Iraq. Propaganda e Haditha
Le responsabilità dei media nella strage di Haditha

Dahr Jamail (*)

9 Giugno 2006
truthout.org

Secondo i principi fissati durante il Processo di Norimberga e quelli contenuti nel patto fondante dell'UNESCO, il compito più importante dei giornalisti in tempo di guerra è quello di non incitare l'opinione pubblica alla violenza. Nel caso dell'insabbiamento della Strage di Haditha, dobbiamo chiederci: i media aziendali USA sono complici nell'insabbiamento di questo Crimine di Guerra?

"In tempo di guerra, la verità è così preziosa che deve essere sempre scortata da una guardia del corpo di bugie".
Winston Churchill, Primo Ministro britannico durante la seconda guerra mondiale.

Si ha propaganda quando i media aziendali d'Occidente crecano di influenzare l'opinione pubblica in favore della guerra in Iraq manipolando la verità e distorcendo la realtà. C'è da aspettarsela, e va riconosciuta per quello che è. In quei rari casi in cui i media fanno il loro mestiere con responsabilità e riportano eventi come la Strage di Haditha del 19 novembre 2005, devono anche avere la voglia e la capacità di prevenire e contrastare le campagne di propaganda che inevitabilmente seguiranno. Dai responsabili membri della confraternita dei media ci si aspetta che mantengano le loro posizioni e non si uniscano ai propagandisti.

Questo pezzo riassume le cinque tattiche di propaganda più comunemente usate in combinazione dallo Stato e dai Media per la gestione delle crisi, e che ci aspettiamo che verranno usate in relazione alla Strage di Haditha. In un ordine quasi cronologico di utilizzo, le tattiche sono: Ritardare, Distrarre, Screditare, Concentrare e Scegliere un Capro Espiatorio. Ciascuna di queste campagne di pubbliche relazioni verrà qui discussa in relazione alla Strage di Haditha.

Ritardare

Il canale Al Jazeera, con oltre 40 milioni di spettatori nel mondo arabo, è la più grande emittente di notizie nel Medio Oriente. E' stato il bersaglio di una violenta campagna di propaganda USA. Le sedi centrali della stazione sia in Afghanistan che a Bagdad sono state distrutte da forze USA durante le invasioni USA di entrambi i Paesi. A Bagdad, l'attacco di quegli uffici ad opera di un aereo da guerra ha causato la morte del loro corrispondente Tareq Ayoub. Inoltre, giornalisti di Al Jazeera sono stati sistematicamente incarcerati e minacciati in tutto l'Iraq, fino a che l'emittente è stata del tutto bandita dal Paese. Queste azioni sono in qualche misura contraddittorie, da parte di una forza di occupazione che proclama di cercare di promuovere la libertà e la democrazia in Iraq.

Il 19 novembre 2005, il giorno della Strage di Haditha, Al Jazeera era stata da tempo bandita dall'Iraq. Costretta a dare notizie sulla guerra da una scrivania a Doha, in Qatar, l'emittente lo faceva per telefono. Due Iracheni hanno lavorato con diligenza per riportare notizie sull'occupazione USA dell'Iraq attraverso una rete flessibile di contatti all'interno dell'Iraq. In barba alle sfide estreme imposte dagli USA, e grazie al suo giornalismo responsabile, Al Jazeera ebbe pronta la notizia di Haditha subito dopo il fatto, e la condivise con media occidentali e non solo, mentre questi si accontentarono di collaborare a ritardare la storia di almeno quattro mesi, rigurgitando dispacci militari non verificati.

Due giorni dopo la strage, DahrJamailiraq.com è stato il primo sito gratuito su Internet a pubblicare l'articolo di Al Jazeera tradotto in inglese (lo si poteva vedere a pagamento su MidEastWire.com).

Il giornalista di Al Jazeera a Doha, in Qatar, intervistò il giornalista Walid Khalid a Bagdad. L'articolo di Khalid, tradotto da MidEastWire.com, era come segue:

Ieri sera una carica di esplosivo è saltata sotto un mezzo dei Marines USA nella zona di Al Subhani, distruggendolo completamente. Mezz'ora dopo, la reazione USA è stata violenta. Aerei USA hanno bombardato quattro case vicino all'area dell'incidente, causando la morte immediata di cinque Iracheni. In seguito, le truppe USA hanno preso d'assalto tre case vicino al luogo dell'esplosione, in cui vivevano tre famiglie. Alcuni medici, e testimoni oculari vicini alle famiglie, hanno affermato che le truppe USA, insieme all'esercito iracheno, hanno ammazzato 21 persone, e cioè tre famiglie, tra cui nove bambini e ragazzi, sette donne, e tre anziani.

E' interessante il confronto con la notizia del massacro data dal New York Times, il "giornale di riferimento" degli Stati Uniti. Scimmiottando senza porsi problemi i dispacci di stampa militari, la loro notizia data il 21 novembre 2001 recita: "Il Corpo dei Marines ha detto domenica che 15 civili e un Marine sono stati uccisi sabato all'esplodere di una bomba sulla strada ad Haditha, 140 miglia a nordovest di Bagdad. La bomba di sabato ad Haditha, sull'Eufrate nella provincia a maggioranza sunnita di Anbar, era diretta a un convoglio di Marines americani e soldati dell'esercito iracheno, ha detto il Capitano Jeffrey S. Pool, portavoce dei Marines. Dopo l'esplosione, uomini armati hanno sparato al convoglio. Almeno otto insorgenti sono stati uccisi nella sparatoria, ha detto il capitano".

L'organizzazione Iraq Body Count (IBC) ha accettato immediatamente questa versione, dimostrando chiaramente come il suo conto delle morti di civili iracheni dovuti alla guerra sia molto inferiore ai numeri effettivi. Facendo esclusivo riferimento a brani di media occidentali che diffondono volontariamente la propaganda ufficiale, IBC davvero non può dirsi una fonte indipendente o veritiera di informazione.

Ad aprile 2006, il loro database di fonti giornalistiche citò una notizia data da AP e una di Reuters del 20 novembre 2005, insieme con un articolo del London Times del 21 marzo 2006. Ecco come IBC ha distillato le notizie: "Haditha – scontro tra Marines USA e insorgenti – armi da fuoco" e il numero di civili uccisi è stato registrato a 15. Riesce difficile capire perchè IBC ha scelto ancora di citare frottole USA, ripetute senza pensarci dai media occidentali, invece di tenere conto della traduzione in inglese, già ampiamente disponibile, del rapporto su Haditha di Al Jazeera.

Il 6 giugno 2006, la Strage di Haditha è stata ricordata da IBC come "famiglie nelle loro case e studenti in un'auto di passaggio" e il numero dichiarato di vittime era 24. Non si può fare a meno di chiedersi quanta propaganda militare USA non corretta, non verificata né messa in dubbio si annida nel database di IBC. Haditha potrebbe non essere che la punta dell'iceberg.

E' stato solo quattro mesi dopo l'accaduto che i media aziendali d'Occidente hanno cominciato a rivedere i fatti. Il 19 marzo 2006 è stata la rivista Time a "pubblicare per prima" la notizia di Haditha in un pezzo intitolato "Danni Collaterali o Strage di Civili ad Haditha". Le fonti primarie di questo pezzo erano un video girato da uno studente iracheno di giornalismo prodotto il giorno dopo la strage e interviste avute con i testimoni. Il che è un'altra prova evidente che bastano poche semplici interviste e alcune foto e video già disponibili a correggere drasticamente gli errori madornali nel modo che hanno i media occidentali di raccontare l'occupazione.

E' significativo che questa storia "esclusiva" sia venuta dalla stessa testata che ha ornato la sua copertina con George W.Bush come Persona dell'Anno 2004 per aver "ricostruito la realtà ad immagine delle sue idee". Questo ardito spot pubblicitario per il Presidente rieletto USA più impopolare della storia fa di più che stabilire il fatto che la rivista ha un'agenda che ha a che fare meno con il giornalismo responsabile che con l'influenzare l'opinione pubblica. Il fatto che Time abbia riportato indietro gli orologi di quattro mesi riguardo ad Haditha, quando le prove erano già ampiamente disponibili il giorno dopo l'accaduto, non fa che rinforzare l'accusa che esso partecipa volontariamente alla propaganda di Stato USA. I giornalisti dovrebbero mettere in luce con coraggio il fatto che anche Time, come la persona che ha acclamato Persona dell'Anno 2004, ricostruisce la realtà ad immagine delle sue idee. Se i giornalisti non guardano la storia di Time con occhio scettico come esercizio di pubbliche relazioni prima di saltare sul carro del vincitore ad Haditha, rischiano anche loro di tradire la fiducia del pubblico per il gusto di partecipare ad una campagna di pubbliche relazioni per gestire la crisi.

Ma la Strage di Haditha è lontana dall'essere l'unica notizia che i media aziendali occidentali hanno tardato nel riportare. Il 4 maggio 2004 il giornalista Dahr Jamail, uno degli autori di questo pezzo, scrisse "Segni Evidenti di Tortura Spingono la Famiglia a Chiedere Spiegazioni". La notizia, pubblicata dal NewStandard , riguardava un iracheno di 57 anni di nome Sadiq Zoman, messo agli arresti nella sua residenza a Kirkuk il 21 luglio 2003, quando truppe USA entrarono con la forza nella casa degli Zoman per cercare armi e, a quanto pare, per arrestare Zoman. Più di un mese dopo i soldati scaricarono Zoman in stato comatoso all'ospadale principale di Tikrit. Il suo corpo presentava segni evidenti di tortura : bruciature puntiformi sulla pelle, segni di randellate dietro la nuca, un pollice malamente fratturato, bruciature da elettricità sulle piante dei piedi e sui genitali, e segni di frustate sulla schiena.

Jamail scrisse l'articolo nel gennaio 2004 e diffuse l'informazione a oltre 100 giornali USA perchè la pubblicassero. La storia fu convenientemente ignorata dai media aziendali USA, finchè dovettero pubblicare altre foto sulle torture ad Abu Ghraib, dopo che il giornalista Seymour Hersh minacciò di precedere 60 Minutes nel pubblicare sul New Yorker il suo pezzo sulle torture, a fine aprile 2004.

Un altro esempio di questo giornalismo "ritardato" riguarda la storia dell'uso di fosforo bianco da parte dei militari USA contro i civili a Fallujah durante l'assalto alla città del novembre 2004. Jamail, inizialmente, scrisse un articolo intitolato "Armi inusuali usate a Fallujah" con Inter Press Service. I media aziendali USA ignorarono la storia , finchè l'Independent nel Regno Unito pubblicò un suo articolo sulle atrocità. Anche in seguito, a parte un paio di editoriali che fecero cenno a questo crimine di guerra, la maggioranza delle maggiori testate continuò il suo silenzio. Questo sebbene il Pentagono avesse ammesso l'uso di quelle armi, e i residenti di Fallujah come Abu Sabah avessero da tempo detto a un reporter: "Hanno usato queste bombe strane che fanno una nuvola di fumo a forma di fungo, e poi cadono dei pezzetti dall'alto con queste lunghe scie dietro". Descrisse anche pezzi di queste bombe che esplodevano con grandi fiamme, e che bruciavano la pelle quando si versava acqua sulle bruciature.

Ci sono innumerevoli altre notizie che i media aziendali USA hanno fornito con un intenzionale ritardo e che potrebbero non raggiungere mai un vasto pubblico negli USA, così come sarebbe giusto. E' necessario chiedersi quando i media aziendali riporteranno storie come le seguenti:

19 Novembre 2004: " Forze USA Assaltano una Moschea", Inter Press Service (almeno quattro fedeli uccisi e 20 feriti durante le preghiere del venerdì, quando forze USA e irachene assaltano la moschea di Abu Hanifa a Bagdad.

19 Aprile 2004: "Truppe USA Assaltano la Moschea di Abu Hanifa, Distruggono Aiuti per Fallujah", The NewsStandard News (carri armati e fuoristrada vengono usati per sfondare il portale di una moschea, nel cuore della notte. Il cibo raccolto per gli aiuti a Fallujah viene distrutto, i fedeli sono terrorizzati, si spara, copie del Santo Corano vengono dissacrate).

13 Dicembre 2004: "Militari USA Ostacolano Cure Mediche", Inter Press Service (militari USA impediscono cure mediche in parecchi casi, e assaltano regolarmente ospedali in Iraq).

23 Aprile 2004: "Residenti di Fallujah Affermano che Forze USA si Danno alle Punizioni Collettive", The News Standard News (nonostante quello che i Marines chiamano "cessate il fuoco" a Fallujah, i rifugiati chiusi fuori e gli abitanti ancora sotto assedio continuano a essere il bersaglio di punizioni collettive )

3 Gennaio 2004: " Terrorismo Militare USA e Punizioni Collettive in Iraq" ( colpi di mortaio sparati alla casa e alla terra di un contadino ad Al Dora, vicino a Bagdad. Come Jamail ha scritto nel web log già menzionato, i residenti hanno riferito: "Non sappiamo perchè bombardino la nostra casa e i nostri campi. Non abbiamo mai opposto resistenza agli Americani. Ci sono guerriglieri stranieri che sono passati di qua, e penso che siano loro che vogliono. Ma perchè bombardano noi?" Quando al contadino è stato chiesto cosa è successo quando ha chiesto ai militari USA di rimuovere i colpi di mortaio inesplosi, lui ha risposto: "Glielo abbiamo chiesto una prima volta e loro hanno detto 'Va bene, ci pensiamo noi'. Ma non sono più venuti. Glielo abbiamo chiesto una seconda volta e loro ci hanno detto che non li toglieranno finchè non gli daremo un guerrigliero. Ci hanno detto: 'Se voi non ci date un guerrigliero, noi non veniamo a togliervi le bombe'". Poi ha alzato le braccia e ha detto: "Ma noi non conosciamo guerriglieri!")

18 Novembre 2004: "Repressione dei Media nella Terra 'Liberata'", Inter Press Service ( giornalisti detenuti e minacciati sempre più dal governo ad interim installato dagli USA in Iraq. In particolare, ai media è stato impedito di riportare sui recenti, orribili eventi di Fallujah. Tra i "cento ordini" firmati dall'ex amministratore USA in Iraq, Paul Bremer, c'era l'Ordine 65, passato il 20 marzo 2004, che istituiva una commissione irachena su comunicazione e media. Questa commissione ha il potere di controllare i media perchè ha il completo controllo su concessioni e regolamentazione delle telecomunicazioni, trasmissioni, servizi di informazione e altre organizzazioni dei media. Pochi giorni dopo la "consegna" del potere a un governo iracheno ad interim, nel 2004, l'ufficio di Bagdad di Al Jazeera fu saccheggiato e poi chiuso da forze di sicurezza legate al governo ad interim. Alla rete fu vietato di diffondere notizie dall'Iraq, inizialmente per un mese, e poi "indefinitamente". La commissione sui media ordinò a tutte le agenzie di informazione di "seguire la linea del governo sull'offensiva USA di Fallujah o prepararsi a un'azione legale").

14 Febbraio 2005: "I Media Giudicati Colpevoli di Raggiro", Inter Press Service (un tribunale del popolo ha riconosciuto la maggior parte dei media occidentali colpevoli di incitare alla violenza e ingannare la gente nel fornire notizie sull'Iraq. Il collegio di tre giudici nella sessione di Roma del Tribunale Penale Internazionale (TPI), iniziativa popolare che cerca di scoprire la verità sulla guerra e sull'occupazione dell'Iraq, ha accusato il governo USA e quello britannico di impedire ai giornalisti di svolgere il loro compito e di proporre intenzionalmente bugie e disinformazione).

Distrarre

Una volta che una notizia dannosa, e con ogni probabilità ritardata, colpisce la coscienza dei media aziendali occidentali, si possono rilasciare altre notizie allo stesso tempo che distraggono il pubblico, o diluiscono l'effetto della storia originaria. In maniera simile è stata gestita la storia di Haditha dai media aziendali occidentali.

Per esempio il 1 giugno 2006 la BBC ha pubblicato una storia sui dettagli di un probabile "massacro" a Ishaqi il 15 marzo 2006. Dahr Jamail aveva dato la notizia , e pubblicato le fotografie , circa due mesi prima. La storia della BBC era sospetta: non solo era stata ritardata di due mesi e mezzo, ma il momento del suo rilascio era contemporaneo a un picco di interesse per lo scandalo della Strage di Haditha. Intanto, la stessa versione data dalla BBC della notizia di Ishaqi, sebbene tragica, non sembrava indicare che ci fosse uno scandalo. Non ha sorpreso che il giorno dopo lo "scoop" della BBC su Ishaq, ABC pubblicò una storia dal titolo "I Militari USA Negano Nuove Accuse di Abuso ad Ishaqi", in cui i militari USA dicevano di aver condotto un'inchiesta e scoperto che non c'erano basi per sostenere che ci fosse stata una strage ad Ishaqi. L'idea che la BBC potesse uscire con uno "scoop" e i militari potessero rispondere, indagare e produrre un dispaccio di agenzia in tempo utile per ABC per pubblicarne i risultati di innocenza il giorno dopo è incredibile se non del tutto ridicola. Questa serie di eventi mediatici sono serviti principalmente per distrarre il pubblico dalla storia di Haditha e seminare semi di dubbio nelle loro menti riguardo alla Strage di Haditha. Da giornalisti esperti ci si aspetta che scoprano il trucco senza indugi.

Il 5 giugno 2006 Il New York Times ci fornisce due distrazioni aggiuntive: una riguarda pubblicità a pagamento su Internet, e l'altra la prima pagina del giornale.

Facendo su Google una ricerca su "Haditha" il 5 giugno, ci si trovava davanti una storia intitolata "Incredulità su Haditha", offerta tramite Google AdSense. L'articolo è sostanzialmente patriottico, e consiste in una serie di interviste con i militari di Camp Pendleton il giorno di Memorial Day, in cui gli intervistati hanno avuto la possibilità di raggiungere l'intera nazione attraverso il Times, offrire solidarietà ai soldati coinvolti nella strage, e seminare dubbi sull'evento stesso. Il fatto che il New York Times paghi affinché questa storia appaia ogni volta che qualcuno digita "Haditha" su Google, e che questa storia di certo serva a creare dubbi sugli eventi accaduti ad Haditha, è chiaramente una distrazione dagli orrendi fatti della strage stessa. Una domanda: perchè il New York Times non paga per promuovere un articolo neutrale sulla Strage di Haditha invece che un pezzo che porta avanti un patriottismo americano sfacciato ed esclusivo, e che nega i fatti stessi?

Ma lo stesso giorno, il New York Times va oltre nell'insabbiare la Strage di Haditha per mezzo di distrazione e dubbio, e ingoia così com'è un evento mediatico sponsorizzato dalle forze armate USA. Due giornalisti furono portati dal governo USA in un elicottero militare a visitare una fossa comune. La fossa comune, stando ai fatti, è stata scavata quando la polizia segreta di Saddam Hussein assassinò persone coinvolte con la rivolta sciita del 1991. Per coincidenza, le persone sepolte in questo sito sono 28, più o meno lo stesso numero di persone che si pensa siano state uccise ad Haditha. La ragione per cui gli USA hanno portato i giornalisti in quel posto è chiara; la storia di un massacro simile per mano di Saddam Hussein distrae l'opinione pubblica dalla Strage di Haditha con la logica zoppa del "Beh, se l'ha fatto lui...". Il New York Times non sentì il bisogno di ritardare la storia, e pubblicò "Tombe nel Deserto: Scoperti gli Orrori dell'Iraq" in prima pagina appena due giorni dopo che i giornalisti furono portati dal governo a visitare il sito. Dopo le critiche puntuali al ruolo giocato dal New York Times, per mezzo di propagandisti statali e militari USA come Judith Miller e Thomas Friedman, nell'orchestrare la propaganda che ha portato alla guerra in Iraq, ci sarebbe da immaginare che giornalisti rispettabili siano in grado di non accettare un'escursione per i media in Iraq sponsorizzata dagli USA. I giornalisti rispettabili dovrebbero anche chiedersi perchè il New York Times accetta questo tipo di propaganda a titolo di notizie, mentre ignora eventi come quelli in cui gli abitanti di Fallujah scavarono fosse comuni per seppellire le migliaia di persone uccise durante l'assalto USA alla città nel novembre 2004.

Ma la madre di tutte le distrazioni venne l'8 giugno 2006, con lo spasmo mediatico sulla presunta uccisione di Abu Musab al-Zarqawi. Possiamo essere sicuri di cosa andrà in prima pagina questa settimana. La cosa ridicola è che lo stesso Zarqawi è forse più una costruzione della propaganda e dei media USA che una vera minaccia al popolo iracheno, e men che meno alla sicurezza degli USA. La storia di Zarqawi è servita a semplificare e a mettere la faccia di Al Qaida su quella che in realtà è una situazione assai più complessa che riguarda la resistenza e le crescenti tensioni tra le sette in Iraq. Ora, con la presunta morte di Zarqawi riportata dal governo USA, i media stanno ingoiando così com'è la versione statale di questa storia, nonostante le truffe che abbiamo visto nelle precedenti iniziative della propaganda USA, dalla "liberazione" di Jessica Lynch, alle falsità di Pat Tillman, all'abbattimento della statua di Saddam Hussein a piazza Firdos a Bagdad, alla cattura dello stesso Saddam Hussein. La morte di Zarqawi rallenterà la violenta resistenza in Iraq? No. La morte di Zarqawi porterà miglioramenti alle infrastrutture elettriche, idriche e mediche in Iraq? No. La morte di Zarqawi porterà stabilità e sicurezza al popolo iracheno? No. Ma la morte di Zarqawi non è una distrazione perfetta dalla Strage di Haditha, dal fallimento totale dell'occupazione USA dell'Iraq, e dall'assalto militare USA alla città di Ramadi? Certo che lo è. E la sua morte distrae convenientemente i media aziendali dal riportare che mentre il Primo Ministro dell'Iraq ha nominato gran parte dei membri del governo lo scorso fine settimana, la posizione del Vicepresidente Abel Abdul Mahdi, fissata più di un mese fa, è stata la riconferma di uno dei più accesi sostenitori dell'agenda economica del governo Bush in Iraq. Un'agenda che include l'implementazione della globalizzazione aziendale delle leggi dell'Iraq e un controllo USA molto, molto più stretto sull'offerta di petrolio dall'Iraq.

Screditare

Forse la campagna di propaganda più interessante che abbiamo visto connessa alla Strage di Haditha è stato lo sforzo massiccio e ben coordinato da parte di Fox News e gli autori di blog di destra di screditare tutte le accuse di crimini di guerra attaccando in blocco tutta l'Internet "di sinistra". Questa campagna si è manifestata con la falsa testimonianza in video di Jesse MacBeth. Nella sua "testimonianza" in video Jesse MacBeth afferma di essere stato soldato in Iraq e di aver commesso svariati ed orrendi crimini di guerra. Il video ha destato poca attenzione sul web perchè la sua validità fu messa in dubbio poche ore dopo la sua pubblicazione. Eppure il 24 maggio 2006, appena pochi giorni dopo la prima apparizione del video sul web, Fox News tirò fuori storie false sul video , chiamandolo un "video contro la guerra", e affermando che "quella cosa pubblicata su Internet è stata il secondo blog più cliccato su Internet nelle ultime settimane". Il secondo blog più cliccato? Ci sarebbe da chiedersi come ha fatto Fox News a ottenere dati sui blog più popolari, a meno che il canale di news preferito di Dick Cheney non sia ancora più vicino al NSA di quanto si potrebbe sospettare. I dati a supporto, che misurano il traffico ai diversi siti web certamente non erano disponibili a Fox News. Ma in ogni caso, le affermazioni erano false. Jesse MacBeth non ha mai avuto un blog. Il video era pubblicato su un piccolo sito web, a banda stretta, che non avrebbe mai potuto affrontare il traffico richiesto dal secondo blog più popolare. Di fatto, tre giorni prima della trasmissione su Fox, il sito web registrava poco più di 1500 visite in totale, e il video non era disponibile perchè il sito non era neanche in grado di far fronte a una domanda così misera. Alle 5 del pomeriggio, ora di Los Angeles, due giorni prima della promozione selvaggia del video di MacBeth da parte di Fox News, una ricerca su Google su Jessie MacBeth rivelava solo due oscuri riferimenti al video. Di fatto, il video era molto difficile da reperire sul web quel giorno, per non parlare delle "ultime settimane" prima della trasmissione di Fox. La promozione ingannevole di questo video da parte di Fox e il discredito che l'ha accompagnata erano propaganda intenzionale, volta a prevenire accuse di crimini di guerra presenti e future, come la Strage di Haditha, ed anche un tentativo di liquidare l'intera blogosfera di sinistra e il movimento "contro la guerra". La più vasta promozione del video di MacBeth è stata di gran lunga quella di Fox News e dei blogger di destra.

Concentrare

Quando un problema diventa troppo grosso e comincia a fare troppi danni per poter essere controllato con efficacia, i professionisti esperti di pubbliche relazioni lavorano per concentrare l'attenzione dell'opinione pubblica su un singolo aspetto del problema più ampio. L'opinione pubblica quindi perde la visione della foresta – il problema più ampio e dannoso – per andare al singolo albero, all'aspetto o all'evento associato al problema. Questo argomento deve essere abbastanza scabroso da attirare un pubblico vasto, ma anche contenibile in modo che i particolari possano essere oggetto di discussione e non diventare incontrollabili. Questa tecnica di pubbliche relazioni è stata usata molto spesso in questa guerra. Un esempio è il dibattito infinito sui 500 prigionieri tenuti illegalmente a Guantanamo Bay, quando la realtà del problema più ampio è che più di 14.000 Iracheni sono detenuti senza processo in prigioni irachene segrete e non, ed innumerevoli altri sono tenuti in luoghi di detenzione in Europa Orientale. Un altro esempio è lo "scandalo" delle torture ad Abu Ghraib, in cui l'attenzione del pubblico è stata concentrata per mezzo di dibattiti senza capo né coda sull'umiliazione sessuale e sull'uso dei cani e del waterboarding, mentre di fatto esistono casi documentati di torture ad opera degli USA molto più violenti, sistematici e diffusi.

La Strage di Haditha sta diventando l'evento su cui si accendono i riflettori, nel contesto assai più vasto e volatile dei crimini di guerra USA in Iraq. Haditha non è assolutamente un incidente isolato. I giornalisti dovrebbero allargare il campo dai reportage su Haditha ad una discussione sul tema ben più ampio del Diritto Internazionale e dei Crimini di Guerra. Questa, dopo tutto, è una guerra in cui il Ministro della Giustizia USA Alberto Gonzales ha chiamato "antiquate" le Convenzioni di Ginevra, le armi chimiche sono state usate contro la popolazione civile a Fallujah, la violenza delle torture continua ad opera degli USA e dei suoi satelliti, la detenzione arbitraria di Iracheni continua in violazione del diritto internazionale, gli ospedali sono stati intenzionalmente distrutti ed occupati, bombe a grappolo con schegge esplosive sono state usate in zone ad alta densità abitativa, i civili vengono uccisi ogni giorno, e i giornalisti sono stati bersagliati dalle truppe USA. Se ci perdiamo la foresta per gli alberi sulla questione della Strage di Haditha, rischiamo di partecipare alla propaganda USA.

Scegliere un Capro Espiatorio

Si stanno tracciando dei paralleli tra ciò che è successo ad Haditha il 19 novembre 2005 e la strage di My Lai del 1968 durante la guerra del Vietnam, in cui le forze USA massacrarono senza pietà 500 uomini, donne e bambini disarmati in un piccolo villaggio. I paralleli più diretti forse riguarderanno quello che succederà a coloro che l'inchiesta militare interna sceglierà come colpevoli degli eventi di Haditha. Nel caso di My Lai si lanciò una lunga inchiesta interna, che fu seguita da un processo militare. Nonostante la natura brutale del massacro, e le molte persone coinvolte, alla fine un solo uomo, il Tenente William Calley, è stato punito con circa 3 anni agli arresti domiciliari.

Nel vedere i riflettori dei media puntati sulla Strage di Haditha, ci possiamo aspettare misure di riduzione del danno tra cui la scelta di capri espiatori come è successo a My Lai ed Abu Ghraib. Come per il blitz mediatico di Abu Ghraib, i militari non si preoccuperanno di restare fedeli alle truppe che mettono la loro vita a rischio ogni giorno. Sacrificheranno volentieri i loro Charles Graner e le loro Sabrina Harman, mentre i loro superiori evadono le loro responsabilità e l'episodio viene fatto apparire isolato. Haditha verrà presentato, sbagliando, come il crimine di poche "mele marce". Con l'insabbiamento ad opera degli ufficiali superiori, innumerevoli altri crimini di guerra che accadono in Iraq, e un panorama mediatico USA che ha aiutato ad insabbiare, i giornalisti devono fare di più che produrre propaganda sui vari processi e minuzie legali dei capri espiatori che saranno scelti per pagare per la Strage di Haditha. Se vogliamo restituire al mittente l'esca delle pubbliche relazioni che ci viene offerta, dobbiamo scoprire le storie molto più grandi che aspettano di essere raccontate.

Conclusione: I Media Aziendali USA Sono Complici di Crimini di Guerra?

Secondo i principi fissati durante il Processo di Norimberga e quelli contenuti nel patto fondante dell'UNESCO, il compito più importante dei gironalisti in tempo di guerra è quello di non incitare l'opinione pubblica alla violenza. Nel caso dell'insabbiamento della Strage di Haditha, dobbiamo chiederci: i media aziendali USA sono complici nell'insabbiamento di questo Crimine di Guerra? Aiutando a nascondere innumerevoli eventi come la Strage di Haditha, i media aziendali USA incitano l'opinione pubblica alla violenza nel distorcere la verità sulla guerra in Iraq?

Possiamo già dire che le notizie date dei media USA e da "giornalisti" come Judith Miller che hanno inneggiato alla guerra con le loro falsità non hanno passato l' esame di responsabilità giornalistica come è definita dal Processo di Norimberga e dal patto fondante dell'UNESCO. Ma sembra che i media aziendali USA oppongano una estrema resistenza a una riforma responsabile. Come può il New York Times essere soddisfatto di pubblicare un racconto ufficiale, non verificato, di ciò che è successo ad Haditha, presentato da quei militari che sono stati beccati a raccontare innumerevoli bugie, come le falsità di Pat Tillman e la "liberazione" inventata di Jessica Lynch? I media aziendali USA sono preparati a sfidare questi inganni della propaganda di governo? O resteranno impegnati a continuare il favoreggiamento di crimini di guerra delle forze armate USA e del suo comandante in capo?

 

(*) Dahr Jamail è un giornalista indipendente che ha passato più di 8 mesi a trasmettere notizie dall'Iraq occupato. Ha presentato prove di crimini di guerra USA in Iraq alla Commissione Internazionale di Inchiesta sui Crimini di Guerra Compiuti dal Governo Bush a New York nel gennaio 2006. Scrive regolarmente per TruthOut , Inter Press Service, Asia Times e TomDispatch, ed ha un suo sito, dahrjamailiraq.com .

Jeff Pflueger pubblica sul web materiali di Dahr Jamail. Ha un suo sito web su jeffpflueger.com .