IL MONDO STA CAMBIANDO? PER SAPERLO SERVE UN INDICATORE DIVERSO DAL PIL
Il contributo della RETE LILLIPUT al Forum Sociale Mondiale
Serve un nuovo indice della qualita' della vita, afferma la Rete Lilliput che a Porto Alegre organizza il laboratorio "Cambiamo il PIL". "Misurare il prodotto interno lordo e' una pratica che risale alla seconda guerra mondiale e in origine permetteva agli Stati Uniti di verificare la sostenibilita' del proprio sforzo bellico rispetto al PIL" ricorda Roberto Brambilla, coordinatore dei lavori.
Il PIL, infatti, è' stato ideato negli anni Quaranta dall'economista Simon Kuznets con lo scopo di valutare se l'economia americana poteva far fronte allo sforzo bellico della seconda guerra mondiale. Da allora, ha sviluppato una vita propria:
Kuznets stesso, come molti altri esperti di contabilità nazionale hanno provato per anni a impedire il suo utilizzo come indicatore di benessere, ma senza successo. Eppure e' chiaro ai piu' che funziona solo per indicare la situazione economica (ma anche in
questo campo ha dei limiti perche', ad esempio, non tiene conto dell'economia sommersa), mentre una sua crescita a volte puo' coincidere con una riduzione del benessere generale. Due esempi: il terremoto In Giappone dell'inizio degli anni Novanta (diverse
migliaia di vittime) ha causato un aumento di 2-3 punti percentuali del PIL, e si pensa che avverra' lo stesso negli USA dopo gli attentati del 11 settembre.Oggi i media tendono a semplificare la misura del benessere di una nazione attraverso questo strumento gia' dichiarato obsoleto dal Programma di sviluppo delle nazioni unite che, nel 1989, aveva lanciato l'indice di sviluppo umano (HDI), tarando il reddito pro-capite con indicatori relativi a salute (speranza di vita) e educazione (percentuale di alfabetizzazione). Da allora molti sforzi sono stati fatti per creare indicatori sufficientemente leggibili, ma che restituiscano la complessita' dell'interazione fra indicatori economici, ambientali, sociali, strutturali.
Per "costruire un nuovo mondo", per gestirne la complessità occorrono altri strumenti, piu' adeguati, per dare alla società civile, ai decisori politici, alle associazioni e le forze politiche piu' elementi per decidere.
La Rete di Lilliput ne propone due. Uno e' il "Dashboard of sustainability" (traduzione letterale "cruscotto della sostenibilità"), sviluppato da un piccolo gruppo sotto l'egida dell'International Institute For Sustainable Development (Canada). Si basa su oltre
50 parametri - come l'aspettativa di vita, le emissioni di CO2, ecc... - e da' un quadro sintetico sullo stato di una nazione o di una regione. La novita' e' che il "Dashboard of sustainability" colora in modo diverso ogni stato o regione: dal verde scuro (per indicare uno stato-regione che ha raggiunto risultati molto positivi) al rosso (molto negativi). Con un colpo d'occhio si legge la situazione.
L'altro e' la gia' piu' conosciuta "Impronta ecologica". I 6 miliardi di persone che abitano la terra devono dividersi circa 13 miliardi di ettari di terra produttiva. Cio' significa 2,1 ettari a testa. Oggi invece ogni abitante della Terra usa - in media - 2,9 ettari. La media,
ovviamente, nasconde dati molto diversi: si va da valori di 0,7 ettari per abitante in India, ai 12,5 ettari pro capite degli - indovinate un po' - USA. Oltre alla evidente situazione di ingiustizia, l'indice mette chiaramente in evidenza che viviamo al di sopra dei mezzi
biologici della Terra. Se diventasse un indice di riferimento per la classe politica porterebbe immediatamente a scelte drastiche.Il "Dashboard of sustainability" puo' essere scaricato in forma zippata da http://esl.jrc.it/envind/db_it.htm. Il download dura circa due minuti. La quantità di dati, grafici, correlazioni e le cartine colorate in funzione dello stato dei vari parametri e'
impressionante.
Jochen Jesinghaus (ISPRA) ha fatto riferimento soprattutto al lavoro collaborativo di diverse agenzie ONU sugli indicatori di sviluppo sostenibile, sottolineando l'esigenza di selezionarne non piu' di 50 e di stare attenti a correlazioni superficiali che si prestano a manipolazioni: "Se riscontriamo una bassa mortalita' infantile nei paesi con un'alta concentrazione di CO2 non vuol dire che questa fa bene ai bambini, ma solo che in quei paesi il livello di ricchezza ha prodotto sia migliori condizioni sanitarie, sia un uso troppo intensivo di auto e altre fonti di emissione di anidride carbonica".
Maggiori informazioni sono disponibili presso il sito della Rete Lilliput all'indirizzo http://www.retelilliput.org/documenti/default.asp?
02.02.2002