Il lavoro serale e notturno a Roma
Le
tendenze in provincia di Roma – 1999-2003
Una ricerca a cura dell'Ufficio Statistico del Comune di Roma

 

Introduzione

Il lavoro in orari disagiati

Il lavoro serale e notturno

Chi sono i lavoratori della notte

Lavoro notturno e pendolarismo

Conclusioni

 

 

 

Introduzione

 

Quando si parla di lavoro atipico si fa normalmente riferimento a una condizione contrattuale. In realtà, accanto all'atipicità contrattuale (lavoro a tempo determinato, collaborazioni, lavoro interinale, ecc.), vi sono forme di atipicità oraria, che possono o meno combinarsi con l'atipicità contrattuale, e che meritano particolare attenzione per le implicazioni che comportano tanto dal lato dell'organizzazione della produzione e della fornitura di beni e servizi, quanto da quello del mutamento della distribuzione del tempo tra lavoro e vita privata per i lavoratori coinvolti. L'atipicità degli orari di lavoro si traduce, infatti, nell'erogazione di lavoro in giorni o parti della giornata tradizionalmente dedicate alla vita privata: i giorni festivi o il fine settimana, la sera e la notte, in particolare. Pur non essendo certo una novità di recente introduzione, sia il lavoro a turni sia quelli serale e notturno costituiscono elementi di flessibilizzazione del processo produttivo e la loro diffusione, soprattutto in alcuni particolari settori e per specifiche mansioni lavorative, comporta il coinvolgimento di una gamma di individui ampia e sempre più articolata.

A Roma la diffusione delle forme di lavoro con atipicità oraria è considerevole e contribuisce a descrivere un sistema produttivo peculiare, che si è evoluto intorno ai settori dei trasporti e delle comunicazioni, dei servizi alle imprese, delle attività legate alla produzione cinematografica e televisiva, con una tendenza crescente di queste categorie di lavoratori a spostarsi sempre più sul territorio nello svolgimento delle proprie mansioni lavorative. Nella nostra provincia, infatti, il numero di occupati che occasionalmente o abitualmente lavorano di sera, di notte, il sabato, nei giorni festivi o effettuano turni, è consistente e sostanzialmente stabile nel tempo.

 

 

Il lavoro in orari disagiati

In particolare, negli ultimi anni, nella provincia di Roma è aumentata soprattutto la quota di lavoratori e lavoratrici che si alternano in turni, passando dai 287.342 del 1999 ai 335.216 registrati nel 2003. Questi lavoratori costituivano il 20,4% del totale degli occupati nel '99 e il 22,1% nel 2003.

Diversa la dinamica che si può osservare per i lavori serali e notturni che, al contrario, nel corso del tempo pesano meno sul totale degli occupati, pur aumentando –soprattutto quelli notturni- in numero assoluto. I lavoratori impiegati in orari serali hanno registrato fra il 2000 e il 2002 una crescita piuttosto sostenuta, subendo una certa flessione nel corso del 2003. Ma ciò che appare particolarmente evidente è la rilevanza assunta dal lavoro femminile anche in queste specifiche categorie di lavoratori: sia fra i lavori serali sia fra quelli notturni le donne sono passate rispettivamente dal 27,3% nel 1999 al 28,4% nel 2003 –per il lavoro serale- e dal 21,9% nel 1999 al 24,7% nel 2003 -per il lavoro notturno-. Una percentuale, questa, sostanzialmente simile –e per l'esattezza lievemente superiore- alla stessa registrata in Italia, dove il peso delle donne nei lavori notturni è del 24,1% del totale.

L'aumento dell'occupazione delle donne, che tanto ha pesato sull'andamento crescente dei tassi di occupazione negli ultimi anni, ha dunque influito anche su queste tipologie di lavori, attingendo dalla forza lavoro femminile anche per tipi di occupazione e di orario tradizionalmente considerati prettamente maschili.

 

 

 

Il lavoro serale e notturno

Per quel che riguarda il lavoro notturno , che fra le forme di atipicità oraria appare quella più penalizzante per la conciliazione tra tempo di lavoro e di non lavoro nella vita degli individui, ma anche per i rischi per la salute che comporta [1], va detto che è quello che ha conosciuto una diffusione più ridotta, rispetto alle altre forme di orario non standard. Il motivo sta forse nelle limitazioni che la normativa pone all'impiego di lavoratori notturni. Il d.lgs. 8 aprile 2003, n. 66, esclude infatti dal lavoro di notte alcune categorie di individui (per esempio le donne in gravidanza o le madri e i padri di bambini fino a tre anni di età) e fa gravare una serie di oneri sul datore di lavoro - controlli sanitari periodici dei lavoratori impiegati di notte, retribuzione più elevata, riduzione dell'orario di lavoro settimanale -. Ciononostante, il numero di quanti lavorano occasionalmente o abitualmente di notte [2] nella provincia di Roma è significativo: si tratta di oltre 190 mila individui, pari al 12,5% del totale degli occupati (dati 2003). Più del 75% sono uomini, una percentuale che scende rispetto al 78,1% registrato del 1999, a fronte di una crescita, come già accennato, di quasi 3 punti percentuali del peso delle donne, aumento avvenuto anche in presenza dei numerosi divieti posti ancor oggi dalla normativa per l'utilizzo del lavoro femminile notturno.

Ben più ampia appare la consistenza dei lavori svolti in orari serali , che coinvolgono più di 418 mila persone, il 27,6% del totale degli occupati, lavori che nel 71,6% dei casi sono eseguiti da uomini.

Le quote più consistenti di quanti lavorano di notte si registrano in corrispondenza delle classi di età centrali: il 35,4% ha tra i 35 ed i 44 anni, il 27% ha tra i 25 ed i 34 anni, mentre il 23% circa ha tra i 45 ed i 54 anni. L'età dei lavoratori notturni, d'altra parte, tende a diminuire fra il 1999 e il 2003: all'inizio del periodo il 46% di loro aveva un'età compresa fra i 25 e i 39 anni, percentuale che sale al 48% nel 2003. Non trascurabile è comunque la quota degli ultra 55enni impegnati in attività lavorative notturne: si tratta del 10,5% circa del totale.

 

Tav 1 – Lavoratori notturni nella Provincia di Roma per sesso e età, media 2003 (v.a. e %)

 

Del tutto simili sono le età prevalenti fra lavoratori serali, nel 32,3% dei casi di età compresa fra i 35 e i 44 anni e nel 28,5% di età compresa fra i 25 e i 34 anni.

 

 

 

Chi sono i lavoratori della notte

La maggior parte dei lavoratori serali e notturni è impegnata in comparti che tradizionalmente “funzionano” anche di notte e che riguardano l'erogazione di servizi pubblici essenziali: si tratta della sanità, delle forze dell'ordine e dei trasporti. Questi settori assorbono, rispettivamente, il 24,3%, il 22,1% e il 20,1% del totale dei lavoratori notturni. Il lavoro serale appare invece maggiormente distribuito anche in altri settori oltre a quelli citati, che raccolgono comunque anche in questo caso circa il 47% dei lavoratori. Il commercio e il comparto alberghiero e della ristorazione occupano, infatti, rispettivamente il 13,3% e il 10% dei lavoratori serali e il settore dei servizi alle imprese il 9%.

 

Graf. 1 – Lavoratori notturni nella Provincia di Roma per settore di attività, media 2003 (%)

Fonte: elaborazione Ufficio Statistico del Comune di Roma

 

Sebbene, dunque, il grosso del lavoro serale e notturno a Roma sia generato dal settore pubblico, è di grande interesse osservare i mutamenti nella distribuzione settoriale dei lavori serali e notturni nel periodo che va dal 1999 al 2003. Alla perdita secca di occupati in questi orari nell'industria (dove i lavoratori notturni passano dall'11% del '99 al 5,6% nel 2003) e alla sostanziale stabilità del peso dei settori più 'tradizionali' (la sanità e la pubblica sicurezza), corrisponde un aumento considerevole di occupati serali e notturni nei settori dei trasporti e delle comunicazioni, dove pesano in maniera particolare gli addetti ai trasporti aerei aumentati mediamente di più di 2 punti percentuali, e nel settore delle produzioni cinematografiche e radiotelevisive, i cui addetti in orari serali e notturni sono cresciuti in media dell'1,6%.

Questo dato è confermato dalla distribuzione dei lavoratori notturni secondo la professione: il 25% di loro sono impiegati come addetti nei ristoranti e bar o come agenti di pubblica sicurezza, un dato che a Roma è anche superiore a quello nazionale dove si attesta sul 23,8%; il 20,5% sono tecnici (fra i quali numerosi sono gli infermieri, i piloti d'aereo e i tecnici aeroportuali), seguiti al 12,8% dagli operai (che comprendono i tassisti, gli autisti e i camionisti). Piuttosto consistente e pari all'11% è infine la parte occupata nelle professioni intellettuali o scientifiche come i medici e i giornalisti, categoria quest'ultima molto numerosa in una città polo importante nella produzione della comunicazione. (Tav. 2)

 

Tav. 2 – Lavoratori notturni nella Provincia di Roma per professione, media 2003 (v.a. e %)

Fonte: elaborazione Ufficio Statistico del Comune di Roma

 

I dati indicano che chi lavora di sera a di notte a Roma è in possesso, prevalentemente, di qualifiche professionali medio-basse e di titoli di studio medio-alti. Infatti, il 72% di quanti lavorano di notte ha la qualifica di operaio o impiegato e il 12% è dirigente o quadro, mentre circa il 40% ha un diploma di scuola superiore e il 16% una laurea. Tali proporzioni variano sensibilmente qualora si faccia riferimento al genere di appartenenza. Le donne, difatti, presentano livelli di istruzione più elevati di quelli degli uomini (Tab. 3): le lavoratrici notturne laureate sono il 26% contro il 12,6% degli uomini. Per converso le donne in possesso di un diploma superiore in percentuale sono meno rispetto agli uomini (38% contro il 41% dei maschi), mentre quelle in possesso di licenza media sono il 30%, contro il 41% degli uomini. Le donne, d'altra parte, ricoprono posizioni di maggior responsabilità in misura superiore rispetto agli uomini: il 13% è dirigente o quadro, contro l'11% degli uomini.

 

Tav. 3 – Lavoratori notturni nella Provincia di Roma per titolo di studio e sesso, media 2003 (v.a. e %)

Fonte: elaborazione Ufficio Statistico del Comune di Roma

 

 

Lavori notturni e pendolarismo

Un dato che sembra emergere con particolare evidenza è la maggiore propensione dei lavoratori serali e notturni a spostarsi dal territorio di residenza per poter lavorare. Al disagio del lavoro svolto in orari atipici, dunque, sembra sommarsi anche la necessità di 'seguire' il lavoro anche al di fuori del proprio comune e talvolta anche oltre la propria provincia. Un dato che appare con molta evidenza confrontando le tabelle che seguono, relative rispettivamente all'incidenza del pendolarismo fra tutti i lavoratori e fra i soli lavoratori notturni. Complessivamente il 79,4% di tutti i lavoratori è impiegata nel comune di rilevazione e si sposta in un altro comune della stessa provincia nel 15% dei casi. Sensibilmente diversa la situazione dei lavoratori notturni che, similmente a quelli serali, per un 70,5% lavorano nel proprio comune e nel 20,7% dei casi si muovono all'interno della provincia. Inoltre sono quasi il 3% i lavoratori notturni che si spostano in un'altra provincia, contro l'1,9% di tutti gli occupati a Roma. I lavoratori serali e notturni, d'altra parte, più frequentemente non hanno un luogo abituale di lavoro: il 5,8% dei lavoratori notturni non indicano, infatti, di avere un luogo fisso in cui lavorano (caratteristica questa peculiare soprattutto dei lavoratori dei trasporti), contro il 3,3% di tutti i lavoratori. Nella nostra provincia, inoltre, la frequenza di pendolari fra i lavoratori notturni è cresciuta sensibilmente nel corso degli ultimi anni, anche se tuttora risulta meno accentuata di quella registrata a livello nazionale, dove il 32% dei lavoratori notturni si spostano al di fuori del proprio comune e il 9,2% al di fuori della provincia. A Roma, infatti, i lavoratori notturni che nel 2000 svolgevano la propria attività nel comune di residenza sono diminuiti del 7,3%, mentre sono aumentati di ben 6,5% punti percentuali i lavoratori che si spostano all'interno della provincia e dell'1,4% quelli che non hanno un luogo stabile di lavoro.

Le donne, infine, tendono più degli uomini a lavorare “vicino casa”, forse per ridurre il tempo necessario a raggiungere il posto di lavoro e conciliare meglio il lavoro con gli impegni extra-lavorativi.

 

Tav. 4 – Luogo prevalente di lavoro nella Provincia di Roma per sesso, media 2003

 

Tav 5 – Luogo prevalente di lavoro dei lavoratori notturni nella Provincia di Roma per sesso, media 2003

 

 

Conclusioni

In conclusione, dai dati disponibili emerge che i lavoratori notturni e serali nella Provincia di Roma non necessariamente presentano le caratteristiche del lavoratore “marginale”, occupato nei bad jobs . Il panorama del lavoro in orari atipici si presenta infatti estremamente variegato. In una ipotetica scala di “marginalità” dei lavoratori notturni, troviamo, ad un estremo, un buon numero di soggetti con qualifiche e titoli di studio bassi, di età avanzata (più di 50 anni) e di sesso maschile, che rappresenta il segmento occupazionale a più elevato rischio di marginalizzazione lavorativa e per il quale il lavoro notturno probabilmente non rappresenta una scelta ed è forse più spesso la modalità abituale di lavoro. All'estremo opposto troviamo individui giovani, con un elevato grado di istruzione ed alte qualifiche, in gran parte di sesso femminile, che operano soprattutto nel comparto sanitario: in questo caso il lavoro serale e notturno potrebbe essere l'unico mezzo per “fare carriera” e formarsi (si pensi ai medici specializzandi). Nelle posizioni intermedie, la maggioranza, troviamo infine individui che pur non presentando caratteristiche di debolezza sul mercato del lavoro, non appaiono neppure in “crescita” professionale: prevalentemente maschi, di età fino ai 40 anni, operai e impiegati, con formazione medio-alta. Per loro il lavoro serale e notturno sembrerebbe essere implicito nel tipo di lavoro che svolgono, piuttosto che una possibilità per “agevolare” il proprio percorso di carriera.

 

Clementina Villani (Ufficio di Statistica del Comune di Roma)

Maurizio Curtarelli (XV Dipartimento – II U.O. Politiche economiche e di sviluppo)

[1] Diversi studi mostrano che il lavoro notturno può essere considerato anti-biologico perché impone al lavoratore il rovesciamento del normale ciclo sonno-veglia, con ricadute negative sullo stato di salute dell'individuo e sul suo grado di reattività. Connessa a quest'ultimo aspetto è la questione degli incidenti sul lavoro, che si verificano con maggior incidenza proprio di notte, a causa della minor efficienza dei lavoratori notturni: l'alterazione del ritmo cicardiano comporta infatti un deficit di sonno ed affaticamento ed aumenta pertanto la probabilità di incidenti sul lavoro. Per un approfondimento di questi aspetti, cfr. Cardillo F. (2004) “Il lavoro notturno: scelta o necessità?”, Eurispes.

[2] Il dlgs. n. 66/03 definisce lavoratore notturno: “qualsiasi lavoratore che durante il periodo notturno svolga almeno tre ore del suo tempo di lavoro giornaliero impiegato in modo normale; qualsiasi lavoratore che svolga durante il periodo notturno almeno una parte del suo orario di lavoro secondo le norme definite dai contratti collettivi di lavoro. In difetto di disciplina collettiva è considerato lavoratore notturno qualsiasi lavoratore che svolga lavoro notturno per un minimo di 80 giorni lavorativi all'anno; il suddetto limite è riproporzionato in caso di lavoro a tempo parziale”. Il “periodo notturno”, invece, è definito quel periodo di “almeno sette ore consecutive comprendenti l'intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino”.