Una questione di coscienza
Tribunali e condanne per i refusenik israeliani
27.4.2004
Sveva Haertter
L'ultima novità nella ormai quadriennale vicenda processuale del pacifista Yoni Ben Artzi è una condanna ad ulteriori due mesi di carcere che dovrebbe iniziare a scontare il prossimo 10 maggio, con pagamento di una multa di NIS 2000. Un ricorso contro questa sentenza è stato già annunciato dall'avvocato di Yoni, che se necessario intende arrivare fino alla Corte Suprema.
Questa nuova sentenza ha dell'assurdo. Il tribunale militare lo aveva riconosciuto come pacifista e successivamente il Conscience Committee lo aveva riascoltato ed esonerato, seppure per incompatibilità e non per motivi di coscienza. Nonostante questo, nell'udienza di ieri gli è stata comminata questa nuova pena per il rifiuto di eseguire l'ordine di arruolarsi: che senso ha una condanna di un tribunale militare per il rifiuto di un ordine dato dall'esercito, nei confronti di una persona che dall'esercito è stata esonerata in quanto pacifista? Sembra che l'unica ragione di questa singolare procedura sia quella di continuare a tormentare un ragazzo che ha il coraggio di rivendicare il proprio pacifismo e la cui unica vera colpa pare essere la parentela con il ministro ed ex-premier Nethanyahu. Come Vanunu, seppure in forma meno grave, Yoni è libero senza essere libero. Due casi che non depongono certo a favore del sistema giudiziario dell'unica democrazia del Medio Oriente.
Emblematici anche i casi di Laura Milo e Inbal Gelbert.
Laura, che rifiuta di servire nell'esercito israeliano fino a quando resterà un esercito di occupazione, si è appellata con questa motivazione alla Corte Suprema chiedendo di essere esonerata per motivi di coscienza in base alla legge che riconosce questo diritto alle donne. Ma l'esercito sostiene che il termine "coscienza" si applica solo a pacifisti. Se la Corte deciderà negativamente, Laura tornerà in carcere per la seconda volta. Allo stesso tempo Inbal, che invece è una pacifista, si è vista negare dall'esercito il diritto di essere ascoltata dal Conscience Committee. Solo dopo l'intervento di alcuni parlamentari un'udienza era stata alla fine fissata, per poi essere cancellata senza alcuna motivazione.
Il 13 aprile Daniel Tzal (19 anni) si è presentato al centro di reclutamento dell'esercito dichiarando il proprio rifiuto di servire in un esercito di occupazione ed è stato immediatamente condannato a 14 giorni di carcere. Daniel ha dichiarato che "rifiutare di partecipare all'occupazione e combattere le istituzioni che non rispettano i diritti umani è un obbligo morale, non una scelta. Una persona sana di mente, sulla quale non hanno fatto presa la paura ed il razzismo, è umanamente obbligata a rifiutare di prendere parte nei sistemi di occupazione ed oppressione messi in atto dall'esercito israeliano" ed è pienamente consapevole di quanto potrà costargli cara la sua decisione. Si tratta infatti del primo caso di rifiuto pubblico basato su queste motivazioni dopo la vicenda dei "cinque", i ragazzi che da gennaio stanno scontando un anno di detenzione, ora nel carcere civile.
Lettere di solidarietà ai "cinque" possono essere inviate ai seguenti indirizzi:
per Noam Bahat, Haggai Matar e Matan Kaminer
AGAF BET, Ma'asiyaho Prison, P.O. Box 13, Ramla
per Adam Maor e Shimri Tzameret
Hermon Prison, P.O. Box 4011, Kfar M'Rar