Lettera aperta, verso lo sciopero generalizzato


Laboratorio degli invisibili, movimento delle/dei Disobbedienti_Roma


Si riapre con estrema vivacità la stagione dei conflitti sul lavoro: dal rinnovo dei contratti
nazionali, che vede la Fiom impegnata nella presentazione di una piattaforma separata rispetto a
Fim e Uim, allo sciopero generale contro il Patto per l'Italia, convocato per il 18 ottobre.
Tutto accade mentre si profila una nuova guerra all'Iraq che sarà vettore di aggravamento della
recessione economica, con l'impennata dei costi del petrolio, l'instabilità dei mercati, la crisi
generalizzata dei consumi.
Così, come accadde la scorsa primavera, risulta centrale per il movimento dei movimenti, non solo
riaprire il vasto ed eterogeneo fronte di opposizione alla guerra, che in questa occasione potrebbe contare
su di un rinnovato e neanche troppo silenzioso dissenso della società civile internazionale, ma anche
saldare i nessi che uniscono questo terreno a quello della ripresa delle lotte sociali per i diritti e la
loro estensione.


Non è opinione solo nostra, infatti, che il movimento per intero e la sua capacità, il 16 aprile in parte
solo evocata, di generalizzare lo sciopero e di trasformarlo in uno sciopero di cittadinanza
costituirebbero il valore aggiunto della scadenza sindacale. Il problema è capire se in tutto questo il
compito del movimento è quello di dare vita ad una sorta di "gruppo di sostegno" all'iniziativa del
sindacato o se piuttosto non ci sia la necessità di attraversare il movimento storico dei lavoratori con
un altro protagonismo, composto dalle figure del lavoro che tutele non ne ha, dal lavoro migrante,
dalle aree giovanili legate al lavoro cognitivo, affettivo, relazionale che spesso, non solo hanno
bisogno di conquistare le garanzie tradizionali, ma anche e soprattutto di costruire nuovi diritti.
Dunque noi riteniamo che questa differenza soggettiva e di pratiche sia in grado di andare oltre lo sciopero
del lavoro strettamente sindacalizzato, per dare vita ad uno sciopero sociale che attraversi figure diverse
e che parli il linguaggio dei diversi conflitto, sia del movimento sindacale, sia del movimento dei
movimenti.


Più in particolare riteniamo che se lo spazio di azione dello sciopero generale debba essere la
fabbrica, in parte tradizionale, in parte qualitativamente rinnovata, il terreno privilegiato
dello sciopero generalizzato debba essere la metropoli con i suoi flussi di merci, di comunicazione e di
consumi e che quindi, riadattando le pratiche argentine ed in consonanza con alcune delle cose
sperimentate a Roma, ma soprattutto a Madrid ed in Spagna in generale durante lo sciopero del 20 giugno, il tentativo dovrà essere di fermare il paese intero.


Allo stesso modo riteniamo che la generalizzazione dello sciopero debba avere un ruolo d'apertura di un
nuovo ciclo di lotte sul lavoro che sappia mettere al centro la questione del reddito, legandola ad una
discussione ancora aperta su ipotesi redistributive a partire dal welfare municipale, la questione della
formazione permanente, la questione dei servizi.
Nostra intenzione è di cominciare ad aprire da subito un'interlocuzione tra chi nelle reti cittadine di
movimento ha posto la sua attenzione su questi temi, ma anche sulle pratiche in grado di declinare questi
nodi problematici.

Un confronto tra soggetti collettivi e singolarità del movimento, tra i migranti, tra le nuove figure del lavoro, con il sindacalismo di base e confederale, per attivare un uno spazio pubblico, tematico e non generalista, in grado di dare vita a sperimentazioni comuni durante la giornata del 18 ottobre e nei mesi a seguire.


Per il 18, l'invito che rivolgiamo a tutti sarà quello di produrre uno sciopero che inizi a partire dalle ore
12:01 della notte tra il 17 ed il 18, che attraversi la città per buona parte della notte e che non
essendo coincidente con i cortei della mattina chieda apertamente la partecipazione ed il protagonismo di
chi quei cortei organizzerà.