AFGHANISTAN, CI SIAMO SBAGLIATI?

Lo ammettiamo, ci siamo sbagliati. Le donne che gettano il burqa, i visi rasati in fretta e furia all'arrivo del liberatore, ci hanno convinto che davvero quella iniziata il 7 ottobre in Afghanistan - di domenica, giorno del Signore - era una oculata operazione di polizia che nulla aveva a che vedere con la vendetta, con il fatto che siano state colpite New York e Washington invece che, supponiamo, Roma o Santiago del Cile.

Lo ammettiamo, ci siamo macchiati di connivenza (involontaria, ci si concederà): non avendo appoggiato la guerra "necessaria" abbiamo automaticamente benedetto il regime talebano che - come abbiamo mai potuto sottovalutarlo? - non era solo l'anfitrione di bin Laden ma anche un fiero oppressore dei diritti umani, di un intero popolo e particolarmente delle donne. E poi non abbiamo neppure mostrato abbastanza devozione per il nome di Dio, accoratamente e transatlanticamente invocato, dalla Casa Bianca a Piazza del Popolo (mentre altri sbandieravano un incomprensibile "Non in nome mio").

Insomma non ci siamo messi dalla parte del Bene contro il Male. Ma adesso abbiamo imparato la lezione. Ecco allora un'agenda di prossimi obiettivi da bombardare, possibilmente entro la fine del 2002. Gibuti, Eritrea, Somalia, Sudan e anche il Mali e un po' il Burkina Faso, Paesi dove il numero di donne (cioè di ragazzine) mutilate e infibulate varia fra il 70 e il 90% della popolazione femminile, e non ci pare meno doloroso che indossare il burqa. Liberia che, quanto a "Stati canaglia", con un Charles Taylor in sella non ha da imparare niente da nessuno. Mauritania, dove la schiavitù va e viene periodicamente. Nigeria, dove ben dieci Stati della confederazione hanno adottato la legge islamica ed è appena stata inflitta la prima condanna a morte per relazioni prematrimoniali (alla donna, beninteso, incinta); solo una, ma è meglio prevenire che curare. Guinea Equatoriale, che dopo dieci anni ci siamo anche stancati di scrivere e riscrivere le stesse cose su una trentennale dittatura che adesso si ingrassa pure di petrolio. Angola, istruzioni per l'uso: bombardare in perfetto regime di par condicio tanto le zone governative come quelle controllate dai ribelli. Rwanda, che occupa un pezzo di Congo equivalente alla superficie del Kuwait. Uganda, idem.
Anche la capitale Kinshasa si meriterebbe però una bella suonata: fra tutti e tre sono riusciti ad abbattere in pochi anni l'equivalente, in vite umane, di quasi cinquecento Torri gemelle. E ci fermiamo all'Africa perché altrove non sappiamo bene.

P.S.: Ci viene in mente adesso che questa non è una proposta poi così originale. Avevano già cominciato ad aggiustare il tiro Reagan con Tripoli (1986) e Clinton con Khartoum ('98). Che cosa non si farebbe per i diritti umani e la pace nel mondo. "Deus lo vult", o "Gott mit uns", se preferite.

21.11.2001
NIGRIZIA