Campagna nazionale contro la partecipazione dell'ENI
alla rapina del petrolio iracheno

Promossa da Un Ponte per...

 

Mentre la violenza sembra l'unica attrice sulla scena irachena, dietro le porte blindate della Green Zone si va consumando un'altra tragedia. Il parlamento iracheno sta per approvare la nuova legge che regolamenterà il settore energetico e aprirà le porte ai cosiddetti ‘investimenti' delle grandi multinazionali del petrolio, tra cui l'italiana ENI.

La legge voluta dalla grandi multinazionali petrolifere, ENI inclusa, prevede l'introduzione dei cosiddetti PSA – Production Sharing Agreements – i quali consentiranno alle multinazionali enormi profitti a scapito dell'erario iracheno.

Ma l' ENI è anche nostra - il 32% delle azioni sono detenute del Ministero dell' Economia e Finanze – e questo ci impone di chiedere con forza che la maggiore compagnia energetica italaina non firmi accordi ‘immorali' approfittando dell' avventura militare, costata la vita a centinaia di migliaia di civili innocenti.

Il petrolio iracheno non è ancora stato svenduto, la ‘Commissione governativa sul petrolio' mira all'approvazione della nuova legge sugli idrocarburi per fine marzo: i sindacati del petrolio, la società civile, la popolazione irachena non la vuole e chiedono il nostro sostegno.

Qui sotto proponiamo la lettera che verrà inviata al Ministro dell'Economia e Finanze Tommaso Padoa-Schioppa e al presidente dell'ENI Roberto Poli.

FIRMA ANCHE TU LA LETTERA , così che il nostro messaggio di giustizia e pace arrivi con forza sotto gli occhi di chi può fermare questa truffa!!


Per ulteriori informazioni:

Osservatorio Iraq
Carbonweb (inglese)

Truffa a Mano Armata - I numeri degli interessi occidentali e italiani dietro la guerra in Iraq,
di Greg Muttitt ( ricercatore di PLATFORM - www.carbonweb.org -)
(scarica il PDF)

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Vi proponiamo l'indice del rapporto 'Truffa a mano armata' e il capitolo dedicato all'attività dei sindacati iracheni contro la spartizione del petrolio dell'Iraq

 

PREFAZIONE

INTRODUZIONE

TRUFFA A MANO ARMATA

CONSIDERAZIONI SUL RAPPORTO

CAPITOLO 1

Il vero obiettivo: gli interessi anglo-americani nel golfo

CAPITOLO 2

Ripensare la privatizzazione: gli accordi PSA

CAPITOLO 3

La spinta al profitto: il grande boom del petrolio e la pressione per l'adozione dei PSA

CAPITOLO 4

Da Washington a Baghdad: la pianificazione futura del petrolio iracheno

CAPITOLO 5

Una truffa sancita a livello contrattuale: il costo dei PSA per l'iraq

CAPITOLO 6

Una possibilità migliore: opzioni per l'investimento nello sviluppo del settore petrolifero iracheno

CONCLUSIONI 61

APPENDICE 1 - Come funzionano i PSA

APPENDICE 2 - Contabilità economica dei giacimenti

APPENDICE 3 - I dati relativi ai giacimenti iracheni

APPENDICE 4 - Analisi economica – metodologie e assunti

ALLEGATO 1- Documento riservato

ALLEGATO 2 - Comunicato finale convegno sulla privatizzazione del settore pubblico iracheno

ALLEGATO 3 - Dichiarazione congiunta dei sindacati iracheni

CRONOLOGIA ATTIVITA' DELLA GUOE (General Union of Oil Employees)

 

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Dichiarazione congiunta dei sindacati iracheni
riguardo i programmi
della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale in Iraq.

Amman, 16 gennaio 2006

L'economia irachena è stata duramente colpita da decenni di sanzioni, guerre ed occupazione.

I sindacati e le federazioni irachene credono nella capacità del paese, con tutte le sue risorse petrolifere e minerarie, di fornire degli standard di vita dignitosi agli Iracheni.

Le federazioni e i sindacati considerano che le guerre e l'occupazione abbiano causato una diminuzione drammatica negli standard di vita e sociali degli Iracheni, in particolare dei lavoratori.

Le federazioni e i sindacati sottolineano l'importanza di una sovranità completa dell'Iraq sulle sue risorse petrolifere e naturali e di svilupparle in un modo che assicurino la completa ricostruzione del paese. Desideriamo sottolineare i seguenti punti riguardo le politiche dello FMI e della Banca Mondiale in Iraq:

1) Aumentare la trasparenza e la rappresentatività dell'Iraq nelle strutture decisionali delle IFIs (*).

2) Porre fine all'imposizione delle condizioni di aggiustamento strutturale per i prestiti.

3) Accordarsi per fornire fondi ai servizi pubblici e alle imprese statali senza chiedere la loro privatizzazione.

4) Cancellare i debiti contratti dall'Iraq che sono risultati dalle politiche del passato regime.

5) Rifiutare la riduzione delle spese nei servizi sociali, specialmente l'eliminazione del sostegno governativo al sistema di distribuzione del cibo e la riduzione del numero di beni contemplati.

6) Rifiutare fortemente la privatizzazione delle aziende di proprietà statele, e in particolare nei settore quali petrolio, educazione, sanità, elettricità, trasporti e costruzione.

7) Rifiutare l'aumento nei prezzi dei prodotti dal petrolio, considerando l'impatto negativo sugli standard di vita degli Iracheni.

8) Adottare una nuova legge sul lavoro e il pensionamento e una legge sulla sicurezza sociale che assicurino i diritti dei lavoratori e che siano in conformità con gli standard lavorativi internazionali e le convenzioni sui diritti umani. La Banca Mondiale e il FMI devono anch'essi rispettare questi standard.

I sindacati e le federazioni che hanno firmato questa dichiarazione annunciando la formazione di un comitato coordinativo permanente che renderà note le proprie posizioni al Governo Iracheno e alle IFIs. Chiedono inoltre che le IFIs si impegnino nel dialogo, la discussione e la trattativa con le federazioni sindacali riguardo le loro politiche in Iraq.

Infine, essi richiedono l'assistenza delle organizzazioni sindacali internazionali per fornire tutto il sostegno possibile alle suddette richieste.

 

Firmato da:

General Federation of Iraqi Workers [ex-IFTU]

General Union of Oil Employees in Basra [now creating an Iraqi

Federation of Oil Unions - IFOU]]

Federation of Workers Councils and Unions in Iraq

General Federation of Workers Trade Unions in Kurdistan

Federation of Workers and Craftmen Trade Unions in Kurdistan

 

 

(*)IFIs = International Financial Insitutions (istituzioni finanziarie internazionali)

Traduzione (dalla versione inglese) di Carlo Martini per osservatorioiraq.it

La traduzione dall'arabo all'inglese è a cura di Peter Bakvis (Global Unions - Washington Office)

 

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CRONOLOGIA ATTIVITA' DELLA GUOE (General Union of Oil Employees) DALL'INIZIO DELL'OCCUPAZIONE

MAGGIO 2003

La compagnia americana Kellog Brown & Root (KBR) viene espulsa dai luoghi di lavoro e i suoi subappaltatori rifiutati. L'appena nata SOCU (Southern Oil Company Union) considerò la KBR come "parte dell'invasione e dell'occupazione, un'estensione dell'esercito americano" e come ‘spie' di conseguenza negli impianti petroliferi è stato vietato loro l'accesso

GIUGNO 2003

Sciopero alla raffineria di Sheiba (Bassora): da marzo, dall'invasione del paese i lavoratori non ricevevano lo stipendio. Umiliati dal dover confrontarsi con la dirigenza della KBR, 100 lavoratori attivisti decidono per il blocco della strada della raffineria e di confrontarsi con le truppe inglesi schierate. Le negoziazioni si sono chiuse in giornata con il pagamento dei salari.

AGOSTO 2003

Due giorni di sciopero con interruzione delle esportazioni di greggio. Le richieste dei lavoratori vertevano ancora sui salari. La dimostrazione di forza si è dimostrata importante per le successive trattative sulle tabelle salariali.

AGOSTO 2003

I lavoratori della Iraqi Drilling Company riparano entro la fine dello stesso mese la prima trivella. Ne ripareranno 11 nei mesi successivi usando poco più della loro capacità e pezzi comprati sul mercato legale e illegale di pezzi di ricambio. Gli operai della SOCU hanno sempre portato aventi consistenti lavori di ripristino degli impianti in maniera autonoma ed indipendente, compreso il terminal offshore di Khor al Omayeh; l'impianto di pompaggio di Lehees e gli impianti di Rumailla.

DICEMBRE 2003

La SOCU stende una tabella salariale in risposta all'Ordinanza n. 30 della CPA passata nel settembre 2003. Le tabelle dell'unione tenevano in considerazione l'aumento degli affitti, del cibo e del carburante. Le negoziazioni con il ministero inizia appena viene minacciato lo sciopero generale. I lavoratori erano pronti a difendere i luoghi di lavoro con le armi se gli inglesi avessero tentato di sopraffarli.

GENNAIO 2004

Vittoria! Aumento salariale per tutti i lavoratori SOCU, il salario minimo sale da 69,000 a 102.000 dinari. Due interi livelli salariali imposti nelle tabelle fatte dagli occupanti vengono aboliti.

FEBBRAIO 2004

I lavoratori della Basra Pipeline Company scendono in sciopero durante la visita agli impianti del ministro del petrolio. Chiedono di essere rappresentati da Hassan Jumma Awad. L'esportazione di greggi viene fermata per mezza giornata. I lavoratori chiedono gli stessi salari concessi ai lavoratori della SOCU

GIUGNO 2004

A seguito di un incontro dei leader delle unioni sindacali del settore petrolifero del sud, nasce la GUOE (General Union of Oil Employees). Comprende lavoratori della: Southern Refinery Company, Southern Gas Company, Iraqi Drilling Company, Oil Carrier Company, Butagas Filling Company, Oil Production Company, Oil Projects Company e la Oil Pipe Lines Company.

AGOSTO 2004

La sede della Southern Oil Company viene bombardato. L'unione denuncia l'uso di bombe contro la direzione.

MARZO 2005

Samir Yasin Sabbah, leader dell'unione a Fao, subisce un attentato compiuto con un'autobomba. L'attacco viene attribuito a membri del vecchio regime coinvolti in lucrosi traffici di contrabbando di petrolio.

MAGGIO 2005

La GUOE organizza a Bassora una storica conferenza anti-privatizzazioni che vede la partecipazione di un centinaio di organizzazioni sindacali locali, di delegati internazionali di US Labor Against the War, Iraqi Occupation Focus, PLATFORM e Jubilee Iraq. Organizzazioni sindacali dall'Argentina alla Corea hanno mandato messaggio di solidarietà. Tra di loro la FIOM e la CGIL

GIUGNO 2005

Sciopero presso la Basra Oil Refinery. Al management viene impedito l'accesso agli impianti dai lavoratori che chiedevano attribuzione della terra ai lavoratori, aumenti salariali, l'abolizione dello stanziamento al ministero della difesa del 20% delle entrate petrolifere, reinvestimento delle entrate petrolifere nelle aree d'estrazione, licenziamento dei manager e del personale al ministero del petrolio ‘saddamisti'.

LUGLIO 2005

Riprendono i negoziati con il ministro e considerata la scarsa disponibilità si decide la sospensione delle esportazioni. Il governo accusa allora l'Unione di scioperare in appoggio al Governatore di Bassora, ma l'Unione difende con forza la sua indipendenza.


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Alla Cortese Attenzione

Ministro dell' Economia e Finanze, Tommaso Padoa Schioppa
Al Prresidente dell'ENI, dott. Roberto Poli

Gentile Ministro, Gentile Presidente,
ci rivolgiamo a voi, come cittadini italiani e, in quanto tali, comproprietari dell'Eni, una società che vede una partecipazione dello Stato, e quindi anche nostra, del 32%.

Mentre l'Iraq sprofonda giorno dopo giorno in una violenza senza fine, il governo iracheno - sotto la pressione dell'amministrazione statunitense e delle maggiori compagnie petrolifere - sta portando davanti al parlamento iracheno una nuova legge che regolamenterà il settore degli idrocarburi e conseguentemente anche i contratti con le compagnie petrolifere internazionali.

E' noto che, a seguito dell'occupazione del Paese, le condizioni che il governo iracheno è disposto a concedere alle imprese estere interessate a investire nello sfruttamento delle risorse petrolifere e gasifere sono notevolmente migliorate a favore di tali imprese, prefigurando la possibilità di una vera e propria rapina ai danni della popolazione irachena, come è stato denunciato dal sindacato iracheno dei lavoratori del petrolio, contrario alla svendita della più importante risorsa del paese e che più volte ha chiesto che tale legge venisse discussa con il coinvolgimento dei rappresentati del settore. Evento che non si è mai verificato.

Siamo al corrente del fatto che l'Eni intende investire in Iraq e che negoziati in tal senso erano già in essere prima della guerra (accordo siglato con Saddam Hussein nel 1997), in particolare per lo sfruttamento del giacimento di Nassiriya, proprio il luogo dove era dislocata la missione militare italiana, e che anche dopo l'azienda non ha mai smentito, anzi ha confermato, questo interesse. L'interesse viene ulteriormente ribadito dalle dichiarazioni di Paolo Scaroni – Amministratore Delegato dell'Eni – sull'inizio di test sismici per conto della compagnia irachena da effettuarsi nel Kurdistan iracheno e sull'interesse a fare affari nelle zone dell'Iraq pacificato.

Noi non crediamo al caso, e in questi quattro anni abbiamo più volte denunciato (ci sono state anche diverse interpellanze parlamentari) che la partecipazione italiana alla guerra in Iraq poteva avere importanti ricadute economiche per l'ENI e che la missione Antica Babilonia era dislocata a Nassiriya per proteggere il petrolio prenotato” dall'ENI.

Ci sembrerebbe immorale che, nel negoziare un possibile investimento in Iraq, l'Eni approfitti di queste condizioni di miglior favore. Non basta aver ritirato le nostre truppe dal Paese, e sarebbe un segnale importante verso la popolazione irachena sostenerla nel mantenere il controllo sulle sue risorse energetiche.

E' stato calcolato, ad esempio, che in caso di applicazione delle proposte delineate nel documento “ Petroleum and Iraq's Future: Fiscal Options and Challenger” - pubblicato nell'autunno 2004 dall' International Tax and Investment Centre (ITIC) - di un ipotetico Production Sharing Agreement (PSA) al giacimento di Nassiriya, l'Eni potrebbe trovarsi a lucrare fino a 6 miliardi di euro in più rispetto alle forme contrattuali utilizzate dall'Iraq prima della guerra.

La ITIC è, come sapete, una lobby volta a “consigliare i governi” in merito a politiche fiscali ed economiche “responsabili”, come recita il suo statuto. L'Eni ne fa parte insieme a Shell, Total, BP, Chevron e dobbiamo credere che ne condivida le proposte e l'azione.

Non chiediamo che l'Eni non investa in Iraq. L'Iraq ha bisogno di investimenti esteri e del know how di aziende come l'Eni per poter rilanciare la produzione petrolifera, principale, se non unica, risorsa su cui basare la ricostruzione del Paese, distrutto da 13 anni di sanzioni economiche e da tre guerre. Riteniamo però che dovrebbe investire seguendo principi etici, e cioè non approfittando di una guerra illegale che la maggioranza degli italiani non voleva.

Riteniamo che l'Eni dovrebbe perciò dichiarare la propria disponibilità a negoziare sulla base delle condizioni che l'Iraq proponeva prima della guerra, in ossequio ai Principi stabiliti nel documento ‘ Responsabilità d'impresa – Valori e Comportamenti ‘ che l'azienda ha adottato, in particolare in merito a “Etica degli affari”, “Rispetto degli stakeholders ”, “Rispetto dei diritti umani”, “e “Cooperazione”.

L'Eni potrebbe intanto rendere esplicita tale volontà uscendo dalla ITIC e prendendo le distanze dalle proposte che questa ha avanzato, e che sembrano essere le idee guida della nuova legge sul petrolio.

Comprenderanno che sarebbe inaccettabile che l'Italia, da un lato invii aiuti umanitari per qualche decina di milioni di euro, e dall'altro, attraverso una azienda che è anche nostra, sottragga all'erario iracheno miliardi di dollari.

Chiediamo inoltre un incontro per poter meglio illustrare la situazione e ascoltare la posizione del Ministro e del governo.

Primi Firmatari :

Fabio Alberti - Un Ponte per…
Claudio Avvisati - Delegato RSU Eni Roma
Raffaella Bolini - ARCI
Edo Dominici - A Sud
Giulio Marcon – Lunaria
Alessandra Mecozzi – Responsabile Ufficio Internazionale FIOM-CGIL
Margherita Paolini - Direttore Responsabile di oltreillimes.net
Michele Paolini - Giornalista economico
Luigia Pasi – SdL Intercategoriale
Antonio Tricarico - Campagna per la Riforma della Banca Mondiale
Rosita Viola - ICS