Un paese normale alla ricerca dei consumi sostenibili
di Andrea SempliciMagari si arrabbiano se scrivo che Monsano ricorda l'Africa. O, per rimanere sull'attualità, il mito del bilancio partecipativo di Porto Alegre. Non è così, ma questo viene in mente quando senti il sindaco di questo paese marchigiano, Sandro Sbarbati, 48 anni, diessino disincantato e spregiudicato, che, cercando di affascinarti, ti spiega: "La nostra idea di un comune moderno? Quella di una comunità che si riunisce per amministrarsi. Idealmente è una grande famiglia". Poi trovi un gruppo di ragazzi (si fa per dire: fra i 23 e i 30 anni) che si sono trasformati, da meno di un anno, in una cooperativa di 'mediatori economici familiari' (oppure in 'consulenti familiari di commercio informatico') e li ascolti usare quasi le stesse parole: "Mettere assieme interessi comuni, creando piccole solidarietà e collaborazioni è essenziale per il nostro benessere: è come creare una grande famiglia, una comunità che si autoamministra". E continuano: "Oggi la vera democrazia passa per i consumi e noi ci crediamo nella possibilità di cambiare il mondo occupandoci di cose concrete come gli acquisti". Ci si mette anche Dario Fo, atterrato in questo paese la scorsa primavera, per proclamare Monsano "il paese che semina utopie": "Mi piace la vostra follia e l'intenzione di sfidare le regole del mercato e la logica del profitto. Mi piace il vostro modello di democrazia informatica". Addirittura! Parola da Nobel-giullare. E poi ci sono i titoli dei giornali: 'CyberMonsano', 'Il comune più informatizzato d'Italia'. 'Tutto un paese si associa per gli acquisti on-line'. C'è la Rai che quando ha fatto un programma sui diversi modi di consumare ha messo assieme Parigi, Tokyo e Monsano. In più: qui le auto del Comune vanno a colza (ma non stupitevi più di tanto, gli automobilisti che hanno i diesel, a Monsano e dintorni, versano, da tempo, nei loro serbatoio olio di semi comprato al supermercato), si progettano lampioni stradali fotovoltaici e si sogna di dotare ogni casa di un pannello solare.
Un paese normale
Come non pensare, con mille forzature, alla famiglia allargata di un villaggio africano che, invece, di pensare alla gestione delle vacche, è alle prese con computer e tecnologia? Solo che qui, bella collina delle Marche, ancora terra di olivi e campi coltivati a frumento, sponda della Vallesina, siamo a un passo da Jesi, a meno di trenta chilometri da Ancora, a un quarto d'ora dalle spiagge di Senigallia: e giù nel fondovalle, dove corre le vecchia strada fra le Marche e Roma, non c'è la savana, ma cinque comprensori di una megazona industriale (150 capannoni, tremila fra operai e impiegati) di fabbriche meccaniche, di aziende che fanno scarpe, di immensi play center (il Paradise è una 'cosa' sterminata che non sfigurerebbe a Las Vegas), di centri commerciali uno dopo l'altro (dalla Mercatone Uno ai magazzini da aeroporto intercontinentale della Trony, a ipermercati di ogni genere), di discoteche, di alberghi, grandi come palazzi, sempre affollati di tecnici, rappresentanti, uomini di affari di questa Italia delle piccole imprese. Non solo: questa vallata, la Vallesina, è stata anche emergenza ambientale seria e cattiva: qui la Sima aveva inquinato, per anni, i terreni con il suo cromo. Quindi via le illusioni: niente Africa, niente paese-perfetto, niente Sangri-là italiano, ma l'utopia-Monsano ha davvero conquistato pagine di giornale e la fama del paese 'più eco-sostenibile d'Italia'. Direi che non è vero, ma che almeno ci provano, questo sì. Il sindaco Sbarbati, che di mestiere vende macchine agricole in giro per l'Italia, continua a stupire. Le sue prime parole sono: "Abbiamo sogni, utopie, strategie, entusiasmo. Al primo posto di ogni politica, anche in un paese piccolo, non possono che esserci ambiente, rapporti con il Sud del mondo e un modo diverso di consumare". Ce n'è a sufficienza per andare a vedere cosa succede in questo angolo di Marche.Colpo di fulmine ad Alcatraz
Notizie di base su Monsano: poco meno di 15 chilometri quadrati, 2745 abitanti (in crescita costante: qui si vive bene e le famiglie vi si trasferiscono da Jesi. L'età media si abbassa: un monsanese su cinque - il 22% - ha meno di venti anni). Dal 1995 l'amministrazione comunale è di centro-sinistra: Sbarbati è al secondo mandato (non potrà essere rieletto nel 2004). Il paese, politicamente, è spaccato in due: il sindaco, nel 1999, ha vinto con il 52% dei voti, poche decine di voti di scarto fra Ulivo e un'Unione Civica di destra. Qui ci si divide (con polemiche roventi) su un senso unico cambiato e sulla costruzione di una scuola al posto di un palasport. Disfide di paese non ancora placate ad anni di distanza, ma in passato, lo scontro politico, da queste parti, è stato degno di Peppone e Don Camillo: un comunista non andava dal droghiere democristiano e viceversa. Oggi i partiti annaspano: i Ds hanno 52 iscritti e quasi tutti anziani. Gli altri stanno peggio. Paese di benessere diffuso: la zona industriale arricchisce le casse comunali e dà lavoro senza patemi. Disoccupazione inesistente: due stipendi in ogni famiglia e poi c'è il campo e l'orto. "Qui si vive bene. Molto bene", dice Don Savino, parroco da trent'anni a Monsano. Il sindaco annuisce. Centro anziani, centro giovani, biblioteca, banca, farmacia, ambulatorio medico, tre circoli (affollati) per il tempo libero: non manca niente a Monsano. C'è l'Avis, una sede del Wwf, un'attiva Protezione Civile (con 22 volontari). I ragazzi non hanno nessuna intenzione di andarsene dal paese. E ci sono ben quattro chiese: ben si capisce, cinque secoli fa, la Madonna apparve anche in queste campagne.
Tutto tranquillo? Sì, ma il sindaco, al suo secondo mandato, non ci sta a rinchiudersi nelle mura del paese e a passare il tempo con l'ordinaria amministrazione di un paese. Già, qualche segnale di sana irrequietezza c'era stato: il territorio comunale era stato dichiarato anti-transgenico e la giunta aveva deciso che la nuova scuola avrebbe dovuto essere dedicata a Iqbal Masih, il bambino-lavoratore pakistano, simbolo della battaglia contro il lavoro minorile (braccio di ferro perso con la preside: la scuola è rimasta intitolata a Pergolesi). E allora Sbarbati sceglie un verde, Mauro Tommasoni, per fare l'assessore all'urbanistica (decisione non da poco: a quanti ambientalisti in Italia è andato un assessore-chiave per lo sviluppo di una comunità?). E, complice un viaggio in Umbria, approda alla Libera Università di Alcatraz, la 'cascina di idee' creata da Jacopo Fo dalle parti di Gubbio. Fu un colpo di fulmine: Jacopo ammaliò il sindaco con le sue follie. Parlarono per cinque ore di seguito. E mai conversazione da dopo pranzo domenicale fu più ricca di risultati. Sbarbati è un sognatore, ma anche un uomo pratico (a me non l'ha detto, ma ha un fratello giornalista e lui ha diretto un'azienda): se ne tornò a Monsano e non ci mise poi molto, un anno fa, a convincere la giunta a ordinare la conversione delle auto, dei camioncini e del trattore dal diesel all'olio di colza. Il clan dei Fo, sponsor tenaci del biodiesel, avevano raccolto un altro successo. La colza contagiò altri paesi e cittadine: Chiaravalle, Jesi, Falconara ne hanno seguito l'esempio. Anzi: Monsano e Chiaravalle, paesi vicini, stanno progettando un distributore in comune di olio di colza per evitare il viaggio delle cisterne fino all'azienda Estereco di Umbertide.CyberMonsano
La colza fu il primo passo, quasi inconsapevole del Progetto Monsano. Che l'assessore Tommasoni traduce senza tanti giri di parole: "Vogliamo intervenire sui consumi". E aggiunge: "Abbiamo a cuore la qualità della vita e la crescita collettiva di una comunità". E ancora, senza timidezze: "Abbiamo anche il coraggio di metterle in pratica queste idee". La prima frontiera dei consumi che Monsano ha deciso di varcare è quella informatica. E' la linea d'ombra dei computer. Sbarbati e Jacopo Fo sognano una CyberMonsano. Spiega più concretamente il sindaco: "E' quasi banale: volevamo favorire la diffusione delle nuove tecnologie fra i cittadini. Volevamo che tutti sapessero utilizzare un computer. Che non ci fossero analfabeti informatici in paese". Fo, da poeta del futuro, ti direbbe che sognava Monsano come una net-communities. Sbarbati non fu da meno: varò il progetto Mons@no.paese.informatizzato, convocò un'affollata assemblea dei cittadini e trovò nelle pieghe del bilancio 15 milioni per incentivare l'acquisto collettivo dei computer. Stava creando, questa volta sapendolo, la prima, vera consociazione degli acquisti, favorita da un'amministrazione comnunale . E trovò i giovani che si entusiasmarono dell'idea, del lavoro, del sogno che sembrava stare dietro al progetto. Sarebbero stati loro a gestire le trattative fra le aziende di computer e i cittadini. Quattro di questi giovani se ne andarono a 'studiare' ad Alcatraz. Credo che si siano divertiti da matti a seguire un corso di formazione di una settimana per 'mediatori economici familiari'. Quel che è certo è che tornarono con le idee chiare: convinsero altri ragazzi a partecipare al sogno, trovarono un consulente aziendale in pensione, Sergio Pascutti, per fare il presidente del gruppo, racimolarono i pochi risparmi (4 milioni) e crearono una cooperativa.Computer e crocchette per cani e gatti
Tutta da leggere la 'ragione sociale' della nuova azienda: i soci 'si propongono di ideare e realizzare progetti che diano alla vita, nell'ambito del territorio in cui essa opera, una qualità quanto più possibile rispondente ai bisogni della società contemporanea'. Dice Barbara Casali, 28 anni, studentessa di giurisprudenza: "La gente vuole stare bene. E ha esigenze, bisogni, desideri. Noi crediamo che una comunità che si consocia per fare acquisti abbia più forza, sappia impostare rapporti diversi con i produttori, cerchi soluzioni che siano corrette e oneste. Non crediamo che sia giusto che siano venduti computer o altre merci a prezzi senza senso ingannando la gente". Roberta Bertini, 29 anni, vicepresidente della cooperativa, ripete lo slogan-programma: "Noi diciamo: 'non affrontare la vita da solo, mettiti insieme agli altri'. Consociare i consumi significa fare una proposta utile e solidale alla gente". Il comune trova una stanza alla cooperativa MonsanoInforma (è la sede della Protezione Civile), stipula una convenzione (la cooperativa gestisce il sito del comune e può usare il telefono) e i ragazzi avviano le trattative per l'acquisto dei computer. Setacciano produttori e mediatori: alla fine si accordano con la Computer Discount. Hanno energie da vendere: sessanta famiglie si prenotano per l'acquisto di un Pc, la famiglia Fo mobilita tutti i loro sponsor, la TimWeb promette di allacciare con linee Adsl tutti i computer del paese (idea non realizzata: la caduta di Colaninno cancella anche il mini-progetto informatico di Monsano). Dario Fo e Franca Rame, in un giorno di maggio, risalgono le colline delle Marche pur di celebrare la consegna dei computer ai cittadini. E i ragazzi della cooperativa ci prendono gusto: fanno davvero i consulenti per gli abitanti di Monsano e dintorni. Cercano produttori biologici, trattano con gli assicuratori etici e con i banchieri on-line (ma i colloqui, qui, si arenano). Propongono acquisti biologici: alimenti, prodotto per l'igiene, cosmetici (è, in buona parte, il catalogo delle Merci Dolci di Alcatraz), si inventano la Festa della Scuola per proporre grembiulini, astucci e matite a prezzi scontati. Ricaricano i toner e le cartucce delle stampanti dei soci della cooperative. Suggeriscono acquisti di crocchette per cani. Offrono, a chi non ce la fa riprendere i bambini alla scuola materna, servizi di baysitteraggio. Organizzano corsi: da yoga alla fotografia, dalla musicoterapia all'informatica. 73 famiglie (su 900) si associano alla cooperativa. Poche? Molte? La cooperativa è, ufficialmente nata a maggio dello scorso anno.'Non è solo questione di risparmio'
"Non è solo una questione di risparmio o di possibilità di lavoro per dei giovani - dice Sbarbati - Vorremmo che, in ogni casa, il cibo fosse biologico, sano e buono e che i consumi fossero davvero corretti. Quello che stiamo facendo è un tentativo: può riuscire, può non riuscire, ma io mi auguro che metta radici". E i commercianti del paese come reagiscono? In realtà, a Monsano, vi è una sola bottega di alimentari. "E noi non vendiamo certo i biscotti del Mulino Bianco. Non cerchiamo di suggerire l'acquisto di prodotti diversi - dice Barbara Casali - Non vogliamo nemmeno crescere più di tanto. Ci interessa un'economia locale. Ma ci interessa molto rompere i meccanismi del consumismo, far crescere una coscienza nuova nei consumatori". Il brainstorming è continuo fra i ragazzi della cooperativa: la discussione, irrisolvibile, se è giusto o meno sfruttare la corsa agli acquisti in occasioni come il Natale è stata accesa e appassionata.
Anche il paese si divide e discute: un po' di diffidenza, un po' di curiosità, molto entusiasmo e molta indifferenza. E anche qualche ostilità. Più legata alle diversità politiche che ad altro: "Alcuni non hanno comprato il computer perché hanno pensato che questa fosse un'iniziativa personale del sindaco". Don Savino, il parroco, è più benevolo: "Il progetto non ha sfondato, ma ha aperto una strada. E può essere trainante per accelerare il passaggio verso una vera cultura informatica fra la gente del paese". Scuote la testa il capo dell'opposizione, Romano Zenobi, coordinatore provinciale di Alleanza Nazionale, professore di italiano in pensione: "Il sindaco è stato bravo, ma questa è solo immagine. Mi sta bene che Monsano abbia una buona pubblicità, ma le priorità del paese sono altre: ci sono strade sconnesse e seri problemi di viabilità. Qui si preferiscono operazioni di facciata. I computer sono stati acquistati solo da chi aveva bisogno di cambiare quello che già aveva. E temo che le attività della cooperativa di acquisto vadano contro la libertà di commercio e della concorrenza. Più che stare dietro a Fo e ai suoi interessi avrebbero potuto cercare la collaborazione delle industrie che ci sono nel territorio comunale". Parole, in fondo, quasi miti se confrontate a quelle di un vecchio manifesto dell'Unione Civica che liquidava gli eletti dalla maggioranza come 'sconosciuti, estranei e poco attenti a Monsano. E, poi, anche con Zenobi si finisce a parlare di quel senso unico capovolto, tormentone della vita politica monsanese.
Non hanno intenzione di fermarsi a Monsano: l'auto dell'assessore Tommasoni va ad olio di semi. Perché non provare ad annunciare che anche le auto del comune andranno, prima o poi, a olio di semi? "Non abbiamo ancora capito se è legale o meno", spiega il sindaco. Ma lo faranno, lo posso giurare. Altri sogni ancora: il recupero dell'olio di frittura da trasformare in carburante per le auto comunali, mettere assieme Wwf e cacciatori a ripiantare alberi, alzare nuovi lampioni fotovoltaici nelle zone più rurali. In più: rinaturalizzare dei fossi nel fondovalle per convogliarvi tutto il sistema di acque piovane. Ancora una possibile utopia concreta? Un pannello solare sopra il tetto di ogni casa. Magari ci riescono davvero in questo laboratorio-Monsano. Che trova il sacrosanto tempo per divertirsi: la prossima estate vorrebbero i Nomadi a suonare in un parco comunale. Perché hanno la scombiccherata idea di dedicarlo a questi musicisti straordinari. Vorrei assistere alla riunione di giunta che prenderà questa decisione. E consiglierei ai Nomadi di andare a suonare a Monsano.
Gennaio 2002