Il nuovo piano nel contesto politico generale
28 maggio 2002
Roberto Morassut

Bisognerebbe riflettere più accuratamente sul particolare significato assunto, nell'ambito della politica nazionale, dalla nostra decisione di varare ufficialmente e formalmente l'iter decisionale del Piano. È una decisione che contrasta apertamente con l'ipotesi centralista messa in campo dall'attuale governo attraverso le leggi Lunardi, che assumono degli obiettivi in deroga a qualunque rete di tenuta locale e democratica.
Il rischio, per la schieramento riformista e democratico, è quello di essere stretti, da una parte, da questo messaggio all'apparenza liberista, ma centralista nella sostanza, che cavalca strumentalmente un'esigenza diffusa di rapidità delle decisioni e, soprattutto, di semplificazione delle procedure nell'attuazione dei programmi di trasformazione del territorio e, dall'altra, da una risposta chiusa e conservatrice, che si limita a difendere le vecchie leggi e le vecchie regole della pianificazione urbanistica, senza proporne di nuove e di più adatte.

C'è, invece, una via d'uscita a questa strettoia politico-amministrativa, ed è la ricerca di nuove regole e di una nuova flessibilità normativa. Il nuovo Piano di Roma, peraltro, è anche una risposta a questo dilemma, perché propone un percorso di urbanistica riformista davvero capace di rappresentare una concreta alternativa al modello centralista proposto dal governo nazionale. Il punto da cogliere è decisivo: il nostro lavoro ha dei riflessi importanti, che vanno oltre la definizione di un nuovo strumento urbanistico per Roma.

Col nuovo Piano, la nostra città irrompe con autorevolezza nel confronto politico più generale sui temi del governo del territorio. Abbiamo dato vita a un Piano Regolatore che facesse i conti con la legislazione urbanistica vigente ma che già preparasse un modello nuovo, lo stesso che in Europa vige da molti anni, per il quale si definiscono i piani struttura che dettano grandi indirizzi, affidando alle istituzioni decentrate (come i nostri Municipi) la messa a punto di piani operativi destinati ad attuare localmente e flessibilmente il piano generale. Per questo possiamo definire l'esperienza romana come un "laboratorio per la riforma urbanistica". Questo Piano Regolatore, sul piano normativo, contiene al proprio interno molte novità. Faccio due soli esempi, senza calarmi troppo nel tecnico.