OGM tossici

L'8 agosto 2005 la Commissione Europea ha autorizzato l'importazione e la vendita del mais modificato MON 863:

la UE si è piegata così ancora alle richieste delle multinazionali del biotech

 

UE: via libera al mais ogm MON 863

Il mais OGM della Monsanto è tossico
da www.abientenet.it

Mais MON863: una questione aperta
F. Pazzi - Consiglio dei diritti genetici

Tribunale tedesco ordina alla Monsanto di pubblicare il rapporto

OGM: un registro europeo dei prodotti autorizzati
M.Lener - Consiglio dei diritti genetici

OGM e salute
M. Bizzarri - Univ. La Sapienza Roma

Monsanto: OGM e agenti chimici
Storia della Monsanto

E se vi cangurassero il DNA?
Beppe Grillo

Riso OGM dilaga nelle principali città cinesi

Leggi il dossier Ogm di altremappe

 

 

Reni meno sviluppati, alterazioni del sangue, problemi immunologici e forse anche formazioni neoplastiche.
Questi gli effetti che, secondo uno studio della stessa azienda Monsanto (che lo produce), il mais geneticamente modificato MON 863 ha prodotto su un gruppo di roditori di laboratorio.
Le informazioni emerse nello studio erano evidentemente riservate, ma il quotidiano britannico The Independent il 23 maggio scorso le ha diffuse ugualmente, rivelando i risultati del rapporto scientifico redatto dai ricercatori del noto marchio agrochimico. Le valutazioni pubblicate riguardano gli effetti tossicologici del mais modificato per resistere agli insetti parassiti.

Nonostante questo la COMMISSIONE EUROPEA, approfittando del periodo estivo, l'8 agosto scorso HA DATO IL VIA LIBERA ALL'IMPORTAZIONE E ALLA VENDITA DEL MAIS GENETICAMENTE MODIFICATO 'MON 863', destinato all'alimentazione animale.

Il prodotto realizzato dall'azienda Monsanto, resistente alla chrysomele del mais, dopo essere stato oggetto di analisi da parte dell'Autorità europea di sicurezza alimentare (EFSA), è risultato conforme alla legislazione Ue in materia e sicuro quanto il mais tradizionale. L'autorizzazione vale per dieci anni. 

Si tratta di una decisione molto pericolosa che segue prese di posizione preoccupate di molti scienziati e di molti paesi europei che si erano dichiarati contrari. Da uno studio della stessa Monsanto (che ha tentato di tenerlo segreto) erano emersi nei mesi scorsi pericolosi danni alla salute di ratti alimentati con questo mais. Nonostante questo la Commissione ha deciso di approvarne la commercializzazione.

"La Commissione continua a muoversi con i paraocchi, fidandosi esclusivamente dell'Efsa (Autorità europea della sicurezza alimentare) che anziché valutare scientificamente i nuovi Ogm che le vengono sottoposti, non fa che piegarsi acriticamente alle richieste delle multinazionali" ha commentato Federica Ferrario, responsabile campagna Ogm di Greenpeace.

L'alta corte amministrativa di Munster, in Germania, ha obbligato a giugno scorso la pubblicazione dello studio segreto della Monsanto sul mais MON863, dopo che Greenpeace da un anno chiedeva di avervi accesso in base alla normativa europea. Mentre Greenpeace ha iniziato l'analisi del dossier di oltre 1.000 pagine, la Commissione Ue sta chiedendo al Consiglio dei Ministri dell'Ambiente di autorizzare l'importazione di questo mais Ogm, ma Greenpeace e gli scienziati chiedono un bando alla sua importazione.

"Forti critiche al mais Ogm MON863 sono state espresse anche dal professor Gilles Eric Seralini della Commissione di Stato francese sulla genetica biomolecolare, e dal professor Arpad Pusztai, che era stato incaricato dalle autorità tedesche di valutare il dossier della Monsanto. In soli 90 giorni, i topi nutriti con mais Ogm hanno riportato anomalie agli organi interni e al sangue. Gli esperimenti compiuti sono inadeguati e la valutazione dei dati non è certamente corretta." a proseguito Ferrario.

L'autorizzazione concessa vale sia per l'importazione sia per l'utilizzo come alimento per gli animali, ma non per la coltura né tantomeno come derrate alimentari. Il prodotto sarà soggetto anche alle nuove norme sull'etichettatura e rintracciabilità entrate in vigore dall'aprile 2004. Quindi una volta immesso nel mercato, dovrà riportare chiaramente sull'etichetta la dicitura di prodotto contenente mais ogm. Queste regole sull'etichettatura permetteranno tanto agli agricoltori quanto ai consumatori finali di scegliere se acquistare o meno tale prodotto modificato. 

Al momento della richiesta di commercializzazione del Mon 863 avanzata a suo tempo dalla Monsanto, alcuni paesi Ue avevano sollevato alcune obiezioni sulle caratteristiche molecolari del prodotto: in particolare sul suo potere allergico e sulla tossicità, sull'efficacità del sistema di controllo, sui rischi per la diffusione accidentale in altre colture e sulla presenza di un gene resistente agli antibiotici. Il parere dell'Autorità europea di sicurezza alimentare, ufficializzato il 16 aprile 2004, confermava però la sicurezza del Mon 863, anche alla luce di un altro studio condotto sui ratti. Le riserve di alcuni stati membri, anche all'interno del comitato di regolamentazione Ue, non sono state però superate del tutto.

A questo punto, come previsto dalla legislazione Ue, la decisione definitiva è stata assunta dalla Commissione, che ha concesso l'autorizzazione necessaria alla commercializzazione del mais geneticamente modificato.


La notizia arriva al termine di una vicenda durata mesi e dopo una certa attesa da parte della compagnia di Saint Louis. Infatti, a causa del mancato raggiungimento della maggioranza qualificata, finora la Commissione Europea non era riuscita ad autorizzare la commercializzazione del prodotto nonostante l'atteggiamento favorevole di paesi come la Germania e il Regno Unito.
In realtà il rapporto Monsanto era già noto alle autorità competenti europee, perché allegato alla documentazione obbligatoria che ogni azienda deve presentare insieme alla richiesta di autorizzazione per commercializzare una pianta ingegnerizzata.

In particolare era noto all'EFSA (European Food and Safety Authority), l'agenzia europea per la sicurezza alimentare con sede a Parma, che pur conoscendo i risultati degli studi tossicologici aveva dato il via libera al mais biotech nell'aprile 2004. Ma da tempo alcuni Stati membri avevano sollevato dubbi sulla sicurezza del MON 863, tanto che nel giugno 2004 la Commissione Europea aveva dovuto prendere atto delle circostanziate preoccupazioni espresse dalla Francia sulla scorta dei risultati emersi con la sperimentazione sui topi.
Lo stesso Arpad Pusztai, ex ricercatore al prestigioso Rowett Research Institute di Aberdeen, dove nel 1998 riscontrò in laboratorio gli effetti patologici di una patata geneticamente modificata, nel 2004 aveva contestato le valutazioni dell'EFSA riguardanti il mais GM.

 

Il mais OGM della Monsanto è tossico

Mon 863 è il nome di un ceppo di mais OGM prodotto dalla Monsanto e certificato da vari enti e strutture internazionali (tra cui anche l'UE) come sicuro .
Al mais è stata aggiunto un gene che codifica una tossina, la quale lo rende più resistente ai parassiti.

La Monsanto , la ditta produttrice di questo mais, già nel 1997 effettuava dei test sui topi nutrendoli con questo mais. I topi risultavano essere affetti da modifiche critiche a vari organi ed apparati tra cui reni (più piccoli), apparato immunitario, apparato riproduttore, sangue (probabilmente attaccato da un tumore) e così via. Un quadro generale di salute e condizioni fisiologiche molto compromesse.
Ma questo dossier, come la solito, doveva rimanere segreto.
È stato invece pubblicato, in alcune sue parti, dall' “Independent on Sunday” e rilanciato dalla stampa di tutto il mondo.

I risultati dei test pubblicati sono stati sottoposti, dall'Indipendent a vari esperti che li hanno commentati tutti in maniera molto preoccupante e preoccupata.
«Sono risultati che sembrano indicare un grosso problema al sistema immunitario - ha detto Malcolm Hooper , docente di chimica all'università di Sunderland - Se avessi dati come questi davanti a me concluderei che assolutamente non si può dare il nullaosta affinché questo prodotto arrivi ai consumatori».
e ancora:
«Da un punto di vista medico - ha detto Michael Antoniu , professore di genetica molecolare alla scuola di medicina del Guy's Hospital di Londra - questi risultati sono estremamente preoccupanti. Sono rimasto molto sorpreso dalla quantità di anomalie rilevate».
Per la Monsanto , che non vuole rendere pubblico il rapporto perché « contiene informazioni commerciali riservate che potrebbero essere utilizzate dalla concorrenza », i risultati dello studio sono in linea con le aspettative. Le anomalie nei topi non hanno significato e rispecchiano le normali variazioni all'interno di un gruppo di tale entità.

Intanto in questi giorni l'Inghilterra ed altri 9 stati europei stanno dando l'accesso ai propri mercati ed ai propri campi a questo mais. Ma proprio quando meno te l'aspetti, ecco che ti spunta il dossier scandalo a rompere le uova nel paniere della Monsanto.

In Europa avevamo già avuto un primo grido d'allarme sulla sicurezza degli Ogm nell'agosto del 1998, quando Arpad Pusztai, del prestigioso Rowett Research Institute di Aberdeen, in Scozia, aveva annunciato che topi nutriti con patate geneticamente modificate avevano riportato problemi al sistema immunitario e accusato un rallentamento della crescita.
Purtroppo il dott. Arpad Pusztai intervenne in un momento molto delicato per il governo di Tony Blair, che stava cercando di dare al Regno Unito un ruolo portante nella rivoluzione delle biotecnologie.
Voci indiscrete dicono che due telefonate da Downing Street siano bastate a costringere al silenzio Pusztai, nonché a rovinare la sua carriera.

Ma chi è la Monsanto ?

Per chi ne fosse all'oscuro ricordiamo che questa società nasce nel 1901 a East St. Louis nell'Illinois, come produttrice di saccarina.
Durante la crisi del '29 acquisisce una ditta che ha appena messo a punto un nuovo composto: il policlorobifenile , più noto come PBC. Si tratta di una classe di sostanze inerti, resistenti al calore ed utili all'industria elettrica allora in grande espansione e come liquidi refrigeranti nei trasformatori.
Già negli anni Trenta viene fuori che il PCB è un composto chimico tossico, ma il settore elettrico è troppo importate, e la Monsanto va avanti pressochè indisturbata.
Negli anni Quaranta si occupa, tra l'altro, di diossine e comincia a fabbricare l'erbicida noto come 245T. L'erbicida è così efficace che già negli anni Sessanta le grandi praterie americane sono devastate dagli effetti di questa sostanza, tanto che uscirà un libro famosissimo a denunciare “the silent spring”, la primavera silenziosa, senza uccelli, e che darà il via alle prime campagne ecologiche americane.
L'erbicida è così potente che l'esercito americano lo usa come defoliante nella sua guerra in Vietnam.
Negli Ottanta scopre il glifosato , sostanza base di molti erbicidi, e soprattutto del tristemente famoso Roundup. Il Roundup è un pesticida potente e conveniente, che dà alla Monsanto profitti del 20% annui, proiettandola ai vertici del mercato. Però ha un difetto: fa male alle persone.
Nel 1997 scorpora chimica e fibre sintetiche e le mette in una società si nome Solutia e spende miliardi (di dollari) che le vengono dai profitti del Roundup nel campo biotech, che, insieme a quello del software sta diventando il darling di Wall Street (non a caso la Monsanto è definita la Microsoft del biotech). La sua dirigenza capisce alla svelta che quelle sono le due grandi strade del futuro: informatica e biotecnologie. La Monsanto viene fuori con lil classico uovo di Colombo (idea così vincente da mettere potenzialmente in crisi il mercato alimentare mondiale, così come il suo “agente orange” ha distrutto le foreste del Vietnam).
La grande pensata è questa: fabbrichiamo una specie di semente resistente al glifosato, così possiamo vendere le sementi super-resistenti, che si chiameranno Roundup ready, insieme al Roundup stesso.
Così possiamo continuare a prendere due piccioni con una fava: vendere le sementi, e ancor più erbicida Roundup, un pacchetto doppio che abbiamo solo noi. Pacco convenienza.
Così, dal 1997 la Monsanto comincia a vendere soia, mais e colza transgenici, cioè con un gene che , dice lei, li fa resistenti al Roundup. Ci prova anche con il cotone, ma gli va male. Però soia, mai e colza vanno bene, e arriveranno per vie traverse e spesso complicate, sulle tavole di tutto il mondo, ormai abituate a prodotti con dentro di tutto. Questa strategia ha un inconveniente, scoperto solo di recente: distrugge la fertilità del terreno, cioè tutta la microflora e la microfauna che origina l'humus non resiste al Roundup ed i terreni in breve si trasformano in deserto.
E non è finita. Nel 1998 una delle nuove aziende biotech, la Delata &Pine Land, si è inventata e brevettata una tecnica di nome “ sistema di protezione della tecnologia ” (ricorda molto i brevetti sul software) che è una modifica genetica alla pianta, a molte piante, che le fa sterili. Come ogni persona di buon senso può capire, è peggio della bomba atomica.
Possono sterilizzare una pianta, e quindi, se ti costringono a usare i loro semi, te li possono rivendere anno dopo anno, alla faccia di chi vuole risolvere la fame del mondo con questi prodotti.
Il brevetto prende in nome di Terminator (e qui si arriva anche alla comica). La Monsanto , dopo due mesi dal brevetto, si compra la Delata &Pine Land, con l'evidente scopo di vendere le sementi transgeniche, che vengono chiamate “suicide” ai mercati dell'Asia, dell'Africa e dell'America Latina.
La Monsanto si fonde con Pharmacia Upjohn, che fa un marchio separato per il transgenico agricolo. Iniziano cioè a produrre biotech “buono” che contenendo una vitamina o un antibiotico può “salvare” di volta in volta il terzo mondo dalla fame o dalle malattie, introducendo subdolamente il biotech. È storia di questi giorni la bufala del riso ai carotenoidi.

Giusto per capire come agisce,poi questa società, basta dire che una ricercatrice della Monsanto è stata chiamata dalla FDA (Food and Drugs Administrtion) a controllare le sue stesse ricerche e che una certa Ann Foster è passata da direttrice della Scottish Consumer Council alla Monsanto ed è ancora membro di diverse commissioni di consulenza britanniche, tra cui quella degli aspetti medici degli alimenti.
Ma non finisce qui, diciamo che ci sono anche note di colore simpatiche e divertenti (nella loro tragicità) come la sentenza della procura di New York che nel 1997 ha costretto la Monsanto a ritirare annunci pubblicitari che sostenevano che il suo diserbante, l'ormai famigerato Roundup, è biodegradabile e non nuoce all'ambiente, perchè menzogneri .

www.ambientenet.it
25.5.2005

 

Mais MON863: una questione aperta

di Francesco Pazzi
Consiglio dei Diritti Genetici


 [ 24 maggio 2005 ]
Il 23 maggio tutti i principali quotidiani italiani hanno riportato la notizia che i ratti nutriti con il mais transgenico MON863, prodotto dalla multinazionale Monsanto, avrebbero sviluppato anomalie nel sangue e nei reni. La notizia è stata acquisita da una delle più importanti testate britanniche “The Independent”, che ha pubblicato alcune parti di uno studio di 1.139 pagine preparato dalla Monsanto, riguardante i possibili impatti del mais MON863. Lo studio, dal quale sono emersi i possibili effetti dannosi sulla salute del Mais MON863 è stato considerato dall'azienda come parte confidenziale della documentazione perché contenente informazioni commerciali riservate.

La notizia ha suscitato nell'opinione pubblica grande scalpore non solo perché il mais MON863 ha ricevuto parere positivo dall' Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (European Food Safety Authority, EFSA ) ed è ora al vaglio della Commissione Europea (CE) per l'immissione in commercio come alimento e mangime Geneticamente Modificato (GM); ma anche perché dalle prime notizie trapelate è sembrato che la Monsanto avesse occultato le parti confidenziali riguardanti questi studi tossicologici all'EFSA, che ha il compito di valutare la sicurezza d'uso dei nuovi prodotti GM e far circolare le informazioni alle Autorità Competenti (AC) degli Stati membri. Ebbene la questione non è andata proprio così; per fare un po' di chiarezza è necessario prima spiegare cos'è il mais MON863 e qual è lo stato di autorizzazione di tale mais.

Il MON863 è un mais il cui genoma è stato modificato mediante metodo biolistico con i geni cry3Bb1di Bacillus thuringiensis subsp. kumamotoensis per conferirgli la resistenza a certi tipi di coleotteri tra cui Diabrotica spp., parassita del mais. Non si tratta quindi di mais resistenti alla piralide, come hanno riportato diverse testate, anche se, come vedremo, l'autorizzazione richiesta dall'azienda Monsanto riguarda anche la commercializzazione di ibridi transgenici di mais ottenuti dall'incrocio tradizionale di più linee di mais transgeniche resistenti anche alla piralide, come il mais MON863 x MON810.
Il mais MON863 oltre ad essere stato trasformato con i geni per la resistenza agli insetti, presenta, inoltre, il gene nptII che conferisce la resistenza all'antibiotico kanamicina, necessario per la selezione in vitro delle piante trasformate (Tab1).

Qual è invece lo stato di autorizzazione del mais MON863?

L'azienda che vuole richiedere l'autorizzazione per la commercializzazione di un prodotto transgenico deve presentare una richiesta, denominata “notifica”, contenente tutte le informazioni richieste dalla normativa, tra cui l'analisi del rischio per la salute umana che viene condotta attraverso studi tossicologici su ratti e altri mammiferi. L'azienda, come previsto dalla normativa, può richiedere di mantenere come parte confidenziale alcune informazioni fornite all'EFSA, nel caso in cui ritenga la loro divulgazione lesiva dei propri interessi. Tali informazioni non potranno essere rese pubbliche, ma saranno messe a disposizione dell'EFSA e delle AC per effettuare l'analisi di impatto del nuovo prodotto GM. Il dibattito di questi giorni riguarda proprio questa parte di informazioni per le quali la Monsanto aveva richiesto la confidenzialità, ma che comunque le AC e l'EFSA hanno avuto ed hanno tuttora a disposizione.
La vera questione è un'altra! Infatti, sebbene gli studi tossicologici condotti dalla/per la Monsanto mostrassero anomalie nei ratti nutriti con mais transgenico, l'EFSA ha dato nell'aprile del 2004 un parere favorevole all'utilizzo del mais MON863 per l'alimentazione umana ed animale. La Monsanto aveva infatti presentato la notifica C/DE/02/09 ai sensi della Direttiva 2001/18/CE e del Regolamento 258/97/CE , sostituito dalla normativa vigente, cioè dal Regolamento 1829/2003/CE. Sottoposta al parere del comitato delle AC ai sensi della 258/97, la notifica non ha raggiunto lo scorso 19 maggio la maggioranza qualificata richiesta per l'approvazione di un prodotto GM. La decisione passerà ora al Consiglio dei ministri UE. La stessa notifica, presentata ai sensi della Direttiva 2001/18 e già votata in sede di Comitato delle AC e del Consiglio dei ministri UE, non ha raggiunto in entrambi i casi una maggioranza qualificata. La decisione passerà ora alla Commissione, che dovrà tener conto del parere favorevole dell'EFSA per emettere un giudizio definitivo sulla questione. Al vaglio delle AC rimangono inoltre le notifiche EFSA-GMO-DE-2004-03, EFSA-GMO-UK-2004-06 e EFSA-GMO-BE-2004-07, riguardanti rispettivamente i mais MON863 x MON810, MON863 x NK603 e MON863 x MON810 x NK603, ottenuti per incrocio tradizionale di ibridi di mais transgenico. Le richieste sono state presentate ai sensi del nuovo regolamento 1829/2003/CE e non hanno ancora ricevuto un parere favorevole dall'EFSA .
Attualmente il mais MON863 risulta iscritto al registro europeo come additivo per alimenti destinati sia all'uomo che agli animali, e come ingrediente per mangimi. Inoltre, ibridi transgenici derivati da incroci tradizionali tra mais transgenici diversi, compreso il MON863, sono iscritti come materiali e additivi per l'alimentazione sia umana che animale .

Quindi, sebbene il dibattito sui possibili effetti del mais MON863 sia scaturito solo in seguito alla pubblicazione della testata britannica, le AC di alcuni Stati membri dell'Unione Europea, avevano già da tempo sollevato diverse osservazioni sugli studi condotti per valutare la sicurezza d'uso di tale mais. Ad esempio, l'AC francese, a giugno del 2004, inviava le proprie osservazioni alla Commissione Europea riguardanti la notifica C/DE/02/9 per la richiesta di importazione, trasformazione e utilizzo per l'alimentazione animale del mais MON863 e del mais MON863 x MON810. Nel comunicato, l'AC francese affermava che gli studi tossicologici condotti su ratti alimentati per 90 giorni con una dieta in cui era presente il mais MON863 avevano riportato diverse patologie cliniche. In particolare, i ratti maschi presentavano un aumento di globuli bianchi e linfociti, mentre le femmine mostravano un aumento di reticolociti. Inoltre, gli animali nutriti con mais transgenico mostravano un aumento delle anomalie al fegato. L'AC francese concludeva il proprio rapporto affermando che l'interpretazione degli studi data dall'EFSA non era soddisfacente.
Alcuni studiosi, interpellati dal giornale inglese, hanno affermato che il cambiamento nei valori del sangue, riscontrato nei ratti nutriti con mais transgenico, potrebbe indicare danni al sistema immunitario degli animali o, in alternativa, una mobilitazione del sistema per combattere l'insorgenza di forme tumorali.
Non solo le AC, ma anche gli scienziati di alcune istituzioni di ricerca indipendenti, da tempo sollevano questioni riguardo i dati forniti dalla Monsanto. Risale al 1998 la vicenda di Arpad Pusztai, ricercatore del prestigioso Rowett Research Institute di Aberdeen, il quale aveva individuato, attraverso studi condotti su ratti nutriti con patata transgenica resistente agli insetti, malformazioni all'apparato gastrointestinale degli animali [Ewen W.B., Pusztai A. (1999) The Lancet, 354(16):1353-1354]. Le ricerche subirono però una dura censura da parte di alcuni esponenti della comunità scientifica e del governo britannico. Lo stesso ricercatore ha inoltre contestato con un documento inviato all'EFSA gli studi per valutare la sicurezza d'uso del mais MON863 condotti dalla Monsanto [Pusztai A., (2004) Report MSL-18175/Covance Study No. 6103-293].

Questa notizia conferma la necessità e l'importanza di studi indipendenti sui possibili impatti derivanti dall'utilizzo degli organismi transgenici. La produzione dei dati scientifici necessari alla valutazione della sicurezza d'uso non può infatti essere demandata al solo notificante. Inoltre il nuovo Regolamento ha accentrato il potere decisionale all'EFSA che, diversamente da quanto avveniva per le notifiche presentate ai sensi della Direttiva 18/2001, oggi ha il solo compito di consultare le AC, il cui peso risulta così notevolmente ridimensionato. In particolare sono maggiormente penalizzati quegli stati che fino ad oggi hanno adottato un approccio di precauzione verso gli organismi transgenici, contribuendo a limitare la commercializzazione di prodotti come il MON863, la cui sicurezza d'uso rimane tuttora da approfondire.


Tabella 1: Sintesi delle modifiche genetiche apportate al mais MON 863

Fonte: Consiglio dei Diritti Genetici

http://www.consigliodirittigenetici.org/

 

 

IL TRIBUNALE IN GERMANIA ORDINA ALLA MONSANTO DI PUBBLICARE IL RAPPORTO MAIS 863

Il tribunale di Colonia, in Germania, il 10 giugno 2005 ha ordinato alla Monsanto di rendere pubblico unrapporto confidenziale relativo al mais ogm Mon863. L'azienda aveva cercato di tenerlo nascosto, ma lo scandalo era scoppiato dopo che un quotidiano inglese, ''Independent On Sunday'', aveva pubblicato i risultati dello studio, di circa 1000 pagine, dal quale si riscontravano effetti ''significativi'' dall'uso di questo mais nell'alimentazione dei topi. Greenpeace aveva fatto richiesta di accesso ai documenti in Germania in base ad una norma europea che stabilisce il diritto del pubblico di visionare ogni documento relativo alla valutazione dei rischi delle piante geneticamente modificate. Dopo che le autorita' tedesche avevano autorizzato l'accesso, Monsanto ha fatto causa al governo per impedire la pubblicazione dello studio. Greenpeace si e' affiancata al governo tedesco nella causa e con la decisione del tribunale di Colonia lo studio originale dovra' essere reso pubblico.

Diversi scienziati europei, che hanno potuto visionare lo studio, hanno gia' espresso preoccupazione circa le conseguenze sulla salute e sulla sicurezza di questo mais OGM. Monsanto non nega l'esistenza di significativi effetti sulla salute dei topi, ma sostiene che tali effetti non sono stati causati dal mais transgenico. Secondo l'opinione di diversi esperti pero', le argomentazioni di Monsanto non sono sufficienti per placare le preoccupazioni. Il 24 giugno, il Consiglio dei Ministri dell'Ue decidera' se concedere o no l'autorizzazione per l'importazione e l'uso del Mon863 nel nostro cibo (vedi notizia). E' quasi impossibile analizzare lo studio degli effetti sulla salute, lungo piu' di 1.000 pagine, per quella data; in particolare perche' ci si aspetta anche che Monsanto si rivolga nuovamente alla Corte facendo appello contro la decisione appena presa, e quindi ritardando ulteriormente la pubblicazione dei documenti.

 

 

 

 

 

OGM: un registro europeo dei prodotti autorizzati
Istituito dalla Commissione un elenco ufficiale accessibile al pubblico

di Matteo Lener

Consiglio dei Diritti Genetici

[ 17 maggio 2005 ]
Sono 26 i prodotti geneticamente modificati già in commercio in Europa. A dirlo è il nuovo Registro europeo dei prodotti GM, l'elenco ufficiale degli alimenti transgenici autorizzati, istituito ad aprile dalla Commissione europea.

In accordo con l'articolo 28 del Regolamento 1829/2003, il Registro è accessibile al pubblico e comprende sia i prodotti autorizzati dopo l'entrata in vigore dello stesso Regolamento, nell'aprile del 2004, sia quelli già presenti sul mercato:

- alimenti e mangimi contenenti e/o derivati da OGM autorizzati ai sensi del Regolamento 258/97 o della Direttiva 90/220
- additivi alimentari derivati da OGM legalmente immessi sul mercato europeo in base alle normative settoriali (Direttiva 82/471/EEC, Direttiva 70/524/EEC, Direttiva 89/107/EEC).
- ingredienti per mangimi

Per quanto concerne i prodotti autorizzati prima dell'aprile 2004, gli operatori responsabili della loro immissione in commercio hanno avuto sei mesi di tempo da quella data per notificare alla Commissione le informazioni relative al prodotto. Entro un anno dall'entrata in vigore del Regolamento, e dopo avere verificato la correttezza e la completezza delle informazioni richieste, i prodotti in questione sono stati iscritti nel Registro.
La durata delle autorizzazioni dei prodotti esistenti è di massimo nove anni dalla prima immissione in commercio. Un anno prima della scadenza l'operatore interessato dovrà presentare una richiesta di rinnovo, secondo quanto previsto dall'articolo 11 del Regolamento.
Dei 26 prodotti attualmente iscritti nel Registro, 12 sono varietà di mais, 6 di colza, 5 di cotone e una di soia; presenti nell'elenco anche un lievito e una proteina batterica.


Per saperne di più:
http://europa.eu.int/comm/food/food/biotechnology/authorisation/commun_register_en.htm

http://www.consigliodirittigenetici.org/

 

 

OGM e salute

Mariano Bizzarri
Dipartimento di Medicina Sperimentale
Università La Sapienza – Roma

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Monsanto: Ogm e agenti chimici

Storia della Monsanto
Tratto dal libro: «Transgenico NO», Malatempora
Fonte: disinformazione.it

La chiamano la Microsoft del transgenico, del biotec, ma lei non dovrebbe essere divisa in due o tre, dovrebbe essere spazzata via, messa in condizione di non fare danni spaventosi, come ha fatto, sta facendo e farà, se non sarà fermata.

La storia. Nasce nel 1901 a East St. Louis, nell'Illinois, come produttrice di saccarina. Nella grande crisi del '29 mentre milioni di americani senza lavoro non riescono a mangiare, lei si mangia una ditta che ha giusto messo a punto un nuovo composto, i policlorobifenili, detti PBC. Sono inerti, resistenti al calore, utili all'industria elettrica allora in grande espansione e come liquidi di refrigeranti nei trasformatori.
La Monsanto fa i soldi, ma già negli anni Trenta viene fuori che il PCB è un composto chimico tossico, ma l'elettrico è troppo importante, e la Monsanto va avanti pressoché indisturbata.

Negli anni Quaranta si occupa di diossine e comincia a fabbricare l'erbicida noto come 245T, il nome gli deriva dal numero di atomi di cloro del famigerato composto. Così efficace che già negli anni Sessanta le grandi praterie americane, così infestate, diventano «silenti» ed uscirà un libro famosissimo a denunciare «the silent spring», la primavera silenziosa, senza uccelli, che darà il via alle prime campagne ecologiche americane.
L'erbicida è così potente che l'esercito americano lo usa come defoliante nella sua guerra in Vietnam, dove concepisce l'idea demenziale che distruggendo tutte le foglie degli alberi del Nord e Centro Vietnam riuscirà a scovare i Vietcong. Che invece arriveranno fino a Saigon, e faranno scappare l'ambasciatore americano dal tetto dell'ambasciata, con la bandiera a stelle e strisce arrotolata, sotto il braccio, mentre si alza su un elicottero che lo riposerà via, per sempre. Ma questa è un'altra storia.

La Monsanto, durante tutta quella sciagurata guerra, la prima che gli Americani perdono nella loro storia, ha venduto all'esercito il tristemente famoso « agente orange », un misto di 245T della Monsanto e del 24D della sua rivale Dow Chemical, sua alleata per la patriottica distruzione delle foreste del Vietnam. Scienziati ed opinione pubblica, oltre alle diserzioni in massa dei giovani americani fanno sospendere, nel 1971, lo spargimento dell' agente orange , di cui si conoscono gli effetti delle diossine sull'ambiente.
Ed è cancerogeno, ha provocato danni immunitari e alla riproduzione che non hanno finito di fare male ai vietnamiti. Come si vede, la Monsanto viene da lontano davvero. Ma questo è ancora poco. Negli anni Ottanta scopre il glifosato, sostanza base per molti erbicidi, e soprattutto del tristemente famoso Roundup. Il Roundup è un pesticida potente, e conveniente, che dà alla Monsanto profitti del 20% annui, proiettandola ai vertici. Però ha un difetto: fa male agli umani. I disordini provocati dal glifosato sono noti e documentati, ma le lobbies pro-pesticidi sono ormai potentissime, inarrestabili.

Il solo piccolo neo di questi tempi, mentre leggete, gli scade la patente del Roundup, insomma, la fine della pacchia. Ma ormai la Monsanto, da grande multinazionale qual è, sa guardare lontano. Nel 1997 scorpora chimica e fibre sintetiche e le mette in una società di nome Solutia e spende miliardi (di dollari) che le vengono dai profitti del Roundup nel campo biotech, che, insieme a quello del software, sta diventando il darling di Wall Street. Capisce alla svelta che quello sono le due grandi strade del futuro: informatica e biotecnologie. La Monsanto viene fuori con la grande pensata.

La grande pensata è questa: fabbrichiamo una specie di semente resistente al glifosato, così possiamo vendere le sementi super-resistenti, che si chiameranno Roundup ready, insieme al Roundup stesso. Così possiamo continuare a prendere due piccioni con una fava: vendere le sementi, e ancor più pesticida Roundup, un pacchetto doppio che abbiamo solo noi.
Splendido, no?

Così, dal 1997 la Monsanto comincia a vendere soia, mais e colza transgenici, cioè con un gene che, dice lei, li fa resistenti al Roundup. Ci prova anche con il cotono, ma gli va male. Però soia, mais e colza vanno bene, e arriveranno, per vie traverse e spesso complicate, sulle tavole di tutto il mondo, ormai abituate a prodotti con dentro di tutto.
Basta che siano colorati, pubblicizzati e venduti nei supermercati come prodotti nuovi, con i nomi degli ingredienti così piccoli che non li legge neanche un notaio di Catania.
E non è finita. Nel 1998 una delle nuove aziende Biotech, la Delta e Pine Land, si è inventata e brevettata una tecnica di nome «sistema di protezione della tecnologia» che è una modifica genetica alla pianta, a molte piante, che le fa sterili. Come ogni persona di buon senso può capire, è peggio della bomba atomica.
Possono sterilizzare una pianta, e quindi, se ti costringono a usare i loro semi, te li possono rivendere anno dopo anno: sei nelle loro mani peggio di quanto il contadino servo della gleba del medioevo era nelle mani del suo signore feudale.
Il brevetto prende il nome di Terminator. La Monsanto, dopo due mesi dal brevetto, si compra la Delta & Pine Land, con l'evidente scopo di vendere le sementi transgeniche, che vengono chiamate «suicide» ai mercati dell'Asia, dell'Africa e dell'America Latina. (…)

… Ma la verità, si sa, alla fine viene fuori, e le bugie hanno le gambe corte. Un giornale tra i pochissimi, The Ecologist, inglese, fa un numero speciale sul transgenico, e fa i nomi della gente delle lobbies che hanno fatto passare le leggi sui brevetti. Sono spesso quelli che poco prima erano nel biotech: era così e lo è ancora nel farmaceutico come negli armamenti, la chiamano la «revolving door». Entrano nelle multinazionali e escono dalle lobbies o dalle burocrazie ministeriali che decidono, e viceversa, da sempre.

La Monsanto e quelli del biotech premono sulla distribuzione del giornale, e lo fanno saltare. Ma alla fine esce, in inglese, in francese e in spagnolo e com'è come non è, in pochi mesi l'Europa si allerta ai transgenici, e al Terminator, suo aspetto più orrificante, e non vuole ne soia ne altro di quel genere. (…)

La Monsanto si fonde con Pharmacia Upjohn, che fa un marchio separato per il transgenico agricolo, Che vogliono spacciare, spacciare è il termine giusto, anche in Italia, nel nome della fame del mondo, e dei prodotti che contengono la vitamina qui, e l'antibiotico là.
Con la connivenza, ovviamente, dei giornali e TV, insomma del mediatico tutto, che bisogna vi abituate a considerare per quello che è: la longa manus dei peggiori profittatori. Se poi ci siete chiesti cosa c'era di così terribile nel numero di The Economist, la risposta è: tutto. Dalla storia che ormai ha fatto il giro del mondo, denunciata in prima battuta da «Pure food» gruppo di ONG che hanno tirato fuori la sempreverde combine della revolving door, della porta girevole che funziona da sempre per le industrie belliche, i ricercatori e gli uomini chiave passano dall'industria alle organizzazioni statali che queste controllano.

Cioè controllori e controllati sono sempre le stesse persone, che da quella porta girevole passano, ogni due o tre anni. Nel nostro caso, è una ricercatrice della Monsanto, chiamata dalla FDA a controllare le sue stesse ricerche. Lo stesso per una certa Ann Foster, passata da direttrice dello Scottish Consumer Council alla Monsanto, ed ancora membro di diverse commissioni di consulenza britanniche, tra cui quella degli aspetti medici degli alimenti.
Evviva!

Le guardie fanno i ladri, e poi ancora le guardie! Ma non crediate che la Monsanto si fermi davanti a queste quisquilie.
Nel gennaio 1997 la procura di New York ha costretto la Monsanto a ritirare annunci pubblicitari che sostenevano che il suo diserbante, l'ormai famigerato Roundup, è biodegradabile e non nuoce all'ambiente, perché menzogneri.

Secondo la facoltà di Igiene della Università di California, il glifosato occupa il terzo posto nelle cause di malattie legate ai pesticidi contratte dai lavoratori. Ma la Monsanto, come le grandi multinazionali, può tranquillamente perdere una battaglia, dieci battaglie, perché alla fine vince, grazie ai suoi avvocati, e alle lobbies, le guerre. Anzi è così forte che riesce ad imporre quel che vuole agli organismi mondiali come il WTO.

Progresso che passerebbe per la vittoria totale dei commerci senza barriere. Ma i ricchi non comprano il cibo dei poveri, per cominciare, così, noi europei tutti, dobbiamo accettare le importazioni di carne e latte che provengono dagli USA, da bestiame trattato con Prosilac, l' ormone prodotto dalla Monsanto, che fa crescere gli animali, e i profitti, con i risultati che sappiamo.

E sulle carni ormonate , della Monsanto, la guerra tra USA, che li ormoni ce li mettono, e l'Europa, che non ci sta, è diventata una guerra commerciale a tutti gli effetti.
Dal 1997 la Monsanto si è scissa in due. La cosiddetta MS si dedica esclusivamente alle biotecnologie e alla produzione di cibo, per gli animali e per gli uomini, entrambi geneticamente modificati, oltre alla fabbricazione di diserbanti e fertilizzanti.

Il suo fatturato, a oggi, sfiora i 10 miliardi di dollari, cioè sue milioni di miliardi di vecchie lire, pari al PIL italiano. E' la più grande del mondo! (…)

Ottobre 2003

 

Beppe Grillo

...E se vi cangurassero il DNA?

Ma cos'è un organismo transgenico, una cosa che si mangia? Siiiiì! Dicono alcuni. Fossi matto! dicono altri. Io faccio fatica a capire, c'è confusione. Così ho chiesto a un mio amico professore come stanno le cose. Mi ha detto che un transgenico è un organismo ottenuto in laboratorio dagli ingegneri molecolari. Prendono una cellula di canguro, di lumaca o di carciofo, tirano fuori certi pezzi di certe molecole e le sparano in una cellula di patata, di pettirosso o di cinghiale. Poi cercano di farla crescere. Quasi sempre la cellula muore, vorrei vedere voi se vi cangurassero il DNA, anche solo un pochettino.... Però una su mille di queste cellule di pettirossocarciofate sopravvive. Se è sfigata si sviluppa e diventa un esserino. Il risultato è un organismo transgenico. La natura da sola non lo farebbe nemmeno in miliardi di anni. Loro lo fanno in tre mesi. Sono vere e proprie creazioni. Siamo passati dai creatori di moda alla Armani alla moda della creazione alla Monsanto. A volte gli ingegneri molecolari cercano di fare cose che sembrano sensate. Sembrano. Per esempio un riso transgenico con vitamina A, quella che normalmente sta nelle carote e nei pomodori. Ma non è più semplice farsi un bel risotto con le carote o i pomodori, piuttosto che un riso in bianco con la vitamina A incorporata dagli ingegneri? E non ci avrà i suoi buoni motivi il riso per non avere la vitamina A? Il buon motivo degli ingegneri è che mentre gli indonesiani il riso e le carote naturali ce li hanno già, le sementi artificiali del riso vitaminizzato dovrebbero comprarle ogni anno dagli ingegneri statunitensi. Ma poi durerà? Hanno inventato eucalipti transgenici con il legno fatto su misura per le cartiere. Peccato che sono così smidollati che non stanno più in piedi da soli e sono così deboli che se li pappano le formiche. Altro che le cartiere! Insomma se la natura ottimizza un organismo in milioni di anni, siamo sicuri di fare meglio noi in tre mesi? Gli ingegneri potrebbero anche accontentarsi di poco. Dai, un trapiantino di due genietti da una carota a una rapa... non si nega a nessuno. No, loro vogliono strafare. Geni di antigelo di merluzzo nei pomodori, per coltivare i Sanmarzano sull'Adamello. Geni di lucciola nel tabacco, per trovare le sigarette anche al buio. Insomma si sono un po' montati la testa. E se uno di questi scarraffoni gli scappa? Se è un cinghiale cangurato è facile beccarlo. Boing, boing, boing.... Pum! Ma se è un branzino viperato? Chi lo becca più? Chi fa più il bagno? Se è un insettino, un microbino, un'amebuccia con qualche vizzietto nuovo, chi li trova più? Gli ingegneri genetici statunitensi hanno creato un pecora che produce seta. Hanno preso un gene di ragno e lo hanno sparato in una cellula di pecora. Ci credereste? La cellula pecoreccia è sopravvissuta a questo stupro aracnoide. Per sua sfiga è diventata un vera "pecora". Anzi un pecoragno. Fa la lana e la seta. Con una piccola modifica farà anche le uova.Ma la seta pecoreccia non è dove la avrebbe messa un ingegnere figlio di contadini. E' dove la metterebbe un ingegnere figlio di ingegneri: si munge dalle mammelle del pecoragno. Serve all'esercito statunitense per fare giubbotti antiproiettile più leggeri e resistenti. Il filo di seta del ragno ha una resistenza superiore a quella di qualunque filo di qualunque materiale prodotto dall'uomo. Nessuno conosce ancora la resistenza biologica delle pecore arragnate. Non ci sono limiti alla fantasia degli ingegneri. L'unico limite è la sopravvivenza. Solo un esserino sperimentale su mille gli sopravvive. Voi chiamereste ingegneri quelli che su mille case gliene cadono 999? Praticoni, pasticcioni forse li chiamereste. O la va o la spacca. Per questo è più giusto parlare di manipolazioni che non di modificazioni genetiche. Anni fa gli uffici marketing delle multinazionali transgeniche avevano escogitato questa storiella. Da sempre l'uomo crea specie nuove: ha creato il mulo dall'asino e dal cavallo; ha creato le specie dei cani; ha creato le rose; ha creato gli ibridi del mais. Gli ingegneri genetici fanno la stessa cosa che gli antichi agricoltori e gli antichi allevatori.

Continuano quest'opera di miglioramento della natura, aiutandola a creare nuove specie dove lei non arriva da sola. Negli ultimi anni è stato anche questo argomento pubblicitario, secondo cui un mulo e un pecoragno sarebbero egualmente naturali o egualmente innaturali, a minare talmente la credibilità delle multinazionali transgeniche che le azioni di molte di loro sono crollate. La Deutsche Bank ha consigliato la sua clientela di disinvestire dal transgenico, rendendone il crollo ancora più pesante. La maggioranza degli europei non ne vuole proprio sapere di cibi transgenici. Ormai a queste aziende la gente non crede più nemmeno quando dicono la verità. Se leggi un giornale britannico ti rendi conto che quei giornalisti hanno spiegato bene ai loro lettori la differenza tra un mulo e un pecoragno e la necessità di diffidare della propaganda commerciale. In Italia invece è l'opposto. Molti dei maggiori giornali conducono una campagna militante a favore dei cibi transgenici. Usano però argomenti che gli stessi pubblicitari delle multinazionali transgeniche hanno abbandonato perchè controproducenti. Qualche tempo fa si poteva leggere su un giornale italiano (i punti esclamativi sono miei): "I nostri alpini durante la ritirata di Russia si nutrirono a malincuore dei carissimi muli, caduti stremati. Era carne transgenica (!), ottenuta artificialmente (!)accoppiando un asino a una cavalla. Il mulo è un animale il cui DNA ibrido è identico (!) a quello che gli scienziati creano in laboratorio tra tanta paura. Nessun alpino soffrì per il cibo transgenico (!), molti ne ebbero salva la vita." (...) "... i cani e i gatti che amiamo, le specie di ovini, bovini e suini che proteggiamo con cura non sono "naturali" (!). Sono ibridi, innestati, selezionati, da antichi ingegneri genetici (!) che si chiamavano contadini e pastori."

Ma perchè se compro un giornale inglese mi chiariscono le idee ma se compro un giornale italiano me le confondono? Quando il risultato di un articolo è di fare confusione invece che chiarezza, siamo di fronte a una mutazione, a un giornalismo transgenico. Definire "cibo transgenico" la carne di mulo e "ingegneri genetici" gli antichi contadini e pastori è una tale sciocchezza, che non salverebbe uno scolaro delle medie dalla insufficienza in un compito in classe. Definire non naturali gli ovini e suini ottenuti facendo copulare diverse varietà, non è solo ostentazione di ignoranza. E' anche socialmente pericoloso. Secondo la stessa logica anche il bambino mulatto di un piemontese e di una nigeriana sarebbe non naturale. Capisco che un giornalista non specialista possa avere le idee così confuse sulla biologia e le aziende transgeniche. Ma non capisco chi lo obblighi ascriverci sopra un editoriale. Il giornalista transgenico attribuisce la diffidenza verso i cibi transgenici alla "paura" (tre volte), alla "irrazionalità" (due volte) e alla "fobia". Forse non si rende conto che è proprio la confusione il terreno più favorevole per la irrazionalità. Definisce "innoqui" i cibi transgenici e assicura che questi ridurranno l'uso dei pesticidi e sfameranno il mondo. Ma come fa un giornalista a sapere cose che gli stessi scienziati e le stesse multinazionali transgeniche ammettono di non sapere? Lo hanno scritto anche in internet: nessuno - nemmeno loro - può ancora accertare se una pianta o un cibo transgenico siano innocui oppure no. Le due speranze "meno pesticidi" e "più cibi per gli affamati" sono già state smontate da numerosi biologi e agronomi e anche dalla lettera aperta scritta agli inglesi dal loro futuro re, il principe di Galles, sul Daily Mail.

Le stesse multinazionali sono ora più prudenti con questi argomenti. Il giornalista transgenico però ha una sicura attenuante che depone per la sua incorruttibilità: la sua teoria della "carne di mulo transgenica". Questa per me è la prova del nove. Se un propagandista delle multinazionali dell'ingegneria genetica scrivesse ancora queste cose nei suoi comunicati stampa, probabilmente verrebbe licenziato in tronco e citato per danni dal suo ex-datore di lavoro.

 

 

RISO OGM ILLEGALE DILAGA NELLE PRINCIPALI CITTÀ CINESI
10 giugno 2005

Greenpeace ha scoperto riso Ogm illegale a Guangzhou, la maggiore città del sud della Cina: l'episodio solleva dubbisull'ampiezza della contaminazione genetica del riso che ormai riguarda le principali città cinesi. Alcune settimane fa Greenpeace aveva scoperto che riso Ogm Bt illegale veniva coltivato nella provincia di Hubei. Le autorità cinesi avevano annunciato che avrebbero condotto un'indagine sullo scandalo, ma sembrache nessuna azione sia stata intrapresa, mentre la contaminazione si estende. "Dobbiamo bloccare immediatamente questo riso Ogm Bt che potrebbe causare reazioni allergiche, come è già accaduto nei topi. Circa 29 tonnellatedi semi sono state vendute nell'Hubei quest'anno ed al momento del raccolto potremmo trovarci con 14.500 tonnellate di riso Ogm se questa conyaminazione non viene immediatamente bloccata" afferma Federica Ferrario, campagna Ogm di Greenpeace. I ricercatori di Greenpeace hanno raccolto campioni dai negozianti di Guangzhou e due campioni si sono rivelati positivi all'esame per laricerca della modificazione genetica svolto in Germania.

La notizia sta scatenando preoccupazioni tra i Paesi importatori di riso, tra cui Giappone, Corea e Commissione Europea, che temono la contaminazione delle partite di riso destinate all'esportazione. "A marzo il maggiore importatore al mondo di riso, Riceland, ha chiesto agli Stati Uniti di sospendere gli esperimenti sul riso Ogm, per il rigetto di questi prodotti espresso dai consumatori di tutto il mondo" conferma Ferrario. Anche in Cina aumenta la preoccupazione sul riso geneticamente modificato: una ricerca di mercato condotta da Greenpeace a marzo mostra che il 73% dei consumatori di Guangzhou, Pechino e Shanghai preferirebbero il riso tradizionale a quello Ogm. Dalla ricerca svolta da Greenpeace sono emerse anche informazioni sulla fonte della contaminazione. Semi di riso Ogm venivano introdotti sul mercato come prodotto della "New Technology Company of Huazhong Agriculture University", quest'azienda appartiene alla stessa Università che conduce i test in campo aperto nella provincia di Hubei. Greenpeace sollecita il governo cinese ad agire immediatamente al fine di eliminare la presenza di riso transgenico dai campi e dalla catena alimentare, e di prendere adeguati provvedimenti contro i ricercatori che sono responsabili di giocare alla roulette russa con uno dei principali cibi alla base dell'alimentazione.

 

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giugno 2005