Lavoratori e padri
Provincia di Roma - 2003
Una ricerca a cura dell'Ufficio Statistico del Comune di Roma
Quali lavori per gli uomini con figli
Posizione professionale e carichi familiari
Formazione e percorsi professionali
Introduzione
L'analisi che presentiamo è il risultato di elaborazioni condotte sui dati relativi alla rilevazione trimestrale sulle Forze di Lavoro nella provincia di Roma nel corso del 2003. In questo ambito, si è voluto considerare quel segmento di mercato del lavoro che riguarda i lavoratori con una responsabilità familiare e, in particolare, quelli che hanno dei figli in famiglia.
Nella nostra provincia, come pure a livello nazionale, la maggior parte degli uomini che hanno figli vivono in famiglie nelle quali il loro lavoro è l'unica fonte di reddito: in un contesto di profondi cambiamenti del mercato del lavoro e di lente, ma progressive modificazioni dei ruoli e delle responsabilità nelle dinamiche familiari, è utile indagare sui riflessi che queste trasformazioni hanno sulla collocazione e i flussi d'occupazione dei lavoratori padri .
Le incertezze causate dalle nuove forme di lavoro atipico non sembrano sostenere la scelta di formare una famiglia e soprattutto di avere dei figli: i lavoratori che hanno uno o più figli sono, infatti, fortemente concentrati in lavori più ‘garantiti' e in settori specifici.
D'altra parte, risulta penalizzato, soprattutto per le generazioni più giovani, il percorso formativo dei padri, che sembrano essere più vincolati dal lavoro sia nel miglioramento del proprio livello di istruzione sia nelle aspettative di cambiamento occupazionale, che sono sensibilmente inferiori a quelle della media degli uomini.
Da questo punto di vista, la situazione dei padri non appare troppo dissimile da quella delle donne, analizzata nel precedente rapporto ‘ Il lavoro e le donne. Tendenze del mercato del lavoro femminile nella provincia di Roma, 2003 ' pubblicato sulla rivista Capitolim n.2, marzo 2004.
I padri e le loro famiglie
Nella provincia di Roma circa il 70% degli uomini con figli è l'unico occupato in famiglia: il 65,4% dei familiari fa parte delle non forze di lavoro (casalinghe, studenti, pensionati, ecc.) e il 4,9% è alla ricerca di una occupazione. Soltanto il 29% circa delle donne presenti in famiglia possiede un lavoro. Questo dato si verifica anche a livello nazionale e in percentuali sostanzialmente simili a quelle registrate nella nostra provincia. A Roma il 52,8% degli uomini che hanno dei figli, vive con più di uno di loro e, dunque, con il suo lavoro sostiene un carico familiare molto significativo. La tabella che segue mostra la netta prevalenza dei padri con più di un figlio anche fra tutti gli uomini che hanno famiglia: nella nostra provincia il 35,1% di loro vive con la moglie (o convivente) e con più di un figlio. Se si aggiungono a questi anche gli uomini che vivono soli con i propri figli, la quota sale al 36,6%: la più alta fra le percentuali considerate, riferite a diverse composizioni familiari.
Se si osserva la condizione lavorativa degli uomini che hanno dei figli, si può rilevare che più del 75% è occupato, contro il 59% del totale degli uomini: questa differenza è particolarmente evidente nella classe di età fra i 20 e i 25 anni, dove infatti, se si guarda alla media della popolazione maschile, solo il 36% risulta avere un'occupazione, posseduta, al contrario, dalla totalità degli uomini che a questa età hanno già dei figli.
Restano, in ogni caso, delle aree di seria difficoltà costituite dagli uomini con uno o più figli che sono alla ricerca di un'occupazione (circa 11.000 persone nella provincia di Roma) o che, in età comprese fra i 26 e i 50 anni, sono fuori dal mercato del lavoro, pur avendo una famiglia e dei figli da sostenere. Complessivamente si tratta di una fascia di persone che rappresenta il 3% del totale dei padri a Roma, una quota non trascurabile di persone che, con la propria famiglia, vive un disagio rilevante.
Quale lavoro per gli uomini con figli
Il notevole carico di responsabilità che, come abbiamo osservato, grava sugli uomini con figli, in termini di sussistenza della famiglia, tende a determinare anche le tipologie di occupazione che questi uomini possiedono.
La maggior parte dei padri, infatti, è occupata in impieghi a tempo indeterminato: anche nelle fasce di età più giovani, dove l'introduzione di lavori atipici negli ultimi anni è stata più massiccia, i padri tendono ad avere lavori più stabili. Il grafico che segue mostra con molta evidenza la divaricazione di percorsi personali e lavorativi quando in famiglia sono presenti dei figli.
Fonte: Ufficio Statistico del Comune di Roma
Se il 7,8% del totale degli uomini ha un lavoro a tempo determinato, con una netta prevalenza per le classi fra i 15 e i 25 anni dove si raggiungono percentuali fino al 47%, soltanto il 3,7% di tutti gli uomini con figli possiede occupazioni a termine, che si concentrano, contrariamente al dato della media degli uomini, nelle classi di età più adulte, (41 e i 65 anni). Sensibilmente più alto è il ricorso a questo genere di occupazioni a livello nazionale, dove il 5,2% dei padri ha un lavoro a tempo determinato. I settori delle costruzioni e degli alberghi e ristoranti sono quelli dove questo tipo di impieghi è più frequente anche fra i padri.
Anche il ricorso ad occupazioni a tempo parziale è molto esiguo fra gli uomini con figli, oltre a essere in genere scarsamente diffuso fra gli uomini. Tuttavia, a fronte di un 2,2% di uomini che hanno un lavoro a tempo parziale, solo l'1,6% degli uomini che hanno figli sono impiegati in questo tipo di occupazioni. Una percentuale, questa, lievemente più alta di quella registrata a livello nazionale, dove i padri svolgono un lavoro part time nell'1,5% dei casi. In particolare, sia nella provincia di Roma sia sul piano nazionale, gli uomini con figli svolgono più frequentemente lavori a tempo pieno nei settori della ristorazione e degli alberghi e nei servizi. I livelli salariali, in particolare in questi settori, sono certamente una spiegazione alla scarsa propensione a svolgere incarichi lavorativi con orario ridotto.
Le forme di occupazione più flessibili non sembrano, dunque, garantire ai lavoratori le condizioni più adatte a sostenere la scelta di avere dei figli: l'incertezza lavorativa, presente e futura, sembra rappresentare un elemento determinante nello scoraggiare i più giovani da questa prospettiva personale. La rinuncia a questa scelta o lo spostamento in avanti nell'età sembrano essere le conseguenze più dirette della esigenza di migliori condizioni di sicurezza di vita, tali da aumentare la propensione ad assumersi la responsabilità di uno o più figli.
La ricerca di situazioni relativamente più stabili sembra, in parte, condizionare anche i settori produttivi dove più frequentemente si trovano i lavoratori padri: l'industria e la pubblica amministrazione registrano percentuali più alte di lavoratori con figli, mentre in settori più dinamici, come i servizi, o più incerti, come il commercio, gli uomini sembrano scegliere meno frequentemente di avere dei figli. La maggiore staticità della condizione dei padri sembra trovare conferma anche dai dati relativi alla ricerca di un altro lavoro fra coloro che già hanno un'occupazione. Fra gli uomini con figli la propensione a modificare la propria situazione lavorativa si mostra notevolmente più bassa di quella della media degli uomini: a Roma il 4,1% di tutti gli uomini, infatti, dichiara di essere alla ricerca di un altro lavoro, pur essendo al momento occupata, contro il solo 2,6% degli uomini con figli. Hanno un secondo lavoro, d'altra parte, il 2% degli uomini con figli contro l'1,5% del totale dei lavoratori, segno che solo in pochi casi (comunque più numerosi della media degli uomini) il reddito principale non è sufficiente a mantenere una famiglia.
Posizione professionale e carichi familiari
Complessivamente, la posizione professionale degli uomini con figli sembra essere migliore di quella del totale degli uomini. Il 14,9% dei padri ricopre incarichi rilevanti nella scala gerarchica (dirigenti o quadri), contro il 12,2% del totale degli uomini. Ma, in questa performance un ruolo determinante è svolto dagli uomini delle fasce di età più adulte: dopo i 55 anni le percentuali di uomini con figli che svolgono funzioni dirigenziali sono nettamente superiori a quelle della media degli uomini. Il 23,8% dei padri di 55-64 anni sono dirigenti o quadri, contro il 21,8% di tutti gli uomini della stessa fascia di età; ancora più marcata la differenza per gli uomini di 65 anni o più con figli in famiglia, che nel 20,3% dei casi sono dirigenti o quadri contro il 16,9% del totale degli uomini. Fra gli imprenditori si può osservare un andamento simile a quello appena descritto: il 2,7% dei padri ha un'impresa propria contro il 2,1% della media degli uomini, anche se il peso degli uomini con più di 65 anni determina in gran parte questo risultato. Per i liberi professionisti, al contrario, sembra più difficile affrontare la scelta di avere dei figli: il 7,7% dei padri svolge lavori di questo tipo contro l'8,3% della media degli uomini. Un tipo di occupazione dai contorni e dalle prospettive più incerte sembra dunque frenare la programmazione di una famiglia con figli, soprattutto nelle classi di età più giovani.
Formazione e percorsi professionali
Nella provincia di Roma, il livello medio di formazione degli uomini con figli sembra sensibilmente più basso di quello della media di tutti gli uomini.
Complessivamente, infatti, gran parte degli uomini (il 36,4%) possiede il diploma di scuola superiore, contro il 33,5% dei padri. D'altra parte, il 36,8% degli uomini con figli ha una formazione medio/bassa (avendo conseguito solo la licenza media o un diploma di qualifica professionale), contro il 35% del totale degli uomini.
Al contrario, se si osservano le percentuali dei laureati e di coloro che hanno una formazione post universitaria, gli uomini con figli hanno conseguito nel 14,7% dei casi questi titoli di studio, contro il 13,3% della media degli uomini. Risultano, tuttavia, penalizzati i padri più giovani che sembrano raggiungere i titoli di studio più alti in percentuali minori rispetto al totale degli uomini. Ciò è vero in particolare per la classe di età fra i 26 e i 40 anni, dove il 16,7% degli uomini ha una formazione oltre il diploma, a fronte del 13,8% degli uomini con figli della stessa fascia di età. Al contrario, gli uomini di età più avanzata con dei figli hanno un livello di formazione più alto della media di tutti gli uomini: il 15% di loro, infatti, ha una laurea o un titolo superiore, contro l'11,8% del totale degli uomini. Anche a livello nazionale la migliore formazione degli uomini con figli (che hanno nell'8,8% dei casi un titolo di studio oltre il diploma, contro l'8,1% del totale degli uomini) è sensibilmente influenzata dal peso degli uomini con un'età superiore ai 51 anni, anche se, a differenza di quanto osservato nella nostra provincia, la formazione medio/bassa risulta maggioritaria sia fra gli uomini con figli sia fra tutti gli uomini e le percentuali di diplomati siano nettamente inferiori fra gli uomini con figli.
Quanto osservato sembra delineare un quadro in cui la situazione formativa degli uomini più giovani con figli sia sostanzialmente peggiore di quella registrata nella totalità degli uomini: in particolare sembra emergere un evidente divario generazionale fra gli uomini più giovani che scelgono di avere dei figli, e che registrano allo stesso tempo l'interruzione dei propri percorsi formativi, e gli uomini delle generazioni più adulte che hanno potuto conciliare meglio il conseguimento degli studi universitari e la formazione di una famiglia con dei figli. Un fenomeno analogo era stato evidenziato anche in una precedente analisi sul lavoro delle donne (‘Il lavoro e le donne'. Capitolium, n.2 marzo 2004).
Uno o più figli
Le difficoltà incontrate dai padri più giovani nei loro percorsi formativi e professionali risultano ancora più evidenti se si analizzano distintamente gli uomini che hanno un solo figlio in famiglia da quelli che vivono con due o più figli. In entrambi i casi la formazione medio/bassa è prevalente, seguita a breve distanza da coloro che hanno un diploma superiore. Questi ultimi, infatti, sono il 32,8% fra gli uomini con un figlio e il 34% fra gli uomini con due o più figli. Fra gli uomini che hanno conseguito una formazione universitaria e post universitaria, quelli con più figli risultano nettamente più numerosi: sono, infatti, il 15,4% contro il 13,9% degli uomini che hanno un solo figlio. Ma, anche in questo caso, sono le differenze di età che sembrano imprimere una diversa direzione alle scelte personali: gli uomini fra i 26 e i 40 anni con un solo figlio hanno raggiunto questo livello formativo nel 15,1% dei casi, a fronte del 12,1% degli uomini con due o più figli. Il contrario accade per le classi di età più avanzate: gli uomini che hanno più di 65 anni con più di un figlio sono, nel 27,1% dei casi, laureati contro l'11,6% degli uomini con un solo figlio.
D'altra parte, anche i percorsi professionali dei padri più giovani sembrano condizionati dalla presenza di uno o più figli in famiglia.
Complessivamente, per le posizioni professionali più stabilizzate (dirigenti, imprenditori o liberi professionisti) gli uomini con più di un figlio hanno un peso maggiore, anche in termini percentuali, degli uomini che hanno un solo figlio e che sono nella stessa posizione lavorativa. Il 15,1% degli uomini con due o più figli sono dirigenti o quadri, contro il 14,7% degli uomini con un solo figlio. Lo stesso accade per gli imprenditori, che sono il 3,2% degli uomini con più di un figlio contro il 2% degli uomini con un figlio in famiglia.
Per gli operai e gli impiegati la scelta di avere altri figli dopo il primo sembra essere molto meno frequente: il 59,9% degli uomini con un solo figlio appartengono a questa categoria di lavoratori, mentre questa percentuale scende al 55,4% fra gli uomini con due o più figli. Pesano, probabilmente, su questa diversa prospettiva personale gli oneri economici legati alla scelta di avere altri figli dopo il primo, in presenza di condizioni economiche non sempre sufficienti a garantire ai lavoratori dipendenti con funzioni non dirigenziali un livello retributivo adeguato.
Inoltre, fra gli uomini che svolgono funzioni di operaio o di impiegato, dove si concentrano la maggior parte dei lavoratori delle fasce più giovani, il 26,1% di quelli che hanno un solo figlio hanno un titolo di studio piuttosto alto (oltre il diploma) e sembrano, nonostante l'alta formazione, bloccati nella carriera: un dato, questo, ancora più evidente per gli uomini con più di un figlio della stessa categoria, che possiedono solo nel 19,4% dei casi un diploma superiore.
Il secondo figlio sembra dunque essere una scelta riservata alle famiglie più abbienti, mentre per i genitori in condizioni più modeste i figli successivi al primo impongono forti rinunce in termini di formazione e carriera.
Conclusioni
La scelta di avere dei figli è legata, anche per gli uomini, ad una condizione generale di sicurezza lavorativa e di vita che sembra fondarsi sostanzialmente su una certa stabilità della condizione lavorativa e su una sufficiente garanzia economica generale, presente e futura.
Condizioni che, in questo momento, sono spesso messe in discussione da un mercato del lavoro che sta accrescendo progressivamente forme diverse di flessibilità nelle prestazioni dei lavoratori e in cui lavori in forma intermittente e saltuaria mettono a rischio una continuità occupazionale e progettuale più generale. Una politica di sostegno alle famiglie non può, dunque, fondarsi su semplici donazioni monetarie una tantum , quanto piuttosto su interventi più strutturali che siano rivolti a rafforzare (se non a creare) una rete di supporto agli uomini e alle donne che si dividono fra impegni lavorativi e cura dei figli, senza per questo dover rinunciare ad una formazione e una vita lavorativa soddisfacenti.
In particolare, il secondo figlio sembra essere una scelta sostanzialmente consapevole, fatta in presenza di condizioni generali di vita nel complesso più stabili e, dunque, in un contesto di sicurezza economica più consolidata. Il primo figlio, al contrario, in molti casi sembra frenare sia i percorsi di studio sia quelli professionali dei più giovani: un dato, questo, di cui si deve tenere conto in modo particolare quando si progettano politiche complessive di sostegno alle nascite, in un paese come il nostro che ha raggiunto a livello mondiale record negativi di invecchiamento.
Clementina Villani
Ufficio di Statistica e Censimento del Comune di Roma