Facciamo come con la Monsanto

10 Giugno 2003
The Guardian

George Monbiot *

Monbiont è uno scrittore, ambientalista, attivista e giornalista inglese e in questo articolo si riferisce al dibattito in corso in Gran Bretagna sulla diffusione di cibi Ogm.

Qualcosa nel lancio del "grande dibattito governativo sugli OGM" ha fatto suonare il campanello d'allarme. E' stato, forse, il contrasto tra l'ambizione degli scopi dichiarati e la debolezza nel metterli in pratica. Nonostante il ministro dell'ambiente, Margaret Beckett, sostenga che vuole "assicurare che tutte le voci siano ascoltate", ha preventivato un budget pubblicitario pari esattamente a zero. La discussione pubblica avrà luogo solamente in sei città.


Allora ho capito. Cinque anni fa la Monsanto, la società di biotecnologie più controversa al mondo, ha fatto la stessa cosa. Nel Giungo 1998, dopo aver fallito nel tentativo di convincere i consumatori di voler mangiare cibo transgenico, ha lanciato ciò che è stato chiamato "dibattito pubblico", "per assicurare una comprensione costruttiva delle biotecnologie alimentari". Essendo gli investimenti in OGM della società allora valutati per 96 miliardi di dollari, la loro proposta di desistere se il responso non fosse stato favorevole, sembrò improbabile.

Con orrore della Monsanto, il dibattito che aveva detto di volere fu ottenuto. Pochi giorni dopo il lancio di questa nuova politica, il Principe Carlo scrisse un articolo per il Telegraph. Le sue argomentazioni erano, come al solito, ambigue e contraddittorie, ma portarono l'argomento dell'ingegneria genetica in primo piano su tutti i notiziari. Il valore azionario della Monsanto crollò. Nel giro di due anni la Monsanto è stata assorbita da una società che un tempo sarebbe sembrata piccolissima in confronto. (1)

Come la Monsanto, il governo britannico ha già investito nell'ingegneria genetica. Nel 1999 ha stanziato 13 milioni di sterline (che sarebbe 16 volte quello che si sta spendendo per questo grande dibattito) "per migliorare il profilo dell'industria delle biotecnologie", con la promozione dei "benefici finanziari e ambientali delle biotecnologie". Questo, oltre alla nomina dei principali azionisti del biotech a capo di diversi comitati di ricerca e di un dipartimento di governo, ha assicurato al governo la perdita della fiducia popolare. Quindi, come la Monsanto, ora cerca di far rivivere quella fiducia, affermando, anche se decisamente troppo tardi, di essere disposto a cambiare idea. Di nuovo, la decisione di introdurre le sementi in Inghilterra, sembra essere stata presa molto prima dell'inizio del dibattito.

L'anno scorso un ministro anonimo ha detto al Financial Times che il dibattito era semplicemente un'"offensiva propagandistica". "La chiamano consultazione" ha detto "ma non abbiate dubbi, la decisione è già stata presa." In Marzo, Margaret Beckett, ha iniziato il processo di regolamentazione per 18 richieste di coltivazione o importazione di quantità commerciali di OGM in Inghilterra. La sua azione anticipa il dibattito, anticipa la prova sul campo stabilita per determinare se sia sicuro o meno coltivare qui quelle sementi, e anticipa le sole vere decisioni che contano: e cioè quelle prese dall'Unione Europea e dal WTO. Il WTO deve ora rispondere al reclamo di un funzionario statunitense sul rifiuto dell'Europa di comprare cibi transgenici. Se gli Stati Uniti vincono, dovremo o pagare centinaia di milioni di dollari all'anno di risarcimento, oppure permettere la coltivazione e l'introduzione nel mercato delle sementi OGM.

Perché questa prospettiva dovrebbe essere preoccupante? Avevo sperato che cinque anni dopo l'inizio del primo, vero dibattito in Inghilterra, non sarebbe stato necessario rispondere a questa domanda. Ma nelle due scorse settimane è stata pubblicata così tanta disinformazione che sembra che debba ricominciare dall'inizio.

Il problema principale, costantemente e deliberatamente ignorato dal governo, da molti scienziati, da gran parte dei media e, inutile dirlo, dal questionario che si sta usando per esaminare l'opinione pubblica, è il controllo delle multinazionali sulla catena alimentare. Brevettando i geni trasferiti e la tecnologia ad essi associata, e poi accaparrandosi i commercianti concorrenti e i centri di produzione delle sementi, le aziende di biotecnologia possono esercitare un controllo sulle coltivazioni, ad ogni stadio di produzione e vendita. I coltivatori sono ridotti ad essere loro agenti in sub appalto. Questo ha implicazioni devastanti per la sicurezza del cibo nel mondo povero: il cibo scompare dalle reti di mercato locale, e quindi dalla bocca della gente del posto, e gravita invece verso fonti di moneta forte. Questo problema è peggiorato dal fatto che (è questo è un altro problema costantemente trascurato) gran parte delle coltivazioni OGM sono destinate a produrre cibo non per gli esseri umani, ma mangime per gli animali.

Il secondo problema è il danno ambientale. Molte delle sementi sono state appositamente create per resistere all'applicazione di diserbanti. Questo permette ai coltivatori di eliminare quasi ogni specie di pianta competitiva nei loro campi. Con l'eccezione delle erbacce che, in seguito alla contaminazione di polline OGM, hanno acquisito una resistenza multipla ai diserbanti. In Canada, ad esempio, alcune specie di colza sono ora resistenti ai tre moderni pesticidi più ampiamente usati. Il risultato è che i coltivatori che provano a coltivare altre sementi devono ora irrorarle con 2,4-D, un veleno che rimane nell'ambiente.

Il terzo problema, largamente enfatizzato dalla stampa, è la salute umana. Finora non c'è evidenza di effetti sfavorevoli sulla salute umana causati direttamente dalle sementi OGM. Questo potrebbe essere perché non ci sono effetti, oppure perché le necessarie prove cliniche e studi epidemiologici, devono essere, caso eccezionale, ancora fatti.

Ci sono comunque alcune prove di possibili effetti indiretti. Nel 1997, il governo conservatore ha innalzato, in sordina, il livello consentito di glifosato nei semi di soia destinati al consumo umano del 20%. Il glifosato costituisce il principio attivo del Roundup, il pesticida a cui dovrebbe resistere la soia della Monsanto. Le varietà OGM "Roundup ready", poiché sono irrorate direttamente con il diserbante, probabilmente contengono livelli di glifosato molto più alti rispetto alla media. Nel 1999, il Journal of the American Cancer Society ha riportato che l'esposizione al glifosato porta ad un aumento del rischio di contrarre un tipo di cancro chiamato linfoma non-Hodgkin.

I difensori del transgenico dicono che possiamo evitare tutti questi rischi scegliendo di non mangiare alimenti di questo tipo. Il problema è che possiamo evitarli soltanto sapendo se ciò che mangiamo li contiene oppure no. Gli Stati Uniti sembrano determinati ad attaccare le tassative richieste di etichettatura per cui ha ora votato il parlamento europeo. Se riescono a convincere l'Organizzazione Mondiale per il Commercio che un'accurata etichettatura è una restrizione ingiusta, il solo mezzo che abbiamo per evitare gli OGM è di mangiare cibo biologico, la cui certificazione lo assicura come privo di OGM. Ma se il polline delle varietà OGM contamina le varietà biologiche, la distinzione finirà per diventare impossibile da sostenere. Anche se vietare i prodotti OGM potrebbe sembrare sulle prime una restrizione sulle scelte dei consumatori (qualcuno, da qualche parte, potrebbe volerli mangiare), non vietarli risulta essere un'intrusione molto più grande nella nostra libertà.

La sola possibilità che abbiamo di tenerli fuori dall'Europa è di assicurare che il costo politico diventi maggiore del guadagno economico: pretendere, in altre parole, che i nostri governi combattano gli Stati Uniti attraverso l'Organizzazione Mondiale per il Commercio, e, nel caso di fallimento, paghino un risarcimento piuttosto che permettere la coltivazione di OGM. Uniamoci a questo dibattito, e vediamo quanto piacerà al governo "ascoltare tutte le voci". Come la Monsanto, forse il governo vorrà non aver mai chiesto questo dibattito.

 

Traduzione Barbara Cerboni
Note del Traduttore

(1) L'azienda in questione è la Pharmacia Upjohn.
Si veda http://www.angelfire.com/ak3/nogm/art97.htm per una storia della Monsanto

 


da www.zmag.org


* Monbiot è nato nel 1963. È professore ordinario al Dipartimento di Scienze Politiche a Keele e professore associato di Scienze dell'Ambiente all'Università di Londra. Dopo la pubblicazione del suo libro 'Captive state: the corporate takeover of Britain' ('Uno stato prigioniero: le corporation alla conquista della Gran Bretagna') si è prepotentemente imposto come una delle spine nel fianco del governo new Labour di Tony Blair. Scrittore, ambientalista, attivista politico e giornalista (scrive una colonna settimanale sul quotidiano The Guardian) George Monbiot è senza dubbio una delle voci più interessanti della sinistra inglese.

Si è impegnato in battaglie ambientaliste per impedire la costruzione di nuove strade, l'importazione di mogano e l'ingegneria genetica ed ha aiutato a fondare la campagna "The Land is Ours", che reclama il diritto popolare alla gestione dell'ambiente. Nel '95 Nelson Mandela gli ha consegnato il premio delle Nazioni Unite Global 500 per le sue battaglie ambientaliste.
Monbiot oggi è tra gli animatori dell'ampia piattaforma che si sta creando contro la guerra in Gran Bretagna.

Libri:

Captive State: the corporate takeover of Britain
Poisoned Arrows
Amazon Watershed
No Man's Land


Link:

http://www.monbiot.com
Sito di George Monbiot con più di 400 dei suoi articoli.

http://www.captivestate.co.uk
Dedicato al suo libro "Captive State: the corporate takeover of Britain"