A Roma senza lavoro
Disoccupati e inoccupati nella Provincia di Roma - 2003

Una ricerca a cura dell'Ufficio Statistico del Comune di Roma

 

 

Introduzione e sintesi

In cerca di un'occupazione

Perdere il lavoro


Perdere il lavoro da adulti:
i disoccupati con più di 40 anni

Le famiglie dei disoccupati con più di 40 anni


I percorsi verso la disoccupazione


Le "difese" contro la disoccupazione

 

Introduzione e sintesi

In un contesto economico sostanzialmente sfavorevole, le statistiche ci dicono che negli ultimi anni è cresciuto il numero degli occupati sia a livello nazionale sia nell'area romana. Si tratta di dati che, conformemente agli standard europei, definiscono gli occupati come tutte le persone che hanno effettuato anche solo poche ore di lavoro nel periodo in cui è stata effettuata la rilevazione e, dunque comprendono ogni forma di lavoro. Da quelle più 'tradizionali', alle nuove e molteplici forme di lavoro atipico, lavori saltuari e intermittenti che sempre di più descrivono l'attuale offerta di lavoro. Nel contempo si è ridotta la percentuale delle persone in cerca di lavoro, che nella media del periodo gennaio-dicembre 2003 è scesa all'8,5% a livello nazionale e all'8,0% nella provincia di Roma. Nonostante ciò, il problema della ricerca di un lavoro riguarda ancora circa 135.000 cittadini tra Roma e provincia, pari al 4,0% della popolazione residente. Si tratta dunque di una causa di disagio sociale in via di attenuazione, ma comunque non trascurabile.
Nella maggior parte dei casi la ricerca di un'occupazione riguarda giovani che si affacciano per la prima volta sul mercato del lavoro e che, presumibilmente, non hanno ancora responsabilità familiari. In altri, lo stato di disoccupazione desta maggiore allarme sociale, poiché tocca persone mature (oltre i quarant'anni) che hanno perso un'occupazione, molto spesso dopo aver già formato una famiglia. A Roma questa categoria di ex-lavoratori conta circa 16.800 persone, pari al 2% della popolazione della stessa età attiva sul mercato del lavoro. Da questo punto di vista, la situazione dell'area romana appare leggermente migliore della media nazionale, dove simili casi di disoccupazione "grave" riguardano il 2,3% della forza lavoro ultra-quarantenne. Purtroppo, la maggior parte di coloro che hanno perso un'occupazione in età matura può essere ricondotta alla tradizionale figura del "capofamiglia". A Roma, il quadro è solo apparentemente peggiore rispetto alla media nazionale: tra gli ultraquarantenni disoccupati, i capofamiglia sono infatti il 77%, contro il 67% della media nazionale. Tuttavia, nelle famiglie di queste persone, c'è almeno un altro occupato nel 30% dei casi, a fronte del 26% della media del Paese, ed almeno un'altra persona in cerca di lavoro nell'10% dei casi (contro oltre il 14% della media nazionale).
A Roma i settori produttivi più a rischio, ovvero quelli da cui proviene la maggior parte dei disoccupati ultraquarantenni, sembrano l'industria (da cui sono stati esclusi oltre il 37% di queste persone) ed i servizi privati, escluso il commercio, (da cui deriva il 28% dei disoccupati "gravi"). Nell'ambito della nostra provincia, a differenza del resto del Paese, la disoccupazione degli ultraquarantenni non sembra legata al passaggio da un lavoro "flessibile" ad un altro. A Roma, nel 39% dei casi, la causa della perdita del lavoro è stata infatti il licenziamento (contro il 32% della media nazionale), mentre nel resto del Paese la ragione principale è stata la fine di un rapporto di lavoro a tempo determinato (nel 40% dei casi circa).
In tutta Italia, la migliore "difesa" contro il rischio di disoccupazione in età matura sembra la formazione. Tra i disoccupati ultraquarantenni, infatti, quelli con formazione medio-alta sono solo il 20%. A Roma tuttavia, anche a causa della particolare struttura dell'occupazione, caratterizzata da un profilo professionale mediamente più elevato, i disoccupati "maturi" sono diplomati o laureati nel 31% dei casi. Qualsiasi strategia di reinserimento dei disoccupati ultraquarantenni dovrebbe dunque puntare soprattutto sulla formazione e sulla riconversione settoriale, piuttosto che soltanto su semplici sussidi economici.


 

In cerca di un' occupazione

La provincia di Roma ha seguito la favorevole dinamica dell'occupazione registrata negli ultimi anni nel nostro paese. Il tasso di disoccupazione è sceso costantemente, pur in presenza di una debole crescita economica. Risultato, questo, molto probabilmente associato alla sensibile crescita dei lavori atipici che, proprio a causa della loro intermittenza ed elevata flessibilità di prestazioni e retribuzioni, hanno costituito una risorsa molto utilizzata dalle imprese in tempi di incertezza.
La provincia di Roma, che vanta tra l'altro una dinamica economica più vivace di altre zone del Paese (anche in termini di tassi di nascita netta di imprese superiori alla media nazionale), registra in media nel 2003 un tasso di disoccupazione dell'8,0%, a fronte di un tasso nazionale dell'8,7%. Nell'area romana, inoltre, la percentuale di occupati sul totale della popolazione risulta più elevata di quella registrata a livello nazionale (il 46,2% contro un dato nazionale fermo al 44,8%).
Sia nel Paese che nella provincia di Roma, il costante aumento dell'ingresso delle donne nel mondo del lavoro ha contribuito, da un lato, a spingere in basso i tassi di disoccupazione. Tuttavia, questa dinamica ha anche incentivato la scelta delle potenziali lavoratrici di affacciarsi sul mercato del lavoro, aumentando contestualmente il numero delle donne in cerca di lavoro. Il peso della componente femminile sulle persone in cerca di occupazione risulta così maggiore di quello maschile (52,5% di donne contro il 47,5% di uomini a livello nazionale), e questo fenomeno è particolarmente accentuato nella provincia di Roma (52,9% di donne contro il 47,1% di uomini). Le donne sembrerebbero, dunque, avere una probabilità di trovare un'occupazione ancora inferiore agli uomini: ciò vale sia a parità di età che a parità di livello formativo. Fra le persone in cerca di occupazione, si registra una presenza di uomini con un livello di formazione medio-basso (istituto professionale o meno) più numerosa rispetto alle donne (il 50% degli uomini contro il 44% delle donne a Roma e il 62% degli uomini contro il 53% delle donne in Italia). Nella provincia di Roma, inoltre, la percentuale di donne con una formazione 'alta' (dal diploma in su) che sono alla ricerca di un impiego è costantemente più elevata del livello nazionale (il 56% contro il 47% della media nazionale).
Fra le donne con una formazione bassa si registra il 'ritorno' sul mercato del lavoro di donne 'mature' e 'anziane', una tendenza che si rileva sia nella provincia di Roma sia nella media nazionale. In realtà nell'area romana, un simile 'ritorno' coinvolge anche donne oltre 50 anni con diploma o livelli di studio più alti. Se nella fascia di età fra i 45 e i 54 anni sono il 31% le donne in cerca di lavoro, nella fascia fra i 55 e i 64 tale percentuale sale al 43%. Sembra, insomma, che quando gli impegni della famiglia diventano meno pressanti, le donne con una formazione alta tornino a ricercare una loro collocazione nel mercato del lavoro.(vedi grafici 1 e 2).


Fonte: elaborazione dell'Ufficio Statistico del Comune di Roma su dati Istat



Fonte: elaborazione dell'Ufficio Statistico del Comune di Roma su dati Istat


 

Perdere il lavoro

Tra tutte le persone che sono alla ricerca di un impiego, la componente più numerosa è costituita da coloro che cercano il loro primo lavoro (43,4% circa sul totale a Roma e 40,2% a livello nazionale). Tuttavia, una parte non trascurabile di chi cerca lavoro è costituita da quelli che si definiscono 'disoccupati in senso stretto', cioè coloro che, perduta una occupazione, sono alla ricerca di un nuovo impiego. In parte si tratta di scelte involontarie, dovute al licenziamento, alla fine di un lavoro a tempo determinato, a prepensionamento, ecc. In altri casi prevalgono motivi familiari, dimissioni, fine di un'attività in proprio, ecc.
Nel complesso, il tasso di disoccupazione 'in senso stretto' si attesta sul 3% nella provincia di Roma e sul 3,2 % a livello nazionale. Sia a Roma che nel totale dell'Italia, i disoccupati rappresentano circa il 37% del totale di coloro che cercano un' occupazione. Ma, se il dato nazionale e quello locale coincidono nell'indicare una prevalenza di uomini rispetto alle donne (il 57% circa di uomini contro il 43% circa in entrambi gli ambiti territoriali), a Roma le giovani donne fino ai 24 anni sono decisamente più numerose dei loro coetanei (il 79,2% di donne contro il 20,8% di uomini fra i 15 e i 19 anni, il 63,5% di donne contro il 36,5% di uomini fra i 20 e i 24 anni). Il dato nazionale relativo ai disoccupati per fasce di età registra percentuali di uomini e donne sostanzialmente simili alla media: il 55,3% per gli uomini e 44,7% per le donne nella fascia 20-24 anni; il 53,1% e il 46,9% rispettivamente nella fascia 25-34; il 54,1% e il 45,9% rispettivamente fra i 35 e i 44 anni e così via. A Roma, invece, sembra che la percentuale delle donne più giovani che hanno avuto e perduto un lavoro, sia più accentuata di quella degli uomini e tenda a riequilibrarsi solo dai 25 anni in su. E' probabile che su questo fatto abbia una certa influenza la maggiore incidenza che, sull'occupazione femminile in questa fascia di età stanno esercitando le diverse forme di lavoro atipico, che, per definizione, comportano proprio frequenti passaggi dallo stato di occupazione a quello di disoccupazione
Il dato relativo alla provincia di Roma e quello nazionale indicano che la maggior parte dei disoccupati ha perduto la precedente occupazione a causa della conclusione di un contratto a termine: sono il 35,5% a Roma e il 45% in Italia, con una prevalenza di donne in entrambi i casi. Ciò conferma il crescente grado di 'precarietà' della condizione lavorativa, che non sempre si traduce in un altrettanto elevato tasso di rotazione dei lavoratori.


 

Perdere il lavoro da adulti: i disoccupati con più di 40 anni

Fra tutti i disoccupati vi è certamente una fascia di persone che riteniamo vada considerata con una attenzione particolare. Si tratta delle persone che hanno perduto la loro precedente occupazione dopo i 40 anni, in una fascia di età, cioè, dove generalmente le scelte personali ed i percorsi lavorativi risultano già compiuti e molto spesso sono stati assunti anche carichi familiari. Come vediamo dalle tabelle 6a e 6b, si tratta nella maggior parte dei casi di uomini: il 74,4% nella provincia di Roma e il 65,8% in Italia. Da questo punto di vista, comunque, la performance della provincia di Roma sembra essere migliore di quella del totale del Paese: infatti, il tasso di disoccupazione di questa componente di disoccupati è del 2% nella provincia di Roma contro il 2,3% in Italia. Nell'area romana, inoltre, si registra una situazione migliore fra le donne di questa fascia di età per le quali il tasso di disoccupazione specifico scende all'1,4% a fronte di un dato nazionale del 2,2%.

 

 


 

Le famiglie dei disoccupati con più di 40 anni

Nel considerare la condizione dei disoccupati con età superiore ai 40 anni, abbiamo voluto mettere a fuoco il contesto familiare in cui si riflette e si amplifica la perdita della occupazione e l'assenza di un sostegno economico per periodi più o meno prolungati. Si tratta di situazioni che, sebbene minoritarie, costituiscono fasce di popolazione in condizioni particolarmente critiche. Il 77,2% dei disoccupati con più di 40 anni nella provincia di Roma e il 67,3% sul totale nazionale è un 'capofamiglia' e deve dunque provvedere ai bisogni di un eventuale coniuge non occupato e dei figli a carico. Nella maggior parte dei casi il capofamiglia disoccupato è un uomo (87,5% a Roma e 85,6% in Italia).
Il profilo delle famiglie dei disoccupati ultraquarantenni è caratterizzato soprattutto da nuclei composti da più di 2 persone: a Roma nel 71% dei casi si tratta di famiglie di 3 persone o più; a livello nazionale gli stessi nuclei assorbono il 74% del totale. E' molto elevata la percentuale di famiglie con almeno un figlio (il 70,1% nella provincia di Roma e il 71,2% in Italia).
Oltre ad avere carichi familiari, molti disoccupati vivono, inoltre, in nuclei in cui sono presenti altre persone in cerca di lavoro o addirittura non sono sul mercato del lavoro (casalinghe, studenti, pensionati, inabili, persone che hanno smesso di cercare un'occupazione perché 'scoraggiate', ecc.). Nella provincia di Roma si trovano in questa condizione il 69,8% dei familiari della persona disoccupata, ma nel resto dell'Italia la situazione è anche peggiore, visto che tale percentuale sale addirittura il 73% a livello nazionale. Questo tipo di nuclei familiari, che nella provincia di Roma comprende circa 23.000 persone, è costretto a trarre, dunque, il suo sostentamento da pensioni, sussidi o lavoro irregolare (talvolta anche al confine con l'illegalità).


 

I percorsi verso la disoccupazione

Nell'ambito della nostra provincia, a differenza che nel resto del Paese, la disoccupazione degli ultraquarantenni non sembra legata al passaggio da un lavoro 'flessibile' ad un altro. A Roma la causa principale della disoccupazione in età matura è infatti il licenziamento nel 38,6% dei casi, contro il 32,3% a livello nazionale. Nella media del Paese, invece, la principale causa di disoccupazione dopo i 40 anni è la fine di un'occupazione a tempo determinato (nel 39,8% dei casi). Da questo punto di vista la provincia di Roma appare ancora caratterizzarsi per un passaggio più diretto da un'occupazione stabile alla condizione di disoccupato, mentre nel resto d'Italia i disoccupati 'maturi' sembrano avere molto spesso alle spalle una storia di lavori temporanei ed atipici.
L'analisi dei settori dai quali provengono i disoccupati e le motivazioni dell'interruzione del rapporto di lavoro, ci mostrano un quadro dove i settori 'critici' nella provincia di Roma si confermano essere l'industria e i servizi.
Nella provincia di Roma, coerentemente col dato nazionale, i disoccupati con più di 40 anni provengono per lo più dai settori dell'industria e dei servizi. Sono, infatti, rispettivamente il 37,2% e il 28% del totale dei disoccupati. Minore, rispetto al dato nazionale al contrario, è la percentuale di disoccupati che lavoravano nella Pubblica amministrazione, sanità, istruzione o servizi sociali. Infatti, la media nazionale indica nel 17,3% i disoccupati che erano impiegati in questo settore, mentre nella provincia di Roma questa percentuale scende al 10,7%.
Settori importanti fra le attività economiche dell'area romana sembrano, insomma, dimostrare una migliore capacità di limitare l'espulsione dal mercato del lavoro dei lavoratori adulti rispetto a quanto non avvenga a livello nazionale (vedi grafici 3 e 4).


Fonte: elaborazione dell'Ufficio Statistico del Comune di Roma su dati Istat


Fonte: elaborazione dell'Ufficio Statistico del Comune di Roma su dati Istat


Quanto alle differenze settoriali nei percorsi verso la disoccupazione, nell'industria il 47,9% dei disoccupati indica nel licenziamento la causa della perdita dell'occupazione, mentre nei servizi questa ragione è segnalata dal 44,8%. Meno pesante rispetto alla media nazionale è l'influenza del licenziamento nel settore della Pubblica Amministrazione, sanità, istruzione e servizi sociali, dove si vanno affermano con più decisione le nuove forme del lavoro intermittente: in questo settore, infatti, il 34,8% dei disoccupati indica nella conclusione di un lavoro a tempo determinato la causa della perdita del posto di lavoro.


 

Le "difese" contro la disoccupazione

Nell'area romana, come pure a livello nazionale, il conseguimento di livelli di formazione più elevati è una strategia che sembra garantire una migliore protezione contro il rischio di disoccupazione. Il 32% del totale dei disoccupati italiani ha, infatti, un livello di studio alto, mentre il 68% ha raggiunto solo un titolo medio-basso. A Roma, invece, è lievemente più accentuata la presenza di disoccupati con una formazione alta, che sono il 41% del totale contro il 59% con titoli più bassi, anche grazie ad una composizione del mercato del lavoro più orientata a profili professionali mediamente più elevati. Fra i disoccupati ultraquarantenni il vantaggio di una formazione più ampia risulta ancora più evidente: sono solo il 20% del totale in Italia e il 31% nella provincia di Roma. Se si confrontano queste percentuali, riferite al totale dei disoccupati, con i livelli di istruzione media conseguita dal complesso delle forze di lavoro (ossia il totale degli occupati e dei disoccupati), il vantaggio dei lavoratori con formazione medio-alta emerge ancora più chiaramente. Nella tabella 15a riferita alla provincia di Roma si vede come il 62% del totale delle forze di lavoro ha un livello di formazione alta: una percentuale che, come abbiamo visto, fra i disoccupati scende al 41%. Questo dato si riscontra anche a livello nazionale dove, mentre il 47% delle forze di lavoro ha raggiunto un livello di studio alto, sono il 32% del totale i disoccupati con questo livello di formazione.
Ciò è facilmente desumibile dai grafici che seguono, nei quali abbiamo messo a confronto l'incidenza della formazione alta sul totale delle forze di lavoro con quella rilevata fra i disoccupati, per tutte le classi di età.



Fonte: elaborazione dell'Ufficio Statistico del Comune di Roma su dati Istat


Fonte: elaborazione dell'Ufficio Statistico del Comune di Roma su dati Istat

Il vantaggio che deriva da una migliore formazione, come si vede, cresce all'aumentare dell'età. Ciò vale sia per gli uomini sia per le donne, sebbene la situazione per i primi risulti costantemente più favorevole. A livello nazionale le donne disoccupate fra i 20 e 25 anni sono il 54% contro il 36% di uomini; scendono al 47% fra i 26 e i 40 anni, mentre gli uomini disoccupati della stessa età sono solo il 28%. Nella nostra provincia le donne fra i 20 e i 25 anni disoccupate con alta formazione sono il 57% contro il 37% di uomini della stessa età. Inoltre, nella fascia d'età fra i 26 e i 40 anni le donne sono il 53% contro il 38% di uomini. In generale, quindi, l'effetto di una formazione più elevata sembra incidere soprattutto per gli uomini sulla loro possibilità di trovare una collocazione sul mercato del lavoro e questo è vero sia a livello nazionale sia nella provincia di Roma. Nonostante ciò, in provincia di Roma si inizia a registrare qualche 'sofferenza' anche fra gli uomini di 26-40 anni. Mentre in Italia la percentuale di disoccupati con livelli di formazione più alta scende, infatti, dal 37% nella classe 20-25 anni al 28% in quella fra i 26 e i 40, a Roma si registra il passaggio dal 37% nella fascia 20-25 anni al 38% in quella fra i 26 e i 40.
A loro volta, le donne, pur partendo da livelli di formazione più elevati di quelli degli uomini, sembrano subire gli effetti di un mercato del lavoro tuttora discriminante. Se, infatti, sul totale delle forze di lavoro il 67% delle donne ha un titolo di studio alto contro il 58% degli uomini, le donne disoccupate hanno nel 53% dei casi un titolo di studio alto, mentre gli uomini disoccupati lo hanno solo nel 31% dei casi.

In ogni caso, anche a prescindere dalle differenze di 'genere', sembra che le possibili politiche a 'difesa' dell'occupazione debbano essere incentrate su investimenti indirizzati ad incentivare la formazione scolastica e quella superiore, piuttosto che soltanto su sussidi monetari. Forme di sostegno al reddito, che supportino i disoccupati nel passaggio fra una occupazione ed un'altra, dovrebbero essere parte di una più generale riforma del welfare locale, più sensibile alle necessità di una forma-lavoro che si va precarizzando. Tuttavia, è essenziale sviluppare, nel contempo, una strategia che punti sulla capacità di fornire strumenti di risposta adeguati a sostenere una domanda di lavoro mutevole e differenziata a coloro che si affacciano sul mercato del lavoro e a coloro che, sempre più numerosi, lavorano in forme intermittenti e flessibili, dove livelli di formazione impoveriti si accompagnano spesso anche ad un progressivo peggioramento delle condizioni generali di lavoro.


E.D.
C.V.

Ufficio di Statistica e Censimento del Comune di Roma

Marzo 2004