Noi israeliani contro l'apartheid
Intervento di Anat Matar, madre di un soldato refusenik, alla manifestazione contro la guerra del 20.3.2004
Noam Bahat, Matan Kaminer, Adam Maor, Haggai Matar e Shimri Zameret
i 5 refusenik in carcereL'appello contro il loro arresto
Roma, 20/3/04
Quello che ci accomuna tutti è che resistiamo alla guerra in Iraq e anche alla politica statunitense nel Medio Oriente in generale. Ciò che è comune a tutti noi è che resistiamo alla normalizzazione del male ed al governo delle menzogne.
L'anno scorso abbiamo visto come le bugie hanno accecato milioni di persone in tutto il mondo, portandole a credere che la politica statunitense in Medio Oriente andava verso la democrazia e la giustizia. Un anno dopo la frode è stata svelata. Sempre più persone si sono rese conto che la cosiddetta "guerra al terrorismo" ha portato solo altro terrorismo, altri spargimenti di sangue, altre menzogne. Una settimana fa il popolo spagnolo ha dato concretezza a questa presa di coscienza, votando contro la permanenza delle proprie truppe in Iraq e contro il vicolo cieco della politica statunitense. Mi congratulo con loro per aver detto NO a Bush ed ai suoi alleati - per aver dimostrato che il male e la menzogna non possono essere tollerate.
Ma la via verso una presa di coscienza generale che la retorica deteriore della "guerra al terrorismo" è ancora lunga. E intanto i palestinesi soffrono quotidianamente in una routine di umiliazione, paura, fame, violenza e condizioni di vita inumane. Questa è la normalizzazione del male. La disoccupazione ha raggiunto picchi senza precedenti; metà delle donne in stato di gravidanza partoriscono in casa; civili innocenti vengono uccisi dall'esercito israeliano quasi ogni giorno. Ed è in costruzione un disastroso muro che separa la gente dalle proprie famiglie, dalle proprie terre, dai propri posti di lavoro, dalle proprie scuole, dai propri centri di assistenza medica. Più di 50 check-points e oltre 600 posti di blocco stradali dividono la Cisgiordania in minuscoli pezzi e rendono impossibili gli spostamenti al suo interno, a prescindere da quanto la ragione possa essere giustificata ed urgente.
In questa traumatica realtà, i bambini palestinesi crescono senza speranza e difesa, nella paura e nell'odio. Vivono letteralmente in una prigione. Non possono vedere un futuro sano, né la normalità della libertà. Una reale guerra al terrore lavorerebbe per dare a questi bambini la possibilità di un futuro decente. Una reale guerra al terrore non può opprimere popoli nel nome della democrazia. Dovrebbe agire contro gli oppressori, non contro le loro vittime.
Mi trovo qui in rappresentanza di quegli israeliani che rifiutano di prendere parte nell'oppressione del popolo palestinese. Ci sono migliaia di soldati israeliani che rifiutano di servire nei territori palestinesi occupati. Mio figlio e quattro dei suoi amici stanno ora trascorrendo un secondo anno in prigione per aver rifiutato la leva nell'esercito israeliano - per aver rifiutato di prendere parte alla brutale occupazione. La restrizione globale dei diritti democratici tocca anche noi. La coscienza viene messa in carcere. Ma il rifiuto attivo da significato e sostegno a molte altre forme di resistenza ed obiezione.
Non siamo soli in questa lotta. Ci sono molte persone in tutto il mondo che vengono a testimoniare il male ed a proteggere i palestinesi. Un anno fa, Rachel Corrie, una pacifista statunitense di 23 anni venne schiacciata da un bulldozer mentre cercava di impedire all'esercito israeliano di distruggere case nella striscia di Gaza. Tom Hurndall è stato colpito alla testa da un proiettile mentre cercava di proteggere due ragazzine che nella striscia di Gaza si trovavano nella linea di fuoco dell'esercito israeliano. Queste persone coraggiose sapevano che solo un intervento internazionale può portare alla fine degli orrori dell'occupazione israeliana.
Vi chiedo di ricordavi del Sud Africa! La politica israeliana dei check-points e dei blocchi stradali, dei muri e dei recinti, la normalizzazione del male, non possono che essere visti come una politica dell'Apartheid. In Sud Africa, l'Apartheid è finita dopo un lungo e determinato impegno internazionale. Un impegno del genere può avere successo ancora una volta in Israele e Palestina. Non lasciateci soli. Israeliani e palestinesi vogliono vivere in pace! Abbiamo diritto a vivere in una vera democrazia - aiutateci a raggiungere questo traguardo! Abbiamo bisogno della vostra attiva solidarietà!