La pianificazione processuale e l'attuazione
28 maggio 2002
Roberto Morassut
Si è molto discusso, forse ideologizzando, sul fatto che il Piano era caratterizzato dalla filosofia del "pianificare facendo", nel senso che mentre si pianifica si fa. Più che una scelta politica, questa è una presa d'atto della realtà delle cose. Come già accennato, i provvedimenti urbanistici ordinari sono diventati gli accordi di programma mentre quelli che dovrebbero essere ordinari sono divenuti molto rari.
Questo è il segno che c'è una distanza tra la complessità degli strumenti amministrativi per realizzare ciò che per la gente è normale.Le norme del nuovo Piano devono far divenire questa complessità ordinaria, ossia devono tentare di battere la strada di procedure dirette, rapide, flessibili per rispondere a questa necessità. Questo tema ci farà forse un po' discutere, ma chiama in causa l'efficienza della nostra macchina. Ora, siamo in una fase politica nella città particolare ed io mi sono fatto una convinzione: il patto che costruimmo sul Piano delle Certezze, in cui si stabilivano quali erano i "sì" e quali erano i "no" della trasformazione del territorio - e quel patto resse e regge ancora oggi, tant'è che c'è un'aspettativa sulle compensazioni, c'è una difesa del territorio vincolato - va sviluppato con una prospettiva che renda fruibili quei parchi, ce li faccia cedere dal legittimo proprietario e metta in moto più rapidamente il meccanismo delle compensazioni. Attenzione, però, perché è un salto di scala.
È come se ci chiedesse di scendere su una pista di Formula 1 con una 500. C'è un problema di macchina e di strumenti per onorare questo patto e questa nuova fase. Questo vale anche per i toponimi - e il 30 giugno p.v. scadranno i termini per la presentazione di nuovi toponimi -, per l'attuazione degli articoli 11 che ora la Regione sta sbloccando. Ora ci tornerà tutta una materia in fase attuativa in cui o avremo un volano che darà gas a questa spinta oppure, altrimenti, potremmo avere dei problemi: prima abbiamo prodotto delibere, oggi dobbiamo produrre progetti. Macchina esterna? Qualunque sarà la scelta, questo è comunque un punto importantissimo.
Stiamo lavorando, nel frattempo, a vari progetti urbani, come Ostiense e Flaminio; Campidoglio 2, sui quali sta lavorando l'Assessore Minelli; San Lorenzo; l'area prossima all'Auditorium; gli interventi di promozione territoriale su Ostia; l'accordo di programma con lo Stato su Pietralata. Tutti questi elementi iniziano progressivamente ad avanzare. Infine, vanno considerati i dieci grandi progetti che ci siamo impegnati sostanzialmente a concludere entro il 2005.
Penso, infine, ci sia ancora un punto da esaminare assieme per trovare un buon punto di intesa. L'ho lasciato volutamente in ultimo, perché ritengo non sia così decisivo, nonostante abbia impegnato molto la nostra discussione. Mi riferisco al tema della quantità dei volumi e del dimensionamento. A questo proposito, ritengo che sia sbagliato chiudere una proposta di Piano discutendo solo di "metri cubi". Il nuovo Piano, in realtà, sceglie concettualmente la misura del "metro quadrato", piuttosto che il "metro cubo". E ciò, perché, anche da un punto di vista ambientale, quello che conta nel rapporto tra suolo edificato e ambiente, secondo il trattato di Kyoto, è la quantità di suolo che viene edificato e non la cubatura impegnata.
Discutere del "metro cubo", quindi, è fuorviante. Il "metro cubo" era la unità di misura della rendita immobiliare, proprio ciò che noi vogliamo, invece, superare. Quando la rendita si sosteneva sulla cubatura, si poteva ottenere ampio credito dalle sistema bancario semplicemente vantando un puro diritto edificatorio. Oggi, invece, vogliamo che le cose mutino radicalmente, così da superare, almeno entro certi limiti, questa vecchia logica,. Non sostengo affatto che si debba tornare ai 120 milioni di metri cubi di previsioni del vecchio Piano. Dico, invece, che dobbiamo partire dalle funzioni per arrivare alle quantità sostenibili. Su questo aspetto, attraverso la discussione, penso e spero che troveremo un punto di intesa. Se discuteremo secondo queste chiare linee guida, non potrà più essere considerata rilevante l'eventualità che il dimensionamento complessivo possa prevedere 2 o 3 milioni di metri cubi in più o in meno.