Sabato
21 febbraio 2004
Manifestazione evento nazionale a Roma
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WAR ON DRUGS ALL'ITALIANA |
Contro il proibizionismo di Fini
Operazione Kryptonite 22.11.2003
Il testo del disegno di legge Fini sulle droghe
Proposta di legge presentata dal centro-sinistra in alternativa a quella di Fini
Il disegno di legge Fini sulle droghe nasce con le vesti della farsa, tra promesse di "tolleranza zero" per chi viene beccato con qualche milligrammo di fumo e una sospetta indulgenza verso il consumo di droghe come la cocaina e l'eroina. Del resto, un attempato padre della patria ha ammesso candidamente di sniffare coca per "fini terapeutici" (?) e gli anziani, si sa, vanno rispettati...
Gli stravaganti convincimenti in fatto di pericolosità delle sostanze che hanno guidato gli estensori della legge non devono comunque far perdere di vista la filosofia della war on drugs che il capo di A.N. si appresta a scatenare nel nostro paese. Questo disegno di legge, cioè, dovrebbe indurci ad alcune considerazioni che vadano oltre il giudizio - ovviamente negativo - che su di esso va dato per quanto riguarda il suo specifico campo di applicazione, quello delle tossicodipendenze. Le sue finalità, in altri termini, andrebbero probabilmente inscritte in un quadro più complesso, riguardante le politiche di controllo sociale che la destra da tempo sta attivando, in Italia e in Europa, sperimentando un modello di società disciplinare avanzata le cui architravi insistono sull'irregimentazione di tre grandi bacini: i flussi migratori, l'arcipelago della detenzione, la sfera delle libertà individuali. Il denominatore comune che caratterizza l'intervento normativo in tali settori è quello della sorveglianza propedeutica alla punibilità. La preferenza accordata alla strada della pena rivela una scelta strategica a tutto campo: differenziare e discriminare i soggetti considerati devianti attraverso il pervasivo mimetismo delle istituzioni totali nel milieau sociale, obiettivo che ci si prefigge di raggiungere estendendo e sovradimensionando il dispositivo della sanzione. Sotto questa luce, forse, alcune "incongruenze" del ddl Fini trovano una loro logica, a partire dall'apparente bizzaria della soglia fissata per la detenzione delle sostanze, che penalizza il possesso delle droghe "leggere" rispetto a quello delle droghe "pesanti". Criminalizzando il possesso di hashish o cannabis rispetto a quello di eroina o cocaina, infatti, entra nel mirino del sistema di sorveglianza e disciplina una fetta enormemente più vasta di individui - per lo più giovani, ma non solo - sui quali graverà d'ora in poi una pena, il carcere, somministrata per sanzionare un insieme di comportamenti, incardinati soprattutto attorno alla coppia "socialità - piacere", che si vuole rendere illegali. Oltre a ciò, è opportuno ricordare che criminalizzando la cannabis, si sferra un attacco anche alla cultura e la pratica dell'autoproduzione, della coltivazione in proprio, un'anomalia intollerabile in un sistema di valori fondato sul mercato e sull'ideologia individualistica.
Non crediamo che gli estensori della legge non sappiano che se essa venisse applicata rigidamente il nostro già fatiscente sistema carcerario esploderebbe nell'arco di qualche settimana, ma probabilmente l'obbiettivo non è la detenzione di massa quanto la minaccia che chiunque, in qualunque momento, possa finire dietro le sbarre perché i suoi comportamenti abituali, ora divenuti criminali, sono monitorati di continuo dal sistema della pena, che ha la facoltà di ricattarlo per la sua (riprovevole) condotta prospettandogli una sanzione orrenda (fino a 20 anni di carcere!). Come tutte le leggi che si ispirano al concetto di "tolleranza zero", il ddl Fini ha l'obiettivo di innervare il corpo sociale di terminali polizieschi, di far debordare il carcere extra muros fino a farlo coincidere con i confini della cosiddetta "società civile", che secondo gli insegnamenti del Panopticton di Bentham, viene trasformata in un enorme osservatorio-laboratorio ove sperimentare le politiche di controllo e sanzione. Il fine ultimo è intervenire manu militari sulla qualità della vita delle persone, creando, come nel caso dei migranti, un sistema di "inclusione subordinata" all'osservanza di regole e di stereotipi. In questa prospettiva andrebbero probabilmente riconnessi i fini di leggi come quella sulla violenza negli stadi o la stessa riforma del lavoro e andrebbe letta sotto la giusta luce la stessa proposta di voto agli immigrati che, ricordiamolo, non propone alcuna svolta reale sul piano dei diritti, legando la possibilità di votare al possesso di onerosissimi prerequisiti (permesso di soggiorno, abitazione, lavoro, permanenza di lunga data nel paese etc.), trasformando le strategie emergenziali in una sofisticata politica legislativa di "dosaggio" dei diritti di cittadinanza. E' per questi motivi che il ddl Fini sulle droghe non può essere contrastato senza che si attivi dal basso una formidabile campagna di disobbedienza civile e sociale, capace di smontarne pezzo a pezzo il portato criminogeno e di riaffermare il principio dell'autodeterminazione individuale e del rispetto dei diritti come base per la definizione del concetto di legalità.
LA WAR ON DRUGS REAGANIANA
Il disegno di legge Fini si ispira apertamente alla politica proibizionista di Reagan e Bush, la "war on drugs", che negli anni ottanta raggiunse livelli di vera e propria isteria. Reagan si insediò alla Casa Bianca nel 1980 e dopo pochi mesi lanciò un' "offensiva senza precedenti", come lui stesso la definì, contro il consumo di droghe, mobilitando l'integralismo cattolico più retrivo, costituendo associazioni e fondazioni ad hoc e lanciando la politica della "tolleranza zero". La repressione contro i consumatori di droghe, negli anni '80 - '88, si fece durissima e coinvolse anche il partito democratico, che decise di rincorrere i repubblicani di Reagan sul piano della forca. Quando Bush senior arrivò, nel 1988, alla presidenza degli Stati Uniti, capì che la lotta alla droga andava capitalizzata e trasformata in uno dei puntelli della sua azione politica, in un ottimo strumento di consenso da indirizzare verso il ceto medio, il cuore del suo elettorato. Lanciò dunque il cosiddetto "piano Bush", fondato su un assunto agghiacciante: chiunque avesse acquistato una qualsiasi droga andava considerato complice dei crimini compiuti dai trafficanti. Bush sapeva di avere gioco facile con l'opinione pubblica, sconvolta dalla proliferazione del crack nei quartieri poveri e dalle centinaia di omicidi tra bande rivali che spesso coinvolgono passanti del tutto estranei. Lo stato di diritto venne letteralmente devastato dalla legislazione d'emergenza e nella "war on drugs" vennero convogliati stanziamenti inimmaginabili: il budget per le operazioni antidroga passò dai 1,5 miliardi di dollari del 1980 agli 11 miliardi di dollari del 1991 e l' 80% delle risorse fu utilizzato per la repressione. Le leggi speciali arrivarono a degli obbrobri giuridici: alla fine degli anni ottanta la sanzione media per reati di droga era di 41 mesi contro i 36 per gli omicidi di primo grado e i 24 per quelli di secondo grado, gli arresti arrivavano, nel 1989 a 1.361.700 di cui 800.000 per semplice possesso e circa un terzo per marijuana. L'affollamento delle carceri raggiunse livelli mai toccati in precedenza: nel 1994 si contavano in U.S.A. 519 detenuti ogni 100.000 abitanti, per la stragrande maggioranza neri e latinos, ben più che in Sud Africa, dove non arrivavano a 370. A causa dell'affollamento delle carceri, molti detenuti per reati di violenza vengono rimessi in libertà prima di aver scontato la pena, e il clamore suscitato da alcuni crimini particolarmente efferati compiuti da alcuni di essi una volta liberi, permise all'amministrazione Bush di lanciare un faraonico piano per triplicare il numero delle celle entro il 1996. Le leggi antidroga prevedevano inoltre il sequestro di tutti i beni dei sospetti di traffico o spaccio di stupefacenti. Si trattava di un enorme regalo alla D.E.A., che incamerava direttamente i beni sequestrati: nel 1988 i sequestri alimentavano il bilancio della D.E.A per 2 milioni di dollari su 2.500.000, nel 1991 arriveranno ad essere 10 milioni di dollari su 11. La "guerra alla droga" giunse ai livelli dei peggiori regimi: per "contrastare" gli spacciatori vennero istituiti dei "profili" che consentivano alla polizia di arrestare chiunque rispondesse alle seguenti caratteristiche :
- razza diversa da quella bianca
- il fatto di muoversi in fretta
- un viaggio in aereo con il solo biglietto di andata
- un certo tipo di macchina e di targa
- il rispettare su autostrada il limite di velocità (SIC!), perché si suppone che il trafficante viaggi ad andatura moderata per non attrarre i sospetti della polizia.Venne poi istituita la "legge sui paraphernalia", cioè gli oggetti comunemente usati per contenere e consumare droghe. Tra i tanti arresti giustificati dall'applicazione di tale legge fece scalpore quello di S. Zhanadov, piccolo industriale che produceva contenitori di plastica per campioni di profumi (comunemente usati dagli spacciatori di crack), condannato a 5 anni di prigione.
A partire dal 1987, infine, venne promossa una campagna per la delazione di massa: la polizia distribuì alla popolazione un questionario ("Rapporto su case sospette di droga") che poteva essere inviato anche anonimamente. Tra le domande comparivano perle tipo:
- segnalare case con finestre con scuri o veneziane che non permettono di vedere all'interno
- segnalare case con palizzate di legno attorno al giardino o al cortile
- segnalare movimenti di persone o di veicoli e annotarne frequenza e durate delle visite, numero di targa,colore e marca dei veicoliI risultati della "war on drugs" furono ovviamente disastrosi: il numero dei consumatori abituali aumentò del 7% (toccando quota 2.700.000), quello degli occasionali arrivò nel 1993 a 24,4 milioni, i morti per cocaina ed eroina passarono dai 1948 del 1985 ai 7705 del 1992. Una catastrofe.
Di seguito riportiamo un articolo apparso su "Il manifesto" riguardante uno dei prossimi campi di applicazione della "tolleranza zero" -le comunità virtuali e internet-, nonchè il testo del disegno di legge Fini e quello alternativo presentato da alcuni parlamentari del centro sinistra. Cercheremo di tenere questa pagina in continuo aggiornamento e di segnalare tutte le iniziative che saranno messe in campo contro questa legge liberticida.
CONTRO IL PROIBIZIONISMO DI FINI
ConFiniZero
contro la legge fini sulle droghe
contro le politiche proibizioniste
La tutela dei diritti e delle liberta' di scelta impone la mobilitazione dei piu' ampi settori della societa' civile, degli operatori, dei consumatori di sostanze e di tutti quelli convinti che sia ora necessario attivarsi per dire no al disegno di legge sulle droghe firmato da Fini.Un'orchestrazione repressiva che mette in discussione la facolta' di ogni individuo ad autodeterminare la propria esistenza e rappresenta un'ulteriore strumento attraverso cui si spiana la strada alla frenetica maratona repressiva attuata da questo governo.
Dietro la legge appare chiara una piu' generale volonta' di vietare e punire prima ancora del consumo, il comportamento e lo stile di vita di una cospicua parte della popolazione.
Il concetto da cui prende forma questo decreto, ovvero la criminalizzazione del consumatore, la messa in discussione della sua liberta' di scelta, ma anche di cura, calpesta il referendum popolare del '93 che gia' 10 anni fa, aveva sancito la non punibilita' penale del consumo.
Segue poi l'abolizione della distinzione tra droghe leggere e pesanti; un'ulteriore modifica in linea con la precedente che getta in unico calderone tutte le sostanze, alimentando la propaganda terroristica della 'tolleranza zero'.
Il disegno di legge svilisce il ruolo del servizio pubblico, scatenando una competitività sfrenata tra strutture pubbliche e private, umiliando e mortifcando il lavoro e l'esperienza di chi, come gli operatori dei Sert e delle unita' di strada, attraverso le strategie della riduzione del danno, limita gli effetti negativi dovuti al mercato nero e allabuso di sostanze.
Rispetto a metodi alternativi e alle sperimentazioni in atto negli altri paesi europei, invece di promuovere i servizi orientati a pratiche non coercitive, questa legge si basa su pericolose falsita' antiscientifiche: la marijuana rende schizofrenici, non ha effetti terapeutici, il metadone nuoce ai tossicodipendenti
Gia' a causa dell'attuale legge quasi il 40% della popolazione Carceraria e' detenuta per reati connessi alle droghe; se queste legge trovasse applicazione, sarebbero gravemente inasprite le vessatorie sanzioni amministrative che limitano le libertà personali.
Una legge che metterebbe in galera altre decine di migliaia di persone che fumano marijuana o che ne assimilano il principio attivo per uso terapeutico, aggravando così ulteriormente la gia' vergognosa condizione di sovraffollamento delle carceri e ignorando l'imminente necessita' di attuare misure alternative alla detenzione per i tossicodipendenti.
Una legge che fa comodo ai narcotrafficanti che si arricchiscono sul proibizionismo, mentre sulla scia dell'ennesima caccia alle streghe, i governi muovono guerre globali sventolando anche il vessillo della 'war on drugs' planetaria.
Recuperando innanzitutto i concetti di riduzione del danno, di promozione della salute e di corretta informazione, distinguendo tra consumo, abuso e dipendenza, rifiutiamo con forza lo strumentalismo repressivo veicolato in questa legge e rivendichiamo una politica alternativa sulle droghe che vada oltre anche l'attuale legislazione.
Per la completa depenalizzazione del consumo.
Per il rafforzamento delle pratiche di riduzione del danno.
GIUSTO O SBAGLIATO NON PUO' ESSERE REATO!!
adesioni:
Assemblea nazionale contro la legge Fini - Movimento di Massa Antiproibizionista MDMA; Galassia Intervento Creativo Antiproibizionista GICA (Gabrio To; Leoncavallo Mi; Mdma Milano; Terra di Nessuno Ge; Lab soc. occupato Buridda Ge; Livello 57 Bo; Capolinea Faenza; Laboratorio Pirata Pi; Aq16 Re; csoa Forte Prenestino Roma; Pazienti Impazienti Cannabis P.I.C.; csa La Torre Roma; Mdma Perugia; Radio Kappa Centrale BO); Coordinamento Canapai; Ds Roma; PRC Nazionale; Giovani Comunisti Nazionale; CGIL Nazionale; Aula 12 dappertutto Roma; Sapienza Pirata Roma; Frees-co Fi; Disobbedienti Tpo Bo; Link Bo; Federazione Verdi Bo; Bunnys Pub Roma; Associazione La Tenda; Cooperativa Parsec; Fuoriluogo/Forum Droghe; Lila Lazio; Disobbedienti Roma; Action Studenti; Sinistra Giovanile Roma; Arci Nazionale; Lila Nazionale; Federazione Verdi Ferrara; Movimento dei/delle disobbedienti Biella; Terapia d'urto G.A.A.P.; Spazio Sociale Onda Rossa 32 Roma; Csoa Corto Circuito Roma; csoa Spartaco Roma; csoa La Strada Roma; Strike s.p.a. Roma; Astra Occupato Roma; Tele Aut Roma; Telestrada Altrevisioni Roma; Giovanni Russo Spena Prc; Titti De Simone PRC; Graziella Mascia PRC; Federazione Romana PdCI; Global Project; XTV Roma; L.o.a. Acrobax Roma; Federazione Giovani Socialisti; Il Manifesto;Assalti Frontali, Subsonica; csoa La talpa e l'orologio Imperia; PRC Federazione Roma; Giovani Comunisti Roma; Associazione Antigone; Laboratorio Diana Salerno; MOvimento delle/dei disobbedienti Salerno; Laboratorio delle disobbedienze Rebeldia Pisa; CCLVEF Antipro Pisa; csoa Coppolarossa Adelfia Ba; Disobbedienti Puglia; Arcigay; Federazione Nazionale Giovani Verdi; Forum permanente per la Pace di Ferrara; Laboratorio [ShArE][Wood] NoCopyRight Project Firenze; Arcigay e Arcilesbica "Circomassimo" Ferrara; Associazione Nazionale Arcilesbica; Federazione Regionale Verdi Veneto; Laboratorio Sociale Mille Piani Caserta; cs Brancaleone Roma; Attac Italia; Associazione "Isola di Arran" Torino; coordinamento "In Prima Persona" Torino; Michele Citoni-giornalista videomaker; Daniele Barbieri; Marcella Boccia-artista; Democrazia Popolare; AIASP Casa dei Popoli Roma; Collettivo Giovani Belle Arti Roma;Giovani Comuniste/i Vercelli; collettivo controculturale Nihil Project; Comitato Provinciale ARCI Siena; CIGS Centro Interculturale GLBT Senese-Circolo Ganimede onlus Siena; sez. P.P. Pasolini Sinistra Giovanile Cagliari; Comunità G. Rangone-Frascaro AL; Social Forum Valle Olona VA; Circolo "Carlo Giuliani" PRC Salerno; Miguel Martinez-Kelebek Fi; Walter Catalano-giornalista Fi; Fabio Bottaini; Collettivo Antagonista Pueblo Unido-Casale Monferrato; associazione "I Soliti Ignoti-Brigata Skapannelle" Viterbo; Centro Culturale Canapa Hempoli; Enjointeam; Verdi Arcipelago Toscano; Encod; Fed.Naz. Verdi; Sinistra Giovanile Naz.; Magazzino Okkupato (Orbital Tribe) Firenze; GayRoma.it-movimento dei forum sociali; Social Forum Isola d'Elba; Comitato Piazza Carlo Giuliani; DS naz.; Brutopop; La Scimmia-edizioni Roma; Unione degli Studenti; Associazione Culturale Sanantonio42 Pisa; Cantiere San Bernardo Pisa; Noego Factory Vercelli; Carta; S.Q.O.T.T. Milano; ass.cult. Massakritica Perugia; Comunità S.Benedetto al Porto Genova; lab.Omar Moheissi-Villa Baldassarri Lecce; Collettivo Ciampino Roma; RAT Rete Antiproibizionista Toscana; "icasiumani" Fi; Luciana Castellina; Cantieri Sociali Lauriedd Brindisi; Gruppo Abele; Faisite21 Palermo; csoa Ex-Carcere PA; Laboratorio Z. PA; Box 1 autogestito Facoltà di Lettere PA; Aula Carlo Giuliani PA; Centro di Documentazione Libertaria P. Riggio PA; Unione degli Universitari PA; Rifondazione Comunista PA; Giovani Comunisti PA; Ficarazzi Criù PA; Radio Aut PA; Airfish PA; AltroQuando PA; Cyberzone PA; Federazione Anarchica Siciliana-Nucleo"Giustizia e Libertà"; BASS Rockers PA; Jocker Smocker PA; Unione Cittadina dei DS PA; Collettivo Universitario Autonomo PA; CGIL PA; Malox PA; csa Magazzino 47 Brescia; Officina Shake-Castellanza Va; eXMercato24 Bologna; Gruppo "In-compatibili" Modena; Ass.di promozione cult."Nojerksite" Riotorto Piombino; Stampa Alternativa; csoa Angelina Cartella - Gallico RC; Auro e Marco-Green Power Roma; Sound Spaltters; Movimento studentesco Bergamo; Giovani Verdi Ferrara; Giovani Comunisti Lombardia; Casa delle Culture Trieste; cso Rivolta Marghera VE; Centro di Solidarietà Internazionalista Alta Maremma; www.giboscity.it; Rebel fans Ultra' Cosenza; Aquarius Reggio Emilia; Officina Reggiana Disobbedienti; Le operatrici/tori di strada del Servizio Riduzione del Danno del Comune di Venezia; Cooperativa Magliana 80 Roma; Redazione di Ecquologia-comunita'internettuale Verdi; Liblab.it; Pontedera Social Forum; Circolo Prc Pontedera; Associazione Pixi; Coop. Sociale Eureka I Roma; csoa Zapata GE; Giovani Verdi Roma; Movimento delle e dei Disobbedienti Alessandria; Giovani Comunisti Alessandria; Collettivo Studentesco "Un'altra scuola é possibile" Alessandria; Associazione Assudd Monopoli; Cooperativa L'Agorà Pordenone; Settore della Cooperazione Sociale Legacoop;
Operazione Kryptonite
Mega-sequestro di droghe (anche legali) acquistate via internet. A sostegno della legge Finida "il manifesto" del 22.11.03
GIANNI ROSSI BARILLI
Noi credevamo che il mango fosse solo un innocuo frutto tropicale. E invece no. E' anche, a quanto pare, una pianta allucinogena prodotta in Afghanistan e Nepal. Due esemplari di questo pericoloso vegetale, finora sconosciuto sul nostro mercato, sono finiti nella rete della polizia postale, che ieri ha annunciato il successo dell'operazione «Kryptonite», diretta a stroncare un traffico di sostanze stupefacenti via internet (proibite e non) tra il nostro paese e l'Olanda. Sono state effettuate 231 perquisizioni in varie regioni italiane e il raccolto è stato abbondante, anche se eterogeneo. Cose banali come marijuana e hashish, ma anche più esotiche come 270 chili di funghetti «magici» (Psylocibe cubensis soprattutto). O «trendissime» in questo periodo come la Salvia Divinorum, che non è illegale ma ne sono stati sequestrati ugualmente 12 chili. Oppure mitiche nella cultura underground come il peyote. Tutta roba che centinaia di italiani, in larghissima parte giovanissimi, ordinavano su internet senza problemi, pagando con la propria carta e facendosela recapitare direttamente a casa.
Il presidente di Forum Droghe Franco Corleone ha provato a far notare che non è proprio il caso di parlare di traffico «perché quelle sostanze sono in vendita lecitamente e solo un maniacale proibizionismo le fa diventare illegali in Italia». E ha anche definito grave il fatto che «molte delle sostanze sequestrate non siano inserite nelle tabelle degli stupefacenti, e quindi illegali», avanzando il sospetto che operazioni come «Kryptonite» «siano mirate a giustificare la proposta Fini, che è stata accolta da un vasto dissenso, attraverso la creazione di un'ennesima emergenza».
Ma i tifosi della nuova legge superproibizionista sono troppo occupati a creare l'emergenza per dar retta a qualche ragionevole critica. E si sono messi con entusiasmo a rovistare tra i corpi del reato dell'operazione «Kryptonite per trovare la conferma della necessità di un giro di vite. Hanno così provvidenzialmente scovato, nel mucchio, dei semi di cannabis con «un principio attivo altissimo, tra il 20 e il 22%». E' la stessa marijuana contro cui ha puntato il dito ieri il direttore del programma antidroga del'Onu, Antonio Maria Costa, dicendo che «è ad altissima tossicità e crea una generazione di giovani tossicodipendenti (tra i 14 e i 24 anni) anche perché è disponibile a prezzi bassissimi ed è tollerata da ambienti familiari che la vedono come il male minore nel panorama delle droghe».
Altro che male minore, spiega invece la propaganda poliziesco-governativa: è anche la stessa marijuana fumata dall'imprenditore milanese Ruggero Jucker prima di uccidere, una notte dell'anno scorso, la fidanzata Alenja Bortolotto. Un fatto come questo, chiosa il senatore di An Riccardo Pedrizzi, «deve far riflettere profondamente quanti continuano a ripetere che di spinello non è mai morto nessuno e che la cannabis è una droga leggera». Ne discende che la legge Fini non solo è sacrosanta in linea di principio, ma anche necessaria per l'incolumità fisica di tutti.
E attenzione che il problema non sono solo gli omicidi passionali o eventualmente le stragi in famiglia, perché «la droga» (il singolare è d'obbligo) è anche la principale fonte di finanziamento del terrorismo internazionale, come ha ricordato anche ieri, fra gli altri, il ministro delle comunicazioni Maurizio Gasparri, guarda caso di An anche lui. «Le organizzazioni terroristiche - ha affermato Gasparri - proprio dal narcotraffico traggono la forza e la ricchezza con cui attentano alla nostra vita in varie parti del mondo». La lotta alla droga e quella al terrorismo, dunque, sono due facce dell'unica battaglia contro il male, e figuriamoci se si può andare tanto per il sottile quando in ballo ci sono valori di questa portata. Chi ci dice che un teenager che si fa le canne oggi non diventerà domani un seguace di Al Qaeda?
Con Gasparri si è detto d'accordo anche lo «zar antidroga» Antonio Maria Costa, citando tra l'altro il clamoroso caso di connessione tra traffico di droga e terrorismo rappresentato dall'Afghanistan. Per questo, osserva Costa, «la lotta al narcotraffico è anche lotta al terrorismo». Peccato solo che in Afghanistan ci sia già stata una guerra vinta contro il terrorismo e che secondo dati della stessa Onu la produzione di papavero da oppio abbia conosciuto nuovi slanci durante e dopo quella guerra. L'equazione tra lotta alla droga e lotta al terrorismo, insomma, non sempre è perfetta.
E ancora più grossolana appare alla luce del fatto che gli stessi esperti antidroga dicono che oggi la minaccia più grave per le giovani generazioni proviene dalle droghe sintetiche. «Attualmente - ha spiegato ieri il commissario del governo per il coordinamento delle politiche antidroga Pietro Soggiu - servono milioni di ettari per coltivare droghe organiche, milioni di persone per raccoglierle e bisogna trasportare un volume di diverse tonnellate di sostanza. Con le droghe sintetiche, invece, con una piccola cucina e un chimico di non elevato spessore, utilizzando sostanze che si possono acquistare alla farmacia all'angolo, si può in pochi giorni produrre milioni di pasticche con guadagni enormi e rischi pari allo zero per chi produce». Non basterebbe già questo per capire che il proibizionismo duro e puro è destinato a fallire e che la ricetta di Fini è la più sbagliata per risolvere i problemi?
TESTO DEL DISEGNO DI LEGGE FINI SULLE DROGHE
PROPOSTA DI LEGGE PRESENTATA DAL CENTRO-SINISTRA IN ALTERNATIVA A QUELLA DI FINI