La guerra facile
Il giornalismo di tutti i giorni non riesce a metterci in contatto con la crudeltà della guerra

di Norman Solomon (*)

29 Maggio 2006
da Zmag.org

Noi ricordiamo che è facile per esperti compiacenti sedersi in studi tv o in sale stampa ed applaudire all'uso dell'ultimissima tecnologia del Pentagono. Questi esperti lasciano ad altri il compito di sotterrare i morti e di trattare con lo strazio dei loro parenti ed amici

Le persone preoccupate sullo stato dei media negli Stati Uniti nel 2006 potrebbero fermarsi un attimo a considerare quelli che hanno perso le loro vite nell'ostracismo, nella faziosità e nel disinteresse dei giornali.

Noi ricordiamo che mentre gli articoli radio e tv raccontano le ultime fortune del capitalismo, un vasto numero di gente in carne ed ossa hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese -- e molti sono costretti a scegliere tra diverse necessità come farmaci, cibo adeguato, ed affitto di casa.

Noi ricordiamo che molti Americani hanno perso i loro arti o le loro vite in incidenti sul lavoro che avrebbero potuto essere evitati se la copertura generale dei media avesse avuto un interesse per la sicurezza sul lavoro lontanamente paragonabile, ad esempio, ai divorzi delle celebrità di Hollywood.

Noi ricordiamo che problema nazionale e letale della diffusa obesità è in parte attribuibile alla continua pubblicità per prodotti ricchi di calorie e pieni di grasso.

Noi ricordiamo che nonostante le dichiarazioni della industria del tabacco, le pubblicità che continuano a far apparire come attraente il fumo continuano a sedurre milioni di giovani per un lungo viaggio nella dipendenza verso sigarette che causano il cancro.

Noi ricordiamo che superficiali notizie di stampa e commenti, che descrivono continuamente la guerra in termini asettici e fasulli, sono utili agli sforzi bellici USA in Iraq ed Afganistan -- dove le morti di soldati americani, anche se orribili, sono assai poche rispetto alle morti di civili come risultato di una strage quotidiana catalizzata dalle attività militari USA.

Noi ricordiamo che per ogni morte in guerra ci vuole prima una vita, e i media raramente riportano più che racconti superficiali sul vero dolore dei loro cari.

Noi ricordiamo che massicce quantità di spazio in prima pagina e tempo alla radio ed in tv sono usate dal presidente ed altri alti funzionari dell'amministrazione, che parlano untuosamente di patriottismi e sacrifici mentre i loro lunghi precedenti di inganni continuano a strisciare sotto la loro insistenza che le vite sacrificate devono essere onorate sacrificando altre vite.

Noi ricordiamo che bugie dalla Casa Bianca, riprese pappagallescamente e rimesse in ciclo come credibili dai media, hanno preceduto ogni grande azione militare USA, compreso le invasioni di Vietnam, Cambogia, Laos, Repubblica Dominicana, Grenada, Panama, Afganistan, ed Iraq.

Noi ricordiamo che è facile per esperti compiacenti sedersi in studi tv o in sale stampa ed applaudire all'uso dell'ultimissima tecnologia del Pentagono. Questi esperti lasciano ad altri il compito di sotterrare i morti e di trattare con lo strazio dei loro parenti ed amici.

Noi ricordiamo che offensive di propaganda mediatica seguiti da un esuberante copertura degli attacchi aerei ad alta tecnologia USA possono modificare gli umori del pubblico quasi in una notte. Ecco perché gli oppositori di spericolate e letali politiche dovrebbero ricavare poca consolazione dal rapporto del centro di ricerca Pew di metà gennaio che dice che al momento "l'opinione pubblica americana preferisce decisamente approcci non militari per quanto riguarda il problema del programma militare iraniano," con solo il 30% a favore del "bombardamento di obiettivi militari in Iran."

Noi ricordiamo che, indipendentemente da quanta retorica e cronici eufemismi siano usati con il pubblico, che la maggior parte delle vittime di guerra non sono -- secondo qualsivoglia definizione -- combattenti o nemici. Come Chris Hedges del New York Times, un ex corrispondente di guerra, ha sottolineato, "nelle guerre degli anni 90 le vittime civili hanno rappresentano tra il 75% ed il 90% del totale delle vittime di guerra.

Noi ricordiamo che, sebbene abbia ricevuto solo una distratta ed evasiva copertura quando fu rilasciato dalla rivista medica Lancet nel tardo ottobre del 2004, uno studio campionario basato su questionari scoprì che circa 100.000 decessi iracheni avevano avuto luogo su un periodo di 18 mesi come risultato dell'invasione guidata dagli USA e dell'occupazione del paese .. e, secondo ai dati dello studio, più della metà delle vittime erano donne e bambini uccisi durante gli attacchi aerei.

Noi ricordiamo che è facile per esperti compiacenti sedersi in studi tv o in sale stampa ed applaudire all'uso dell'ultimissima tecnologia del Pentagono. Questi esperti lasciano ad altri il compito di sotterrare i morti e di trattare con lo strazio dei loro parenti ed amici.

Noi ricordiamo che il giornalismo di tutti i giorni fallisce nel metterci a contatto con la realtà umana della guerra.

 

(*) L'ultimo libro di Norman Solomon è “War Made Easy: How Presidents and PunditsKeep Spinning Us to Death”, pubblicato da Wiley nel 2005 ed edito in Italia da Nuovi Mondi Media con il titolo “ MediaWar. Dal Vietnam all'Iraq. Le macchinazioni della politica e dei media per promuovere la guerra ”. Solomon è fondatore e direttore esecutivo dell'Institute for Public Accuracy.
Norman Solomon è inoltre autore dell' introduzione a ' Censura 2006 – Le 25 notizie più censurate' .