Media con l'elmetto
La ITN e la guerra all'Iraq

da www.unponteper.it
7.1.2003

Non si può mai sottolineare abbastanza il ruolo cruciale che giocano imass-media nel preparare l’opinione pubblica ad accettare se non addiritturaa sostenere la guerra.

Anche la Gran Bretagna, patria presunta del giornalismo "obiettivo", non fa eccezione, anzi. Solo che qui i meccanismi sono assai sofisticati e destrutturarli non è facile.

E’ il servizio – davvero impagabile – che svolge Media Lens: un Media Watch – ovvero un osservatorio sui media – on line, gestito con grande passione, e soprattutto competenza, da volontari, che tiene sotto tiro
soprattutto i media cosiddetti "liberal", o presunti tali – come i quotidiani Guardian e Independent, il settimanale Observer, e persino la tanto celebrata BBC - smontandone appunto i sofisticati meccanismi di
manipolazione.

Da quando i tamburi della guerra all’Iraq hanno iniziato a rullare, il sito ha dedicato numerosi Media Alert al ruolo dei media e alla loro responsabilità - nella manipolazione dell’opinione pubblica.

Il contributo che segue – che pubblichiamo nella traduzione italiana - è uscito il 19 dicembre 2002.


Messaggio dall’America - La ITN dichiara guerra all’Iraq

Qualunque idea residua secondo la quale abbiamo un sistema dei media libero e indipendente si sta certamente volatilizzando sotto il gran peso delle prove che emergono mentre Stati Uniti e Gran Bretagna manipolano e ingannano il loro cammino verso una guerra per il controllo del petrolio iracheno.

Prendiamo il servizio incredibile di stasera nelle news delle 18.30 sull’ ITN.

La conduttrice - Katie Derham - ha aperto il servizio sull’Iraq, dichiarando:

"Saddam Hussein ha mentito alle Nazioni Unite e il mondo è un passo più vicino a una guerra con l’Iraq. Questo è il messaggio stasera dall’America, mentre il capo degli ispettori dell’Onu ha ammesso che nel dossier di Saddam sugli armamenti non c’è nulla di nuovo. La Casa Bianca ha confermato poco fa che il presidente Bush sta ora andando velocemente verso un attacco." (19
dicembre 2002)

Ancora una volta, il ruolo dei media è semplicemente quello di riferire il punto di vista del potere.

Dato che le cose stanno così, il potere è libero di fare esattamente ciò che vuole: al pubblico verrà detto ciò che il potere ritiene giusto, sbagliato, buono e cattivo. Senza nessuna contestazione razionale, ignorando tutti gli altri punti di vista come non pertinenti, il pubblico non sarà in grado di contraddire il "messaggio dall’America".

La Derham ha passato la parola al caposervizio esteri, Bill Neely, che ha chiesto: "Che cosa manca?" nel dossier iracheno sugli armamenti. Questa la risposta:

"L’Iraq non dà conto delle centinaia di granate di artiglieria riempite di iprite che gli ispettori sanno che possedeva. L’Iraq in passato ha detto di averle perdute!".

Non c’è bisogno di mettere in discussione se queste granate mancanti vengono proposte in tutta serietà come motivo per lanciare una guerra imponente. Non c’è bisogno di mettere in discussione se l’uso di queste armi terrificanti – descritte dagli ispettori come armi di importanza minima sul campo di battaglia – potrebbe venire scoraggiato dalle 6.144 testate nucleari degli
Stati Uniti. Non c’è bisogno di mettere in discussione perché, se queste armi sono una minaccia così spaventosa, agli ispettori è stato permesso di andare e venire a loro piacimento in Iraq.

Parlando sotto un grafico intitolato "Verso la guerra", il conduttore della ITN, Nicholas Owen, ha detto:

"Sembra che la questione non sia più se attaccheremo l’Iraq, ma quando e come. Quindi, che cosa succederà adesso? Qual è il percorso verso la guerra?"

Tutte le domande che potrebbero essere fatte da qualunque individuo ragionevole in questo momento critico possono essere allora lasciate tranquillamente cadere, con il giudizio che una guerra imminente è ora semplicemente un fatto concreto che deve essere accettato. Se i potenti
hanno deciso una linea di azione, chi siamo noi per mettere in discussione o contestare ciò che hanno deciso di fare?

Owen ha continuato:

"A differenza dell’ultima guerra del Golfo, non esiste l’opzione di lasciare l’Iraq con Saddam Hussein ancora al potere. Questa guerra ci sarà e ci si sbarazzerà di Saddam, e questo messaggio arriva dall’alto." (Nicholas Owen)

Ancora una volta, il "messaggio dall’America", questa volta dal presidente stesso, è: guerra!

E così Owen dichiara la guerra una certezza e preannuncia la caduta di Saddam Hussein.

Il lavoro dei media è semplicemente quello di trasmettere il messaggio: preoccupazioni razionali e morali non hanno interesse per la nostra libera stampa.

Owen è passato poi a discutere "i rischi", sotto un titolo con le stesse parole, che indicavano la possibile necessità di combattimenti corpo a corponelle strade di Baghdad:

"Un incubo di guerra urbana nel quale potrebbero esserci molte vittime … Una strategia rischiosa per qualunque presidente Usa in un paese che non è pronto ad accettare che i suoi soldati tornino a casa dentro sacchi di plastica."

Immaginate se una grande superpotenza straniera stesse prendendo in considerazione combattimenti corpo a corpo nelle strade di Londra. Ben altri i rischi che potrebbero venire in mente.

Ma, come in Afghanistan, gli orrori che ha di fronte una popolazione prigioniera schiava di un dittatore e nel mirino delle nostre bombe non sono una nostra preoccupazione.

Quindi, l’inviato John Irvine, da Baghdad:

"Stasera in News at Ten, parlerò dei problemi che qualunque forza di invasione potrebbe trovarsi di fronte in questo paese. Dopo la guerra del Golfo, gli americani hanno esperienza di combattimenti nel deserto. Ma questa volta il premio finale sarà diverso: la conquista di questa città, Baghdad."

Si noti che Irvine, che si trova nella capitale bersaglio, in mezzo a una popolazione civile completamente schiacciata da guerre precedenti (ad esempio, dalle 88.500 tonnellate di bombe sganciate durante la guerra del Golfo: l’equivalente di sette bombe del tipo di Hiroshima) e da un decennio di sanzioni genocide, può riferirsi a problemi solo ai problemi cui si troverà a far fronte una "forza di invasione".

I problemi cui si troveranno a far fronte centinaia di migliaia di persone attorno a lui – come quello di restare mutilati, inceneriti e uccisi – non sono ora e non sono mai stati un tema per i nostri media.

Sotto un grafico intitolato "Guerra contro Saddam", Owen ha proseguito: "Come ha detto, John ci dirà di più su una Guerra contro Saddam stasera nelle News at Ten."

A poche ore dall’annuncio degli Usa di una "violazione sostanziale", anche mentre il ministro degli Esteri, Jack Straw, insiste ingannevolmente che ciò non significa automaticamente guerra, la ITN ha deciso, nella sua infinita sapienza, e servilità, che questa è adesso una "Guerra contro Saddam".

Infine, Robert Moore da Washington ha dichiarato:

"La conclusione qui alla Casa Bianca, certamente, è che il presidente Bush ritiene che Saddam Hussein abbia perduto la sua ultima opportunità di salvare il suo regime."

Perciò, con perfetta simmetria, il servizio è finito come era cominciato, con un "messaggio dall’America", dai potenti: l’unico messaggio che conta in un mondo dei media totalmente perduto nell’ignoranza, brutalità indifferente e servilità.