A tutta la società civile
A Sergio Cofferati e alla Cgil
Agli organi di informazioneQuello di Bologna è un orribile "omicidio per il regime". Lo riaffermo,
continuerò a dirlo con tutte le forze insieme a migliaia e migliaia di
persone e sapendo che questo è il pensiero diffuso tra moltissima gente.
Che cosa significa? Che non è il "terrorismo" per come questo termine viene
utilizzato per riferirsi al passato di questo paese. Non è nemmeno la
"strategia della tensione", quella inaugurata nel 1969 con le bombe fasciste
e di stato a Piazza Fontana. I contesti erano completamente diversi, le
culture, il clima politico e sociale in Italia e nel mondo. Erano diverse
anche le esigenze di alcuni apparati dello stato, era diverso il "campo di
azione", lo stato nazionale. Era diverso ciò che pensavano migliaia di
giovani che volevano combattere con le armi.
Il professor Biagi è stato "fatto" uccidere in questo tempo, oggi. Chi legge
il delirio mandato via e-mail per rivendicare questo assassinio, capisce
molte cose. La cultura che si esprime in quelle pagine è morta e sepolta,
sia nella società che nelle grandi, straordinarie espressioni dei nuovi
movimenti che lottano per una nuova democrazia.
Quella cultura, che parla di "imperialismo" e non di Impero come facciamo
noi, che vorrebbe la "dittatura del proletariato" (quale proletariato? la
dittatura? su che cosa, sulla globalizzazione?), e non la democrazia reale
come diciamo noi, quelle frasi sapientemente composte tra informatissime
nozioni di economia finanziaria e assurde preistoriche letture dello
sviluppo sociale, non sono espressione di alcuna soggettività viva, reale.
Tradiscono una astrazione di ragionamento che si configura più come
patologia psicotica, maniacale che linea politica.
Attribuire come si sta facendo un "disegno" destabilizzante a questa cosa,
sarebbe come attribuirlo ai delitti del mostro di Firenze, o dei serial
killer che ogni tanto spuntano quà e là. Questi sono omicidi seriali, non
azioni che esprimono una qualche "volontà politica". Ma diventano politiche
perchè qualche "manovratore" pubblico le rende tali. Sono omicidi che
"stabilizzano". Servono solo a chi vuole fermare i grandi movimenti, a chi
vuole trascinarci nella "guerra contro i civili" che abbiamo conosciuto a
Genova come a New York e in Afghanistan, per produrre una nuova sovranità,
dispotica, antidemocratica, in cui le violazioni dei diritti umani sono cosa
normale.
E' stato un omicidio per il regime non solo per l'uso politico ignobile che
ne viene fatto da parte della Confindustria, del governo, di apparati
politici di potere anche a sinistra che invece di dire fino in fondo quello
che sanno, continuano a coprire evidenze enormi, oggettive. Lo è stato
perché era annunciato, anzi evocato, da ministri, presidenti del consiglio,
sottosegretari.
Era evocato per dire che il conflitto sociale per i propri diritti, per la
democrazia che in questi anni si è espresso in maniera radicale, pacifica,
disobbediente, non omicida, significa sempre e solo pericolo. Morti.
Tragedie. Paura. Come la bomba al Viminale dopo il Palavobis e i girotondi.
Marco Biagi sapeva di essere in pericolo. Aveva più volte chiesto di nuovo
protezione che non gli è stata data dal Ministro Scajola, quello di Genova.
La pubblicazione su un settimanale della relazione dei servizi che lo
descrivevano chiaramente come l'obiettivo, va letta probabilmente come un
tentativo fatto da qualcuno che sta dentro questi apparati di far fallire il
piano dell'uccisione "pilotata" di Biagi. Quella pubblicazione, fatta ora,
aveva il senso di mettere sull'avviso. Anche la telefonata ricevuta martedì
dal professore probabilmente è da leggere come un avvertimento più che una
minaccia. Chi vuole uccidere qualcuno non lo avverte prima.
Qui siamo in presenza di uno scontro anche tra apparati dello Stato. E'
questa complessità che spiega l'omicidio per il regime. E' utilizzo l'uno
dell'altro, tra sette malate con un logo famoso e apparati di "militari" che
ormai si muovono in piena autonomia, che spiega ciò che oggi accade. Mentre
i migranti vengono affrontati dalle navi della Marina Militare e si dichiara
lo stato d'emergenza. Mentre si afferma l'impunità per i potenti e corrotti
e più carcere per i deboli. Mentre si accentra tutto il potere informativo
in una società che vive di informazione e si tenta di impedire che vivano i
media indipendenti.
Questo è il mio pensiero. Per queste cose nell'ultimo documento delirante
della setta che si fa chiamare NTA sono stato indicato come un obiettivo da
colpire. Per lo stesso motivo Maroni mi indica oggi come un obiettivo da
colpire, nominandomi per nome e cognome.
Si vede che vanno d'accordo. Se mi vogliono colpire sappiano che il 23 sarò
a Roma, con i miei compagni e
compagne. E lotterò per lo sciopero. Di tutto un paese per una nuova
democrazia.21.3.2002
Luca Casarini