DETENUTI TURCHI RIDOTTI A LARVE UMANE
da Liberazione, 10.7.2002

La sindrome di Vernicke-Korsakoff, caratterizzata da lesioni cerebellari con perdita della memoria, dell'equilibrio, dell'articolazione degli arti e della parola, era nota come estremo stadio della cirrosi epatica. Ma i 444 giovani uomini e donne che ne soffrono oggi in Turchia non bevevano una goccia di alcool. L'hanno contratta quando, incoscienti e legati ad un letto d'ospedale dopo mesi di digiuno in carcere e fuori, sono stati sottoposti all'alimentazione forzata da medici criminali che hanno evitato di associare, in vena, ai glucidi la vitamina B1 indispensabile per evitare che essi brucino irreparabilmente le cellule nervose.
La denuncia è di due volontari dei Medici senza Frontiere, che hanno incontrato e filmato due volte, a Istanbul e Ankara, esseri spettrali capaci ancora di sorridere ma incapaci di ricordare, camminare e parlare. Altri medici, quelli legati alle associazioni per i diritti umani, sono disperati: la riabilitazione è parziale, difficile e costosa, l'equivalente di 2-3mila euro al mese per medicinali che lo stato si guarda bene dal fornire.
E' l'estrema, atroce vendetta di un regime che per bocca del ministro della Sanità irrideva ai prigionieri in sciopero della fame "non digiuni, ma impasticcati" perché assumevano vitamine per reggere più a lungo, e per bocca del ministro della Giustizia Sami Turk annuncia ora la costruzione di altre sei carceri d'isolamento "di tipo F", in aggiunta alle cinque già piene di prigionieri trasferiti di forza (ventisette dei quali, ormai in coma, continuano a digiunare).
Alle torture fisiche e alla tortura dell'isolamento si aggiunge così quella della calcolata riduzione di esseri umani allo stato vegetativo. E le celle, insieme ai diritti, si restringono anche nelle altre prigioni, mentre la crisi di governo rinvia definitivamente ogni ipotesi di amnistia e abrogazione della pena di morte per i dodicimila prigionieri politici.

Dino Frisullo