Lettera al Sindaco di Roma sul Nuovo Piano regolatore
Cè una palazzina bianca al centro di una vasta e trascurata tenuta agricola a girasoli, qui nella periferia romana, non lontana dal mare.Mio padre, emigrante napoletano onesto, era in quella palazzina nei volenterosi anni del boom economico.
Anni di speranze e di certezze in cui da bambini ci eravamo abituati a vederlo allontanarsi per turni di 12 ore di lavoro, giorno e notte e sapevamo che era lì.
In quella stazione radio da cui partivano cavi misteriosi, che solcavano il fondo degli oceani, dove non siamo mai entrati.
Ma anche intravista da fuori la palazzina, linda e sobria, era la garanzia tangibile che Impegno e Abnegazione avrebbero dato Benessere e Felicità.
Unoasi verde la tenuta Italcable, poi Telecom, sopravvissuta fino ad oggi qui ad Acilia, la prima borgata di Roma, frutto degli sventramenti fascisti del centro storico con i suoi abitanti deportati negli anni 30.
La borgata agreste del duce è divenuta oggi città enorme e sconnessa, arricchitasi di decenni di abusivismo condonato di villini e villette, punteggiata di spettrali quartieri dormitorio, trasudanti traffico che sfiorano senza vederli Parchi e Pinete unici al mondo.
Ora lisola verde sta per scomparire sotto lurto finale del nuovo piano regolatore voluto dalla Giunta Comunale di sinistra che ho votato.La chiamano nuova centralità metropolitana, secondo i dati del Comune un milione e 300 mila metri cubi su 136 ettari, all80% con destinazione commerciale con lennesimo superfluo iper-mega-mercato.
Una parte dei 65milioni di metri cubi del nuovo piano regolatore denunciati da Italia Nostra nel suo appello per salvare la campagna romana.Non cè unidea migliore di città da proporre ?
Passati 40 anni, tra certezze e speranze deluse, anche mio padre da un anno non cè più. Ma la sua voglia di onestà vorrebbe rimanere.Anche per questo il 14 settembre stavo a San Giovanni nel girotondo morettino.
Ma piacerebbe che chi difende la Res pubblica e letica della Polis al centro della città e della politica facesse lo stesso anche in periferia.Ci siamo identificati da sempre, contro lindifferenza e il qualunquismo, con la sequenza di Ecce Bombo, credo fosse il film, in cui Moretti si indignava perché rossi e neri non sono tutti uguali.
Si vorrebbe continuare a crederlo.O forse sarebbe ora di pensare ad una politica di soluzioni concrete per il bene di tutti, al di là di gerghi di schieramento.
La stessa politica che invoca anche uno scrittore molto attento di unaltra periferia molto lontana, langlo-indiano di Trinidad V.S. Naipoul nel suo discorso come premio Nobel 2001.La Giunta Veltroni non perda questa occasione di dimostrarsi diversa nel difendere la speranza in un bene comune. Diversa, ad esempio, dalla giunta regionale di centro destra che mette in discussione i Parchi del Lazio.
Progetti, interventi di qualità urbanistica, alternativi alla cementificazione massiccia anche nellex tenuta Italcable.Come cittadini saremo qui a ricordarglielo. Chi ci può aiutare ?
Giorgio Zaccaro, Insegnante Acilia, Roma