Lettera aperta dei Social Forum alla CGIL

A Bologna, il 2 e 3 marzo, l'Assemblea nazionale dei Social Forum ha deciso
di partecipare alla manifestazione del 23 marzo indetta dalla CGIL: è una
decisione coerente con lo spirito unitario del movimento, che è stato capace
di mettere insieme ARCI, Lilliput e sindacalismo di base, Fiom e centri
sociali, Rifondazione e Disobbedienti, Legambiente e aree cattoliche, reti
dei migranti e femministe. Fin da Genova questa capacità di dialogo è stata
una caratteristica costante. Proprio a Genova questa capacità di parlare al
paese intero e di mobilitare ampi settori della società ha bloccato una
crudele repressione, che, con l'assassinio di Carlo Giuliani, ha provato a
distruggere il movimento: non ci sono riusciti perché centinaia di migliaia
di persone hanno risposto con la forza delle idee all'apparato repressivo.
Non ci hanno tacitato. Anzi, da allora in Italia si sviluppano movimenti di
lotta contro il liberismo, contro la guerra, a sostegno delle
rivendicazione dei migranti, contro lo smantellamento dello stato sociale e
dei diritti del lavoro perseguito con le leggi-delega di Berlusconi, a
difesa scuola pubblica, per il reddito sociale e l'ampliamento dei diritti
al lavoro precario. Due scioperi generali sono stati effettuati dal
sindacalismo di base; una grande manifestazione di studenti ha contestato la
privatizzazione della scuola perseguita dalla Moratti; trecentomila persone,
senza distinzione tra migranti e non, hanno detto no alla legge Bossi-Fini.
Di tutti queste lotte il movimento dei movimenti è stato parte attiva, per
alimentare la lotta contro il governo Berlusconi e la Confindustria, uniti
nel disegno di affermare il dominio degli interessi dell'impresa, e per
'costruire un altro mondo'. Contro la guerra e il neoliberismo, queste
indicazioni scaturite da Porto Alegre 2 volevamo e vogliamo portare nella
manifestazione del 23 marzo.
Alla nostra richiesta di prendere la parola dal palco del Circo Massimo, la
CGIL ha risposto con un no. Non si vuole che il movimento dei movimenti
faccia sentire la sua voce e le sue proposte al popolo della CGIL? Si teme
che i lavoratori e le lavoratrici in sciopero si contaminino con il
movimento dei movimenti? Si teme che le nostre analisi e le nostre
indicazioni possano raccogliere un vasto consenso e impegnare il vertice del
sindacato in lotte che mettano fine alla concertazione ed esprimano senza
'se e ma' no alla guerra, che, non solo difendano l'art. 18 dello Statuto
dei lavoratori, ma estendano i diritti sindacali alle lavoratrici e
lavoratori precarie/i, che siano volte a introdurre il reddito sociale e i
diritti di cittadinanza per i migranti?.
A Porto Alegre si è consolidato un rapporto con i popoli del Sud del mondo
che richiedono nuove politiche di solidarietà che cancellino il debito,
controllino i flussi finanziari con la Tobin tax e avvino un'economia
alternativa ecocompatibile, per difendere i beni pubblici naturali - dalla
terra all'acqua, all'aria alle foreste - e quelli sociali - dalla salute all
'istruzione, alla previdenza.
Tutto questo non si vuole che sia ascoltato nel comizio del 23 marzo,
credendo che, togliendoci la parola, il movimento dei movimenti sia tacitato
nella società? Noi il 23 marzo faremo sentire la nostra voce, per chiedere
lo sciopero generale, che per noi deve coinvolgere non solo il lavoro
dipendente ma l'intera società italiana: il 5 aprile lo sciopero deve essere
generalizzato, dal lavoro precario fino ai lavori domestici. Il 5 aprile l'
intero paese deve fermarsi.
Perché non si vuole farci parlare ? Si vuole segnare una rottura con il
movimento? Vuole perseverare nell'errore di Genova quando la CGIL non volle
essere presente, mentre tante realtà sindacali e la FIOM furono presenti
nella grandissima manifestazione di risposta all'assassinio di Carlo
Giuliani? Ormai dappertutto i Social Forum si mobilitano insieme alle Camere
del lavoro e ai sindacati di categoria, si ha l'intenzione di bloccare il
dialogo e la collaborazione per la manifestazione e lo sciopero generale? Il
23 marzo faremo sentire la nostra voce, per dire 'no alla guerra', 'basta
con la concertazione': 'un altro mondo è possibile'.

Gruppo di lavoro nazionale per il 23 marzo del Social Forum