcerazione, "i cinque" sono stati informati li avrebbe convocati un comitato speciale che sta pensando di trasferirli in un carcere civile (una procedura fino ad ora ignota). Per l'occasione sarà l'associazione israeliana per i diritti civili a rappresentarli.
Da quanto si legge nel comunicato del forum dei genitori, l'iniziativa sarebbe della polizia militare che gestisce il sistema carcerario. La richiesta di trasferimento si basa sui seguenti argomenti: i "cinque" hanno rifiutato la leva e quindi non sono veri soldati. Affermazione che contraddice la posizione dell'accusa per la quale "soldati sono e soldati saranno" e dovranno patire fino a quando saranno costretti a cedere. C'è poi un ampio dossier su precedenti casi di incarcerazione di refusniks che documenta una serie di gravi reati con prove circostanziate su graffiti, magliette con scritte provocatorie e altre simili pesanti violazioni della disciplina militare. Per questo, ha spiegato il rappresentante della polizia militare, le autorità carcerarie sono costrette a dedicare ad alcuni refusniks tanto tempo, quanto normalmente ne serve per tutta la residua popolazione carceraria. Infine, anche se i "cinque" non dovessero violare il regolamento, di fatto costituiscono un pericoloso incitamento che rischia di compromettere la disciplina. Nonostante la richiesta dell'avvocato Chenin di rinviare la convocazione in vista del ricorso in appello, per ora è stato ottenuto solo un rinvio.
L'appello è così motivato: la corte avrebbe sbagliato nel non considerare gli sviluppi della legislazione israeliana e ciò che comportano per il riconoscimento della libertà di coscienza, nell'attribuire elevata pericolosità sociale al rifiuto di obbedire, nel concludere che la condotta degli accusati costituisce un pericolo per la sicurezza dello Stato, nell'attribuire ai "cinque" il coinvolgimento in una campagna di disobbedienza civile, nell'usare contro di loro azioni e affermazioni fatte prima della chiamata di leva. Infine viene fatto notare che la corte non ha tenuto conto della carcerazione già scontata dai "cinque" prima della sentenza e che tra i fattori che ne hanno determinato l'esito, ci sarebbe un fattore deterrente, che insomma si tratti di una pena esemplare.
Intanto sembra che le petizioni presentate all'Alta Corte di Giustizia da associazioni e cittadini contro la legge che esonera gli ortodossi dal servizio militare, non faranno molta strada. "L'intesa per la quale 'la Torah è la loro professione' è il nodo gordiano della società israeliana. Chi ha presentato la petizione vuole tagliare il nodo con un colpo di spada, ma sfortunatamente le soluzioni che funzionano nella mitologia greca non si adattano alla complessa realtà dei nostri giorni." hanno affermato i procuratori Mandel e Licht secondo il quotidiano Haaretz.

5.2.2004

per aggiornamenti vedi anche http://www.refuz.org.il/