Vespa war

di altremappe
11.4.2003

"'Porta a porta', semplicemente, non è una trasmissione obiettiva. Non si tiene conto del fatto che ci sono persone che sono contro questa guerra. L'influenza di chi non condivide l'intervento armato in Iraq è inesistente. In questi giorni c'è sempre una sproporzione evidente tra chi è favorevole e chi è contrario alla guerra, che viene messo costantemente in secondo piano. Il modo di condurre la trasmissione di Bruno Vespa, le parole che usa, le allusioni fanno pendere i giuduzi tutti da una parte sola. Questo signore carica di emotività alcuni evenmti, trascurando le sofferenze degli uomini coinvolti dalla guerra. Non c'è dubbio: un esempio di pessimo giornalismo. Sarebbe opportuno che le forze democratiche e del centro-sinistra capiscano che non bisogna andare, partecipando a questa trasmissione portano acqua al mulino del conduttore. Io sono stato invitato più volte ma non sono mai andato. Che se le facciano da soli le loro trasmissioni!"
Così si esprime Giulietto Chiesa su 'Porta a porta". Ogni giorno, in seconda serata, Bruno Vespa attorniato da militari, politici, nani e ballerine ci ha propinato la gloriosa avanzata dell'esercito americano alla volta di Baghdad.

Prima anomalia: Vespa va in onda ogni sera. L' occupazione delle serate nella rete ammiraglia delle televisione pubblica, è bene ricordarlo, risale all'era dell'Ulivo al governo. Fu allora che Bruno Vespa ottenne per il suo show i primi quattro giorni della settimana. E' da allora che Vespa fa e disfà a suo piacimento il palinsesto di RaiUno e e delle altre reti Rai. In passato ha impedito a Piero Chiambretti, anche lui in seconda serata, di ospitare politici nel suo show, poi ha preteso che "Excalibur" di Antonio Socci andasse in onda il venerdì anziché il giovedì. Circa la perenne conflittualità con Michele Santoro, ci ha pensato Berlusconi col suo proclama dalla Bulgaria a fargli un favore.
Nei corridoi di viale Mazzini tutti sanno che il progetto di Vespa di prendere in mano tutta l'informazione serale della Rai sulla guerra è iniziato con l'annullamento della partita della Lazio con il Besiktas, ma soprattutto con il tentativo di sopprimere il programma del cattointegralista Socci. Tentativo abortito grazie al "Grande Fratello", che giovedi 20 marzo ha battuto con otto milioni d'ascolto "Porta a porta": Bruno Vespa ha fatto retromarcia, se n'è tornato dopo il Tg delle 23, ed ha costretto il timorato di Dio (e di Berlusconi) Socci a mettere in piedi in poche ore una puntata di "Excalibur".

Ma il potere di "Porta a porta" riesce a zittire anche il Tg1. L'11 settembre del 2001 non fu un'edizione straordinaria del telegiornale a fornire approfondimenti sulla strage delle Torri gemelle, fu "Porta a porta". Con la semplice "collaborazione" del Tg1, che Bruno Vespa è riuscito a mettere in condizione di completa sudditanza e che, aldilà dei discutibilissimi contenuti, è sempre la testata giornalistica della rete.
Non è male per uno che dal 2001, ha lasciato la Rai per essere assunto consulente e conduttore: più di un milione di euro all'anno, cui si vanno ad aggiungere le collaborazioni con Capital, Grazia, Panorama e otto quotidiani [capita di vedere tre editoriali nello stesso giorno su tre testate diverse] e le decine di migliaia di copie vendute dai suoi libri editi in società dalla Eri [cioè la Rai] e da Mondadori [cioè Berlusconi].

Caratteristica del circo di Vespa è anche la maniacale attenzione per i tempi degli interventi, affinché "tutti i coinvolti in una vicenda abbiano diritto di parola", ci spiega un collaboratore della trasmissione. Sono anni che Vespa va sventolando i dati dell'Osservatorio di Pavia [l'istituto di rilevazione e analisi della presenza politica nella comunicazione, che si occupa del monitoraggio dei programmi televisivi] per dimostrare la sua inattaccabilità e per dimostrare la faziosità dei suoi concorrenti [quando ne aveva].
"Qualche giorno fa -aveva raccontato alla fine del 1999 Pietro Valpreda, ingiustamente accusato per la strage di piazza Fontana- Bruno Vespa mi ha contattato per 'Porta a Porta' su Piazza Fontana. Gli ho detto di no. In studio saremmo stati Freda, Rauti, Micheli ed io".

Basta questo, per comprendere quanto sia assurdo, fuorviante e facilmente manipolabile l'escamotage tecnico del "tutti hanno la parola": un cittadino innocente per parlare in televisione avrebbe dovuto accettare un confronto con il peggio della storia occulta di questo paese [per inciso, a proposito di cattivo gusto: fu proprio un giovane Vespa ad annunciare in diretta televisiva agli italiani che la polizia aveva arrestato un ballerino anarchico autore della strage di Piazza Fontana].

La redazione di Porta a porta è un'inquietante applicazione del manuale Cencelli con al vertice un triumvirato di chiara matrice governativa: oltre al conduttore dirigono la squadra di quindici "redattori" ed una sessantina tra tecnici, operatori, addetti alla logistica ["ma nessuno figura come 'giornalista', trattasi di 'programma' e non di 'testata giornalistica'", ci spiegano da viale Mazzini] Roberto Arditi, ex portavoce del ministro dell'interno Scajola, ed il vice direttore di Rai Uno Claudio Donat Cattin, figlio del ministro democristiano ed ora centrista, area Buttiglione. "La cosa incredibile è che Donat Cattin è in evidente conflitto d'interessi -ci spiega un dirigente Rai-. Perché è il responsabile del programma di Vespa, ma, come vicedirettore è anche responsabile dell'informazione per l'intera rete".
Nella squadra non mancano esponenti considerati "in quota"al centrosinistra: non bisogna dimenticare, infatti, che "Porta a porta" è il programma del contratto con la nazione di Berlusconi, ma anche del risotto con gli italiani di D'Alema. L'adetta stampa del programma è Lilly Fabiani, moglie di Fabiano Fabiani, ex manager di Finmeccanica ed ora presidente di "Palaexpò" l'azienda che gestisce i musei nella città di Roma, candidato da Fassino a presidente della Rai, dopo le immediate dimissioni di Paolo Mieli e prima dell'attuale reggenza di Lucia Annunziata.

Che una bizantina accortezza ai tempi dell'intervento non corrisponda ad un'informazione corretta è confermato anche dall'improvvisa chiusura del collegamento col direttore del Manifesto Riccardo Barenghi, colpevole di avere contestato il tabellone del Risiko da cui il conduttore calcolava giorno dopo giorno il conto delle vittime [dicendo, fra l'altro, che i militari americani "hanno neutralizzato alcuni irakeni": complimenti per l'eufemismo!]: "non lo inviteremo più", pare abbia detto Vespa ai suoi collaboratori al termine della tramissione. Ma Barenghi è in dolce compagnia. Sempre in questi giorni, la top model nordamericana Clarissa Burt, da sempre sponsor di qualsiasi iniziativa a stelle e strisce, si e prodotta in una sorprendente critica alla politica di Bush. Ma ecco che il Nostro, pur di interromperla, si è inventato un aggiornamento da Baghdad di Lilli Gruber [che invece sonnecchiava sullo schermo da almeno un quarto d'ora e non aveva chiesto la linea].

Preceduto dagli elicotteri di "Apocalipse Now" con tanto di sottofondo tratto da "La cavalcata delle valchirie" entra costantemente in scena l'immancabile "esperto militare": il generale Arpino. Uno che la sera il 27 giugno del 1980, quando un aereo scoppiò sui cieli di Ustica era responsabile del centro operativo di pace: un comando nevralgico, Mario Arpino non ci ha mai raccontato veramente cosa accadde e contribuì ad "indurre in errore" l'allora sottosegretario alla presidenza al consiglio, come recita l'ordinanza di rinvio a giudizio a suo carico.
Lui da Vespa non è interrotto.
La Rai ha un servizio di traduzione 24 ore su 24 con Al Jazeera, ma "Porta a porta" è l'unico a non servirsene, preferendo consultare un traduttore personale. Cascasse il Medio Oriente, Vespa non manda in onda in diretta i contributi della televisione araba. Una altro modo per "filtrare" i contribuiti che arrivano da quella fonte.

Che l'anchorman sia in buoni rapporti con le forze armate non è un mistero. Da qualche anno esiste la "Bruno Vespa Sas", società in accomandita semplice. Di proprietà del conduttore coi suoi due figli. Si occupa di organizzazione di seminari e offerta di servizi giornalistici, ed ha legami con la "Edizioni Fotogramma", che ha curato documentari per l'esercito, presentati da Bruno Vespa in persona.
Almeno quelli non andavano in onda sul primo canale nazionale.